07 dicembre 2016

I posti che saltano

La mia poltrona è la prima che salta – ha detto nel suo discorso di mezzanotte Renzi, dopo l'esito del referendum.
Ma a saltare potrebbero esserci anche le poltrone dei manager delle aziende di Stato nominato da questo esecutivo, molti dei quali anche finanziatori della fondazione Open.



Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano di oggi:
BREVE ELENCO degli amici in-filati qua e là: cda di Enel, Alberto Bianchi, presidente della fondazione renziana Open; cda di Finmeccanica, il finanziatore Fabrizio Landi; cda di Poste, Elisabetta Fabri, famiglia di albergatori fiorentini; collegio sindacale di Eni, Marco Seracini, il commercialista di Matteo; cda di Eni, Diva Moriani, vicepresidente di InTek di Vincenzo Manes, generoso donatore. Il tecnico Pier Carlo Padoan, sempre al ministero del l’Economia oppure a Palazzo Chigi, non può rassicu-rare il renzismo sul fronte nomine. Tant’è che in questi giorni il rinvigorito Massimo D’Alema confida: tranquilli, un governo Padoan può aiutare tutti. Maurizio Gasparri ha fiutato la questione: fermi con le nomine. A volte, il potere è più confuso che debole. Non scemo.

E tutto questo succede nei giorni in cui l'Istat ci dice che un italiano su tre è a rischio povertà e al sud è a rischio povertà o esclusione sociale il 46% della popolazione.


Ma forse in queste statistiche non rientreranno questi manager, tutti capaci per carità. E forse nemmeno i manager della banche italiane. Come l'ex AD di PopVicenza, Iorio, che nei 18 mesi di lavoro ha preso uno stipendio da 10000 euro al giorno.

Il Corpo del reato – lo spettro

Stefano Cucchi
Il Corpo del reato: un titolo, quello del libro di Carlo Bonini, che si presta a diverse letture. Il corpo è quello di Stefano Cucchi, entrato vivo dentro una cella, dopo un arresto per spaccio, ed uscito cadavere, morto. Per arresto cardiaco. Una formula che non vuol dire nulla.

Corpo del reato è anche la formula che, in ambito investigativo, indica l'oggetto dell'omicidio. Omicidio negato dalle prime ricostruzioni che parlavano di soggetto poco collaborativo, che aveva rifiutato il cibo. E le fratture alle vertebre causate da una caduta dalle scale ..
Per capire cosa sia successo a Stefano, occorre allora osservare quel povero corpo: usando le parole del medico legale Vittorio Fineschi “il cadavere è un testimone . Il primo e il più importante. Quello che non mente mai”.

Ecco cosa ha visto e riportato il dottor Mario Tancredi, dell'Istituto di medicina legale di Roma, durante l'autopsia
Passò quindi a descrivere l'essere umano che gli giaceva di fronte nel suo rigor mortis. Un corpo scheletrico e offeso. Uno spettro. “Soggetto di sesso maschile, di età apparente 30-35 anni, del peso di chilogrammi 37 e della lunghezza di cm 162, in condizioni di notevole magrezza, con pannicolo adiposo sostanzialmente assente e masse muscolari marcatamente ipotrofiche.”Un metro e sessantadue centimetri per trentasette chili. Sì, uno spettro.“Si rileva, alla linea di impianto del capillizio, piccola escoriazione ricoperta da crosta delle dimensioni di mm 0,4 circa. In sede fronto-temporale, bilateralmente, si apprezza apparente sfumata soffusione ecchimotica, di colorito rosso-bluastro. [..] In sede periorbitaria, bilateralmente, a fronte di cute distrettuale esente da aspetti discontinuativi, si rilevano ecchimosi rosso-bluastre rotondeggianti , simmetriche e a margini netti – come distribuite secondo il decorso dei muscoli orbicolari degli occhi - a sinistra inoltre apprezzandosi, appena inferiormente all'estremo medio-laterale dell'arcata sopraccigliare, tumefazione grossolanamente rotondeggiante.. ”L'ispezione esterna annotò ogni piccola lesione esterna della cute. Quella interna, una volta inciso il Corpo, nell'elencare lo stato degli organi, non indugiò su quello che pure appariva un dato macroscopico.“Vescica con pareti integre. Completamente distesa come per globo vescicale, al taglio contenente 1400 centimetri cubi di urina limpida ..”Mille a quattrocento centimetri cubi. Un pallone. Tre volte le dimensioni che rendono qualsiasi essere umano incapace di trattenere lo stimolo. Oltre la soglia di un dolore umanamente sopportabile.Il dottor Tancredi chiuse il verbale sugli esiti dell'esame della schiena di Stefano, di cui venivano segnalate le fratture di due vertebre, documentate da una lastra effettuata prima della morte.

Il Corpo del reato, di Carlo Bonini – Feltrinelli (qui potete sfogliare il primo capitolo)


Ci sono storie come quella di Stefano Cucchi che sanno raccontare assieme il destino di una persona e anche del destino di una collettività ..- così spiega l'autore il perché di questo libro.


Destino che è legato anche a come viene amministrato il potere, dai suoi organi, nei confronti dei cittadini posti sotto la sua tutela. Tutti i cittadini. Anche quelli che consideriamo gli ultimi, i drogati, i diversi.

06 dicembre 2016

E ora?

In caso di sconfitta, la mia carriera politica finisce ..
Me ne vado via, lascio ..

O forse no.
Passato un altro giorno dal referendum, l'opzione di andare ad elezioni subito (come vogliono Grillo e Salvini e pure Berlusconi) non è più roba da retroscenisti:


Alfano – titola il corriere online – vota a febbraio.

A frenare la corsa del “al voto, al voto” ci sono due ostacoli: il primo è la minoranza PD che non ha peso in segreteria ma il no di domenica ha ringalluzzito. Non alzeranno la voce, ma punteranno a tirarla per le lunghe, per logorarne la leadership in attesa di un nuovo cavallo.
Il secondo è il presidente della Repubblica, che ha spiegato bene a Renzi cosa si aspetta.

C'è il gruzzolo del 40% da mettere a frutto (con una brutta espressione), ma non sono voti del PD. Conosco personalmente elettori non PD che hanno votato si al referendum. Il 40% sono voti di un immaginario raggruppamento attorno a Renzi, ma cosa succederebbe in caso di un voto elettorale, per una coalizione, non è facile capirlo.

Renzi e i partitini della maggioranza, sanno però che devono agire in fretta: oggi, appena perdi la poltrona, rischi di non rientrare più nel gioco.
Di certo, con queste premesse, crolla del tutto l'ipotesi di ricucire tutte le rotture nel paese e anche all'interno della sinistra.
Nel discorso di “addio” Renzi ha detto una cosa che dovrebbe far capire quelle che sono le sue intenzioni: “Al fronte del No che ha vinto il referendum oneri o onori”.

Se in questa fase ci saranno degli oneri (e pochi onori in verità) è anche colpa sua: per aver gestito male i tempi del referendum, per aver basato la legge elettorale sulla riforma, per non aver risolto per tempo i problemi delle banche.
Facile ora andarsene (?) e gufare da fuori.

