20 febbraio 2018

L'uomo che molti anni prima era stato italiano

L'uomo che molti anni prima era stato italiano, ma poi non era stato più niente, si asciugò la fronte con un fazzoletto bianco, di un cotone morbidissimo.
Li acquistava in un negozio di Vienna, a due passi dalla storica pasticceria Demel, e ne portava in tasca almeno tre. Odiava il sudore, odiava il caldo, odiava lavorare d'estate. Per fortuna quello era il lavoro di un'ora, forse meno.
Non esente da rischi. Anzi, ce n'erano molti. Bisognava solo non concedersi distrazioni.
Benché l'avesse organizzato in pochi giorni, aveva curato ogni dettaglio. Era un grosso contratto. avrebbe fatto rumore, avrebbe provocato scalpore, avrebbe scatenato l'inferno, e non era una metafora. Dopo, pensò.
Quando lui sarebbe stato molto lontano, al sicuro, al fresco - in senso buono, mormorò tra sé, sorridendo - nel suo chalet sulle Alpi bavaresi, nei dintorni di Berchtesgaden, a pochi chilometri da dove sorgeva il Nido dell'Aquila, il famoso rifugio di Adolf Hitler. 
 
L'estate degli inganni, di Roberto Perrone - Rizzoli
Un uomo, vestito in modo da non attirare l'attenzione, che si porta dietro una borsa, che abbandonerà sul luogo obiettivo.
Che esploderà dopo qualche minuto, causando la più grande strage in territorio italiano dal dopo guerra. Nemmeno troppo velato il riferimento alla bomba alla stazione di Bologna.
Chi è quell'uomo e perché quella bomba?

Il noir del giornalista Roberto Perrone parte da questo tragico episodio della nostra storia per imbastire una storia di inganni, spie, menzogne e depistaggi.
Su cui dovrà indagare l'ex colonnello dei carabinieri, una volta all'antiterrorismo, Annibale Canessa.

La scheda del libro sul sito di Rizzoli (qui potete leggere le prime pagine):
La Storia si scrive con il sangue.Il ritorno di Annibale Canessa. 
Rischiare la pelle non è mai stato un problema per l’ex colonnello dei carabinieri Annibale Canessa, fin dai tempi in cui era ai vertici del Nucleo antiterrorismo, durante gli anni di piombo. Sguardo obliquo che incenerisce o seduce, implacabile charme da eroe solitario, “Carrarmato Canessa” sembra cambiato, adesso che divide la sua vita con Carla Trovati, la giovane, irresistibile giornalista capace di stregargli il cuore. Ma per chi, malgrado tutto, continua a credere nella giustizia, niente può cambiare davvero. E quando il Mossad gli fornisce la prova per riaprire il caso dell’attentato alla stazione, la strage consumata in una torrida estate d’inizio anni Ottanta, Canessa decide d’investigare. In principio con ritrosia, poi con la testarda determinazione che l’ha reso una leggenda. Oscure presenze del passato stanno tornando per ingaggiare una partita letale. Così Annibale si lascia coinvolgere in un intrigo che rimanda ai segreti della guerra fredda e al conflitto invisibile combattuto, tre decenni prima, dalle grandi potenze nei cieli del Mediterraneo. Al suo fianco, i “soci” di sempre: il fidato maresciallo Ivan Repetto, l’eccentrico miliardario Piercarlo Rossi, detto “il Vampa”, e il prefetto Calandra, dirigente dei Servizi con la passione per la buona cucina e le belle donne. Mentre indaga sugli enigmi dell’estate di sangue, stagione d’inganni, depistaggi e tradimenti che ha spazzato via l’ultimo resto di innocenza in Italia, Canessa finirà per mettere in gioco ciò che gli è più caro in nome della verità.

Sceneggiate

I nostri servizi ci stanno avvisando: attenzione ai cyber attacchi che potrebbero influenzare il voto.
Ma i cyber attacchi sono già in corso, perché ci sono notizie che non possono essere fake.

Calenda sul caso Embraco (che non è un caso, ma un dumping salariale bello e buono): "Non voglio più parlare con questa gentaglia".

Calenda è il ministro che probabilmente voterà +Europa, il partitino della Bonino che chiede più liberismo e più Europa. La stessa Europa cui PD e Berlusconi sono argine dei populisti anti sistema. La stessa Europa che consente il dumping salariale da aziende che vengono, prendono contributi dai governi nazionali e alla fine se ne vanno senza pagare il conto.

Napoli, Vincenzo De Luca al giornalista di Fanpage: “Via, via la camorra da qui”.
De Luca, padre e figlio, anzi figli.
De Luca che attacca i giornalisti che fanno inchieste (le inchieste le fanno solo i magistrati, a meno che si chiamino Woodcock e si permettano di indagare sugli affari nostri) e che fanno domande scomode.
Ma non era Grillo quello che attaccava i giornalisti?
L'appello di Renzi: “Turate il naso, votate Pd: molti candidati ottimi”. 
Insomma, come per il referendum, fa schifo ma questo passa il convento. Convento non a caso, perché nella casa PD trova spazio anche gente come Lorenzin e Casini.
Più li senti parlare, Renzi e Berlusconi, più ti rendi conto di quanto siano prossime le larghe intese (tra moderati).
Coi voti dei grillini che verranno eletti ma che dovrebbero essere espulsi.
Coi voti dei leghisti di corrente maroniana.
Magari anche coi voti di qualcuno di Liberi e Uguali.

