16 gennaio 2018

Follia maggiore, di Alessandro Robecchi Sellerio


Il vecchio non ha familiarità con quei sacrifici, i soldi non sono mai stati u problema per lui, prendeva il dieci per cento di quello che riusciva a nascondere per gli altri, ed era tantissimo.
Quindi non può davvero sapere il bruciore di fare dei passi indietro sulla scala sociale, avere delle cose, anche piccole, anche minime, l'abbonamento a teatro, la pazzia di regalarsi un viaggio, e poi non averle più.
La famosa borghesia che manda avanti il paese, che non è quella a cui lui salava il culo con le finanziarie a Panama, ma padri e madri di famiglia in guerra quotidiana con il bilancio. Il ceto medio, parlandone da vivo.
Follia maggiore, di Alessandro Robecchi Sellerio

C'è un indagine e ci sono ancora la doppia coppia di investigatori a portare avanti le indagini a modo loro: l'affiatata coppia Ghezzi e Carella, i poliziotti per l'indagine ufficiale, riflessivo e paterno il primo, un cane da punto che non stacca finché non ha ritrovato la preda.
E poi l'altra coppia, che vorrebbe essere Sherlock Holmes e Watson, l'investigatore Oscar Falcone, capace di muoversi tra le pieghe di questa società e il mago della televisione Carlo Monterossi (che la televisione la odia pure).
C'è un delitto, una signora uccisa per strada dopo un litigio, ma Robecchi in questo romanzo ci racconta di un altro delitto, la morte del ceto medio: sarebbe riduttivo vederlo solo come un giallo infatti.
In questa storia in tanti potrebbero ritrovarsi: persone perbene, con un lavoro e uno stipendio abbastanza regolare, l'abbonamento al teatro o l'abitudine di farsi una vacanza da qualche parte ogni tanto.
Persone che all'improvviso, la crisi, un problema familiare, si ritrovano all'improvviso dalla parte sbagliata di questa società ingiusta.

E, in contrapposizione a questo ceto medio che si aggrappa in tutti i modi al suo benessere, andando anche a mettersi nelle mani di persone sbagliate, l'altro modo, quello delle persone che vivono sopra tutti.
Sopra le leggi, sopra i regolamenti, coi soldi in paradiso (fiscale). Avete presente l'elenco pubblicato da l'Espresso sui Panama papers?
Ecco, quelli.
Loro e l'esercito di professionisti che gli permette di eludere il fisco e fregare il futuro ad un pezzo di paese.
Ma anche per loro arriva il momento della riflessione, in cui la vita ti mette davanti alle tue scelte, per un bilancio.
E ti chiedi se ne è valsa la pena ...

La scheda del libro (qui l'incipit):

Ghezzi e Carella, Monterossi e Falcone: due coppie di detective e un delitto nella Milano ricca. Tra ironia e amara analisi sociale, un thriller intrecciato con mano sicura da un abile narratore.
«E ho pensato che avevo sbagliato vita, che così non andava bene, e che intanto mi ero perso delle cose, e moltissime altre, forse più importanti... cose... persone... a cui ho pensato sempre...».Umberto Serrani è un elegante, anziano, ricco signore cullato dai suoi rimpianti. Riservato, distaccato, finalmente padrone del suo tempo dopo una vita passata a «mettere al sicuro» le fortune altrui, specie se sospette e ingombranti, un lavoro che gli ha permesso di tessere legami invisibili che arrivano dappertutto.Quando apprende della morte di Giulia – un amore di venticinque anni prima, intenso, totale, un rimpianto mai sopito – decide di capire, agire, pagare vecchi debiti. Vuole sapere di quella morte assurda che sembra uno scippo finito male, chi è stato, perché. E vuole sapere tutto di quella donna per tanti anni amata nel silenzio e nella lontananza, della sua vita solitaria e ordinata, delle sue speranze e delle sue difficoltà, della figlia Sonia, promettente soprano.Assolda per questo una coppia di strani investigatori, Carlo Monterossi e Oscar Falcone: il primo è un mago della televisione, che però odia; il secondo sa nuotare in tutti gli ambienti e ha uno speciale sesto senso per le cause giuste. Intanto, sull’omicidio lavorano anche Ghezzi e Carella, sovrintendenti di polizia, «due cani da polpaccio», che vogliono chiudere il caso, fare giustizia, capire.I quattro, indipendentemente gli uni dagli altri, dragheranno le acque fetide che hanno inghiottito Giulia, con il sottofondo delle arie d’opera in cui la giovane Sonia si esercita per realizzare il suo sogno.Ogni libro di Alessandro Robecchi contiene personaggi, intrecci e tanta materia narrativa da poterne ricavare più romanzi; dialoghi tesi, un parlato da duri e un esemplare umorismo di costume sui nostri tempi. E le sue storie traggono sempre spunto da un’amara osservazione sociale e umana. In Follia maggiore c’è l’agonia silenziosa del ceto medio che attrae appetiti criminali, e un malinconico «discorso dei rimpianti» sulle cose perdute che non torneranno. Mai.

Presa diretta - Il tema degli appalti pubblici

La puntata di Presa diretta su corruzione e appalti pubblici, “Appalti fuori controllo”, comincia con la Salerno Reggio Calabria, emblema di come non bisogna gestire la spesa pubblica: oggi si chiama autostrada del Mediterraneo, inaugurata dopo decenni dall'avvio ai lavori.
Lavori inquinati dalla presenza della ndrangheta, dalla corruzione, da lavori fatti male.
Come la galleria killer, dove sono avvenuti due incidenti simili: lavori collaudati nel 2009, mentre c'era un muretto che non doveva esserci, su cui si è schiantato un ragazzo, Domenico Napoli.

Dopo 4 mesi dall'incidente di Domenico, altri 4 ragazzi sono morti sullo stesso muro: niente luci, niente guardrail. Solo dopo il secondo incidente Anas ha messo in sicurezza la galleria e ora c'è un processo a 13 persone che hanno realizzato questa galleria.

Alessia Candito, giornalista, chiama la Salerno Reggio Calabria il corpo del reato più lungo del paese: da una serie di inchieste sulla criminalità organizzata e ordinaria emerge un controllore vicino al controllato e non ai cittadini, che sono i committenti.
Colpa di come sono gestiti gli appalti.
Colpa di come sono fatti i lavori.
Colpa di come non sono fatte le manutenzioni: come per i ponti crollati in Brianza nel 2016 e precedentemente in Liguria, in Sicilia (il ponte Scorciavacca crollato dopo l'inaugurazione).
Tratti di strade o di viadotti che crollano dopo essere inaugurati o al termine dei lavori.

Abbiamo bisogno di investimenti per mettere in sicurezza il nostro patrimonio infrastrutturale: in questi ultimi anni spendiamo solo 200ml di euro l'anno, molto poco.
Insomma, abbiamo bisogno di lavori pubblici per far ripartire l'economia ma abbiamo un sistema di appalti che è pieno di buchi.
Troppe stazioni appaltanti, troppi sprechi negli appalti (30miliardi di euro l'anno), su un totale di 115 miliardi, il 7% del PIL.

Come possiamo sradicare il problema della corruzione negli appalti pubblici?