Due cose: a quanti dicono, Salvini vi ringrazia, rispondo dicendo che i Salvini si combattono facendo politica sul territorio, non seguendolo nel suo territorio di slogan e comparsate tv.
Riprendo quanto ha scritto sulla sua bacheca FB Daniele Sensi:
«Salvini ti ringrazia», dice. No, semmai Salvini ringrazia voi, che appendete l'egemonia culturale non a pratiche politiche diffuse, ma a un verdetto referendario che non attiene al gioco politico, ma alle sue regole. Quel gioco lo si vince sul campo, è sul campo che Salvini va contrastato, opponendogli sintesi culturali e reti di socializzazione che tengano insieme la complessità del reale. sbugiardando semplificazioni che quel reale invece lo atomizzano, mettendo gli uni contro gli altri. Salvini ringrazia voi, che, alla Politica e all'agire politico, avete, o avevate anteposto, pigrizia, comodità e pretestuose scorciatoie. E con quelle, sì, ogni battaglia è persa. Perché le battaglie si vincono battagliando. In politica si vince facendo Politica.  


Secondo, a quelli che, come Serra oggi, dicono che ora a dare le carte sarà l'establishment, rispondo dicendo che anche prima era così.
Ma è così difficile accettare l'esito di un referendum dove si votava su una riforma costituzionale?

Non si votava sul governo né su Renzi, questo si diceva.

Omicidio all'Isola, nevrotico erotico blues di Filippo Fornari

Prologo
L'uomo stava immobile al centro di un sentiero che si snodava tra i campi. Incurante del sole cocente, contemplava la cangiante distesa del grano, con le spighe mature che si muovevano con la brezza come le onde di un mare dorato.Gli occhi neri, profondi, perduti in quell'orizzonte, evocavano un bambino che correva tra le messi. Lo vedevano cadere per non rialzarsi più.Niente sarebbe stato più come prima. I giorni felici dell'infanzia finiti per sempre, l'innocenza perduta, i sogni spezzati.

L'Isola è un quartiere di Milano e il “nevrotico erotico” è un omaggio alla canzone di Lucio Dalla: già dal titolo si capisce che questo è un noir che mescola assieme diversi stili, in una miscela dal risultato estremamente godibile.
Siamo a Milano, nei mesi che precedono Expo, e dove per abbellire la cittàs'innalzano verso il cielo le gru per la costruzione dei nuovi palazzi che renderanno la città ancora più bella.
Ma Milano, specie di notte, ha molte facce: c'è quella della Movida, che ha trasformato la zona dei Navigli di una volta:
i laboratori degli artigiani, le botteghe di pittori e scultori, le librerie e i rigattieri, i circoli culturali e anarchici. Tutto scomparso, cancellato dalla crisi e dagli affitti alle stelle, sacrificato dal popolo della Movida e dell'happy hour”.

E c'è anche la faccia della prostituzione, che nella zona del quartiere Isola ha la pelle scura delle donne di colore, arrivate dai paesi africani col miraggio di un lavoro e poi finite sui marciapiedi, controllare dalle madam e dai loro tirapiedi.

Prostitute, uomini in cerca di carne facile o in cerca del divertimento. Ma ci sono anche i protagonisti di questa storia.
Come Curzio Malaparte, manager importante di una società, alle prese con una crisi esistenziale, che non è solo frutto dell'età che avanza:
Era stabilito. Per inscenare la sua prematura dipartita avrebbe seguito una nuova strategia. Il suo sarebbe stato un suicidio esagerato, e si sarebbe attuato attraverso tre fasi progressive.Prima il suicidio famigliare, poi sociale e infine fisico. In pratica, un triplice suicidio. [..]Cazzo! Vedrete se non riesco a scuotere la vostra fottuta indifferenza. Vedrete se non ci ricorderete più di me, quando non ci sarò più. Me ne andrò col sorriso sulle labbra, pensando alle vostre facce ..

Curzio non è riuscito ad accettare la scomparsa della figlia più piccola, Marzia, dell'indifferenza della famiglia, la moglie Camille e gli altri due figli, con cui ormai ha più un rapporto. Così decide di fare pagare questa frustrazione alla sua famiglia, auto-diffamandosi, facendosi vedere in giro con una prostituta nigeriana, Luna.

In giro per le strade attorno alla stazione Garibaldi c'è il signor Umberto Rossi, ferroviere in pensione, un po' Bruce Willis, un po' l'eroe di Sin city:
un tipo basso e tarchiato, la pelata lucida, blue jeans e giubbotto di pelle con borchie e frangette, con un cagnolino nero al guinzaglio che stonava col suo look da duro..”.
Pensionato e in cerca di una compagna, “anche una ex prostituta poteva andare bene. Ecco, loro erano più abbordabili. Per cominciare a familiarizzare con l'ambiente aveva preso ad osservare le ragazze che tutte le notti, sette giorni su sette, feste comandate comprese, stazionavano nei dintorni di casa sua”.

E poi Enzino Marulli, il taxi driver:
quella sera in via Gioia c'era un altro paladino della cause delle fanciulle perdute. Anche Vincenzo Marulli, Enzino per gli amici della parrocchia di San Barnaba a Gratosoglio, era stato testimone degli avvenimenti ..il fatto era che lui credeva nel matrimonio e nella verginità. E inoltre, delle donne aveva anche un po' paura. Queste creature rimanevano per lui un universo misterioso e del tutto inesplorato, che era cosciente potesse riservargli meravigliose sorprese..[..]Di mestiere Enzino faceva la guardia giurata. Anche lui amava il cinema. Il suo beniamino era Robert De Niro, il tassista pistolero e salva adolescenti perdute, protagonista del suo film preferito, Taxi Driver. Logico, perché Marulli era uno degli elementi più attivi di “aiuta Maddalena”.

Per una serie di equivoci, nati dalla scelta di suicidarsi moralmente (andando a frequentare prostitute e viados), Curzio si ritrova arrestato, con l'accusa di molestie e resistenza a pubblico ufficiale.
Perché nel frattempo, nelle stesse vie su cui incrociano Curzio, Umberto ed Enzino, gira anche un assassino, che sfoga proprio sulle prostitute di colore la sua rabbia, la sua ira, per un dolore che arriva da lontano.
L'aveva fatto. Infine l'aveva fatto. Altre volte c'era andato vicino, ma era sempre riuscito a frenare l'impulso di uccidere, una smania di vendetta che veniva da un passato che lui aveva cercato di cancellare, senza riuscirci.E ora che aveva ucciso doveva ubbidire alla voce che continuava a urlare nella sua testa, doveva affrontare i suoi incubi.

Così, quando davanti al commissario Musante si presenta questo signore così milanese, così placido, si fa strada il sospetto che dietro tanta tranquillità si nasconda un serial killer.
L'assassino delle prostitute, uno che non lascia tracce, le uccide e ne taglia le teste ..
Musante era un siciliano di poche parole, che fisicamente sembrava il fratello gemello di del Ferribotte de I soliti ignoti: piccolo, scuro di carnagione e di capelli, baffetti sottili, pantaloni che gli cascavano dalle chiappe magre e appiattite di chi ha trascorso una vita seduto su una sedia scomoda dietro ad una scrivania.