19 febbraio 2018

Il vecchio che avanza



Il vecchio che avanza: I fatti, le storie, i protagonisti. Guida informata per un voto consapevole
Incipit:
Scegliere le persone giuste.Questo libro non vuole convincervi a votare per questo o quel partito. Solo il cittadino deve decidere su chi mettere la croce. Questo libro, però, vuole offrire una serie di elementi utili perché la vostra scelta sia ponderata e consapevole.Nelle prossime pagine leggerete molti fatti e molte biografie di candidati vecchi e nuovi. Poco spazio verrà invece dato ai programmi e alle promesse. Chi come me è andato a votare per la prima volta negli anni 80 ha sperimentato sulla propria pelle quanto poco conti ciò che viene detto in campagna elettorale.Col tempo ho invece capito ce le idee cono certamente importanti, ma che esse camminano sulle gambe degli uomini e delle donne.Scegliere le persone giuste è importante, anzi è spesso decisivo.

Andate a votare, perché votare è un diritto importante: il voto è l'unico momento (oltre ai referendum) in cui l'elettore viene chiamato ad esprimere una sua scelta, dare la fiducia a questo o quel candidato.
Andate a votare, ma andate a votare informati: questo l'obiettivo del saggio di Peter Gomez, una guida per l'elettore che vuole essere informato sui candidati alle prossime elezioni.
Perché in tempo di campagna elettorale l'elettore è bombardato di promesse, di proclami: i programmi dei partiti diventano la panacea per tutti i mali del paese (e come mai non ci avete pensato prima? - verrebbe da chiedere loro).
Quello che manca è però qualcuno che ti racconti chi, cosa e come (dove e quando non pervenuti): chi sono i candidati, cosa avevano promesso alle scorse elezioni e cosa hanno realmente fatto poi.
E come, ovvero come si andrà a votare col Rosatellum il 4 marzo: in appendice al libro è presente infatti una piccola ma utile guida.

Il libro, dopo una breve introduzione sulla rottamazione che non c'è stata (e il ritorno di tanti vecchi personaggi), si divide in tre parti.
Il voto utile, ovvero per quale motivo si deve andare a votare. Non si vota solo per vincere a tutti i costi (a prescindere dalle idee, dai programmi, dalle persone): è utile anche il voto dato ad un partito che si sa che andrà all'opposizione, ma che si è certi che farà una buona opposizione al governo.

Questo paese ha bisogno sia di governi stabili, che facciano le riforme realmente utili al paese (e non per fare qualche slide o tirar fuori i soliti numeri sull'occupazione), ma anche di una opposizione non consociativa che sia da cane da guardia dell'esecutivo.
Di un Parlamento composto da persone competenti, capaci, fuori da conflitti di interesse e onesti.
L'appello al voto utile viene usato sia dal centrodestra che dalla coalizione del PD: chi vota LEU vota per Berlusconi/Il voto a sinistra è un voto perso - sono gli slogan ripetuti da PD e FI.

Ma un elettore poi dovrebbe chiedersi in cosa si distinguono centrodestra e centrosinistra: anni di larghe intese, di deputati passati da una parte all'altra, il programma di Berlusconi in larga parte realizzato da Renzi (per non parlare della riforma costituzionale) ci dicono solo una cosa.
Che ogni voto è utile se espresso in base a dei principi, delle idee, dei valori.


La seconda parte è dedicata ai protagonisti di queste elezioni: la coalizione di centro sinistra (più centro che sinistra), i due partiti a sinistra, Liberi e Uguali e Potere al Popolo.
E poi la coalizione di centrodestra, con lo scalpitante Salvini con velleità da premier (il politico che non ha mai lavorato) e il rassicurante Berlusconi.
Rassicurante per chi? Per l'establishment, a quanto pare. Per l'Europa. Per il Partito Popolare europeo.
Per arginare i populisti, i partiti antisistema..
Ma evidentemente questo establishment (che hanno fallito miseramente nel governare l'Europa) si sente rassicurato da un anziano imprenditore prestato alla politica e mai restituito, condannato per frode che aveva come braccio destro una persona condannata per mafia.
Questo spiega perché temono il successo del M5S alle elezioni – scrive Gomez: “a parere di chi scrive, nell’establishment italiano a far davvero paura sono le idee sulla lotta alla corruzione e ai privilegi della Casta”.

Meglio Berlusconi.
Votatemi, sono l'usato sicuro.
Di sicuro c'è che non ha rispettato il patto con gli italiani, che negli anni di governo ha pensato alle sue aziende, che mentre il resto dell'Europa cresceva (in termini di PIL, di ricerca, di innovazione) noi eravamo bloccati dai processi dell'ex cavaliere.
A proposito di promesse non mantenute:

“La flat tax di cui parla di nuovo Forza Italia (e la Lega) è stata proposta per la prima volta nel lontano 1994. Fallito l’obiettivo nel 2001, Berlusconi ci ha poi riprovato promettendo un sistema a due sole aliquote..”

Dice Gomez, forse con un eccesso di bontà, che in fondo il centrodestra ha governato bene nelle regioni del nord, perché anche la Lega conosce la differenza tra il populismo alla Salvini e il difficile mestiere di governare una regione come la Lombardia.
Eppure gli scandali della Sanità, le infiltrazioni della mafia (non viste), la crisi della piccola industria nel nordest (e la crisi delle banche) dicono il contrario.
Ma loro sono i competenti, sempre che uno voglia credergli.

Dopo la cacciata dal Senato, ci ha pensato Renzi a tenere Berlusconi in vita: prima il patto del nazareno, poi le riforme nel solco tracciato da Berlusconi.
Riforma del lavoro, riforma sulle intercettazioni, riforma sulla custodia cautelare – sono tre delle leggi renziane citate nel libro di Gomez.
E la rottamazione?
Beh, quella si è fermata ai vecchi esponenti della ditta, del PD: Bersani, D'Alema, Errani ..