Salerno Reggio Calabria: il viadotto sul fiume Mesina è oggi oggetto di indagine, perché opera potenzialmente a rischio.
Il fiume che passa sotto il viadotto, scava le fondazioni dei piloni: nello studio idrogeologico doveva essere studiato l'effetto del fiume sul ponte. Come hanno potuto progettare questi viadotti?
La procura di Vibo Valentia ha scoperto che mancava l'autorizzazione dell'autorità di bacino, ovvero non è stato fatto nessuno studio idraulico da parte dell'Anas.
Questo ente sa come e dove realizzare le opere sui territori, specie quelli a rischio: i quattro viadotti sono stati realizzati senza rispettare in modo legittimo la legge.

Carlo Tansi, responsabile della Protezione civile non ha mezzi termini: è un'opera abusiva, è assurdo che si costruisca laddove c'è il rischio che la gente possa morire.
Anche l'azienda che ha vinto l'appalto era consapevole dei rischi e aveva infatti incaricato un consulente esterno che aveva espresso i suoi dubbi, su questo progetto carente.

Il responsabile dell'Anas, Ferrara si è nascosto dietro l'indagine in corso: “comunque non c'è un rischio per chi percorre la strada”, rassicura.
Stiamo parlando di Anas, un colosso dei lavori pubblici, che gestisce 60mila km di strade sul territorio.

Il principale indagato dell'inchiesta è un costruttore bergamasco, Cavalleri: l'inchiesta è partita da un controllo che ha portato ad una serie di controlli da parte della Finanza sulla ditta.
Sono emersi problemi di cattivi materiali, sovraspese per materiali non usati (13ml su un appalto da 60ml, su una gara vinta col ribasso del 30%).
Si risparmiava sui progetti per lucrarci sopra, fatto confermato anche dal direttore dei lavori.
Quel tratto di strada è potenzialmente a rischio anche per la qualità dell'asfalto: in pochi anni sono stati registrati 14 incidenti in quei 9km di strada della Sa-Rc.
Anas è responsabile per i controlli non fatti o non approfonditi: l'avvocato difensore di uno degli indagati dell'Anas parla di solitudine dei controllori, che non hanno competenze per verificare tutto...
Ma allora come possiamo fidarci dei lavori fatti?

Oggi la Cavalleri SPA è in concordato preventivo, il titolare è stato arrestato nel 2017 e oggi è ai domiciliari.

Ci sono state nel passato altre inchieste su Anas, i suoi uffici centrali, come quello sulla “dama nera”, che preparava gli appalti su misura per imprenditori con pochi scrupoli.

Ma ci sono anche costruttori coraggiosi come Gaetano Saffioti che, con le sue denunce contro la ndrangheta, ha fatto arrestare 48 persone.
Si è ribellato alla tassa mafiosa e, anche per dare un segnale di libertà al figlio, ha detto basta alle pressioni degli ndraghetisti.
Ma dopo le denunce la sua impresa ha smesso di lavorare in Calabria e anche in Italia, per fortuna nel resto del mondo ha decuplicato il fatturato.
C'è un problema in Calabria e anche in Italia: c'è un sistema che non funziona, dove ci si mette d'accordo sui lavori, su chi deve vincere.
L'autostrada A3 non è finita ed è stata fatta male, è stata fatta cioè per essere ricostruita: lavori che devono essere continuamente rifatti.
Calcestruzzo depotenziato, strutture insicure strutturalmente.

LE inchieste sui lavori del Terzo Valico hanno riguardato direttamente il general contractor, i cui vertici sono stati azzerati.
La procura di Genova ha intercettato costruttori e dirigenti di Cociv, il general contractor della Milano Genova: gli appalti si vincevano grazie alle escort, alle solite buste coi soldi.
Il GICO ha usato le intercettazioni con cimici, per il lavoro di indagine che è durato tre anni: appalti per 3 miliardi di euro, di cui 800 ml finiti in mazzette.
Significa lavori che non finiscono ai migliori, appalti per lavori fatti male: dietro Cociv ci sono grandi nomi delle costruzioni, come Salini e Impregilo.
In questi lavori è alto il rischio che si crei un cartello tra imprese per far fuori i concorrenti.

Oggi i lavori di Cociv sono decisi da commissari che vivono in clausura, senza possibilità di contattare persone verso l'esterno: a questo si deve ricorrere per fare lavori fatti bene in Italia.
Ma possibile che non si possa in modo diverso?

Per legge, il general contractor ha facoltà di nominare il direttore dei lavori, il controllore dei lavori. Controllo che doveva essere fatto anche da Ferrovie dello Stato.
Ma anche loro, come per Anas in Sicilia, non avevano sentore di nulla.

Le aziende private pagheranno i ritardi, certo: ma i lavori continueranno con la Cociv.
La legge obiettivo è figlia di Lunardi e Berlusconi, nel 2001: l'idea era affidare ai general contractor enorme potere per consegnare le opere chiavi in mano allo Stato.
Una legge criminogena l'aveva definita Raffaele Cantone e oggi lo dice il collega Corradino: il controllo sui lavori della Legge Obiettivo è inefficace, il general contractor è in palese conflitto di interesse.

Lunardi oggi si difende dicendo che se avessero mano alla legge avrebbero ritardato i lavori, mentre era compito di Anas e Ferrovie dello Stato fare opera di sorveglianza.
Peccato però che le 126 opere pubbliche (dal costo di 125 miliardi) della Legge di Lunardi non si siano realizzate: tra queste c'erano la Torino Lione, il Ponte sullo Stretto e la Salerno Reggio Calabria e la Metro C a Roma.
Tutte opere non completate o in ritardo.
E i costi di queste opere sono pure lievitati in modo abnorme: sono tutti costi sulle spalle degli italiani di domani, non sulle spalle dei Lunardi del caso.
L'elenco delle opere incompiute è oggi salito a 762 opere...

Il ministro Delrio ha riformato il codice degli appalti: meno stazioni appaltanti con dentro gente competente, un limite alla regola del massimo ribasso (per le gare sopra 2 ml di euro).

Il risultato è che oggi molte gare sono sotto la soglia dei 2 ml, magari spezzettandole, dunque ancora col massimo ribasso: sono opere fatte male e nemmeno si risparmia perché poi le imprese si rifanno con le modifiche in corso d'opera.

Altro problema è che mancano i decreti attuativi, come quelli che dovevano ridurre le stazioni appaltanti con personale adeguato (ingegneri e avvocati): stiamo ancora perdendo tempo e il codice degli appalti potrebbe essere un'occasione mancata.

Il professor Piga, dell'università di Tor Vergata vede proprio nel sistema degli appalti uno dei problemi del paese, per la scarsa competitività, per la scarsa qualità dei lavori, per i costi extra per lo Stato.
LA spesa pubblica improduttiva negli appalti, come quella che deriva dalla corruzione, doveva essere oggetto di seria spending review.
Si parla di 30miliardi di euro di sprechi, l'87% di questi è dovuto alla incompetenza, il resto alla corruzione: sarebbe una buona politica, se ci fosse una vera politica per una pubblica amministrazione al servizio dei cittadini e delle imprese, oneste.