Tra equivoci, arresti e notti in gattabuia, per Curzio inizia una nuova vita: abbandonato dalla sua vera famiglia, scandalizzata dal suo comportamento, ne scopre una nuova. Di cui fanno parte gli altri due “compagni di merende”, e poi Luna, Laurette e il figlio Tommi, da cui viene subito adottato come nonno.

L'assassino è ancora nell'ombra (frase scontata, essendo il racconto ambientato per lo più di notte):
Perché sapeva che non avrebbe resistito ancora a lungo alla voce nella sua testa. Ci sarebbe stata presto una prossima volta. Era necessario.
Per trovare pace, era necessario”.

Ad indagare su questo assassino, affiancando le forze dell'ordine, saranno proprio i tre signori della notte, il Curzio, l'Umberto e l'Enzino, tra una partita a scopa al bar Sultana, uno degli ultimi “trani” (così erano definite le vecchie trattorie milanesi), qualche azione non regolare di notte, fino ad arrivare alla scoperta dell'assassino, con un autentico colpo di scena..
E grazie a questo nuovo impulso all'azione, Curzio riuscirà a superare anche la sua malattia del suicidio.

Un blues dai tanti accenti, questo giallo: c'è la vena ironica con cui vengono raccontati e presentati i personaggi al lettore.
C'è spazio per raccontare la crisi vita familiare al principio della terza età, dove il tran tran e le consuetudini uccidono la passione e l'amore.
C'è il racconto nero, la caccia al serial killer, la piaga della prostituzione, la difficoltà da parte delle forze dell'ordine nell'affrontare questo problema, la scarsità dei mezzi a disposizione, l'inefficacia delle leggi.
E poi c'è la Milano dei contrasti: la Milano da bere del quartiere Isola (con la torre Unicredit, il bosco Verticale), di giorno frequentata da turisti e da uomini d'affari e di notte frequentata da prostitute, malavitosi e trans.

Ma c'è la anche l'umanità che si trova attorno al bar Sultana a giocare a carte e a bere vino di Trani: il poliziotto, il pensionato, il dirigente di successo alla ricerca di una nuova vita, il difensore della fanciulle perse
"Certo che era un bel campionario di umanità. Con queste premesse, Malanotte non credeva che negli anni a venire avrebbe ceduto alla noia o alla depressione"
La scheda del libro sul sito di Todaro.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

05 dicembre 2016

Referendum – il giorno dopo


Non chiamatela vittoria, questa del NO.
Non è stata una vittoria, ma solo l'ennesima lotta in difesa, in questo caso della Costituzione: ieri era per l'utilizzo delle intercettazioni, per l'acqua pubblica, per le leggi ad personam.. Oggi lo è stato per difendere questa Costituzione da una riforma pasticciata.
Se ora il paese rimarrà senza governo (forse), dovendo votare una legge di bilancio, con una legge elettorale a metà (a meno di non usare il proporzionale al Senato) che dovrà passare il vaglio della Consulta, con la crisi delle banche (oggi si decide sull'aumento di capitale di MPS), è colpa di Renzi.

A quelli che accusano chi ha votato no, di aver votato coi fascisti e coi populisti rispondo semplicemente che è stato questo esecutivo, questa segreteria che ha sbattuto la porta in faccia a chi non la pensava alla stessa maniera. Il patto del Nazareno è stato fatto con Berlusconi, la riforma con Verdini. Il canguro è stato imposto dall'esecutivo per cui questa riforma era da prendere così, senza modifiche.

Se avessero voluto, avrebbero potuto spacchettare prima il quesito. Se avessero voluto avrebbero potuto accogliere prima le proposte su un Senato elettivo.
Se volessero, ora anziché parlare di dimissioni e di caos, metterebbero mano alla riforma e alla legge elettorale per migliorarla. Come han chiesto tante persone del fronte del no.

Lega e M5S vogliono andare a votare? Non avendo responsabilità da sostenere, fanno solo il loro interesse che non è quello del paese.
Sono populisti, come populista era lo slogan vota sì per tagliare la Casta.
Quando la Casta è costituita dal ceto politico che ci rappresenta in Parlamento.
Populisti che, qui in Lombardia lavorano assieme agli alleati di governo come Alfano.

Al paese è stata presentata questa riforma, divisiva, piena di difetti, che ricalcava molti aspetti della riforma del centro destra del 2006 (che era più chiara, essendo di impronta più presidenziale).
È stata presentata come un prendere o lasciare, come il jobs act, la legge sulle banche popolari, la riforma della Rai, la legge sulla scuola. Qual è stato il risultato nel proseguire su questa strada, fare riforme di destra per il centro sinistra? Che, sì, ha inglobato un pezzo della destra e del suo elettorato, ma ha anche rinforzato la destra popolista alla Salvini, e lasciato il suo elettorato a sinistra senza un partito.

Ma veramente, signori del sì, pensavate che questa riforma fosse pensata per il futuro del paese? Che il bene primario era la governabilità?
Pensavate che a sinistra i vostri elettori avrebbero continuato a turarsi il naso? E che Berlusconi avrebbe rispettato il patto?
Pensavate che il dire “se perdo me ne vado” avrebbe convinto gli indecisi?

Abbiamo perso due anni impiegati per una riforma che non tocca i problemi del paese. La crescita bassa, i salari fermi, la criminalità organizzata, la corruzione nelle opere pubbliche, le banche in crisi, Alitalia che continua a perdere 1 ml di euro al giorno.

Sarebbe interessante capire come hanno votato le giovani generazioni e come gli anziani, i pensionati. Incrociare classi sociali e voto.
Sarebbe altresì interessante che si facesse un minimo di autocritica, dentro il PD e dentro l'attuale esecutivo. Ci sono movimenti, tensioni, un disagio, sotto la superficie delle cose, che non si può più ignorare. Se oggi la gente vota per paura, vota con la pancia, crede di più a quelli che urlano che alle persone che cercano di argomentare, chiediamoci se non sia colpa anche di questa politica, dei giornalisti che la dovrebbero raccontare.


Ho votato no, ma non mi sento felice.

04 dicembre 2016

Il giorno del giudizio universale




E alla fine ci siamo arrivati al giorno del Giudizio universale.
Tranquilli, la chiamata non sarà in ordine alfabetico.
E forse, come nel film, questo giudizio universale che fa tanta paura, nemmeno ci sarà.
Sia per quelli che nemmeno ci pensano al giudizio (da dare sulla riforma, tramite il referendum), sia per quelli che su questo giudizio han fatto battaglia. Per mesi.

Il film di De Sica finisce con un gran ballo, tutti assieme.

Mentre temo che la realtà, per questo giudizio, sarà diversa: ci si continuerà a scannare accusandoci l'un l'altro, per molto tempo ancora.

La nuova identità di Milano (da Omicidi all'Isola di Filippo Fornari)

Era stabilito. Per inscenare la sua prematura dipartita avrebbe seguito una nuova strategia. Il suo sarebbe stato un suicidio esagerato, e si sarebbe attuato attraverso tre fasi progressive.Prima il suicidio famigliare, poi sociale e infine fisico. In pratica, un triplice suicidio.

