24 settembre 2017

Media e potere

Mentre facevo colazione seguivo la puntata di Omnibus domenicale, che seguiva due filoni: le elezioni in Germania e la kermesse del Movimento 5 Stelle a Rimini.
In Germania sono preoccupati per un probabile governo a 5 stelle – commentavano gli ospiti, dopo l'elezione di Di Maio come candidato alle prossime elezioni.
Il rassicurante di Maio che deve parlare ai suoi elettori, a quelli degli altri partiti, ai mercati.
E alla Germania che oggi eleggerà frau Merkel per la quarta volta come cancelliera.

Ma cosa ne sanno i tedeschi del m5s? Petra Reski, scrittrice e giornalista tedesca, spiegava come spesso i giornali tedeschi abbiano fatto copia e incolla delle notizie provenienti dai giornali italiani.
Non certo teneri (e spesso nemmeno obiettivi) nei confronti del movimento.

Non so come funzioni in Germania, quale sia lo stato di salute del giornalismo: di certo quello italiano ha molte pecche.
Per esempio l'assenza di editori puri, il legame tra giornali e partiti, la proliferazione di giornalisti impiegati e pochi giornalisti-giornalisti.
Prendo a prestito la definizione di vero giornalismo di inchiesta dal film “Fortapasc” che Marco Risi ha dedicato a Giancarlo Siani (il giornalista de Il Mattino ucciso dalla Camorra il 23 settembre 1985).
Ci sono, in questo paese, tanti giornalisti che non cercano le notizie, ma si accontentano di quelle che il politico, la segreteria del partito, l'ufficio stampa dell'azienda, portano loro.
Forse una volta c'era una certa separazione dei ruoli: oggi ci sono gli sms e le telefonate al giornalista o al direttore (da Servizio Pubblico ai tempi di Berlusconi, ai giornali sponsor di Expo, fino alle veline di FilippoSensi).

Dall'altra parte un movimento che ha scelto uno scontro frontale col mondo del giornalismo, preferendo altri canali di comunicazione, che però non garantiscono una informazione obiettiva.

In una democrazia sana un'informazione libera, capace di essere indipendente, è necessaria: un'informazione che racconta della Germania oltre i miti e le leggende (la leggenda della merkelandia, per esempio, dove le disuguaglianze stanno aumentando - scrive Gunter Wallraff).
Un'informazione che ci racconti la campagna elettorale non fermandosi agli slogan commerciali (il milione di posti di lavoro, l'Italia agli italiani, ..).



Il problema è che, come raccontava il film di Risi, cercare le notizie è una rottura e cazz..

Dire alla gente cose scomode, non quello che le persone vogliono sentirsi, non riportare le notizie che confermano le teorie del politico di turno.
"Questo non è un paese per giornalisti ...."

22 settembre 2017

Destra e sinistra e mafia capitale

La lite tra l'ex sindaco Alemanno e la giornalista Rai Federica Sciarelli dopo la fiction su mafia capitale.



In fondo ha in parte ragione Alemanno: per gente come Carminati e Buzzi, non esistono destra o sinistra.

Per gente come loro, spregiudicata, fuori dalla regole, capaci di minacciare e ricattare, con amicizie importanti, la politica è solo una mucca da mungere, anzi, una lupa da mungere.
Il volersi mostrare come un vecchio fascista secondo me è solo una finzione, una maschera per nascondere la vera natura.
Certo, poi con calma Alemanno spiegherà con che criteri ha scelti gli ex camerati nei ruoli dirigenziali in Campidoglio.

Senso comune (cercasi)

Dalle parti di Rai3 deve esserci qualcosa che convince a cambiare aria. Una zanzara (tipo le punture della Chikungunya), o una fattura (tipo quelle emesse da Fabio Fazio). Anche il gazebo di Zoro si è squagliato, come Fazio, come Floris, come Giannini, come Semprini… La ex rete de sinistra appare confusa e spopolata, come la sinistra medesima. Deve essere dura essere gli ex di qualcosa che non c’è più. Forse per evitare altre defezioni illustri si è buttata su Senso comune (lunedì-venerdì, 20.15), dove le notizie del giorno sono commentate dalla famosa gente (naturalmente, comune). L’Uomo della Strada, gemello diverso della Casalinga di Voghera, è un’antica divinità cui l’informazione ricorre quando è alla canna del gas.Nanni Delbecchi - Fatto Quotidiano del 22-09

su Rai3, ogni sera, si passa dallo yin allo yang, dal giorno alla notte.
Dalla satira cruda del belpaese, che ogni giorno si espone al ridicolo in televisione, allo scimmiottamento della realtà da parte del famoso "uomo della strada".
Sto parlando di Blob che, circa alle 20.30, lascia il posto al reality "Senso comune" (format di "Stand by me", società fondata da Simona Ercolani): cosa ne pensa l'uomo comune del caso Consip, della crisi tra USA e Corea, degli immigrati?
L'idea, ormai ampiamente inflazionata anche nei talk, è quella di tastare il polso dell'uomo comune sui grandi temi: di solito si segue questa tecnica con l'obiettivo di rinforzare tesi pre costituite (vedi Belpietro e i suoi collegamenti).
Come dire: combattiamo il populismo e la proliferazione delle fake con altrettanto populismo e bufale.
Peggio ancora: fossero almeno gente da strada vera, i personaggi costruiti e preparari a "Senso comune". Come in un reality, hanno scelto bene il cast in RAI: lo chef, i pizzaioli napoletani, le signore anziane con la passione della danza.

21 settembre 2017

Chi ha bisogno di te di Elisabetta Bucciarelli


Per cominciare, due poesie (è sempre tempo per leggere una poesia)

Mi piace pensare 
che lo abbiamo solo nascosto 
il nostro amore, 
messo nella terra come un seme, 
e forse altri lo vedranno spuntare; 
è bellissimo un amore 
che sopravvive ai suoi amanti. 
Franco Arminio - 

Per ogni amore che muore 
bisogna piantare dei semi 
di cicoria, di girasole, di viola, 
nel primo vaso libero 
nel primo angolo di terra.
Non ha un senso non serve a nulla 
se non a tenere un po’ di bellezza 
nel mondo, di quella bellezza 
senza sintomo, indolore.
Mentre nella pelle rimangono 
impronte, sapori, odori. 
Anna Toscano (Treviso, 1970) da Doso la polvere (La Vita Felice, 2012)

Messa temporaneamente da parte l'ispettrice Dolores Vergani, Elisabetta Bucciarelli prosegue nel suo racconto sui sentimenti e sui rapporti tra le persone.
Ne La resistenza del maschioparlava dell'uomo che fugge (dalle relazioni, da un rapporto maturo), uomini i cui stereotipi (più o meno reali) erano raccolti ne “L'uomo nero”.
Tutti romanzi raccontati da un punto di vista femminile: succede lo stesso in “Chi ha bisogno di te”, un racconto su un'educazione sentimentale di una ragazza diciassettenne, Meri.
Perdere la testa 
Vorrei innamorarmi. Perdere la testa. Dicono che si smetta di dormire, che passi l'appetito. Si dimagrisce senza nemmeno accorgersi ..