L'OIGE è l'ente di ingegneria che analizza i bandi del pubblico: un bando su due è fatto male, hanno rilevato. Significa ricorsi, ritardi, inefficienze.
Colpa del principio per cui, in Italia, si fanno i lavori pensando alle spese su cui mangiarci sopra, senza fare una vera fase di progettazione – dice Italia Sicura, commentando i lavori presentati nella città metropolitana di Roma.
Non ci sono competenza per fare i capitolati, per fare delle ispezioni: sono lavori che non si insegnano nemmeno nelle università.

Serve avere negli enti appaltanti personale tecnico e preparato – spiega il professor Valducci, dell'università di Firenze: si impara a lavorare per affiancamento, ovvero si reiterano gli stessi errori del passato.

Il confronto con la Germania: gli appalti sono 444miliardi, il 20% della spesa pubblica, questo paese è al settimo posto nella classifica di Transparency International e chi lavora nelle stazioni appaltanti ha studiato per fare quel lavoro.
La differenza con la Germania la fa la formazione, nell'università di Kehl, nella scuola dei “sindaci”, per la formazione degli amministratori pubblici dove c'è l'alternanza tra scuola e lavoro, nelle amministrazioni.

Anche in Germania ci sono scandali, come i lavori lunghi per l'aeroporto di Berlino: qui chi sbaglia paga, in Germania l'11% della popolazione carceraria è composto da corrotti (in Italia siamo allo 0, qualcosa per cento).
In Germania non conviene essere corrotti o corrompere: la prescrizione non falcia i processi come succede da noi.

L'intervista al ministro Delrio

Siamo a buon punto sui decreti attuativi (siamo a sei-sette), Palazzo Chigi sta revisionando il punto sulle stazioni appaltanti, che saranno sotto le 5000 (oggi sono 35mila).
Molto dipenderà da come le amministrazioni si adegueranno al decreto.
Ma un punto su cui il ministro tiene molto è l'essere arrivati a gara con un progetto vero, esecutivo e questo ha stimolato le società di progettazione: quest'anno Anas farà 80ml di lavori in progettazione.

I lavori al massimo ribasso: il governo ha aumentato la soglia da 1 a 2 ml sul massimo ribasso (un'anomalia italiana) per accompagnare le modifiche.
Chi sta boicottando la riforma?
LA legge è stata avversata perché richiede trasparenza, è contro la corruzione, come ha rilevato anche l'Anac di Cantone.
Ma la vera innovazione è togliere di mezzo la burocrazia: a Melzo l'appalto della scuola è stato fatto in modo completamente digitale, usando un sistema studiato dal Politecnico di Milano, già in uso negli Stati Uniti.

15 gennaio 2018

Di politica se ne vede poca

Come raccontava venerdì il direttore de l'Espresso Damilano a Propaganda Live, si chiede ai giornalisti la loro opinione politica in vista di elezioni dove, da parte dei candidati, di politica se ne vede pochina.
Berlusconi con le solite promesse su pensioni e recupero dall'evasione.
Il m5s che ancora non spiega da dove prenderanno i soldi per le loro proposte.
La Lega che viene messa in difficoltà dallo stesso Berlusconi ("In Italia criminalità di 476mila immigrati che per mangiare devono delinquere") e allora via alla dichiarazione scioc(ca) "Razza bianca a rischio".
L'unica cosa certa rimane l'inciucio post 4 marzo, negato ma sempre più probabile visti i toni di Renzi e B. contro il m5s.

La lotta alla corruzione a Presa diretta

La seconda inchiesta di Presa diretta riguarda ancora una volta un tema importante per il nostro paese: la lotta alla corruzione.
Come già detto per la passata inchiesta, siamo entrati in campagna elettorale e a marzo sceglieremo (indirettamente) i politici da mandare in Parlamento e che dovranno occuparsi di questi temi (la mobilità, la lotta alla corruzione e agli sprechi): importante allora capire di cosa si parla quando si dice corruzione, quale l'impatto nella spesa pubblica, quali sono le cause e quali i rimedi, magari andandoli a prendere da altri paesi.

La corruzione è spesa pubblica inefficiente, che non viene destinata per il bene comune, per tutti, ma che finisce nelle tasche di pochi (e che poi magari nascondono i soldi in paradisi fiscali).
La corruzione è l'appalto pubblico cucito su misura per quel concorrente che deve vincere la gara d'appalto.
La corruzione è il concorrente della gara che avvicina il funzionario pubblico per avere informazioni sui concorrenti e partire da una posizione di vantaggio.
La corruzione è quella sentenza aggiustata, per favorire Tizio a discapito di Caio, nei Tribunali penali o nel Tribunali Amministrativi fino al Consiglio di Stato.
La corruzione è il tumore che si mangia le risorse pubbliche, che uccide il libero mercato perché favorisce i furbi a discapito dei meritevoli e degli onesti. La corruzione è la causa delle opere pubbliche inutili, messe a piano perché ci si deve mangiare sopra e che non finiscono mai.
La corruzione è il debito pubblico che cresce, in termini assoluti, costringendo i governi a fare tagli di spesa (altri) che poi si ripercuotono sui servizi pubblici (ospedali, trasporti).

Sono concetti che si sentono ripetere da anni, fino allo sfinimento. Eppure corrotti e corruttori (in tutte le formule giuridiche che il legislatore ha trovato per rendere più complicato l'individuazione dei reati) ancora prosperano in mezzo a noi: come ha raccontato Davigo, commentando l'inchiesta di Mani Pulite, si è solo fatta selezione della specie.
Ora non esistono più mazzette pagate in contanti come ai tempi di Mario Chiesa (la mela marcia..): la dazione si paga in tanti modi, dai beni in natura, all'assunzione di un parente, alla consulenza in cambio dell'appalto.
Non esistono più conti in Italia o in Svizzera: i soldi viaggiano all'estero nei paradisi e, se non ci fosse qualcuno che ruba i dati dagli studi privati a Panama, nemmeno conosceremmo i nomi di politici, vip e imprenditori coi soldi in paradiso.
Le intercettazioni, quando non penalmente rilevanti (e lo stabilità l'ufficiale di polizia giudiziaria, spesso) nemmeno finiranno sui giornali, per cui nemmeno riusciremo a capire quali interessi si nascondono dietro una certa opera strategica: penso ad esempio a Tempa rossa e a quell'emendamento che tanto stava a cuore al fidanzato dell'ex ministro Guidi.
Certo, c'è l'unità anticorruzione di Cantone che in questo momento sta vigilando su Spelacchio, ma purtroppo interviene dopo, non prima.
E poi ci sono le leggi.
Questo governo doveva mettere mano a quell'obbrobrio della Legge Obiettivo di Berlusconi e Lunardi, del 2001: una legge sulle grandi opere (incompiute) che affidava al controllato (il consorzio o impresa che deve fare i lavori) la scelta del controllore.
E così si sono creati i mostri come il Mose a Venezia, come la Salerno Reggio Calabria, come i lavori per l'alta velocità in Piemonte e in Lombardia...
Una parte del servizio sarà dedicata proprio alle inchieste, 14, sulla Salerno Reggio Calabria: inchieste che hanno riscontrato infiltrazioni della 'ndrangheta, corruzione di funzionari pubblici e truffe legate alla cattiva realizzazione dei lavori.