Curzio Malanotte (uno dei protagonisti del libro di Filippo Fornari) è un aspirante suicida: ma il suo suicidio non deve essere qualcosa di banale.
No: tutti, in particolar modo la sua famiglia, se ne devono ricordare.
E per questo, per trovare spunti per la sua discesa sociale e fisica, gira di notte le strade di Milano. La Milano che si sta preparando all'Expo, con i cantieri e le gru che si alzano in cielo per costruire il nuovo volto della città. Una nuova identità. Si ma qual è, questa identità? 



La Milano dei contrasti tra questi grattacieli del lusso, della moda, del design, con la prostituzione di vario genere, nelle strade attorno alla stazione Garibaldi.
Curzio decise di ripassare più tardi e nel frattempo di farsi un giro. Si diresse verso la stazione Garibaldi e il grattacielo Unicredit. La sua guglia a spirale, eccentrica rispetto all'edificio, aveva attirato durante le complesse operazioni di montaggio legioni di pensionati che scommettevano su quanto avrebbe retto e di che colore si sarebbero illuminati i led di cui era ricoperta: chi sosteneva il verde Padania sarebbe stato bellissimo, chi suggeriva che il rosso del garofano socialista sarebbe stato più appropriato, chi addirittura affermava che un giorno la guglia avrebbe eruttato petrolio, in onore della famiglia dell'ex sindaco recentemente trombato alle elezioni.Curzio doveva ammettere che di notte la sagoma avveniristica del grattacielo, delle due alte torri che l'affiancavano e della piazza sopraelevata di sei metri avevano un impatto visivo impressionante. Per non parlare del nascituro Bosco Verticale, le altre due torri residenziali del progetto Porta Nuova, novemila metri quadrati di terrazze con novecento diverse specie arboree. I lavori erano ormai in dirittura di arrivo, anche se le gru ancora svettavano sull'Isola , sugli spazi incolti dove una volta c'erano le cascine e i vivai e sulle vecchie fabbriche dismesse o riqualificate, per usare un termine che in realtà mascherava la trasformazione di un quartiere popolare e operaio in qualcosa ancora in cerca di una nuova identità.La vecchia Stecca degli Artigiani, un tempo ospitata in un capannone industriale, ora si chiamava incubatore dell'arte e aveva sede in un nuovo edificio in cui si trovavano laboratori di attività artigianali e artistiche che cercavano di resistere, con l'inventiva e il recupero di antichi mestieri, alla crisi economica.Che poi qualcuno dei vecchi abitanti della zona, che forse cominciava ad essere affetto da demenza senile, si lamentasse perché uscendo di casa non riconosceva più il luogo in cui era cresciuto, si era sposato ed era diventato padre e nonno, era inevitabile. Questa era la nuova realtà urbana, come lo erano gli accampamenti dei rom che vivevano di elemosine e furti nella metropolitana e dormivano sui cartoni sotto i cavalcavia nei pressi dei nuovi grattacieli del Centro Direzionale, una crudele contrapposizione tra i primi e gli ultimi a cui la città pareva indifferente.Il progresso è progresso, e il business è il business, e pazienza se c'è chi non si adatta o romane indietro.


Omicidi all'Isola, nevrotico erotico blues" di Filippo Fornari – Todaro editore

02 dicembre 2016

Il no innovativo (la risposta di Zagrebelski a Scalfari)

I tre leader europei questo agosto a Ventotene

Zagrebelsky risponde a Scalfari, sempre su Repubblica, sul referendum: si parla di riforme,di Ventotene, dei principi della Costituzione e del perché voterà no al referendum:
Vengo, caro Scalfari, a quella che tu vedi come un'ostinazione. Mi aiuta il riferimento che tu stesso fai a Ventotene e al suo "Manifesto", così spesso celebrati a parole e perfino strumentalizzati, come in quella recente grottesca rappresentazione dei tre capi di governo sulla tolda della nave da guerra al largo dell'isola che si scambiano vuote parole e inutili abbracci, lo scorso 22 agosto. C'è nella nostra Costituzione, nella sua prima parte che tutti omaggiano e dicono di non voler toccare, un articolo che, forse, tra tutti è il più ignorato ed è uno dei più importanti, l'articolo 11. Dice che l'Italia consente limitazioni alla propria sovranità quando - solo quando - siano necessarie ad assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni. Lo spirito di Ventotene soffia in queste parole. Guardiamo che cosa è successo. Ci pare che pace e giustizia siano i caratteri del nostro tempo? Io vedo il contrario. Per promuovere l'una e l'altra occorre la politica, e a me pare di vedere che la rete dei condizionamenti in cui anche l'Italia è caduta impedisce proprio questo, a vantaggio d'interessi finanziario-speculativi che tutto hanno in mente, meno che la pace e la giustizia. Guardo certi sostegni alla riforma che provengono da soggetti che non sanno nemmeno che cosa sia il bicameralismo perfetto, il senato delle autonomie, la legislazione a data certa, ecc. eppure si sbracciano a favore della "stabilità". Che cosa significhi stabilità, lo vediamo tutti i giorni: perdurante conformità alle loro aspettative, a pena delle "destabilizzazioni" - chiamiamoli ricatti - che proprio da loro provengono.
Proprio questo è il punto essenziale, al di là del pessimo tessuto normativo che ci viene proposto che, per me, sarebbe di per sé più che sufficiente per votare No. La posta in gioco è grande, molto più grande dei 47 articoli da modificare, e ciò spiega l'enorme, altrimenti sproporzionato spiegamento propagandistico messo in campo da mesi da parte dei fautori del Sì. L'alternativa, per me, è tra subire un'imposizione e un'espropriazione di sovranità a favore d'un governo che ne uscirebbe come il pulcino sotto le ali della chioccia, e affermare l'autonomia del nostro Paese, non per contestare l'apertura all'Europa e alle altre forme di cooperazione internazionale, ma al contrario per ricominciare con le nostre forze, secondo lo spirito della Costituzione. Si dirà: ma ciò esigerebbe una politica conforme e la politica ha bisogno di forze politiche. E dove sono? Sono da costruire, lo ammetto. Ma il No al referendum aprirà una sfida e in ogni sfida c'è un rischio; ma il Sì non l'aprirà nemmeno. Consoliderà soltanto uno stato di subalternità.
Questa, in sintesi, è la ragione per cui io preferisco il No al Sì e perché considero il No innovativo e il Sì conservativo.
Ti ringrazio dell'attenzione. A cose fatte avremo tempo e modo di ritornare su questi temi con lo spirito e lo spazio necessari.
E' la risposta anche all'intervista del presidente del Consiglio sul Corriere, dove Renzi parla dei figli, che vorrebbe che non crescessero assistendo a talk dove si parla di casta (lo dica anche ai sostenitori del si) e che, è vero, se non passa il si, ha paura per la povera gente, per il potere d'acquisto, per il risparmio. Per il governo tecnico che potrebbe arrivare, per gli allarmi che arrivano dai mercati...

Una politica che gioca sulla paura, che tratta i giovani a colpi di bonus, non è una politica riformista.

Il quesito non è si o diluvio

Il quesito che troveremo sulla scheda referendaria non è si oppure "un salto nel buio e poi mi rimpiangerete".
Sulla scheda troveremo un si o un no, una risposta semplice (forse troppo semplice) ad un quesito complesso (il DDL Boschi che modifica 47 articoli della Costituzione).
Non si vota su altro e siamo arrivati al referendum perché la riforma non ha superato i due terzi del Parlamento.