Anche i rapporti opachi tra politica, banche e finanza sono proseguiti e anzi sono diventati palesi quando è stato rivelato che Renzi faceva abitualmente colazione con Carlo De Benedetti.

Al sud nulla è stato toccato, dal clientelismo come Dio comanda di Alfieri e De Luca in Campania, ai candidati presi dal centrodestra lombardiano (nel senso dell'ex governatore Lombardo) e cuffariano in Sicilia, dove il PD è sinonimo di “partito acchiappavoti” (come ha raccontato un servizio di Presa diretta di due anni fa).

Votare Pd in queste elezioni significa scegliere una formazione destinata a perdere e che ha come unico obiettivo quello di tentare di entrare a far parte di un governo con il teorico avversario di centrodestra,”

Alle elezioni si presenta, per la seconda volta, il movimento di Grillo, anzi non più di Grillo, il M5S, che in questi 5 anni di opposizione ha avuto modo di constatare con mano quanto sia difficile fare politica, altro che aprire il Parlamento con un apriscatole.
Questa legge elettorale era stata pensata proprio per frenare il loro ingresso al governo: il m5 è considerato infatti una sorta di intruso.
Sono loro il vero nemico di Renzi e Berlusconi: incapaci, incompetenti, pericolosi, pauperisti, peggio dei comunisti (non come l'amico Putin).
Ecco spiegato il giro delle sette chiese di Di Maio, candidato alla Presidenza del Consiglio, per farsi conoscere dai poteri forti ancora rimasti. Le associazioni di impresa, la borsa a Londra ..
Il M5S ha dovuto cambiare, darsi delle regole, uno statuto, trasformarsi in qualcosa di più simile ad un partito. Cambiare per essere credibili, cambiare per non affondare, per non sparire come il partito di Giannini, dell'uomo qualunque.

Infine a sinistra si presenta anche Liberi e Uguali, che dovrebbe prendere i voti dei delusi del PD.
Ma possiamo credere a Grasso e alle sue promesse (come l'università gratis)? I numeri previsti per LEU dai sondaggi credo siano poco credibili, sebbene difficilmente potrà aspirare ad un risultato a doppia cifra.

la forza e la debolezza della formazione è rappresentata dai leader più vecchi: Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema,

Sempre a sinistra troviamo due formazioni: La mossa del cavallo, dell'ex magistrato Ingroia e del giornalista Chiesa, e Potere al Popolo.


La terza parte si intitola “la cattiva politica”: cose che non vorremmo più vedere dagli eletti del futuro Parlamento.
I furbi e i disonesti prima di tutto:

Forza Italia, per esempio, scrive la parola «onestà» sui suoi manifesti elettorali, ma il suo leader Silvio Berlusconi si è rifiutato di firmare l’impegno, proposto da «l’Espresso» a tutti i partiti, affinché venissero candidate solo persone al di sopra di ogni sospetto.

I finti tagli ai costi della politica, poi. I finanziamenti pubblici cancellati per far posto a finanziamenti provati e non tracciati (né consultabili) da nessuna parte.
Le impunità degli eletti, che si trincerano dietro l'articolo 68 della Costituzione (per salvarsi dalle indagini) senza però rispettare l'altro articolo, il 54, che chiede di onorare il Parlamento con disciplina e onore.
La questione morale, questa sconosciuta, come sconosciute anche le promesse di tenere i partiti fuori dalle società pubbliche (dalla Rai all'Enel fino alle partecipate pubbliche).

La fine della partigianeria, delle strumentalizzazioni, dei benaltrismi, di quelli che dicono “e allora il PD?”, “e allora la Raggi?”

Il nostro, però, è un paese di tifosi. Di Guelfi e Ghibellini. L’abitudine di guardare prima in casa propria e poi in quella altrui non è molto diffusa.

Chiude il capitolo un esaustivo elenco degli “impresentabili” di tutte le coalizioni, ovvero i candidati in lista sotto processo o indagati (per reati contro la pubblica amministrazione o reati gravi) o perfino condannati.
Scrive l'autore che occorre:
“Escludere dalle liste un imputato, un prescritto, un condannato non definitivo o anche chi, senza essere nemmeno sotto inchiesta, ha frequentazioni abituali con esponenti della criminalità organizzata non è una decisione giustizialista che va a ledere un diritto del candidato”.


Gli impresentabili vanno di moda

PD: la migliore squadra di Renzi

Fernando Aiello
Francesco Alfieri
Paolo Alli
Bruno Astorre
Eva Avossa
Maurizio Bernardo
Micaela Campana
Angelo Capelli
Daniela Cardinale
Pier Ferdinando Casini
Brunello Censore
Angelo D'Agostino
Nicola D'Agostino
Nico D'Ascola
Umberto Del Basso De Caro
Pietro De Luca
Piero Fassino
Silvio Lai
Gianfranco Librandi
Salvo Lo Giudice
Luca Lotti
Carlo Lucherini
Gavino Manca
Claudio Mancini
Giacomo Mancini
Nicola Marrazzo
Claudio Moscardelli
Pietro Navarra
Giuseppe Piccolo
Francesca Raciti
Paolo Ruggirello
Luca Sammartino
Franco Scalia
Antonello Scalzo
Giuseppe Sodano
Valeria Sudano
Vito Vattuone

La banda di Berlusconi

Antonio Angelucci
Antonello Antinoro
Flora Beneduce
Anna Cinzia Bonfrisco
Umberto Bossi
Francesco Cannizzaro
Luigi Cesaro
Domenico De Siano
Claudio Fazzone
Luigi Fedele
Roberto Formigoni
Massimo Garavaglia
Andrea Gentile
Michele Iorio
Sandra Lonardo
Lucrezia Mantovani
Antonino Minardo
Andrea Mineo
Urania Papatheu
Massimo Ripepi
Marco Siclari
Mimmo Tallini

I candidati del M5S

Nicola Cecchi
Emanuele Dessì
Vincenzo Spadafora
Rinaldo Veri

I candidati di Liberi e uguali

Non ci sono impresentabili, sebbene nelle liste siano presenti vecchi notabili del PD, come Massimo D'Alema, Bersani, Vasco Errani e gli ex sottosegretari Filippo Bubbico, Cristiana Coviello.