Il romanzo che vi troverete a sfogliare è la storia di una educazione sentimentale, Meri, un'adolescente “anomala”: anomala perché non è una ribelle, non veste in modo stravagante anzi, va bene a scuola e fa pure sport in una squadra di pallamano.
Anomala è anche la forma scelta dall'autrice : seguiremo la vita di Meri, a casa, a scuola, con l'amica Sara, attraverso i suoi pensieri, pochissime le parole, rari i dialoghi.

Poche le parole con la madre, che nel libro si chiama Mamma, con cui spesso comunica solo attraverso i testi delle canzoni dei suoi gruppi preferiti, come i Queen.
Tie your mother down 
Comunque se osservo da fuori non mi pare che l'amore sia questa gran cosa. Passare da uno stato di totale mancanza di controllo a una depressione con tragedia finale. Perché si sa che poi finisce tutto .. 
C'è tutto quello che serve per farsi un'idea, mi aveva detto, poi era partita facendomi ascoltare Tie your mother down. 
In realtà da quando sono nata, lei mi spiega la vita con i testi delle canzoni. Niente parabole, sermoni, menate, sparisce nel suo studio, sceglie una musica e me la fa ascoltare, vinile o CD, Ipod, youtube, dipende.

Meno ancora quelle scambiate col padre, separato dalla madre, dopo un episodio dell'infanzia di Meri che ha segnato, anche fisicamente, le loro vite.

Meri vive l'amore con un sentimento ambiguo: ha voglia di innamorarsi ma vive anche quel senso di paura perché è come un salto nel buio.
Finché un giorno nella sua vita spunta l'imprevisto: qualcuno che le lascia nella giacca un biglietto, con sopra la scritta: “A king of magic”.
Il titolo di una famosa canzone dei Queen.

La comunicazione tra lei il ragazzo non avviene, come per la maggior parte dei coetanei, con messaggi e chat, ma coi con questi biglietti, scritti a mano, con una penna a punta fine: una riconquista della fisicità dei rapporti in un mondo dove non scrive più nessuno.
E dove la memoria, i ricordi, i sentimenti, sono un qualcosa di breve durata.

Non è così per la madre, che trasforma ogni “amore” (nuovo o abbandonato) in una pianta
Nonostante l'età 
Per esempio la faccenda dei semi. Oggi ne sta piantando uno e non saprò mai il perché finché lei non avrà voglia di dirmelo. Pianta un seme ogni volta che deve entrare in una casa nuova e ogni volta che ne lascia una dove è stata per qualche tempo. Interra i semi anche quando nasce o muore qualcuno e sempre quando finisce una relazione di qualsiasi tipo.

Come dice la poesia di Anna Toscano, per far crescere la bellezza nel mondo, non bisogna buttar via nulla delle emozioni che viviamo ogni giorno.
Anche un amore abbandonato dove diventare un seme che dentro, ha la potenza di far cresce una vita, anche se in sembianza di fiore o albero

Fiori a sorpresa.
Ho sempre pensato che i semi fossero anche questo. L'idea in potenza di un girasole, il profumo di un mughetto, il colore di una campanula viola. Davide si meritava un premio che, nella mia scala dei doni, è quello più importante. Una specie di vicinanza ..

Semi per un amore nuovo, semi per amore che non c'è più.
Ho bisogno solo di pochi secondi per capire con chiarezza come mai dopo l'incendio abbia piantato due semi di faggio. Quel giorno, lei ha deciso che doveva invasare una fine doppia, celebrare due conclusioni: quella con Papà e quella mia con Davide.

Come quello tra Mamma e papà, a seguito di un incidente mentre erano in vacanza, che le ha lasciato dei segni sul corpo, non solo nella memoria.
Un'ustione sulla mano.
La capacità di sentire i rumori.
Casa 
Mi capita a volte, di avere delle interferenza di olfatto. Zia dice che l'udito e l'olfatto sono strettamente collegati. I cliente che cercano le case sentono prima gli odori, poi guardano gli spazi e infine percepiscono i suoni, ma se li educhi, già alla seconda visita, l'ordine si inverte e a volte chiudono gli occhi e iniziano a immaginare.

Tra un biglietto e l'altro, il ronzio degli insetti, le canzoni di Freddie Mercury (che aveva lasciato scritto “Non voglio cambiare il mondo, lascio che le canzoni che scrivo esprimano le mie sensazioni e i miei sentimenti”), tutti i personaggi incontrati diventeranno meno sfumati.
Vedremo crescere dentro Meri un sentimento che, sì, si può chiamare amore: l'attesa del prossimo messaggio, la curiosità nel capire chi è l'anonimo interlocutore, il doversi confidare con l'amica.
Conosceremo meglio anche tutti i perché rimasti in sospeso della sua storia passata: perché il padre quel giorno l'ha lasciata sola di fronte ad un pericolo.
Torniamo, in questo romanzo, all'uomo che scappa, alle paure che non si comunicano per il timore di non essere perdonati..
La domanda sbagliata 
Ecco che bussa un'altra domanda sbagliata, è pronta per uscire: Perché hai avuto paura proprio mentre io bruciavo? In alternativa. Di cosa avevi paura? Oppure una più semplice: Ma perché sei scappato?