In teoria non si vota sull'esecutivo né sul presidente del consiglio.
Legare questo voto al governo è sbagliato, sia dalla parte di chi vota sì (se perdo me ne vado via, come i bambini nei campi da calcio dell'oratorio) sia per quella parte del fronte del no che grida "mandiamolo a casa".
Niente ricatti e niente ribaltoni.
Ecco, tutto qua.

01 dicembre 2016

Bastardi, fuori dai piedi! da Pane di Maurizio De Giovanni

Sul Fatto quotidiano del 29 novembre è uscita un'anticipazione del nuovo romanzo della saga dei Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni, "Pane":

"Bastardi, fuori dai piedi!" da Pane di Maurizio De Giovanni 
Quella notte sullo scomodo lettino c’era l’ispettore Lojacono, detto il Cinese per gli occhi a mandorla e la calma imperturbabile che ostentava in qualunque situazione. Stava riposando poco e malissimo, in verità. E per un sacco di motivi. (…)Lojacono si destò di scatto e (…) incrociò lo sguardo strabico dell’agente Ammaturo Gerardo, di servizio all’ingresso del centralino, che ripeteva concitato: “Ispetto’… ispetto’… svegliatevi. È arrivata una chiamata, dice che hanno sparato a uno”.Il fatto era accaduto a poche centinaia di metri del commissariato, perciò Lojacono decise di recarsi sul luogo a piedi. Anche di mattina presto non gli piaceva girare in automobile per la città (…).
Stava per controllare l’indirizzo sul foglietto che gli aveva scritto Ammaturo quando notò un piccolo assembramento all’imboccatura di un vicolo; era arrivato. Un agente teneva lontane le persone; la questura aveva mandato una macchina che era in sosta sulla via principale. Lojacono osservò che il portone del palazzo d’angolo era adiacente a una panetteria con la serranda abbassata. Si qualificò e l’agente lo fece passare.
La viuzza era larga non più di tre, quattro metri, e non aveva uscita (…). A destra, un palazzo senza ingressi su quel lato, con tre file di finestre al momento chiuse. A sinistra, un’unica porticina alla quale si accedeva salendo tre gradini di pietra scura. Su questi era riverso un corpo.
Era un uomo magro, vestito di bianco e con un grembiule legato da una fettuccia all’altezza del bacino. Non se ne scorgeva il volto. I piedi, che calzavano degli zoccoli, erano sul primo scalino; il braccio sinistro stava sotto il busto e quello destro disteso sulla strada. Vicino alla mano c’era qualcosa. L’ispettore si avvicinò, attento a non mettere i piedi sul selciato che forse l’uomo aveva percorso prima di cadere: un pezzo di pane, un panino per l’esattezza, col segno di un morso. Il palmo del morto era sporco di farina, come i pantaloni e la parte di grembiule visibile. Una macchia di sangue si allargava all’altezza della scapola sinistra. Mentre Lojacono era lì che osservava, giunse trafelato Francesco Romano, il suo collega cui toccava le reperibilità. “Mi ha avvertito Ammaturo, sono venuto di corsa, ma al solito non trovavo un posto per la macchina. Chi è?”. Il nuovo arrivato era un uomo massiccio, dall’aria un po’ torva, che dava l’idea di un carattere non facile; come in effetti era.
Lojacono gli rispose: “Non so ancora niente, sono qua da pochi minuti. Colpito alla schiena, forse stava entrando da quella porta. Sentiamo un po’”.
Si rivolse all’agente della questura, che fissava la scena in silenzio: “Chi ha chiamato?”.
Prima che il poliziotto potesse rispondere, si fece avanti un uomo di mezz’età, vestito come il cadavere, che tormentava tra le dita un cappellino a busta. Lojacono notò che evitava di guardare in direzione del morto. “Io. Ho chiamato io, dotto’”.
L’ispettore e Romano si avvicinarono. “Il suo nome?”.
Quello si schiarì la voce, coprendosi la bocca con la mano tremante. “Mi chiamo Strabone, dotto’. Strabone Mario. Sono… Lavoro qua al forno da tanti anni. Lui, Pasquale, era uscito per mangiarsi un panino. Glielo avevo dato io, come ogni giorno, ma stavolta non rientrava. Allora Christian, ’o guaglione, è andato a vedere, ed è rientrato bianco bianco che pareva un fantasma. Ha detto: Strabo’, vieni, mi pare che Pasquale non sta bene. Così io…”.
Romano lo interruppe: “Piano, piano. Fatemi capire. La vittima si chiama Pasquale? Pasquale come? Lo conoscete? Lavora con voi? E chi è questo guaglione?”.
L’uomo prese un respiro profondo e scosse il capo. Per la prima volta si girò verso il cadavere; Lojacono si accorse che aveva gli occhi pieni di lacrime.
“Sì. dotto’. Si chiama Pasquale. Granato Pasquale. È il proprietario. Uno dei proprietari, cioè, l’altro è il cognato, Marino, che mo’ non ci sta perché col furgone va a fare le consegne delle brioche nei bar. E il ragazzo, Christian, sta dentro che piange. Ve lo faccio venire?”.
La replica dell’ispettore fu stoppata dallo stridio delle gomme di due volanti, che frenarono bruscamente sulla strada principale. Ne scesero otto uomini; sei, in divisa, si disposero attorno all’ingresso del vicolo, presidiandolo, mentre due, in borghese, si avviarono verso Lojacono, Romano e Strabone. Il più giovane li oltrepassò come se non li avesse visti e si accovacciò vicino al cadavere.
Lojacono ne seguì i movimenti, poi, quando costui allungò la mano verso il corpo, disse ad alta voce: “Non tocchi niente. E si allontani da lì, per favore”.
Il secondo personaggio arrivato con le volanti gli mise una mano sul braccio. “Collega, stai tranquillo. È un magistrato”. (…)
“Qualificati, se sei un collega. Altrimenti vattene subito o ti faccio passare un guaio”.
“Tutti nello stesso canile vi hanno messo, eh? I famosi Bastardi di Pizzofalcone. Tu devi essere Lojacono, quello che chiamano il Cinese. Io, per tua norma, sono il vice commissario Lamagna, della squadra Mobile. Quanto al magistrato, pensavo lo avessi riconosciuto: è il dottor Buffardi. Quel dottor Buffardi. Lo avrai visto in televisione”.
“Io la televisione non la guardo”, rispose. (…)
“Io sono il sostituto procuratore Buffardi, della Direzione distrettuale antimafia. Il morto è persona nota a me, perché rientra in una nostra indagine della quale tu non sai niente e niente devi sapere. Stabilito ciò, ed essendo questo un delitto evidentemente connesso all’indagine di cui sopra, ti sarei molto grato se alzassi il culo e ti levassi dalle palle tornando alle tue contravvenzioni per divieto di sosta. Sono stato chiaro?”.


Pane per i Bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni, Einaudi

Sulle bufale

Cala la disoccupazione - scrivono i giornali: ma cosa volete ancora.