Gaetano Saffioti è uno dei (pochi) imprenditori che hanno denunciato questo sistema e che ora vive sotto scorta, h24: racconterà al giornalista di come la 'ndrangheta entrava nei cantieri, indicasse chi assumere, da quali cave prendere il materiale, da chi comprare il calcestruzzo.
Ogni giorno doveva pagare una nuova tassa, l'IVAM: l'iva per la mafia.
La denuncia contro gli ndranghetisti l'ha fatta anche per dare un esempio a suo figlio: se vuoi fare questo lavoro devi imparare che non ci si deve piegare a questi ricatti.

Ecco, Delrio ha riformato il codice appalti, ma si sono dimenticati di circa un centinaio di decreti attuativi, che rendono al momento vana la riforma.
In questa campagna elettorale sentiremo ripetere, da tanti, che questo paese ha bisogno di infrastrutture: il TAV in Val di Susa, il ponte sullo Stretto, per citare alcuni esempi.
Dovremmo chiedere ai candidati in che modo intendono garantire che questa spesa (che assorbe una quota del PIL superiore a quella destinata all'istruzione) sia usata in modo corretto.
Perché questo è anche il paese dei viadotti che crollano, delle strade dissestate, delle autostrade che non finiscono mai.
La scuola di Melzo

Eppure ci sono altre vie per gestire gli appalti per i lavori pubblici: a Melzo è stata appena consgnata la nuova scuola, per costruirla è stato utilizzato un sistema di digitalizzazione edilizia.
È stato costruito u n modello virtuale dell'edificio, non più solo un modello cartaceo, che contiene tutte le informazioni per la sua realizzazione: la qualità e la quantità degli elementi, le loro geometrie, la manutenzione. Tutte le informazioni necessarie sia per la fase di realizzazione sia per la fase di gestione sono contenute in questo modello virtuale, cui tutti possono accedere eventualmente.
In un unico strumento si vede l'opera, nelle sue parti nascoste, la documentazione di queste parti, l'offerta fatte dall'azienda, i contratti sottoscritti, le caratteristiche dei materiali impiegati.
Chi, per esempio, ha realizzato una parte di calcestruzzo, con quali quantità e qualità di cemento, chi ha fatto i controlli e con quali esiti.
E' un modello che garantisce la massima trasparenza, con l'obiettivo di consegnare lavori che rispettino gli obiettivi iniziali.
Non dovrebbe più essere possibile nascondere o modificare le informazioni, nelle variazioni di appalto che poi si celano nella montagna di carta di un progetto.
Facendo le cose per bene – commenta il giornalista che stasera racconterà questa storia – ci hanno guadagnato tutti: l'amministrazione e anche l'azienda.

La scheda della puntata: Appalti fuori controllo (l'anticipazione su Raiplay)
Un'inchiesta sui soldi pubblici per capire se vengono spesi bene e se le “regole del gioco” sono le stesse per tutti.115 miliardi di euro sono i soldi spesi ogni anno in appalti nel nostro paese, quasi il 7% dell’intero Prodotto Interno Lordo. Tanti, tantissimi soldi utilizzati dallo Stato per la costruzione e la manutenzione di strade e di infrastrutture. E con tutto questo denaro pubblico riusciamo ad avere strade, ponti e viadotti sicuri? In Italia solo negli ultimi 4 anni ci sono stati 7 morti e altrettanti feriti a causa di ponti e viadotti crollati. Cosa non ha funzionato nella filiera delle responsabilità tra enti gestori, aziende costruttrici e stazioni appaltanti?
PresaDiretta ha fatto un viaggio in giro per l’Italia delle opere pubbliche e delle infrastrutture, dalla Calabria alla Liguria. Quanti soldi si sprecano a causa della poca efficienza o della scarsa preparazione dei tecnici e dei funzionari pubblici? Una ricerca internazionale pubblicata dall'American Economic Review, ha calcolato che la nostra pubblica amministrazione spreca nella gestione degli appalti 30 miliardi di euro ogni anno.
Le telecamere di PresaDiretta sono state in Germania dove ci sono scuole di alta specializzazione per i funzionari che dovranno maneggiare il denaro pubblico, dove chi sbaglia paga, dove c’è una normativa chiara e le gare sono trasparenti. E i ponti non crollano.
Sono sempre più urgenti gli investimenti necessari per formare funzionari pubblici davvero competenti, capaci di gestire una materia complessa e delicata come quella degli appalti.
A un anno e mezzo dall’approvazione del Nuovo Codice degli Appalti, mancano ancora i decreti attuativi. Il numero delle “stazioni appaltanti” e cioè dei soggetti che possono gestire l’appalto per un’opera pubblica, è ancora troppo alto e mancano gli strumenti per la formazione dei funzionari e del personale tecnico.
E intanto con questi ritardi il settore appalti invece di essere un volano per tutta l’economia del paese, arranca.
APPALTI FUORI CONTROLLO”, è un racconto di Riccardo Iacona con Giuseppe Laganà, Luigi Mastropaolo, Massimiliano Torchia.


14 gennaio 2018

Ogni voto è utile in democrazia

Far perdere il PD vorrebbe dire far vincere la destra razzista, populista e xenofoba.
Certe soddisfazioni non hanno prezzo.
[Ellekappa su Repubblica del 13 gennaio 2018]

Chi non vota PD (alle elezioni nazionali o a quelle regionali) vota per l'estrema destra.
Chi fa perdere il PD (sottotitolo, chi vota per Grasso e Libero e Uguali), fa vincere Casa Pound, Forza Nuova, Salvini e Berlusconi.
Abbandonata, immagino definitivamente, la maschera dei pacieri, dei pontieri con la “sinistra”, sono cambiati i toni del cosiddetto dibattito: questi (le vignette di ellekappa sono un esempio) sono le battute che girano.
Siamo tornati ai tempi della scorsa campagna elettorale, quella sul referendum, se non voti sì, voti come la destra di Berlusconi o di Salvini.
Passato un anno e passa, pensavo che l'onesta intellettuale dei renziani fosse cresciuta: oggi ti dicono che se non voti Gori allora sei della solita sinistra che vuole perdere. Quella che ci farà ritornare a Berlusconi e, peggio ancora, ai fascisti.

Il candidato PD nemmeno passato dalle primarie, per cui Formigoni è un buon amministratore (meglio di Maroni),che ha votato come Maroni si al finto referendum leghista sull'autonomia...

A proposito, ma Gori non lavorava per Berlusconi, prima? Fa niente...
Renzi ai tempi delle primarie del 2012

Così, secondo il ragionamento del voto utile, per non far vincere Berlusconi, dovremmo votare per il partito che si allea con Casini (candidato nella lista di centro a Bologna e senza un avversario PD), con la Lorenzin e che per battere la destra candida in Lombardia un politico che di certo non proviene dalla sinistra.
E che magari porterà avanti anche politiche (su sanità, istruzione) in continuità con quanto fatto finora.
Qual è la differenza allora?