Cosa insegna questo libro, una volta arrivati alla fine?
Che ci sono tante forme d'amore, che non sempre questo dipende da noi ma dalle persone che abbiamo accanto, dall'imprevedibilità dell'esistenza.
Che ogni storia d'amore ha dentro qualcosa che merita di essere ricordato e che, alla fine, tutto questo ci identifica, ci dice chi siamo.
Il prezzo 
Non importa mai di chi sia la colpa, Meri, ricordatelo. 
Una volta arrivato, l'amore non passa quando vuoi tu, resta anche dopo, per un tempo che non si sa. Resta anche per un padre che pensi ti abbia abbandonata e per una madre che sta sottraendoti la felicità

L'intervista all'autrice su Letteratura.rai

La scheda del libro sul sito di Skira.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Modello ryanair

Prima o poi certe cose si pagano: mi riferisco al "modello Ryanair", la società di low cost oggi alle prese con voli cancellati, l'esodo di piloti (a cui l'azienda ha offerto bonus in cambio delle ferie).
Il modello low cost che tanto piaceva, non solo a noi, felici di spendere poco, ma anche ai giornali che parlano di economia e ai politici (Zaia "Alitalia e Ryanair. Ma è il secondo - ha detto oggi - quello puntuale ed efficiente"), ha ora mostrato il so volto.
Da dove venivano i prezzi così bassi e i ricavi altri?
Il sole 24 ore scopre il dumping sociale.
E magari anche i sussidi e incentivi delle regioni a Ryanair per mantenere rotte e scali.
L'efficienza e i prezzi bassi di Ryanair li paghiamo noi, anche noi che non viaggiamo.
Come Alitalia, come le frecce rosse..

20 settembre 2017

Il menù è servito

Il 40% al referendum che diventa il 40% degli italiani stanno con me ..
Il milione di posti di lavoro creati col jobs act ..
Il complotto che non è un complotto (né tantomeno corruzione in un mega appalto pubblico) ..
La nuova legge elettorale da approvare (il porcellum nuova versione)..
Il menù per le prossime elezioni da parte del segretario PD, che ieri sera abbiamo sentito a Carta bianca, è servito.

Deja vu di argomenti già sentiti fino alla nausea.
I miracoli del governo dei mille giorni con qualche omissis: i posti di lavoro a termine che crescono, il pil che cresce di decimali e meno che del resto dell'Europa, la possibiiltà di un altro condono per fare cassa (e coi soldi dei condoni si fa massa per parlare di recupero dell'evasione record ..).

Questo ci toccherà sentire per mesi.
Non meno nauseante quanto viene raccontato dagli altri fronti: Berlusconi e la sua rivoluzione liberale (l'albero delle libertà), meno stato e meno tasse, meno carcerazione preventiva e meno magistrati a rompere le scatole.
Meno autorizzazioni per costruire, fare, cementificare, inquinare.
Ogni volta mi sorprendo della poca memoria di questo paese, di come un signore ottantenne con una condanna sul groppone, anni di governi fallimentari e leggi ad personam riesca ancora a vendersi bene.

Uno che si vende bene è l'ex verde padano Salvini: avete notato come il colore di Pontida sia diventato blu Trump. Da oltre oceano arrivano anche le ricette politiche del menù salviniano (quello a cui il popolo di Pontida doveva rispondere con un "lo volete voi?", che fa tanto balcone di piazza Venezia).
Giudici eletti dal popolo (e sotto il controllo della politica, questo non lo dice).
Via alla legge Mancino, come se fascismo e antifascismo fossero opinioni.
Flat tax per tutti, specie per chi ha tanti soldi che ringrazierà gentilemente.
E mano libera alla polizia (stile Mississipi burning?).

Il m5s sta attraversando un periodo di cambiamento, almeno questa è l'impressione.
Il capo politico sarà anche il leader che emerge dalle (finte?) primarie.
Vedremo se Grillo farà un passo indietro e lo stesso per Casaleggio.
Vedremo se andranno avanti a non fare e chiedere alleanze, perché così sperimenteranno sulla loro pelle quanto successo a Bersani nel 2013.

19 settembre 2017

Bomba o non bomba

Alla fine la bomba è rimasta in mano a quelli che volevano farla esplodere, parlando eversione, golpe, complotti a buon mercato.
Con che coraggio Woodcock può guardare in faccia gli indagati .. si chiedevano su Democratica, il sito che ha preso il posto de l'Unità (chiusa)?

Ecco, la stessa domanda andrebbe fatta a Lotti ("con che faccia si presenta al consiglio dei ministri?").


La scintilla della fu inità, ora Democratica


Hanno rilanciato i sospetti sui comportamenti eversivi dei carabinieri del NOE, di un magistrato e di un giornale, mescolando assieme fatti e date: 
“Il dr. Woodcock mi intercetta (falso: l’intercettato era il gen. Adinolfi, indagato e poi archiviato in Cpl Concordia, ndr). Apprenderò dell’intercettazione mentre sono presidente del Consiglio, grazie a uno scoop del Fatto firmato da Marco Lillo. Segnatevi mentalmente questo passaggio: Procura di Napoli, un certo procuratore, il Noe, il Fatto, un certo giornalista”.Dal libro di Renzi - avanti
Oggi sappiamo che le cose sono andate in modo diverso da come facevano capire Repubblica e corriere venerdì scorso: il pm di Modena Musti smentisce quelle parole ("Sui giornali frasi che non ho mai detto"), ad intercettare il babbo contribuì anche il procuratore capo e il GIP, i renziani si dimenticano di aver parlato di golpe ..

Chissà, forse il caso Consip tornerà ad essere un'inchiesta su corruzione e fuga di notizie.
E i giornali ad occuparsi di questioni serie.
Ieri sera Presa diretta parlava di ambiente e inquinamento: di quanto ci costa, in termini economici e di salute, perdere il nostro capitale naturale.
Di come, mentre ad Oslo bloccano le auto, noi siamo ancora a disquisire di euro 3 o euro 4, di trivelle e carbone (entro il 2030 o 2050)...

18 settembre 2017

Presa diretta – il capitale naturale

Vi farò conoscere un'Italia protetta, un tesoro inestimabile da difendere con le unghie e con i denti! - quanto è contagioso l'entusiasmo di Riccardo Iacona quando parla del suo lavoro e di quello dei suoi giornalisti?
Un lavoro prezioso perché ci racconta, nell'inchiesta di questa sera, di quel tesoro che dà vita al nostro paese, lo rende unico. Dai ghiacciai, alle foreste con alberi secolari, alla fauna con una biodiversità che significa ricchezza.