Qui l'introduzione del libro

La scheda del libro sul sito di Chiarelettere.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

C'è un equivoco di fondo

C'è un equivoco di fondo (prendo a prestito le parole di Paolo Borsellino): c'è chi pensa che fascismo e antifascismo siano due facce della stessa medaglia.
Persone che citano a casaccio le parole di Ennio Flaiano, senza sapere chi fosse Flaiano.
In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti. Ennio Flaiano
Oppure tirano fuori un lettera tra Pasolini e Moravia, estrapolata dal contesto, fuorviandone anche il senso, in cui il poeta si interrogava sulla natura di certi antifascisti:
Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda
Ecco, chiariamo una cosa: l'antifascismo non è di destra né di sinistra. L'antifascismo è un principio alla base della nostra democrazia, delle nostre istituzioni: coloro i quali esprimono sofferenza per tutti questi antifascisti che si permettono pure di manifestare nelle piazze questa loro appartenenza, si stanno mettendo fuori dalla democrazia e dalla Costituzione.
Lo stesso vale per quelli che mettono tutto sullo stesso piano, rossi e neri (come se l'antifascismo fosse appannaggio della sinistra e basta).

Se nelle manifestazioni si trovano quelli (pochissimi e isolati) inneggiano alle foibe, i violenti, persone che cercano lo scontro con le forze dell'ordine, il discorso non cambia.
L'antifascismo da salotto, di quanti si ricordano solo il 25 aprile che c'era un prima, la dittatura che aveva cancellato le libertà (di espressione, di associazione..) è un antifascismo di facciata.
Come quello di Berlusconi che aveva disertato tutti i 25 aprile, quando era presidente del Consiglio, poi nel 2009 si era presentato ad Onna col fazzoletto da partigiano al collo.

Tutto questo preambolo per arrivare ai commentatori indignati delle violenze, degli scontri, che escono fuori come le lumache dopo la pioggia, ad ogni manifestazione contro, da Macerata a Bologna.
Quelli che non se ne può più.
Quelli che basta con questo fascismo degli antifascisti.

Ecco, cari signori che non vi indigna il fascismo, non vi indigna il livello di corruzione di questo paese, il livello di mafiosità raggiunto in certe regioni d'Italia, la permeabilità alle mafie da parte del ceto politico e industriale.
Cari signori democratici a giorni alterni, sappiate che la democrazia è un processo cui si è arrivati anche con la lotta, anche clandestina,  contro il governo legittimamente eletto (direbbero loro) Mussolini e contro il governo fantoccio di Salò.
Che strumentalizzare gli scontri, slogan violenti (di pochi e isolati), la violenza (che c'è e che nessuno nega ma nessuno giustifica quando accade) è un giochetto vecchio che ha stancato.
Come hanno stancato quelli che difendono la libertà di stampa quando conviene (per esempio per attaccare Grillo e i grillini) salvi dimenticarsene quando i giornalisti fanno domande scomode.

A proposito di citazioni, tra quelle a lui riferite, questa è quella che preferisco

Il Fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di cultura, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli “altri” le cause della sua impotenza o sconfitta. Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell’arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d’altronde non rispetta lui. Non ama l’amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l’ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre. Le madri sono generalmente fasciste.
E Pasolini, nella sua lettera, intendeva puntare il dito contro l'antifascismo di facciata, come quello della DC e i suoi alleati, contro la Rai che censurava Pannellla e il suo sciopero della fame (si legga il thread su Wu Ming).


Ma per saperlo bisognerebbe aver letto Moravia, Pasolini e Flaiano.

17 febbraio 2018

Lavoratori alla spina – Presa diretta e il mondo del lavoro

Il reportage di Lisa Iotti per Presa diretta ha attraversato il mondo del lavoro, dalla commessa all'insegnante universitario, ricostruendo la guerra che è oggi il mondo del lavoro.
Mostrando il paradosso italiano: abbiamo recuperato 300 mila posti di lavoro ma meno ore di lavoro, è il lavoro precario, a giorni. Sono i lavoratori alla spina, pagati a ore.

Come Francesco Garofalo che prende 800 euro al mese e che per sopravvivere deve insegnare in tre università spostandosi in treno.
Elisabetta Barona magistrato onorario, pagata 98 euro ad udienza: senza malattia né previdenza.
C'è l'avvocato sfruttato in uno studio, senza essere pagata, solo provvigioni e rimborsi.
La commessa part time, Vanessa, trasferita a 150km di distanza per aver chiesto una domenica libera al mese.
Il rider che deve farsi intervistare senza mostrare il volto, per non essere licenziato: viene pagato a ore e la sua vita è gestita da un algoritmo.

È la nuova frontiera del lavoro? È questo il futuro? A me sembra tanto un passato di sfruttamento, dove le persone devono andare avanti di settimana in settimana.
Tutto questo farà bene alle persone? E all'economia?