E nemmeno dobbiamo sentirci offesi se noi, che siamo quelli che avevano combattuto il berlusconismo prima, ci permettiamo di rispondere che si vota in base alla propria testa.
Certo, la mia generazione ha colpe gravi di cui deve fare ammenda: è quella che ha portato a Palazzo Chigi il berlusca nel 1994, è la generazione del Salvini e dei Cota.
Ma ora sentirci rinfacciare anche il ritorno delle destre è troppo.
Dopo il jobs act, i voucher, la buon scuola, la legge sulle intercettazioni, le trivelle, il ponte sullo Stretto, quelle strane pensioni posticipate di alcuni magistrati, la guerra ai magistrati, il falso in bilancio introdotto il buco, i condoni, la guerra ai sindacati, la riforma costituzionale imposta a maggioranza, le leggi elettorali con la fiducia, le leggi sui diritti civili usate come foglie di fico per nascondere il resto, i conflitti di interesse del ministro Boschi, le telefonate con De Benedetti …

Il dibattito sul voto utile oltre ad essere offensivo, è pure stantio, vecchio: abbiamo già dato sul voto utile.
E abbiamo anche già dato sul tema del male minore: turatevi il naso e votate PD, ci dicono, anche qui, come ai tempi del referendum (la riforma fa schifo ma va votata, perché altrimenti ..).
A furia di voto utile e di male minore ci siamo trovati in un paese diviso, con tante tensioni sociali, col fenomeno dei working poor e degli sfruttati.

E dove le istanze degli ultimi, degli sfruttati e degli indifesi sono state lasciate in mano alla destra, quella del “prima gli italiani”.

13 gennaio 2018

Fiori sopra l'inferno, di Ilaria Tuti




Non scordare: noi camminiamo sopra l’inferno, guardando i fiori.
 
Kobayashi Issa (1763-1828) 
Austria, 1978 
C’era una leggenda che gravava su quel posto. Una di quelle che si appiccicano ai luoghi come un odore persistente. Si diceva che in autunno inoltrato, prima che le piogge si tramutassero in neve, il lago alpino esalasse respiri sinistri.Uscivano come vapore dall’acqua e risalivano la china insieme alla bruma del mattino, quando la gora rifletteva il cielo.
Era il paradiso che si specchiava nell’inferno.Allora si potevano sentire sibili lunghi come ululati, che avvolgevano l’edificio del tardo Ottocento, sulla riva est.La Scuola. Lo chiamavano così, giù in paese, ma quelle mura avevano mutato destino e nome diverse volte nel tempo: residenza di caccia imperiale, comando nazista, preventorio antitubercolare infantile.

Sono rimasto rapito da questo thriller, che è qualcosa di più, molto di più che il solito giallo su un serial killer.
Non avevo mai letto, fino ad oggi, un libro in cui fossero presenti la morte, il dolore, la tensione narrativa e la tensione per una caccia all'uomo. Il mostro, l'assassino che ha ucciso e che ucciderà ancora, e che va fermato.
No, nel romanzo di Ilaria Tuti, ambientato nelle sue montagne alpine, nel paese inventato ma reale (come forse la Vigata di Camilleri) di Travenì, c'è anche l'amore: l'amore di una madre per i propri figli, l'amore di una donna per quel figlio che non ha mai avuto. L'amore di un padre, che poi non è un vero padre, nei confronti di un figlio che non è suo figlio, ma l'unico essere umano con cui avere un rapporto umano ..
L'amore, il dolore, la morte e anche l'ostilità nei confronti di coloro che vengono da fuori, i nemici, i forestieri, gli invasori: siamo sulle Alpi, sulle Dolomiti, in pieno inverno, nel piccolo paese di Travenì. Una comunità piccola e chiusa che vive da sempre seguendo antichi rituali, come i diavoli che discendono la montagna nella notte di San Nicola, con le fiaccole che incendiano la neve.
Una piccola comunità gelosa dei suoi segreti, dove ci si conosce tutti e dove chi viene da fuori è considerato uno straniero.
Il corpo giaceva sull’erba, coperto di brina. Il candore della pelle contrastava con il nero dei capelli e del pube. Sullo sfondo, il verde cupo della natura di montagna.

Qui viene ritrovato il cadavere di un uomo, un tecnico che stava lavorando al nuovo progetto di un impianto sciistico: chi l'ha ucciso ha infierito a mani nude sul volto, strappandogli gli occhi, ma ricomponendone il cadavere, proteggendolo dagli animali del bosco con delle trappole.
Altro particolare misterioso, ha lasciato un pupazzo a guardia del corpo, forse, vestito con abiti del morto e con materiale proveniente dal bosco.

Teresa fissava gli occhi fatti di bacche.«Dobbiamo capire dove le ha prese l’assassino» disse.
«Non ne ho viste là attorno e non credo siano un dettaglio di poco conto.»Il sostituto procuratore annuì.«Che cosa possono significare?» chiese.Teresa non ne era ancora certa, ma aveva un sospetto.
«Per lui era importante che ci fossero» disse.
«Se il totem rappresenta l’assassino, allora il killer sta osservando qualcosa.»Ma cosa? La vittima mentre stava morendo o il villaggio poco distante? Durante il sopralluogo, Teresa aveva notato che da quell’angolazione il fantoccio sembrava guardare il campanile della chiesa di Travenì, e quel particolare l’aveva inquietata.«L’assenza della bocca lo rende inespressivo» fece notare Gardini.
 
«In questo modo, l’assassino ha schermato le sue emozioni» gli spiegò lei.
«È impossibile dire che cosa abbia provato in quel momento, se rabbia o paura, tormento o esaltazione.»
 
Il sostituto procuratore emise un sospiro che vibrava di tensione.«Non ha lasciato indizi sui moti interiori che lo hanno spinto ad agire» mormorò. 
«Non ha voluto lasciarli» lo corresse Teresa.
«Non credo si tratti di una dimenticanza casuale.»
 
«Che cosa ti fa propendere per un’ipotesi del genere?»«Il fatto che sia stato così meticoloso nella preparazione della scena. Deve averci fantasticato parecchio. Era esattamente così che dovevamo trovarla. Ricordiamoci delle trappole. È un perfezionista. » 
«Quindi ci ha portati fino a un certo punto ma poi ha scelto di nasconderci i suoi pensieri.»Teresa annuì.«Mi chiedo se anche l’assenza del naso sia un occultamento inconscio» disse.
«Un organo di percezione più sensuale della vista, intimamente legato alla libido…»«Se così fosse, che cosa ne deduci?»[..]
 
«Il ritratto che intravedo è ancora rozzo» disse. «Se davvero l’occultamento dei sensi non è casuale, mi fa pensare a una personalità fortemente repressa, che vive una sessualità malata. Ma è ancora presto per dirlo» tornò a chiarire. 
Le immagini successive erano particolari dell’orologio della vittima: era stato allacciato al contrario al ramo che funge va da polso, con il quadrante verso il legno. Teresa non aveva idea di che cosa significasse. 
«Gli occhi della vittima?» chiese il questore in un sussurro, le dita incrociate davanti ai baffi brizzolati. Teresa le aveva viste tormentarsi per tutto il tempo. 
«Non li abbiamo trovati» rispose.
«Colpa degli uccelli, forse. Oppure sono un trofeo che l’assassino ha portato con sé. Hanno un forte valore simbolico. Gli occhi scoprono il mondo, lo osservano, lo misurano » spiegò gesticolando.
 