L'anteprima del servizio
Gli alberi – la più grande riserva forestale in centro Italia.
In centro Italia, tra Emilia e Toscana c'è la più grande riserva boschiva italiana: la foresta casentinese.
1357 specie censite, tra cui il raro gambero di fiume: tutto questo è dovuto al lavoro degli alberi, le radici che si intrecciano tra di loro trattenendo il suolo e l'acqua.
Il suolo più ricco d'Italia, la prima riserva naturale italiana di 36mila ettari: bacini, alberi bellissimi, secolari, cresciuti in totale solitudine, fino a 550 anni.
Alberi che hanno visto il Rinascimento con la chioma ancora verde: allo Stato costa 2,2 milioni di euro l'anno, mantenere questo pezzo d'Italia.
Soldi che creano altri soldi: per il turismo, per la fotosintesi, per i progetti europei.
2,7 milioni che producono 50 ml, senza distruggere niente, una ricchezza che si autoalimenta: conviene investire negli alberi, non solo qui ma nell'Italia.
Al CNR hanno raccontato di come le foreste assorbono il 30% di co2 dell'atmosfera: le foreste hanno contribuito alla diminuzione degli inquinanti dell'aria.

Ma ci sono gli incendi: piante distrutte, 130ml di tonnellate di co2 nell'atmosfera, la morte delle api, il turismo che sfugge, persone da evacuare, persone che sono morte.
Ci vorranno decenni perché tornino gli alberi, dove ora c'è solo la cenere: ecosistemi che si interrompono e ora, con le prime piogge, la terra del Vesuvio è venuta giù.

Come difendere gli alberi, gli ecosistemi, l'acqua dei ghiacciai?

Il parco nazionale dello Stelvio – 130 mila ettari di zona protetta, la più grande riserva d'acqua, per i ghiacciai.
Come il ghiacciaio dei Forni, a 3000 metri: l'acqua rilasciata dal ghiacciaio filtra dappertutto fino a diventare un torrente.
È il secondo ghiacciaio della Lombardia, in diminuzione: porta l'acqua in tutta la Lombardia, che alimenta a valle delle dighe.
Qui si produce l'energia per 560mila abitanti della regione: copre il 15% del fabbisogno nazionale, senza inquinare e senza mettere co2 nell'aria.
Energia rinnovabile, finché ci sono i ghiacciai.

Ghiacciai che alimentano fiumi come l'Adda: anche lui fornisce energia pulita per le aziende del milanese, fornisce l'acqua presa dai pozzi di Milano. Acqua pubblica e anche in gran quantità, perché la falda si sta alzando.
Tutto merito delle Alpi e dei fiumi: se si interrompesse anche l'acqua a Milano si ridurrebbe.
Beviamo in un istante il lavoro naturale di centinaia di anni – il commento di Iacona.

Il capitale naturale del nostro paese è costituito da quel decimo di territorio di ghiacciai, parchi, alberi. Cosa cambia se non ci fossero gli animali?

Il parco nazionale d'Abruzzo – la Majella.
Qui nel parco vivono i lupi, studiati dagli studiosi: vengono catturati, monitorati, controllati coi radio collari.
Un territorio forgiato fa forze immense, che ha spinto le montagne fino a 3000 metri, in mezzo ad altri due parchi, quello dell'Abruzzo e quello del Gran Sasso.
Foreste, canyon, montagne e colline: oltre ai lupi, qui si trovano gli orsi, anch'essi monitorati dal personale faunistico.
E anche i camosci, le loro prede che vivono sulle cime delle montagne: per vederli, sulla cima dell'Acquaviva, a 2700 metri, il giornalista si è dovuto alzare alle 5 di mattina.
La reintroduzione dei camosci sta salvando la montagna: animale da preda per lupi e aquile, ma anche per preservare i pascoli.

Tutto questo ecosistema è messo a rischio dall'uomo: col bracconaggio, per gli incendi che spingono gli animali verso zone fuori dal loro territorio. O vengono attirati da rifiuti industriali, animali morti e gettati in fosse fuori dagli stabilimenti.

L'incendio sulla Majella è iniziato il 18 agosto ed è continuato a bruciare fino a pochi giorni fa: l'incendio del Morrone ha avuto delle caratteristiche particolari quest'anno.
Ci sono stati più inneschi, in alta montagna: questo ha reso difficile il contenere il fuoco, un atto contro il parco e contro il nostro capitale naturale.
Come un ladro che entra in casa e ti porta via i gioielli.
Serve proteggere la natura: è anche un investimento in posti di lavoro qualificati, biologi, veterinari ..

Per fortuna la lupa battezzata Presadiretta, in onore alla trasmissione, sta bene, vive in un branco riproduttivo, con dei cuccioli.

I ghiacciai che si sciolgono

Fino a qualche decina di anni fa il ghiacciaio dei Forni era vasto e copriva l'intera vallata: ora questa è colonizzata dagli alberi, testimonianza dell'innalzamento della temperatura anche a queste quote.
Le rocce iniziano ad affiorare: quello che preoccupano gli scienziati è la velocità con qui il ghiaccio si scioglie, si stima che entro il 2100 non ci saranno più ghiacciai sulle Alpi.
Basta acqua dalle montagne, rimarrà solo quella delle piogge: tutto per colpa delle temperature in crescita.

Al CNR Iacona è andato a vedere quanta acqua si produce in Italia: ne abbiamo tanta, più di Italia e Grecia, 139mld di metri cubi. Ma non è una riforma infinita: il consumo idrico è quasi allo stesso livello, 132 mld. Quando non ci saranno ghiacciai, che acqua consumeremo?
Questa estate è stata anche quella della siccità: l'acqua del Po ai minimi, campi con la terra spaccata, terra bruciata, coltivazioni perse per 2 miliardi.
Senza l'erba sui campi, anche le api vanno in crisi e gli apicoltori le devono alimentare in modo artificiale.

Roma ha rischiati di rimanere senz'acqua, che arrivava anche dal lago di Bracciano: ora l'acqua del lago è sporca e il livello si sta abbassando.
Ma l'acqua è mancata in tutta Italia: cosa possiamo fare contro l'innalzamento delle temperature, contro la co2?

Milano – aqua e aria

Metropolitane milanesi gestisce l'acqua a Milano: l'azienda ripulisce anche le acque reflue, senza inquinanti, acqua che arriva alle aziende agricole della provincia, fino a Lodi.
I depuratori e la fognatura sono fondamentali per gestire l'acqua pubblica in modo efficiente: l'acquedotto ha una perdita del 12%, un gioiello, rispetto a quanto succede in altre regioni.
A Milano non si spreca l'acqua!
Meno bravi con l'aria: qualcuno ha deciso di dire basta, però.

L'associazione “Cittadini per l'aria” ha monitorato l'aria in città: una campionatura della metropoli, che ha fatto emergere l'innalzamento di livello di No2, specie nelle strade trafficate.
Un inquinamento che è omogeneo in tutta la città, anche di fronte alle scuole a gli asili nido.
Malattie respiratorie, negli adulti e nei bambini e anche morti.
Bambini che si ammalano, che interferiscono col nostro cervello, nell'apprendimento e nello sviluppo cognitivo, nel recepire gli stimoli: dovremmo tenere le macchine lontane dalle scuole, anche solo di 100 metri, dovremmo mettere più siepi.