Lo dice l'Istat e se uno legge solo i titoli dei giornali pensa che vada tutto bene: leggendo i dettagli però si capisce che le cose sono più complicate
"Il tasso di disoccupazione scende dello 0,1% perché aumentano gli italiani che hanno smesso di cercare un posto: non ci sperano più". 


Altro giro altro spot: con la riforma avremo più soldi per la sanità, se voti no, invece, i soldi li lasci ai politici (e l'immagine è eloquente, finiscono nelle tasche dei politici).
Dal che si capisce che chi ha fatto la riforma non è un politico, che a Roma (dove si accentreranno - forse - le competenze) non ci sono politici e dove si decide solo per il bene degli italiani.

Ecco perché De Luca chiedeva ai suoi sindaci di fare come Alfieri, che fa un clientelismo come Cristo comanda, che se porti i voti arrivano i soldi alla sanità regionale, privata.
Ma De Luca non è un sindaco.

Non mi piace ma voto si

Anche Prodi si aggiunge al fronte del "non mi piace ma voto si", sulla riforma.
Posizione legittima, ci sta a votare turandosi il naso, l'abbiamo sempre fatto, specie nel 2006 col secondo governo Prodi della coalizione che partiva da Bertinotti e arrivava fino a Mastella e Dini.

La riforma è modesta, non ha la profondità e la chiarezza necessaria, ma voterà si. Come Cacciari, come Benigni.
Non è perfetta, non chiarisce come verrano scelti i senatori (né cosa faranno) ma siccome è un cambiamento votiamo si.
Un altro tassello per quelli che basta un sì, dopo i 50 euro ai pensionati, gli 85 euro agli statali (ma è solo un accordo politico), il miliardo è passa per Taranto (ma l'accordo coi Riva non è stato ancora ufficializzato), i 500 euro ai diciottenni e le fritture di pesce per le clientele del sud.

Gli altri, che si arrangino.
Come i risparmiatori di Banca Etruria: i vertici della banca, dice il GUP, non hanno ostacolato la vigilanza, smentendo di fatto la stessa relazione degli ispettori di Bankitalia.
Cosa dobbiamo pensare?
Che i pm hanno sbagliato a formulare l'accusa?
Oppure che i risparmiatori han fatto tutto da solo?

Tanto, basta un sì e sarà tutto più bello e semplice.

30 novembre 2016

Il rumore della pioggia, di Gigi Paoli

Le prime righe:
Lo schiaffo del vento lo colpì.Poi, fredda e affilata, arrivò la pioggia.E questa sarebbe la città più bella del mondo?L'uomo scosse la testa ed estrasse il piccolo ombrello che spuntava dalla sua valigetta.Alzò lo sguardo.Tutto opaco e grigio. In cielo e in terra. Alle sette e un quarto di quella mattina di novembre, neanche i turisti si facevano vedere in giro.Con quel tempo, poi.Ci mancava pure la pioggia.E quel piccolo, maledetto ombrello non avrebbe mai impedito che i pantaloni, di lì a poco, diventassero fradici.Girò l'angolo sul Ponte Santa Trinità e alzò automaticamente la testa, incrociando lo sguardo muto della statua della Primavera e il suo collo troppo lungo.Te l'avevano staccata la testa, eh, bella signora?, sogghignò ansimando mentre risaliva il ponte, ai cui angoli campeggiavano le statue delle quattro stagioni. Tutti i giorni da più di trent’anni, lui sfilava accanto alla Primavera, ripescata dall’Arno dopo la guerra come le sue sorelle di marmo. Lei, però, fu ritrovata senza testa. Solo anni dopo, quando un pescatore la scoprì per caso nel fiume e la riportò a galla, gliela riattaccarono. Proprio una bella schifezza come trapianto, pensò ...

Chi l'avrebbe mai detto che Firenze, la città più bella del mondo, la città delle opere d'arte, del Rinascimento, in realtà nasconde un'anima nera, gotica e grigia come il cielo in una giornata di pioggia?
Forse chi ci vive, chi ci è nato, la conosce questa anima cattiva, dentro la città, sa che bisogna andare oltre le immagini da cartolina buone per i turisti.
Sicuramente quest'anima cinica, cupa, la conosce bene Carlo Alberto Marchi, giornalista di cronaca giudiziaria del Nuovo Giornale, uno di quei giornalisti che sa muoversi per la città, per le aule del Palazzo di Giustizia, spostato fuori dal centro:
Per me Firenze era diversa, fors'anche perché, negli anni, ne avevo conosciuto i suoi lati più oscuri. Il Palazzo di Giustizia era una cattedrale gotica di una città gotica”.

E' lui che ci racconta, in prima persona, dell'indagine per l'omicidio di un vecchio commesso di un negozio di antiquariato, Vittorio Stefani, che dopo la morte del proprietario (Loris Stefani) aveva deciso di mandare avanti comunque l'attività.
Siamo in via Maggio, la via degli antiquari, trafficata da turisti nonostante la pioggia battente e piena di telecamere che inquadrano le persone sui marciapiedi.
Eppure, questo sembra un delitto compiuto da un fantasma: il commesso è stato ucciso da 23 coltellate da un assassino che non ha lasciato tracce, che si è dileguato in fretta senza che nessuno l'abbia visto, nemmeno padre Bruno Martelli, l'economo della Curia (i cui uffici erano nello stesso palazzo), il primo a scoprire il cadavere.

Potrebbe essere un omicidio come tanti. Se non ci fossero quei misteri, l'assassino fantasma (come inizia a scrivere la stampa), l'assassino invisibile, le 23 coltellate che fanno pensare ad una vendetta, l'assenza di segni di una colluttazione. E l'interesse dei vertici dei carabinieri affinché il caso sia seguito in prima persona dal nucleo investigativo del reparto operativo, il fiore all'occhiello degli investigatori dell'arma, e dal suo comandante, il tenente colonnello del RONO, Umberto Lion. Che pure lui, come il giornalista Marchi, in quella mattina di un lunedì piovoso, riceve una telefonata sul delitto dal suo generale.

Il Nuovo giornale segue il caso, coi suoi due cronisti, Alessandro Della Robbia, detto l'artista, che segue la cronaca nera e Carlo Alberto Marchi alla giudiziaria (la nera del giorno dopo): li seguiamo mentre sondano i loro contatti nel palazzo di Giustizia, Gotham (come la città avveniristica dei fumetti), nelle forze dell'ordine, nei carabieri e in Questura.
C'è una pista che, partendo da quel negozio e da cimeli religiosi, porta alle messe nere, ad una vecchia inchiesta che aveva coinvolto dei giovani della Firenze bene.
Ma l'indagine dell'anatomopatologo (sul corpo della vittima) da una parte e del Ris (sul cellulare) dall'altra indirizzano l'inchiesta verso una ben specifica direzione: le amicizie disinvolte della vittima, che riportano dentro alla stessa curia ..
Caso risolto?
Forse.
Ma Carlo Alberto Marchi è uno di quei giornalisti che la notizia se la vanno a cercare, che non si accontentano delle dichiarazioni ufficiali che escono “dagli organi di indagine”. Così, partendo da un vecchio caso che aveva coinvolto il vecchio proprietario del negozio, arriva ad imbattersi nella Massoneria:
Certo che lo sapevo cosa fossero le messe nere.Questa città ne aveva viste di storie sull'argomento e ogni volta che ne spuntava una, pensavo che avevo ragione io. Altro che rinascimentale e solare, il Cupolone, l'Arno, ponte Vecchio e tutta quella roba per cui impazzivano i turisti. Questa città era gotica, terribilmente gotica. Le stradine piccole e strette su cui sembravano precipitare quei palazzi enormi, come giganti pronti a muoversi e colpire. Quelle strade che finivano in altre strade, ad angolo, a incrocio, dove vedevi a malapena uno spicchio di cielo, non capivi più nemmeno dove eri. Anche l'acqua era grigia. Come i palazzi, come il vento, come la pioggia.