« Guardano e desiderano: forse qualcosa che non avrebbero dovuto? Sono lo specchio dell’anima, si dice. Qualcosa di vero deve esserci, se spesso gli assassini li coprono alle vittime per non sentirsi giudicati, perché l’intento di uccidere non venga meno.»

Ad indagare su questo delitto, macabro, dalla città arriva il commissario Teresa Battaglia, esperta profiler di assassini seriali come si teme possa essere anche questo.
Nella neve e nel fango nel bosco verrà raggiunta dall'ispettore Massimo Marini, appena inserito nella sua squadra, col quale porterà avanti un rapporto di incontro-scontro, per la differenza tra i due caratteri.
Tanto burbero, ruvido anche, quello di Teresa.
Tanto bisognoso di attenzioni, quasi da seduttore, quello del giovane Marini.
Così diversi eppure accomunati da un segreto, sul loro passato. E, per Teresa, un segreto sul suo presente per una malattia che potrebbe pregiudicare la sua professione.

Saranno loro a cercare di dare un nome all'assassino, un volto e un perché.
Un assassino capace di tanta violenza ma anche di tanta meticolosità.
Un assassino con un'enorme forza, che conosce i boschi e che sa come muoversi senza lasciare tracce.
«Ritualità. Mutilazione. Staging. Devo continuare? Sembra... sembra un inizio.»
«L’inizio di cosa?» Lei lo guardò come se fosse ovvio.
«Di una storia di morte» disse. Massimo sedette di fronte a lei.
«Crede che ucciderà ancora?»

Un assassino che, purtroppo, farà altre vittime: un ragazzo che verrà aggredito, una donna in macchina, un altro uomo ...
Cosa lega tra loro le vittime, perché vengono scelte dall'assassino?
L'indagine di Teresa e Massimo si scontra col clima di omertà nel paese. Intuiscono che i delitti sono legati a quei segreti tra le famiglie del paese, storie di tradimenti e di piccole violenze nel chiuso delle case. Violenze che colpiscono proprio le persone più vulnerabili come le donne e i bambini.

Ecco a cosa assomigliava lo spettro quando la scrutava dalla foresta: a un teschio bianco e lustro. Lucia era sicura che anche Mathias ne avesse visto uno, il giorno antecedente.

E coi bambini, almeno con una bambina dei bambini del paese, il “mostro”, l'assassino, sembra avere uno strano rapporto, fatto di sguardi e di doni.
Mettendo assieme tutti i tasselli della storia, Teresa riesce a tracciare il profilo della persona che stanno cercando: perché Teresa, oltre che il suo segreto, ha anche un dono, la capacità di saper guardare oltre i fiori, oltre le apparenze. Per comprendere la mentalità degli assassini bisogna saper pensare con loro, empatia, comprendere il dolore che per anni ha scavato un solco nella loro vita

«Le sto chiedendo quanto è bravo.»Lei scosse la testa.
 
«Non è bravo, è feroce. Ma c'è davvero differenza fra le due cose? Io non lo so. E' forse bravo un lupo che divora la preda o è semplicemente se stesso?» 
Massimo ricordò il discorso iniziato nel bosco dietro la casa dei Kravina. 
«Sta dicendo che lui è così e non può evitarlo» disse. 
«Suona male, parecchio male.»Lei sorrise. Sembrava stanca o forse era solo annoiata dalle chiacchiere di quello che considerava un neofita, nemmeno troppo capace. 
«Forse loro vedono il mondo meglio di noi» disse in un sussurro. 
«Vedono l'inferno che abbiamo sotto i piedi, mentre noi contempliamo i fiori che crescono sul terreno. Il loro passato li ha privati di un filtro che a noi invece è stato concesso. questo non vuole dire che abbiano ragione a uccidere, o che io li giustifichi.» 
«E allora che significa?» 
«Che in un lontano passato hanno sofferto e quella sofferenza li ha trasformati in ciò che sono. Io questo non lo posso dimenticare.» 
Era la prima volta che quella donna diceva qualcosa di personale e lasciava intravedere il suo vissuto, per quanto in modo nebuloso.Massimo si aggrappò a quella fune che lei gli aveva lanciato dal suo mondo, certo che se ne sarebbe presto pentita, ritirandola. 
«Non lo può dimenticare? Che intende dire?» le chiese, temendo di spingersi troppo oltre, ma incapace di fermarsi.Lei, però, sembrava persa in altri pensieri. 
«Perché io, come loro, vedo oltre i fiori. Vedo l’inferno» mormorò.

L'altra storia, la genesi dell'orrore

Il racconto si muove su due piani letterari, la storia ambientata nel presente, nel freddo della neve.
E la storia del passato, che comincia con una scuola, sperduta sulle montagne, un orfanatrofio dove si respira un'aria cupa, dove non si sentono i pianti e le voci dei bambini. Ma solo silenzio.
Il silenzio dell'anima.

Una nuova alba stava sorgendo sulla Scuola. La luce era quella di un sole malato: non scaldava, non rincuorava. Avanzava lenta sulla pietra della piccola cappella conquistando l’ombra, ma essa stessa era ombra sotto mentite spoglie.

Succedono cose strane dentro questa scuola, dove i bambini non hanno un nome ma solo un numero. Come il numero 39. E dove viene chiesto alle persone che vi lavorano di dimenticare:
Insieme calarono i cappucci bianchi sul viso. «E ricorda» mormorò, prima di abbassare la maniglia. «Vedi, osserva, dimentica.»

Il mistero di quanto succede nella scuola riguarda i delitti che sono avvenuti in valle: un mistero che farà vedere con occhi diversi il mostro, che non è un mostro.
Mostri sono semmai altri, forse persino gli abitanti di quel paese dall'aspetto fiabesco: mostri che compiono le loro violenze nei confronti dei bambini, “bambini che sopravvivono, che lottano, che amano nonostante tutto”.

Tutto è perfetto in questo romanzo che non cala mai di ritmo, asciutto nello stile, mai pesante e nemmeno troppo truculento. La vita e la morte sono raccontate senza troppi particolari macabri, con grande rispetto.
Perfetta l'ambientazione, i “panorami annichilenti” della valle e delle montagne silenziose.
Perfetto il dualismo tra la coppia di investigatori che, nonostante gli screzi iniziali, si completeranno nell'evolversi delle indagini, in un crescendo di tensione fino ad un finale che, almeno a me, mi ha toccato nel profondo.
Incontreremo il commissario Battaglia alle prese con altre indagini:
Aveva appena vinto una sfida e un’altra ancora più importante la aspettava con se stessa. Era sempre lei l’artefice della propria fortuna, lo sarebbe stata anche in futuro.

La scheda del libro sul sito dell'editore Longanesi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

12 gennaio 2018

Discrezionalità

La procura di Roma ha deciso, discrezionalmente, che la chiacchierata tra De Benedetti e il suo broker (e soprattutto il fatto che fosse informato di un futuro decreto del governo Renzi) non avesse dietro nessuna notizia di reato.
La stessa procura che ora ha deciso, sempre discrezionalmente, che invece la fuga di notizie dalla commissione banche verso i giornali, quella sì costituisca reato.
Come per il caso Consip, si ha l'impressione di ripetere la storia del dito e della luna.
Dove la luna è la spartizione del maxi appalto Consip ad amici, la fuga di notizie verso gli indagati e l'annunciazione del decreto sulle banche popolari.
Così Consip diventa la storia di un golpe contro il governo e dei poveri imprenditori dediti al culto della Madonna di Medjudorie.
Il ministro Boschi vittima del sessismo.