Questa associazione ha denunciato la regione Lombardia per l'inquinamento: il piano “padano” prevede un blocco degli euro 3 ma solo nel 2018.

L'assessore Terzi ha raccontato al giornalista il piano della regione: il traffico, l'agricoltura per il pm 10 e il riscaldamento domestico.
Gli inquinanti sono sopra la soglia, per pm10 e no2, anche se sono in diminuzione in questi anni – assicura l'assessore.
Ma nel frattempo stiamo respirando questi inquinanti e anche i nostri figli: dovremmo mettere in pista interventi più radicali, ma non possiamo bloccare la Lombardia.
Colpa delle direttive europee – sostiene la Terzi: peccato che la regione abbia finanziato e messo a cantiere tante autostrade, spesso anche inutili.

In comune hanno raccontato il blocco degli euro 2 ed euro 3: troppo poco e troppo tardi, anche se Milano è l'unica città che sta facendo qualcosa.
Se la gente portasse avanti questa battaglia in altre città, la politica farebbe qualcosa di più serio per l'inquinamento: Oslo ha detto basta alle macchine, nemmeno quelle elettriche.

Gli studi degli scienziati di Bologna.
Il professor Balzan ha raccontato il lavoro del chimico Ciamician, sulle energie rinnovabili, dalla fotosintesi: ha deciso di dire la sua alla politica, rinfacciando le loro responsabilità sui cambiamenti.
Sul continuare ad insistere sui combustibili fossili, che dovremmo iniziare ad abbandonare: dovremmo puntare sulle energie rinnovabili, dal sole, dall'acqua, dall'aria.
La politica industriale di questo paese punta ancora su metano e petrolio (dal mare): questi scienziati hanno scritto a Gentiloni, invitandolo a puntare sulle energie rinnovabili, che creerebbero posti di lavoro.
Esiste un sito, Energie per l'Italia, dove si può firmare la petizione, per spingere la politica a fare di più.
Meno sprechi, meno consumo di beni, più riciclo, più energie rinnovabili.

Il ministro Galletti ha citato gli accordi europei, vincolanti: la strategia energetica è costruita in base ad obiettivi ambientali definiti.
Ma in questa strategia il gas è ancora importante, il Carbone verrà chiuso entro il 2030, il gas che produce co2 ancora più tardi.
Ma si devono portare avanti politiche realistiche – si difende Galletti.
Non si dovrebbero incentivare le trivelle ma il fotovoltaico. Ma non si può fare subito.

Se la tecnologia ci aiuta .. dice il ministro: ma quanto sta investendo il governo in ricerca, in scienziati che lavorino in tecnologie rinnovabili?
E quanto sta investendo nella protezione del territorio, sullo sviluppo sostenibile?

Il ministero dell'economia deve diventare il ministero dell'economia sostenibile, il ministero dei trasporti deve diventare ministero sostenibile – concludeva il suo ragionamento Galletti.
Ma ora cosa si deve fare?

I reati contro la natura devono diventare reati contro l'umanità.
Il monitoraggio dei fiumi in Italia ci dice che la qualità dei fiumi sta peggiorando: ci sono scarichi abusivi, depuratori che non funzionano, c'è una responsabilità diretta degli amministratori.
Nella valle del Pescara c'è il polo di Bussi, ex Montedison: 500 tonnellate di rifiuti industriali che hanno inquinato la falda.
Dopo 10 anni la bonifica non è nemmeno iniziata e il bubbone sta peggiorando: la concentrazione degli inquinanti in falda sta aumentando.
E ce ne sono tante altre di storie come quelle di Bussi, nella zona di Pescara.

Quanto vale il capitale naturale?
Il calcolo del peso economico degli ecosistemi l'ha fatto il professor Marino, a Campobasso.
Il valore delle Api è 153 miliardi, annuo.
Il valore del capitale naturale è in crescita, più del PIL mondiale: dobbiamo essere consapevoli del valore di questo capitale, sono i nostri valori in cassaforte.
Questo è il nostro capitale naturale che è anche un investimento, come la filiera del fotovoltaico, il trasporto sostenibile, il turismo.
Il nostro futuro.

Il nostro capitale naturale


"Un decimo del territorio italiano è costituito da parchi e aree protette, un tesoro inestimabile che va protetto" – dall'account twitter di Presadiretta

Quello che vederemo stasera sarà un lungo viaggio attraverso i nostri tesori naturali, quelli che la natura ci ha donato e che noi dobbiamo preservare: le foreste che abbattono la Co2, la biodiversità delle specie, i ghiacciai da cui proviene l'acqua necessari per vivere.
Ma i ghiacciaci si sciolgono, le foreste vengono incendiate: come facciamo a difendere il capitale naturale prima che sia troppo tardi?

Il lungo servizio di Riccardo Iacona (in collaborazione di Marco Piazza, Alessandro Macina, Antonella Bottini,Raffaella Notariale, Marcello Brecciaroli, Rebecca Samonà, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali) attraverserà le nostre montagne, i ghiacciai, i fiumi e i laghi, gli alberi, fino alle foreste che custodiscono il nostro patrimonio naturale.

Le foreste casentinesi

Il parco della Maiella

Un patrimonio indispensabile per la nostra sopravvivenza, forse non ne siamo consapevoli a sufficienza: senza ghiacciai non avremmo l'acqua, senza foreste integre non riusciremmo a conservare la terra e l'acqua (ed ecco che arrivano poi le frane e gli alluvioni).
In questi ecosistemi si riproduce la vita di centinaia di specie di animali, cervi daini, orsi e lupi che i giornalisti di Presa diretta hanno incontrato.
Iacona è riuscito a visitare le foreste casentinesi, la più grande riserva naturale d'Italia che conserva alberi che hanno 500 anni.
Assieme al personale del parco della Majella ha seguito i controlli dei lupi del parco, tramite i radio collari.
Ha visitato i tre parchi sull'appenino centrale in Abruzzo, uno scrigno pieno di tesori naturali dove sono tornati i camosci e i loro predatori.
Tutto questo è avvenuto grazie al personale faunistico, che ci ha fatto capire che tutto è collegato: l'aria, l'acqua, la fauna, la vita.