Scopre, sull'ultima pagina del diario del morto, una misteriosa locuzione latina: «Audi, vide, tace, si vis vivere in pace».
Che significa “ascolta, guarda e stai zitto se vuoi vivere in pace”. Forse una coincidenza, o forse no. Quella frase, nell'ultimo suo giorno di vita terrena.

Così, mentre la pioggia continua a battere la città, rendendo il clima più cupo, Marchi si ritrova a girare in modo frenetico per Firenze, che non è solo la città dei monumenti, Palazzo Pitti, ponte Santa Trinità il palazzo Nonfinito.

Fino al colpo di scena finale.
Camminando a testa bassa, immerso nel bavero alzato del soprabito, mi accorsi solo dopo un po' che mancava qualcosa.Alzai la testa.Ecco cosa mi mancava.Mi mancava il rumore.Il rumore della pioggia.

Il rumore della pioggia è un buon giallo che racconta come funziona il mondo della cronaca giudiziaria: i rapporti che si instaurano tra giornalisti e magistrati, le strade per avere qualche informazioni in più sui casi, sulle inchieste. Sapere con quali magistrati parlare e quali evitare.
Come funzionano le dinamiche tra magistrati e forze dell'ordine e tra le stesse forze dell'ordine (le gelosie tra l'arma e la polizia).

Ma nel racconto c'è spazio anche per raccontare dinamiche e conflitti più familiari: come quelle tra Carlo e Donata, il papà e la figlia undicenne, che deve cresce da solo per la separazione dalla moglie.
Stava crescendo, sotto i miei occhi e io sapevo già che avrei rimpianto tutti quei giorni e tutte quelle sere passate al giornale o in tribunale invece che essere sul divano a guardare X-Factor.

Se è dura infilarsi nelle porte giuste del palazzo gotico dove si svolge il rito della giustizia, è altrettanto duro conciliare il lavoro di reporter con quello di padre: “volevo essere Tutti gli uomini del presidente ed ero finito a fare Mrs. Doubtfire” si trova a pensare il protagonista.
I sensi di colpa per non riuscire a trascorrere più tempo con la figlia da una parte e il senso di responsabilità nei confronti di un mestiere che non si può fare rispettando gli orari d'ufficio, dove l'emorragia dei lettori porta ad avere giornali con meno pagine, meno giornalisti, meno cura nell'informazione.

Attorno, una Firenze che, leggendo le pagine del libro, vien voglia di girare a piedi, anche sotto la pioggia..

La recensione del libro sul sito de La Nazione (di cui Gigi Paoli è capocronista).
La scheda sul sito di Giunti e un estratto dal libro.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Non disturbiamo

Questa mattina ho avuto una discussione sul referendum con un altro pendolare: il tutto è partito dai ritardi, dalle nuove norme sulla velocità dei convogli, che è stata limitata in assenza dei controlli per la sicurezza sulla nostra linea (Trenord, la società mista Trenitalia e regione Lombardia, quella che investe miliardi in autostrade).
Certo, se poi noi votiamo no per tenerci il Senato e continuare a spendere i soldi ...

Posso accettare tutte le critiche, ma non quelle false e nemmeno la gente che ti mette le parole in bocca.
Tu voti no perché vuoi far cadere Renzi ..
Non esiste altra nazione con un Senato come il nostro ..
Se per te la governabilità non è un valore ..
Si vota sulla riforma e non sul governo ..
Ma il Senato non c'è più ..
Ma il Senato non si occuperà più di leggi importanti ..

Tutti argomenti che, per essere smontati necessitano di una argomentazione e, soprattutto, di gente disposta ad ascoltarti.
Se però la gente ti ripete, senza ascoltarti, senza voler capire (che è stato Renzi a personalizzare, a legare riforma e governo, che il Senato rimane e si occuperà pure di leggi importanti, che la governabilità l'aveva anche Berlusconi e Monti e ora stiamo sacrificando la rappresentatività degli elettori ..), rischi pure di far la figura del passionario.
Di quello che si infervora. Che diventa rosso per la rabbia.

Di quello che sa dire sempre di no. Che non gli va mai bene niente. D'altronde uno che legge Il fatto quotidiano, il giornale di Travaglio.
La "conversazione" è proseguita saliti sul treno, finché una signora, sul sedile dietro si è girata è a detto "Che palle .. potete parlare a bassa voce ?".

Non stavamo gridando ma solo parlando ad un tono normale. Che dava fastidio alla signora e alle altre persone.
Allora ho preferito riprendere in mano il libro che sto leggendo "Il rumore della pioggia" di Gigi Fiore.
E ho lasciato la signora a leggersi Repubblica, l'articolo sulla triste vicenda di Lapo Elkann.
Non disturbiamo ..

Mancano pochi giorni ancora.

PS: parliamo di questo, della complessità del descrivere come saranno eletti i nuovi senatori (oggi ci prova Gilioli con lungo e dettagliato post) quando sai che dall'altra parte ti rispondono ma allora non vuoi cambiare .. vuoi lasciare le cose così ..

29 novembre 2016

Anti bufale

La riforma farà risparmiare 500 ml (altro che gli 80 ml restituiti dal M5S).
Per le pensioni basse daremo dai 30 ai 50 euro.
Se non si fanno le riforme ora, non le faremo mai più.

E per fortuna che stanno distribuendo il kit anti bufale.

Sempre dalla home dell'Unità, Rondolino fa le pulci ad un'intervista di Zagrebelsky "noista".
Come un grillino qualsiasi, il Noista emerito torna infatti a sostenere una tesi che non ha, non può avere alcun fondamento: “E’ stato violato l’articolo 1. […] La riforma è stata approvata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale. […] C’è stata un’usurpazione della sovranità popolare. La riforma è viziata ex defectu tituli”. Ma ancora qui stiamo? Ancora a discutere di illegittimità delle Camere?Com’è noto anche ai sassi la Consulta, bocciando una parte del Porcellum, ha contestualmente ribadito la piena legittimità del Parlamento in carica. Del resto, non avrebbe potuto fare altrimenti: con il Porcellum sono stati eletti non uno ma tre Parlamenti, e se fossero illegittimi sarebbero illegittime anche tutte le leggi approvate dal 2006 ad oggi, nonché i cinque governi che si sono succeduti, nonché i presidenti della Repubblica eletti negli ultimi dieci anni, nonché i due terzi della stessa Corte Costituzionale, che sono stati eletti dal Parlamento o nominati dal Capo dello Stato.Perché il Noista emerito insiste in questa falsificazione della realtà, in questa delegittimazione sistematica dell’ordinamento costituzionale, giuridico e civile del Paese, in questo vero e proprio attentato al sistema democratico? E perché insulta Sergio Mattarella accusandolo esplicitamente di “far finta di niente” e “tacere”?I cattivi maestri sono più pericolosi dei loro peggiori allievi, perché giocando con le parole confondono le menti e seminano sfiducia e rabbia. E’ davvero un peccato che Zagrebelsky abbia scelto di concludere così la sua carriera pubblica.
Non solo noista, pure cattivo maestro (che a me fa subito pensare ad altri scenari) il presidente emerico della Consulta.
Le Camere sono pienamente legittime, ma queste sono composte in base ad un premio di maggioranza che la Consulta ha dichiarato illegittimo.
Falsificare la realtà è raccontare che questo governo e questa maggioranza sono legittimati a fare quello che vogliono a colpi di maggioranza (non pienamente legittima), senza nemmeno avere un mandato popolare.
Visto che alle passate elezioni nel programma del PD (almeno in quello) non si parlava di rendere i senatori non più eleggibili da noi.