A quello che gioiscono perché oggi finiscono sotto indagine giornalisti sgraditi (e si tutelano politici amici), ricordo che domani i ruoli potrebbero essere invertiti.
La riforma sulle intercettazione da grande discrezionalità alla polizia giudiziaria (che dipende da ministeri oltre che essere a disposizione dei magistrati) sulle intercettazioni: quelle che finiscono nei faldoni e quelle che invece finiscono nel cassetto.
Domani al governo potrebbe esserci il centro destra di Salvini oppure il M5S.
E immagino che tutta questa discrezionalità (e ostililtà nei confronti dell'interesse dei lettori, della pubblicazione delle informazioni) potrebbe essere poco gradita.

11 gennaio 2018

Follia maggiore, Alessandro Robecchi - incipit


Da un certo punto in là non c'è più ritorno. E' questo il punto da ragiungereF. KAFKA 
Ouverture 
 La macchina fa il suo rombo continuo e tranquillo, il buio le sfreccia intorno, l’autostrada è quasi sgombra, i camion scorrono via come i grani di un rosario, come i piattini di sushi sui nastri trasportatori al bancone. Autotreni quanti ne vuoi, all you can eat. È notte tardi, o mattina prestissimo. Carlo Monterossi guida tranquillo, rilassato, il vecchio è seduto accanto a lui, elegante, pefetto, sono in viaggio da quasi quattro ore e non si è allentato la cravatta né tolto la giacca, né lamentato di nulla. Oscar sta sui sedili dietro, mezzo sdraiato, forse sonnecchia un po', ora lo svegliano le curve dell'Appennino, pensa Carlo.Hanno passato Firenze e tobogano giù verso Bologna e la pianura, poi è un filo dritto fino a Milano e sono arrivati. 
Ma certe storie vanno raccontate dall'inizio, e l'inizio è questo.  
[Follia maggiore Alessandro Robecchi]
 
E questo solo l'inizio di una nuova indagine della doppia "strana" coppia, Carlo Monterossi e Oscar Falcone da una parte e i due poliziotti Ghezzi e Carella dall'altra.
Un'indagine su un delitto a Milano, che verrà raccontata nel consueto stile di Alessandro Robecchi, ironico e amaro allo stesso tempo. Questa volta forse con un pizzoco di rimpianto ..

La scheda del libro sul sito di Sellerio:

Ghezzi e Carella, Monterossi e Falcone: due coppie di detective e un delitto nella Milano ricca. Tra ironia e amara analisi sociale, un thriller intrecciato con mano sicura da un abile narratore.
«E ho pensato che avevo sbagliato vita, che così non andava bene, e che intanto mi ero perso delle cose, e moltissime altre, forse più importanti... cose... persone... a cui ho pensato sempre...».
 
Umberto Serrani è un elegante, anziano, ricco signore cullato dai suoi rimpianti. Riservato, distaccato, finalmente padrone del suo tempo dopo una vita passata a «mettere al sicuro» le fortune altrui, specie se sospette e ingombranti, un lavoro che gli ha permesso di tessere legami invisibili che arrivano dappertutto.Quando apprende della morte di Giulia – un amore di venticinque anni prima, intenso, totale, un rimpianto mai sopito – decide di capire, agire, pagare vecchi debiti. Vuole sapere di quella morte assurda che sembra uno scippo finito male, chi è stato, perché. E vuole sapere tutto di quella donna per tanti anni amata nel silenzio e nella lontananza, della sua vita solitaria e ordinata, delle sue speranze e delle sue difficoltà, della figlia Sonia, promettente soprano. 
Assolda per questo una coppia di strani investigatori, Carlo Monterossi e Oscar Falcone: il primo è un mago della televisione, che però odia; il secondo sa nuotare in tutti gli ambienti e ha uno speciale sesto senso per le cause giuste. Intanto, sull’omicidio lavorano anche Ghezzi e Carella, sovrintendenti di polizia, «due cani da polpaccio», che vogliono chiudere il caso, fare giustizia, capire.I quattro, indipendentemente gli uni dagli altri, dragheranno le acque fetide che hanno inghiottito Giulia, con il sottofondo delle arie d’opera in cui la giovane Sonia si esercita per realizzare il suo sogno. 
Ogni libro di Alessandro Robecchi contiene personaggi, intrecci e tanta materia narrativa da poterne ricavare più romanzi; dialoghi tesi, un parlato da duri e un esemplare umorismo di costume sui nostri tempi. E le sue storie traggono sempre spunto da un’amara osservazione sociale e umana. In Follia maggiore c’è l’agonia silenziosa del ceto medio che attrae appetiti criminali, e un malinconico «discorso dei rimpianti» sulle cose perdute che non torneranno. Mai.[Follia maggiore Alessandro Robecchi]

L'ex presidente dovrebbe chiarire

La vicenda del decreto popolari, della telefonata tra De Benedetti e il suo broker, non è una storia da poco conto.
Non è Spelacchio, non è la nomina di Marra (e delle bugie all'anticorruzione) e non è nemmeno la questione dei soldi non pagati da Grasso per l'iscrizione al gruppo PD.
Nemmeno i numeri sparati sul lavoro, quel milione di posti in più che non si capisce bene se sia figlio del governo dei 1000 giorni, della Fornero o cosa.
Ma che non tiene conto della qualità del lavoro, dei giorni di lavoro, del salario.

La soffiata sul decreto delle popolari (che il governo Renzi presentò a fine gennaio 2015) è peggio.
Grazie ad una telefonata, in cui De Benedetti rassicura il suo agente che "Renzi mi ha detto che il decreto sulle popolari passerà", ha guadagnato 600mila euro investendo sulle popolari.
Una cifra che le persone normali (quelle che non ricevono telefonate dall'ex presidente del Consiglio) guadagnano in decenni e questo mentre altre persone (azioniste delle popolari e non per volontà propria) perdevano parte dei loro risparmi.
E' la prima grana che tocca direttamente Renzi ed è bene che chiarisca la vicenda.
Perché non è sufficiente dire che c'è stata archiviazione da parte della Consob (la stessa consob che non ha vigilato sulle banche) e che il pm ha chiesto l'archiviazione (due anni fa e ora si aspetta il GIP): non ci si nasconde dietro la magistratura quando conviene (per gridare poi al complotto e al golpe quando fa comodo, come per Consip).