Il servizio ci racconterà dell'aspetto scientifico di questo tesoro naturale: il professor Auricchio racconterà di come il 53 % dell'acqua in Italia è prodotta dai ghiacciai.
Gli scienziati del CNR di Napoli ci spiegheranno l'importanza degli alberi nella riduzione della co2 nell'atmosfera.
Il professor Marino dell'università del Molise ha calcolato quanti soldi vale il nostro patrimonio naturale: un dato incredibile che noi stiamo distruggendo.
Quest'anno sono andati in fumo 130 mila ettari di foreste, bruciate in una estate estate: sono milioni di tonnellate di co2 immesse nell'atmosfera, centinaia di specie uccise e la distruzione di ecosistemi che prima di tornare a funzionare avranno bisogno di decine di anni. Un danno incalcolabile.
E' stata anche l'estate della siccità: la risorsa acqua non è infinita, i ghiacciai si sciolgono e se continua così le previsioni ci dicono che nel 2100 non avremo più ghiacciai sulle Alpi.
Non dobbiamo rassegnarci ad un mondo senza acqua, senza alberi, con un'aria irrespirabile: dobbiamo salvare il nostro capitale naturale.
Salvare l'ambiente dai roghi, dal surriscaldamento climatico, dal cemento, dalle speculazioni, dal bracconaggio, dai veleni che immettiamo nell'aria e nell'acqua.
Dall'uomo.

Qui trovate una anticipazione del servizio su Lifegate:
Quale valore per il capitale naturale italianoQuest’estate le nostre foreste sono state messe a dura prova da siccità e incendi: in un solo mese sono bruciati oltre 26mila ettari di superfici boschive e la regione più colpita è stata la Sicilia. Insieme allo scioglimento dei ghiacciai, all’inquinamento e alla cementificazione, si tratta di gravi minacce per il nostro capitale naturale che, come segnalato a Iacona da Davide Marino, docente dell’Università degli Studi del Molise, “ha anche un valore economico considerevole e la sua distruzione avrebbe ripercussioni concrete sul nostro futuro”.
Tuttavia, “non siamo disarmati di fronte a quello che sta succedendo. Possiamo ancora invertire la rotta”, sostiene Riccardo Iacona che ha intervistato il coordinatore del movimento Energia per l’Italia,Vincenzo Balzani. Lo scienziato ha affermato che la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili si può fare più velocemente. Lo stesso ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha detto che l’obiettivo è quello di aumentare il consumo di rinnovabili al 27 per cento per il 2030.
La questione ambientale, dunque, è davvero una priorità ed è per questo che Iacona ha deciso di portarla in prima serata. “Questo del capitale naturale è l’argomento. Io penso che sia la questione delle questioni, anche più importante della mafia”. Intorno allo sviluppo delle energie rinnovabili ruota un grande capitolo economico, ma soprattutto “dalle strategie energetiche future e da come tratteremo il capitale naturale nei prossimi decenni dipende la sorte del nostro pianeta, oltre che il nostro futuro più concreto: che lavoro troveranno i nostri figli, dove si dovranno spostare e quanti milioni di persone dovranno abbandonare alcune zone della Terra”, conclude il conduttore.


Un tesoro inestimabile che va protetto perché custodisce tutto quello che ci serve per vivere: l’acqua, l’aria, la terra, la biodiversità.
Un patrimonio fragile però, aggredito dal riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici che ormai sono sotto gli occhi di tutti e ci riguardano sempre più da vicino.
A PresaDiretta l’allarme degli scienziati e le risposte della politica con il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.
Le telecamere di PresaDiretta hanno attraversato da nord a sud i Parchi e le Aree protette del paese, che rappresentano un decimo del nostro territorio, molto di più della media delle altre nazioni europee. Hanno scoperto luoghi unici e di inestimabile bellezza, come le foreste Casentinesi, il Parco dello Stelvio, il Parco della Majella, l’arcipelago della Maddalena.
Un patrimonio naturale unico ma a rischio.
I ghiacciai alpini che scompaiono, uno dopo l’altro e la siccità di questa estate che ha prosciugato fiumi, laghi e ha portato ai minimi storici le nostre riserve idriche. Gli incendi che hanno distrutto più di 130mila ettari del nostro territorio, in buona parte proprio all’interno di aree protette. L’inquinamento della terra, dell’aria e dell’acqua, la cementificazione, le leggi sbagliate e gli interessi privati.
Ma tutto questo può cambiare, un’inversione di rotta è a portata di mano.
“IL CAPITALE NATURALE”, è un racconto di Riccardo Iacona con la collaborazione di Marco Piazza, Alessandro Macina, Antonella Bottini,Raffaella Notariale, Marcello Brecciaroli, Rebecca Samonà, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali.

Destra italiana

Una domanda mi assilla: ma l'elettore di destra, cosa sta pensando oggi, del panorama politico della destra italiana?
E' contento che l'offerta politica in questo paese sia rimasta ferma a Berlusconi e al suo finto liberismo (come diceva Guzzanti, "nella casa delle libertà facciamo il c.. che ci pare")?
E, come finto antagonista (poiché il candidato di FI sarà Tajani) della leadership lo sceriffo Salvini? L'uomo della mano libera per la polizia (basta con queste studentesse americane che denunciano stupri), del basta con la legge Mancino (come se il fascismo fosse un'opinione come un'altra e non il contrario della democrazia), della flat tax (i ricchi ringrazieranno, gli altri meno, specie quando taglieranno i servizi)?

Oppure, se non ama il centro destra classico, la destra alla Di Maio, quella che segue i sondaggi e la rete per capire come muoversi? 

E' una domanda lecita anche se posta da un elettore di sinistra: per anni abbiamo criticato l'ambiguità del centro sinistra, la finta opposizione a Berlusconi, il Pd come partito liquido nato da una fusione a freddo.
Ma ora è opportuno che anche a destra si facciano due domande.
Veramente vi sentite rappresentati da questi personaggi da commedia all'italiana (nel senso peggiore del termine)?