20 anni di Report (e altri cento)

Questa mattina quando sono uscito dalla fermata del metrò mi sono trovato di fronte la camionetta dell'esercito, parcheggiata sul marciapiede.
Con due soldati che imbracciavano un mitragliatore.
No, non mi sono sentito più sicuro, anzi.
I soldati nelle strade mi hanno fatto venire in mente le immagini di Palermo dopo gli attentati a Falcone e Borsellino.
Le immagini in bianco e nero dei posti di blocco dopo il sequestro Moto.

Altri tempi.
Riccorrere ai militari per funzioni di presidio di strade e piazze è una risposta sbagliata ad un problema reale di sicurezza, in cui si mescolano problemi concreti nella vita delle persone, con altri più legati alla percezione del reale.
Ci sono problemi che non si risolvono con l'esercito e con lo slogan strade sicure: la precarietà, le case occupate, la crisi, un sistema del welfare che non copre tutto.

E ci sono altri problemi, le gang giovanili, lo spaccio, la microcriminalità, per cui la presenza dei militari può avere un effetto dissuasivo.
Ma non possiamo avere dei militari in ogni strada, non possiamo avere una pattuglia ad ogni fermata del metrò.
Mentre possiamo pretendere che l'informazione non distorca la percezione di sicurezza di questo paese.
Dobbiamo pretendere che i nostri governanti si occupino della nostra sicurezza anche in termini di trasporto pubblico, di inquinamento dell'aria e dell'acqua, di tutele nel mondo del lavoro, di tutele in termini di sanità e welfare. I soldi per le scuole, per i bambini disabili, per i bambini di Taranto e non solo per le fritture di pesce.

Per questo dovremmo essere grati al lavoro di Milena Gabanelli e dei giornalisti di Report.
Ieri Milena Gabanelli lasciava la conduzione del suo programma dopo 20 anni, affidandola a quella del suo coautore Sigfrido Ranucci.
Se in questi anni siamo stati cittadini più consapevoli e meno vulnerabili alle promesse che ci hanno raccontato, lo dobbiamo a queste persone.
Ieri, per la cronaca (mentre nei bar ci si accusava su casta, risparmi e riforme), Report ha raccontato come sono andate a finire le inchieste su Anas, sugli investimenti in diamanti, sui gettoni della Rai e la zecca, il marchio Ferrari, sulle antenne abusive piazzate sopra una torretta a Verona (patrimonio dell'umanità, le torri non le antenne) e sul modello per gestire l'immigrazione.

28 novembre 2016

Meno sei giorni al diluvio

Una premessa: era l'estate del 2011 e la BCE (e forse qualcuno a Roma) ci scriveva la lettera con le riforme da fare. Quelle che poi i governi Monti (e poi Renzi) avrebbero fatto.
Era l'avvento della tecnocrazia, lo spauracchio della troika.
L'allora sindaco di Firenze, mentre preparava la Leopolda, raccontava
Non mi ha risposto, concorda con le riforme che chiede l'Europa? E il Pd è in grado di sostenerle? Mi ritrovo nella lettera della Bce. E non condivido l'atteggiamento prevalente del Pd che invoca l'Europa quando conviene e ne prende le distanze se propone riforme scomode. Dobbiamo essere coerenti: sulle pensioni è stato un errore del Governo Prodi abolire lo scalone-Maroni. Ora ci ritroviamo al punto di partenza. Sono per estendere a tutti il contributivo: non è pensabile che a fronte di un allungamento della aspettativa di vita non si faccia nulla.
Per cui, quando uno legge: "C'è il rischio del governo tecnico, solo il Sì può scongiurarlo" dallo stesso politico, viene da chiedersi se siamo in presenza di uno sdoppiamento di personalità o cosa.

Premesso ciò, prepariamoci all'ultima settimana prima del voto.
La cosa buona è che forse, dopo, parleremo d'altro (i fiumi che esondano, la disoccupazione giovanile, le mafie) e forse si riuscirà a vedere il clientelismo con occhi diversi.
Non un "così fan tutti" (leggete quello che scrive Lavia su De Luca), ma una delle palle al piede che impedisce al sud di uscire dall'arretratezza di cui questa classe politica è responsabile.


La vignetta di Disegni del 27 novembre - Supporters
La cosa cattiva è che ne sentiremo altri di insulti. E quelli vanno condannati (guardatevi la vignetta di Stefano Disegni sul FQ di ieri).
Il problema sono anche le balle che raccontano: la sanità che, dopo la riforma, permetterà di curare il cancro e l'epatite C allo stesso modo e in tutte le regioni.
Falso, perché i livelli essenziali di assistenza sono regolati da una legge del 2003 e non vengono toccati dalla riforma.
Se in alcune regioni non si hanno le stesse cure è colpa dei governatori delle regioni, come sono organizzate, in che modo erogano i fondi e come controllano il loro utilizzo.

I risparmi della riforma, stimati in 500 ml, quando sappiamo che tagliando le indennità, si arriva ad un risparmio di 48 ml.
Falso affermare che è il bicameralismo perfetto che blocca questo paese, che rende troppo "burocratico" l'iter di approvazione delle leggi.


La vignetta di Staino sulla Consulta
Falso raccontare agli italiani che la Consulta ha bocciato la riforma Madia salvando i furbetti del cartellino. La riforma Madia e i decreti attuativi non rispettavano il principio di leale collaborazione tra stato e regioni. Anche sulle nomine dei dirigenti. E la riforma Boschi non tocca questo punto.
E i furbetti potevano essere licenziati anche prima della riforma,

Così come le altre bufale sui senatori che saranno ancora nominati, sulla riforma che non tocca i poteri dell'esecutivo (non considerando la legge elettorale), che se non passa il si non faremo altre riforme (come a dire, adesso la ministra Madia se ne torna a casa?).
Sono tutti slogan per la pancia del paese (la stessa che invoca Grillo per l'altro canto del tifo). Quella che tuona contro l'Europa.
Quella che contenta le paure del paese, che essa stessa alimenta (le banche che crollano, l'arrivo del governo tecnico) con i soldati per strada.