10 gennaio 2018

Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti- incipt


Incipit

Non scordare: noi camminiamo sopra l’inferno, guardando i fiori.Kobayashi Issa(1763-1828) 

Austria, 1978C’era una leggenda che gravava su quel posto. Una di quelle che si appiccicano ai luoghi come un odore persistente. Si diceva che in autunno inoltrato, prima che le piogge si tramutassero in neve, il lago alpino esalasse respiri sinistri.Uscivano come vapore dall’acqua e risalivano la china insieme alla bruma del mattino, quando la gora rifletteva il cielo. Era il paradiso che si specchiava nell’inferno.Allora si potevano sentire sibili lunghi come ululati, che avvolgevano l’edificio del tardo Ottocento, sulla riva est.La Scuola. Lo chiamavano cosi`, giu` in paese, ma quelle mura avevano mutato destino e nome diverse volte nel tempo: residenza di caccia imperiale, comando nazista, preventorio antitubercolare infantile.[Fiori sopra l'inferno, Ilaria Tuti]

Inizia con un flash back nel passato, questo romanzo che mi sta catturando, pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo.
Come i thriller di Jeffery Deaver, solo che questo romanzo di Ilaria Tuti è ambientato nel Friuli, in un paesino sulle Alpi dove gli abitanti della Valle considerano estranei invasori tutti coloro che vengono da fuori.

Il romanzo racconta della caccia ad un assassino, un mostro in forma umana che vive nei boschi, come un animale che osserva gli animali umani da lontano.
Un mostro che uccide però: il romanzo è ambientato su due piani storici, il primo nel 1978, racconta l'ingresso di Agnes nella "Scuola". Un istituto per bambini che assomiglia più ad un una prigione, se non peggio.
E poi la storia dell'oggi, che comincia con un gruppi di ragazzini che gioca nel bosco e con due occhi che li osservano da lontano. E poi la scoperta di un morto, un uomo ucciso in modo bestiale.
E, vicino al corpo, una specie di totem, un fantoccio umano che sembra osservare il cadavere. Un fantoccio senza espressione ..

Ad indagare su questo caso, ricorrendo più alla psicologia che non alle prove scientifiche, il commissario Battaglia che deve cercare di capire come pensa, come ragiona, il mostro.
Ma anche lei ha un mostro contro cui combattere.

Il capitolo sei - dal sito di Longanesi

Teresa fissava gli occhi fatti di bacche.«Dobbiamo capire dove le ha prese l’assassino» disse. «Non ne ho viste là attorno e non credo siano un dettaglio di poco conto.»Il sostituto procuratore annuì.«Che cosa possono significare?» chiese.Teresa non ne era ancora certa, ma aveva un sospetto.«Per lui era importante che ci fossero» disse. «Se il totem rappresenta l’assassino, allora il killer sta osservando qualcosa.»Ma cosa? La vittima mentre stava morendo o il villaggio poco distante? Durante il sopralluogo, Teresa aveva notato che da quell’angolazione il fantoccio sembrava guardare il campanile della chiesa di Travenì, e quel particolare l’aveva inquietata.«L’assenza della bocca lo rende inespressivo» fece notare Gardini.«In questo modo, l’assassino ha schermato le sue emozioni» gli spiegò lei. «È impossibile dire che cosa abbia provato in quel momento, se rabbia o paura, tormento o esaltazione.»Il sostituto procuratore emise un sospiro che vibrava di tensione.«Non ha lasciato indizi sui moti interiori che lo hanno spinto ad agire» mormorò.«Non ha voluto lasciarli» lo corresse Teresa. «Non credo si tratti di una dimenticanza casuale.»«Che cosa ti fa propendere per un’ipotesi del genere?»«Il fatto che sia stato così meticoloso nella preparazione della scena. Deve averci fantasticato parecchio. Era esattamente così che dovevamo trovarla. Ricordiamoci delle trappole. È un perfezionista. »«Quindi ci ha portati fino a un certo punto ma poi ha scelto di nasconderci i suoi pensieri.»Teresa annuì.«Mi chiedo se anche l’assenza del naso sia un occultamento inconscio» disse. «Un organo di percezione più sensuale della vista, intimamente legato alla libido…»«Se così fosse, che cosa ne deduci?»Teresa si stropicciò gli occhi. Non erano solo parole, quelle che le venivano chieste: erano spesso previsioni ardite, confessioni di sospetti che potevano tradursi in condanne in fieri. Nel peggiore dei casi, come quello, una scelta sulla direzione da prendere a un bivio.«Qualsiasi deduzione sarebbe prematura» disse. Gardini non mollò.«Dimmi solo quello che pensi» insistette, scandendo le parole. La gentilezza non era sparita dalla sua voce, ma stava lasciando il posto all’urgenza.«Non voglio precludermi nessuna possibilità di indagine» gli rispose, nello stesso tono, senza guardarlo.Il sostituto procuratore si sporse verso il suo orecchio.«Non accadrà» le promise. «Terremo aperta ogni pista, fino a quando lo riterrai opportuno.»«Non sono un’indovina» sibilò Teresa, attenta a non farsi sentire dal resto della platea.«Nessuno lo ha mai pensato» intervenne il questore. «Però ci azzecchi sempre. O quasi. Ecco perché insistiamo.»Lei sospirò. Non avrebbero mai potuto percepire il peso di ciò che le chiedevano.«Il ritratto che intravedo è ancora rozzo» disse. «Se davvero l’occultamento dei sensi non è casuale, mi fa pensare a una personalità fortemente repressa, che vive una sessualità malata. Ma è ancora presto per dirlo» tornò a chiarire.Le immagini successive erano particolari dell’orologio della vittima: era stato allacciato al contrario al ramo che funge va da polso, con il quadrante verso il legno. Teresa non aveva idea di che cosa significasse.«Gli occhi della vittima?» chiese il questore in un sussurro, le dita incrociate davanti ai baffi brizzolati. Teresa le aveva viste tormentarsi per tutto il tempo.«Non li abbiamo trovati» rispose. «Colpa degli uccelli, forse. Oppure sono un trofeo che l’assassino ha portato con sé. Hanno un forte valore simbolico. Gli occhi scoprono il mondo, lo osservano, lo misurano » spiegò gesticolando. « Guardano e desiderano: forse qualcosa che non avrebbero dovuto? Sono lo specchio dell’anima, si dice. Qualcosa di vero deve esserci, se spesso gli assassini li coprono alle vittime per non sentirsi giudicati, perché l’intento di uccidere non venga meno.»

La scheda del libro: 

L’AUTRICE E IL SUO PRIMO ROMANZO – Fiori sopra l’inferno (Longanesi, in libreria dal 4 gennaio 2018) segna il debutto nel thriller di Ilaria Tuti. L’autrice, che vive in Friuli, in un paesino alle pendici di una montagna, ha tra i suoi riferimenti letterari maestri del genere come Stephen King e Donato Carrisi e il suo libro è stato tra i più contesi dell’ultima Fiera di Francoforte. Il lettore di questo esordio si imbatterà in una serie di aggressioni a sfondo sadico che turbano la quiete di un paesino delle Dolomiti friulane. Alcune vittime muoiono in seguito alle ferite. Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, infatti, si nascondono non pochi segreti. A intervenire sarà Teresa Battaglia, commissario di polizia specializzato in profiling: la sua vera arma è la mente, non la pistola e nemmeno la divisa. Per la prima volta, però, è proprio la sua mente a tradirla… il commissario dovrà cercare faticosamente un nuovo equilibrio per comprendere appieno la psicologia del killer e provare a salvare l’ultima vittima…

[Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti - Longanesi]