17 settembre 2017

La cronologia dell'inchiesta Consip - la risposta di Lillo al "golpe"

Marco Lillo risponde alle accuse di colpo di Stato, per gli articoli (suoi e degli altri giornalisti del F.Q.) sul caso Consip

Altro che colpo di Stato, ecco la storia dell’inchiestaDall’intercettazione tra l’ex premier e il generale Adinolfi pubblicata dal “Fatto” alle dichiarazioni del procuratore Musti sugli incontri con i Noe - 2015-2017 -

di Marco Lillo | 17 settembre 2017   | 1Per smontare il teorema del ‘complotto’ contro Matteo Renzi costruito dal Noe dei Carabinieri con la complicità del pm Henry John Woodcock e del Fatto è molto utile una semplice cronologia.
Quando il capitano Gianpaolo Scafarto, ai primi di settembre del 2016, avrebbe fatto alla pm di Modena Lucia Musti la confidenza generica su un’indagine non meglio precisata (“Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi”) erano già accaduti alcuni fatti. In particolare un signore toscano amico di Tiziano Renzi di nome Carlo Russo era già entrato più volte nell’ufficio di Alfredo Romeo per parlare degli appalti che interessavano all’imprenditore. Non solo in Consip ma anche in Grandi Stazioni e in Inps. Stando alle informative di Gianpaolo Scafarto di quel periodo erano già accaduti questi eventi: il 3 agosto Romeo aveva chiesto a Russo di incontrare il padre del premier di allora perché aveva problemi con il suo amico amministratore di Consip, Luigi Marroni, per una serie di appalti del valore di centinaia di milioni di euro. Russo aveva proposto allora di fare una bisteccata a casa di Tiziano Renzi con lo stesso Marroni. Il 31 agosto Romeo era tornato alla carica e Russo aveva riferito così la risposta di Tiziano: “gli ho detto che … dobbiamo fare sto passaggio con Marroni! M’ha detto dice: ‘Fammi finire sto casino prossima settimana ci mettiamo’”.
Quando Scafarto avrebbe fatto la sua profezia, Romeo aveva già proposto a Russo il famoso ‘accordo quadro’ che poi sarà precisato meglio il 14 settembre nel famoso foglio che – secondo l’interpretazione dei Carabinieri – reca l’offerta di 30 mila euro al mese per Tiziano Renzi in cambio di un incontro al mese con Luca Lotti e con Luigi Marroni per propriziare un occhio di riguardo su Romeo da parte della Consip guidata da Marroni.
La confidenza di Scafarto (‘scoppierà un casino arriviamo a Renzi’) quindi non è la prova del movente delle sue macchinazioni contro Tiziano e Matteo ma un annuncio abbastanza prevedibile (e certamente scorretto se vero) sulla base di indizi già raccolti.
Prima però ricordiamo come è nata la teoria che piace tanto ai grandi giornali, alla politica e ai membri del Consiglio Superiore della Magistratura vicini a Renzi.
Il teorema (ben descritto ieri in un pezzo di Carlo Bonini su Repubblica) vuole connettere due fatti che non c’entrano nulla: lo scoop del Fatto del luglio 2015 sulla telefonata di Matteo Renzi con il generale Michele Adinolfi e lo scoop del Fatto del 2016-2017 sul caso Consip. Ebbene il teorema è delineato nel libro del segretario del Pd Avanti.
Renzi ricorda così il nostro scoop della telefonata tra lui e il generale della GdF Adinolfi, nella quale i due sparlavano di Enrico Letta, intercettata nel 2014 e pubblicata dal Fatto il 10 luglio 2015. “È la prima volta – scrive Renzi – in cui faccio la conoscenza del Noe, Nucleo operativo ecologico dell’Arma dei carabinieri, che su incarico di un pm di Napoli, il dottor Woodcock, mi intercetta. Apprenderò dell’intercettazione mentre sono presidente del Consiglio, grazie a uno scoop del Fatto Quotidiano firmato da un giornalista che si chiama Marco Lillo. Segnatevi mentalmente questo passaggio: Procura di Napoli, un certo procuratore, il Noe dei carabinieri, il Fatto Quotidiano, un certo giornalista. Siamo nel 2014, non nel 2017, sia chiaro. Che poi i protagonisti siano gli stessi anche tre anni dopo è ovviamente una coincidenza, sono cose che capitano”.
L’insinuazione che Il Fatto abbia ottenuto le notizie per i due scoop nel 2015 e nel 2016-7 sempre grazie al Noe e al pm Woodcock è falsa e diffamatoria ma trova subito una grancassa nelle istituzioni.
Il libro esce il 12 luglio e sembra il canovaccio delle domande poste al pm Lucia Musti di Modena appena cinque giorni dopo dal presidente della prima commissione del Csm. L’avvocato Giuseppe Fanfani, ex sindaco Pd di Arezzo, amico di Maria Elena Boschi e già legale del padre, ascolta con i suoi colleghi del Csm il procuratore di Modena nell’ambito del procedimento contro Henry John Woodcock finalizzato a capire se il pm di Napoli che ha osato intercettare il padre del leader Pd debba essere trasferito per incompatibilità.
La pm Lucia Musti ha ricevuto per competenza nell’aprile del 2015 le carte del fascicolo Cpl Concordia, istruito da Woodcock, nel quale era contenuta l’intercettazione di Matteo Renzi con il generale Adinolfi. La telefonata è divenuta pubblica nel luglio 2017 perché non era più segreta e Il Fatto – come la Procura di Napoli ha ricostruito già nel 2016 – l’ha avuta da fonti non investigative in modo pienamente lecito. E non era più segreta per una svista non del pm Woodcock ma degli uffici dei pm dell’antimafia che l’avevano ricevuta per competenza di materia da Woodcock proprio come la dottoressa Musti l’aveva avuta a Modena.
I pm di Napoli nel 2015-2016 indagarano i carabinieri del Noe che avevano aiutato il personale di segreteria, oberato di lavoro, a effettuare la scansione delle pagine senza avvedersi che l’informativa depositata non era quella omissata ma la versione precedente, che non conteneva gli omissis. Così quelle due pagine così delicate con i giudizi sprezzanti di Renzi su Letta sono finite nel computer della Procura accessibile a tutti gli avvocati del procedimento. Tre avvocati (almeno) ne vennero in possesso e così Il Fatto ha potuto acquisire tutte le carte pubbliche del fascicolo, compresa quella che doveva restare segreta. Questo tragitto è stato accertato con certezza dai pm e dai loro periti informatici grazie anche alle perquisizioni ai danni dei giornalisti del Fatto e in particolare al sequestro e all’analisi del computer del collega Vincenzo Iurillo che ha firmato quello scoop con chi scrive questo articolo.