C'è un giudice a Londra.
Un giudice a Londra ha stabilito che le persone non devono essere pagate a cottimo: Uber sfruttava i suoi dipendenti come nell'epoca vittoriana, ci stanno prendendo in giro – racconta l'avvocato che ha portato avanti la causa contro Uber.
Questa è una decisione importante anche per l'Italia: le aziende della gig economy possono essere sfidate e si può vincere, per avere più diritti.
Gli autisti non sono liberi professionisti, ma dipendenti che hanno diritto a pause, tutele e tutto il resto.
Non siamo schiavi di Uber – parla un autista che lavora con Uber Pop.

In 6 anni Uber è passata a 70mld di capitalizzazione, un boom che si basa su un algoritmo e sullo sfruttamento dei guidatori: Uber non ha mezzi, non spende nulla per la loro manutenzione. Tutto è a carico dei guidatori, costretti a lavorare a cottimo per guadagnare a sufficienza per sopravvive a Londra.
Anche al rating per le votazioni delle persone che portano in giro per la città: più si abbassa il rating, più alto è il rischio di perdere il lavoro.

Gig economy = lavoro a singhiozzo.
Con la Gig economy lavora 1 ml di persone in Inghilterra: sullo smartphone puoi trovare tutto, gente che ti lava la macchina per Go wash my car.
La parola Gig è nuova, significa che tu metti la manodopera, metti i mezzi, la manutenzione e qualcun altro che fa da intermediario per i clienti, si prende la commissione.
Senza fare altro.
C'è una app per trovare la manodopera per i lavoretti in casa, come Taskrabbit.
C'è una applicazione di bellezza, che ti manda una persona per farti le unghie, ad esempio.
C'è il fattorino che ti fa la commissione, il massaggiatore a casa, i designer a tua disposizione..

Gente che lavora come fosse un libero professionista, senza orari: sono più di 1 ml, ma il loro numero cresce di giorno in giorno, perché le piattaforme stanno crescendo.
È il sogno dei capitalisti dell'800: niente fabbrica, niente dipendenti. Tutti liberi professionisti, con la spada di Damocle del rating. Niente obblighi per i lavoratori, niente paghe, niente pensioni, niente contributi.
Tu, cliente, scegli il prezzo, che però a furia di concorrenza, sono paghe più basse.

L'ultima frontiera della ristorazione sono le dark kitchen: strutture chiuse con dentro i cuochi che cucinano per te, qualcuno porterà il cibo cucinato a casa.

In Italia sono arrivate Deliveroo, Foodora, Just eat, Sgnam: un rider viene pagato 3,6 euro fino a 5 euro a consegna. Più consegni, più prendi: sempre con l'algoritmo che decide cosa, quando e dove.
È il nuovo capo del personale.
Come Frank, l'algoritmo di Deliveroo: ogni rider è geolocalizzato e sa a chi affidare la consegna in un dato posto.
Lavoratori prenotati tutto il giorno ma che possono fare consegne solo in pochi slot, nel giorno.
Niente ferie, tanta disponibilità, nessun contratto: i lavoratori di Foodora lavorano perfino a cottimo, come nell'antico 800.

Il salario è stato il superamento del cottimo – spiega un professore della Ca Foscari: è un modello che destabilizza il modello sociale perché toglie la possibilità di pianificare un futuro.

Il manager di Deliveroo, Matteo Sarzana
Il loro è un lavoro, dice il manager, però non può assumerli perché non esiste contratto per il tipo di lavoro: ma tutta la flessibilità rivendicata, nella realtà mostrata dal servizio non esiste.
E poi c'è il ranking, c'è l'algoritmo che misura l'efficienza il che può voler dire dover correre sulle due ruote.
Non il massimo per la sicurezza: esiste una polizza, è vero, ma i massimali sono stati cancellati, prima di darli alla giornalista.

Il kit consegnato ai dipendenti comprende anche il casco (comprato su Amazon): nel contratto del 2018 è prevista tutta l'attrezzatura standard, per lavorare in sicurezza.
Non tutti i rider intervistati lo indossavano.

Il casco di Deliveroo però, non ha la conformità per la normativa UE, le prove fatte dalla giornalista hanno poi avuto esito negativo: non sono caschi che passerebbero le normative UE.

Il processo di Torino.
A Torino sei rider hanno fatto causa a Foodora per essere assunti (e non essere considerati liberi professionisti): sono difesi dall'avvocato Sergio Bonetto, esperto in diritto sul lavoro.
La nostra normativa ha un buco: che differenza c'è tra i rider e i postini che consegnano le lettere via bici?

Deliveroo Italia ha però scritto a Presa diretta dicendo che ha cambiato modello di casco, che verrà messo nel nuovo kit.

L'incontro col giornalista Staglianò: la gig economy vale miliardi di dollari, nel mondo – spiega il giornalista.
Un modello di lavoro che cresce ad un ritmo elevato e che coinvolge milioni di persone: queste piattaforme funzionano per tutti i tipi di lavoro, introduce una concorrenza spietata, porta la concorrenza e il dumping sotto casa. Il programmatore italiano deve confrontarsi col programmatore indiano, che prende molti meno soldi.

Ma non è colpa dell'evoluzione tecnologica.

Ci sono aziende che usano queste tecnologie ma che non sfruttano i propri dipendenti: come Laudrapp, che assume i propri lavoratori, anche i fattorini.
E con un salario dignitoso, con ferie e malattie.
Se si tagliano troppo i costi, si taglia la vita: il CEO dell'azienda ha deciso di assumere i lavoratori e ora la sua azienda si sta espandendo nel mondo, anche in Italia sta arrivando.
Quando vi dicono che non si può fare altrimenti, che è il progresso, vi stanno mentendo: esiste un modo onesto di fare le cose. La tecnologia è neutra, tutto dipende dalla politica, dalla coscienza delle persone.

La crescita di queste imprese si è sviluppata dopo la crisi in America: tante persone hanno perso il lavoro, creando un bacino di persone disposte a tutto.

L'intervista a Marta Fana.
Dal pacchetto Treu al Jobs Act: tutta una serie di riforme sulla stessa linea, stravolgono il sistema delle relazioni nel lavoro.
È il frutto di una scelta politica ben precisa: abbiamo recuperato 1 ml di lavoratori, ma con molte meno ore, significa che lavoriamo meno, con meno stipendi.
Sono aumentati i lavoretti: il 65% dei nuovi occupati sono a termine con un contratto che dura meno di 1 mese.
I salari sono diminuiti: è il grande ricatto della flessibilità, se non ti sta bene questo lavoro ci sono altre persone dietro che prenderanno il tuo posto.
Il risultato? Nuovi poveri, anche tra chi lavora.
Stiamo tornando indietro, anche nella concezione del lavoro: ti pago solo nel minuto in cui sei produttivo, nei tempi morti non ti pago.

Nella Gig economy rischiano di finirci tutti.

Tribunale di Salerno: i processi li fanno anche magistrati onorari, come Elisabetta Barone.
Fa tutto il lavoro di un magistrato, ma non è un magistrato ordinario, perché per la legge italiana il suo non è nemmeno un lavoro. È un lavoro temporaneo, un lavoretto, un'esperienza che dura da 20 anni.
Anche per reati non minori come un omicidio colposo: senza i magistrati onorari la giustizia ordinaria non andrebbe avanti.
Sono oltre la metà dei magistrati in servizio: pm e giudici pagati a gettone, 98 euro a giornata, indipendentemente da quanti processi hai fatto.
Niente malattia, previdenza. Niente.
Non sono pagati per studiare a casa, per fare formazione.

Nemmeno Giusi è pagata il giusto, nello studio di avvocato dove lavora: corre nelle aule dove ha udienza, finché non crolli. Ma non te lo puoi permettere: perché nello studio dove torna, deve scrivere gli appelli, studiare le carte.
Pagata poco:550 euro al mese. Niente contratto, niente di stabilito. Nemmeno quante ore lavorare in un giorno.
E cosa dice l'ordine degli avvocati?

Quante storie ha raccolto Lisa Iotti, da avvocati in tutta Italia.
Gente mortificata dallo sfruttamento, dalla fatica, dall'impossibilità di vedere un futuro diverso.
La legge del libero mercato anche qua: non esistono tariffe minime dal 2006, dalla riforma Bersani.

I tirocinanti: i tirocinanti devono lavorare gratis, perché inesperti, per i magistrati.
Lavorano e non sono pagati.
E' nato nel 2013, col decreto Del Fare, di Letta: serviva a velocizzare le pratiche e serviva ai tirocinanti per avere formazione.
Ma è diventato un lavoro non retribuito: non prendono nemmeno i 400 euro, stabiliti per legge, perché i soldi del Ministero non bastano.

Ogni giorno aumentano i tirocinanti nei Tribunali: anche questa è una nuova frontiera del lavoro. Persone che lavorano senza stipendio: non manca il lavoro in Italia, manca la voglia di pagarlo il lavoro.

Docenti o pendolari?
Domenico Garofalo è un professore a contratto: deve lavorare in tre università, per poter guadagnare abbastanza per vivere.
Pordenone, Bolzano e Milano: avanti e indietro per il nord del paese, 1281 km alla settimana, per arrivare a guadagnare 13mila euro in un anno.
Domenico fa questa vita da 15 anni: viene pagato ad ore, come le colf. Non viene pagato per le tesi di laurea, per gli esami da seguire. Solo per le lezioni.
Nonostante abbia alle spalle pubblicazioni anche in riviste internazionali. Che non ha copiato come alcuni ministri.

“Arrivi alla sera con una disperazione addosso, perché sai che domani sarà uguale”: sono 25mila i professori a contratto, inventati dalla riforma Gelmini, servivano solo per tappare i buchi, come i tirocinanti e i magistrati ordinari.
E invece ….

Maria Grazia Turri è un'altra docente a contratto: dallo Stato prende 3000 euro circa l'anno, sono 3 euro abbondanti all'anno.
Una vergogna.
Stanno distruggendo la dignità del lavoro.

Mondo Convenienza ha battuto persino Ikea, nella vendita dei mobili: va bene grazie al lavoro degli addetti alle vendite, che hanno obiettivi giorno per giorno, sulla merce da vendere.
Ogni addetto è dentro una classifica, con tanto di commenti, sia per chi sta in cima che per chi sta in fondo alle classifiche.
Nelle sale relax, i dipendenti a termine devono vedere questa classifica: nemmeno in pausa pranzo possono sottrarsi dallo stress.
Se sei in basso nelle vendite sei a rischio licenziamento: se sei produttivo, bene. Altrimenti il contratto non è rinnovato.

E non si può dire di no nemmeno nel giorno di pausa.
C'è un gioco, il Master Seller: è una scalata in cima ad una montagna, calcolata in base alla produttività dei venditori, con premi in denaro o in tempo libero.
Perché queste persone, tutte, lavorano anche il sabato.
Sempre: il sabato libero è un premio.

A Prato due anni fa una venditrice di Mondo Convenienza ha chiesto alla Inail di vedersi riconosciuta la malattia, per lo stress accumulato dentro l'azienda.
Per la competizione, per il forte oppressione da parte della dirigenza.

Il direttore delle risorse umane parla di gamification, che chi sta in fondo alle classifiche non è licenziato, che hanno dei valori come lealtà e spirito d'iniziativa.
E che non è colpa loro se il business si fa nel fine settimana.

Nell'outlet fuori Roma: nel negozio di Kalvin Klein si trovano solo part time, che lavorano sei giorni su sette, per 24 ore.
Qui lavorava Valeria Ferrara: è stata allontanata dall'azienda (un punto vendita lontano di 50 km) perché ha chiesto una domenica libera al mese. Per stare a fianco al bimbo, che ha meno di tre anni, come spetterebbe per legge.
Per aver rivendicato un diritto, sente di essere stata punita, Valeria: oggi si viene puniti per aver chiesto una domenica al mese.
Un lavoro senza diritti.

L'udienza per la causa è fissata per marzo 2019.

Tutto è nato con le liberalizzazione di Monti: le aziende possono tenere aperti tutti i giorni, anche nei festivi.
Una volta c'erano le domeniche di dicembre, che erano pagate lautamente: oggi le domeniche sono giorni come gli altri.
Contratti part time, con ore sparse nella giornata, con orari stabiliti all'ultimo minuto, rendendo difficile alle persone organizzarsi su più lavori.
“Siamo tornati dietro di un secolo” racconta un sindacalista della USB “sono condizioni simili alla schiavitù”: come al Carrefour, di notte, dove lavorano gli scaffalisti delle cooperative.
Qui trovi lavoratori sotto tutela e lavoratori stranieri in fondo alla catena.
Carrefour paga una miseria per queste persone che, lavorando di notte, dovrebbero prendere una maggiorazione notturna.

Perché Carrefour è aperta anche di notte: il fatturato è aumentato del 10-15%.
Ma paga gli scaffalisti 4-5 euro l'ora, tutta la notte, alle cooperative.

Ti dicono che se non lavori è colpa tua.
Che se non accetti un lavoro per pochi euro l'ora, non ha veramente bisogno di lavoro.
Mi fa paura questa crudeltà..

Sono le parole di una ragazza, di 30 anni, ancora in cerca di un lavoro.

I posti di lavoro si pesano, dice Staglianò: i lavoratori a termine guadagnano di meno, hanno meno tutele, non possiamo considerare il lavoro solo un numero.
Come fanno i signori del jobs act: ha creato occupazione solo per i sussidi, finiti i quali sono cresciuti solo i contratti a termine.

Ma tutto questo non vale per i difensori della flessibilità, come Sacconi.
Sono i tempi, serve la flessibilità, finché c'è insicurezza nel futuro, finché l'economia non tira ..
Per finire con una frase incredibile: meglio seicento euro che niente.

Sbaglia Sacconi e sbagliano i talebani della flessibilità: impoverendo il lavoro si impoverisce la società, la classe media in particolare.
Si inceppa l'economia, perché la gente non può spendere.

L'economia robotizzata di Amazon.
Lisa Iotti ha intervistato Roy Perticucci, vice presidente di Amazon.
In Amazon ci sono i robot per fare i magazzinieri, nei magazzini: il braccialetto brevettato dall'azienda servirebbe a minimizzare le inefficienze, i secondi persi per completare gli ordini.
Ogni secondo deve essere profittevole.
Ma Amazon crea posti di lavoro, dicono.
Ma quanti posti di lavoro si sono persi?
E quante tasse non pagate, per gli accordi particolari stipulati con paesi come il Lussemburgo?
AirBNB paga 83mila euro di tasse in Francia.
Apple in Irlanda paga tasse in termini di decimali.

C'è ancora, nelle idee di Amazon, spazio per gli umani (intendo, non consumatori)?
Cosa condividono Uber, Amazon, Airbnb col resto del mondo? – Staglianò a Iacona.
Un mondo di salari bassi, che durerà per quanti anni ancora?

Questa sera si parla di lavoro - Presa diretta il sabato sera

Montalbano sfratta Presa diretta dalla prima serata di lunedì: la Rai avrebbe potuto scegliere per la trasmissione di Riccardo Iacona un'altra serata in settimana, diversa dal sabato sera.
Specie in una campagna elettorale dove di politica vera ce n'è stata poca e di promesse (non mantenute) tante.
Immigrazione, sicurezza, armi in casa, tasse da togliere (agli alti redditi soprattutto), condoni.
Eppure le persone vorrebbero conoscere cosa hanno intenzione di fare, i signori candidati, sulla sanità pubblica, sui trasporti, sulla cura dell'ambiente, sulla corruzione.
In ogni caso, io sarò lì a seguire la puntata di questa sera, dove si parlerà di lavoro: un lungo viaggio che racconterà come si è trasformato il mondo del lavoro, chi sono questi milioni di nuovi occupati, quali le condizioni e i salari di questi occupati.

Ci sono lavoratori a chiamata.
Lavoratori assunti per lavorare per un giorno.
Ci sono lavoratori pagati coi voucher, coi rimborsi.

Si lavora a mesi, a giornate, a settimane, a ore, la notte, la domenica, persino gratis. Il lavoro c'è ma nessuno lo vuole più pagare. Magistrati onorari a meno di 1000 euro al mese, avvocati a 600 euro, …

Chi sono i nuovi assunti di Amazon e quanta occupazione persa si lasciano alle spalle.
Chi sono i rider pagati a ore o a cottimo per pochi euro (e per queste persone, non c'è alternativa a questi lavoretti).
E le partite iva, i tirocinanti: tutti lavoratori alla spina.

Cosa si nasconde dietro i numeri dell'occupazione: ci sono persone, con le loro competenze non sfruttate, con la loro dignità calpestata, c'è un paese in cui si allarga la forbice tra chi sta sopra e chi sta sotto anche per colpa delle discriminazioni sul lavoro, per i salari bassi, per l'alta precarietà nel lavoro.
Pensateci, quando sentirete uno dei candidati premier parlare di lavoro.

La scheda della puntata: Lavoratori alla spina (il sito di Presa diretta e la pagina FB)

Alle 21.30 su Rai3 un’inchiesta per raccontare cosa è veramente il precariato.Negli ultimi tre anni l’Italia ha recuperato 1 milione di posti di lavoro ma sono scese e molto, le ore lavorate. 1,3 miliardi di ore lavorate in meno. Significa che ad aumentare sono i lavori part time, saltuari precari, discontinui.Si lavora poco e si guadagna anche poco. La retribuzione media procapite in dieci anni ha perso 600 euro circa al mese e sono proprio i salari più bassi a perdere di più. Il traino dell'occupazione è sicuramente il tempo determinato.
Finiti gli incentivi del governo infatti, il lavoro a termine ha conosciuto una crescita record, ma dura sempre meno: il 60 per cento dei contratti dura meno di un mese, il 26 per cento meno di tre giorni.Si lavora a mesi, a giornate, a settimane, a ore, la notte, la domenica, persino gratis.Il lavoro c’è ma nessuno lo vuole più pagare. Magistrati onorari a meno di 1000 euro al mese, avvocati a 600 euro, professori universitari a 3 euro e 60 l'ora. Tutto naturalmente senza ferie, senza tutele, senza pensione. Lavoro senza diritti.A PresaDiretta poi l’ultima frontiera del precariato, la nuova economia dei “lavoretti”, la gig economy.
Un viaggio tra l’Italia e l’Inghilterra tra i lavoratori on demand, i cosiddetti lavoratori alla spina. Dai fattorini ai rider, dagli autisti agli operai della logistica, ai tuttofare.
La gig economy concentra il grosso dei guadagni nelle mani dei pochi che possiedono la piattaforma e che trattengono una commissione da chi svolge la prestazione. Il lavoratore ci mette l’attrezzatura, il know how, i rischi e qualcuno in cambio di una commissione, offre la piattaforma su cui far incontrare la domanda con l’offerta.
Assunzioni zero. E’ questo il futuro del lavoro?LAVORATORI ALLA SPINA”, è un racconto di Riccardo Iacona con Lisa Iotti Irene Sicurella Raffaella Notariale

16 febbraio 2018

Chi di mariuolo ferisce

Renzi ad Otto e mezzo: "Di Maio che parla di mele marce ricorda Bettino Craxi che aveva definito Mario Chiesa, 'un mariuolo'"
Non bisognerebbe mai lanciare certe accuse a capocchia.
Primo perché gli ex craxiani sono vivi e lottano insieme a lui (nella coalizione del centro sinistra che parte da gli ex Sel e arriva agli ex Forza Italia).

Secondo perché poi, se nel tuo partito non fai una vera selezione, sul merito, sull'etica, sulla cara e vecchia questione morale, poi succede questo:

Monnezza, politica e promesse di tangenti filmate di nascosto. Ed almeno due indagati eccellenti, l’assessore di Salerno Roberto De Luca, figlio del Governatore Pd della Campania Vincenzo De Luca, e un candidato alle politiche, Luciano Passariello, consigliere regionale campano di Fratelli d’Italia, e candidato del centrodestra all’uninominale nel collegio della Camera di Napoli-Ponticelli.

Il voto polarizzato

Domanda: come mai questa campagna elettorale si è concentrata su pochissimi temi? Immigrazione, tasse e, ora, i rimborsi (mancati) dei candidati a 5 stelle?



Siamo passati dal voler convincere gli elettori della bontà del tuo programma, per cercare voti in più, ad un modello di voto polarizzato.
Siamo passati, nel centro sinistra, dal cercare i voti dell'elettorato di centro destra (i condoni, l'innalzamento del contante, le norme sull'evasione, i bonus) ad una campagna elettorale aggressiva (specie PD e FI), dove non si vuole convincere più nessuno, ma solo rafforzare il proprio zoccolo duro.
Questo spiega, secondo me, la campagna stampa che batte il tasto dei rimborsi elettorali del M5S, gli intrusi del Palazzo: puntare il dito contro quei deputati che non hanno rispettato un regolamento interno.

Questa strategia non tende a conquistare nuovi spazi: a destra ormai è tutto già occupato dall'originale (preferito dagli elettori rispetto alla copia renziana) di Berlusconi e Salvini.
Chi ha deciso di votare m5s continuerà a votare m5s. Chi vota Renzi continuerà a farlo. Chi è deluso da Renzi ma non intende imbarcarsi in un partito dato per perdente, pensa di salvarsi la faccia votando Bonino.
Se tutto va bene, si arriverà all'inciucione da tutti negato ma da tutti auspicato (Padoan, Minniti e per ultima Bonino).


Questa polarizzazione tende a isolare i delusi, i nauseati, quelli che di fronte a questa campagna elettorale stanno pensando di non votare.

I partiti sanno che, per vincere, possono puntare su quella parte degli indecisi che decideranno solo all'ultimo momento, nei giorni prossimi alle elezioni o nelle ultime ore.
Voto ragionato? Forse.
Voto sofferto, sicuramente.