I carabinieri del Noe furono indagati e interrogati ma i pm Alfonso D’Avino e Giuseppe Borrelli ne chiesero l’archiviazione a febbraio 2016 perché “E’ da escludersi che la scansione integrale della informativa del 15.10.2014 sia stata intenzionalmente effettuata dai militari al fine di renderla ostensibile attraverso il suo inserimento al TIAP (il sistema informatico della Procura, Ndr)”; 2) “la pubblicazione degli atti era avvenuta ad opera del cancelliere (incolpecole anche lui, Ndr) addetto alla segreteria del pm dell’antimafia Cesare Sirignano”.
L’audizione della dottoressa Musti al Csm doveva essere diretta ad appurare le responsabilità dei magistrati in quella fuga di notizie. Woodcock in questo caso non aveva alcuna responsabilità ma il pm Musti ne approfitta per fare due dichiarazioni contro la polizia giudiziaria preferita dal pm napoletano: i carabinieri del Noe.
La prima riguarda il fascicolo Cpl Concordia del 2015 e l’allora vicecomandante del Noe dei Carabinieri Sergio De Caprio, alias Ultimo.
Questa è la ‘la seconda versione’ del verbale pubblicata dal quotidiano Repubblica (diversa da quella del giorno precedente) riguardo all’incontro Ultimo-Musti per le carte dell’indagine Cpl Concordia del 2015: “Il presidente Fanfani chiede: «Chi glielo disse?». Musti: «Il colonnello De Caprio mi disse: “Lei ha una bomba in mano, se vuole la può fare esplodere”». Fanfani: «Ma in riferimento a cosa?». Lei: «Ma cosa ne so? Cioè, io non lo so perché erano degli agitati. Io dovevo lavorare su Cpl Concordia, punto, su quest’episodio di corruzione. Dissi ai miei, “prima ci liberiamo di questo fascicolo meglio è”».
Musti quindi sta dicendo al Csm che Ultimo quando consegnò il fascicolo Cpl Concordia a Modena disse che era una bomba. Il fascicolo non era centrato su Renzi ma sulla coop emiliana e conteneva intercettazioni del 2014 riguardanti: 1) i rapporti tra Massimo D’alema e la Cpl Concordia; 2) la Fondazione Icsa fondata da Marco Minniti ma lasciata dall’ex sottosegretario nel 2013; 3) intercettazioni su altri personaggi del Pd tra cui anche Matteo Renzi ma non solo lui.
Dal testo del secondo (e probabilmente vero) verbale pubblicato da Repubblica ieri si evince chiaramente che il pm Lucia Musti non dice e nemmeno insinua mai che ‘la bomba’ a cui faceva riferimento Ultimo fosse l’intercettazione di Renzi con Adinolfi.
La seconda cosa che dice il pm Lucia Musti al Csm riguarda il fascicolo che nel 2016 vedeva il solito Noe, sempre sotto la direzione del pm Woodcock, impegnato sul versante Consip. Così sempre Repubblica (sempre nella seconda versione del verbale ieri) riferisce la versione del pm Lucia Musti su un suo incontro con il capitano Scafarto ai primi di settembre del 2016: «Lui mi ha parlato del caso Consip, un modo di fare secondo me poco serio, perché un capitano, un maresciallo, un generale sono vincolati al segreto col loro pm, non devi dire a me che cosa stai facendo con un altro. Quindi, quando lui faceva lo sbruffone dicendo che sarebbe “scoppiato un casino”, io dentro di me ho detto “per l’amor di Dio”. Una persona seria non viene a dire certe cose, quell’ufficiale non è una persona seria». Fanfani vuole dettagli: «De Caprio ha detto “Ha una bomba in mano”, mentre Scafarto “succederà un casino”?». Musti risponde: «Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi».
E’ evidente dalla lettura di questa versione del verbale l’inesattezza di quanto pubblicato il giorno prima. Lucia Musti non ha mai dichiarato che Ultimo e Scafarto le dissero: ‘Dottoressa, lei, se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi’.
Una cosa è la bomba Cpl Concordia di cui parla Ultimo senza alcun riferimento a Renzi e alla sua conversazione con Adinolfi poi pubblicata dal Fatto.
Altra cosa è quel generico “scoppierà un casino arriviamo a Renzi” che sarebbe stato detto nel settembre 2016 dal capitano Scafarto quando aveva già in mano indizi pesanti su Tiziano Renzi.
La scorretta rappresentazione della realtà fatta dai grandi quotidiani insinua che la bomba di cui parlava Ultimo a Lucia Musti nel 2015 fosse l’intercettazione Adinolfi-Renzi. Non basta. la grande stampa e il Pd al seguito forzano anche il senso della frase di Scafarto per insinuare un intento complottistico del Noe contro Renzi nel 2016.
Scrive sul punto Il Corriere della Sera di venerdì “Il fatto che l’ex capitano del Noe abbia detto a Musti, quattro mesi prima di consegnare l’informativa e anche prima che fosse registrata la famosa frase «Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato» falsamente attribuita a Romeo («assume straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilità il Renzi Tiziano», scrisse Scafarto nel rapporto), potrebbe far immaginare che l’obiettivo dei carabinieri fosse proprio il padre dell’ex premier. Come se fosse un possibile movente della successiva manipolazione dell’intercettazione. E chi volesse ipotizzare che quello fosse lo scopo dei falsi contestati a Scafarto (…) ora avrebbe un motivo in più per sostenerlo”.
La rappresentazione di un colloquio in cui Scafarto parla con Musti prima di avere nelle mani gli indizi e le registrazioni che inguaieranno Tiziano Renzi ha permesso al Pd Michele Anzaldi di presentare un’interrogazione al Governo e ha fatto parlare di ‘fatti di gravità inaudita’ all’ex segretario Pd Dario Franceschini e di “complotto” al capogruppo Pd Luigi Zanda. Grazie a questo modo di fare informazione non è apparsa ridicola la visita di Matteo Renzi a Rignano così raccontata in un pezzo dal titolo “Consip, Renzi subito a Rignano dal padre. Con lui il faccia a faccia della pace”.
Il pezzo è uscito il 14 settembre, proprio nel primo anniversario del giorno del famoso pizzino. Il 14 settembre 2016 infatti Alfredo Romeo scrisse su un foglietto ritrovato il giorno dopo nella spazzatura dal Noe e interpretato come un’offerta nero su bianco al ‘compare di Tiziano Renzi, Carlo Russo, di 30 mila euro al mese, destinati a ‘T.’ che secondo la tesi accusatoria sarebbe Tiziano Renzi.
Al di là delle conseguenze politiche della strumentalizzazione delle frasi della pm Musti, c’è una conseguenza giudiziaria di non poco conto. Alla Procura di Roma sono state trasmesse dal Csm le dichiarazioni della pm di Modena perché i pm Paolo Ielo e Mario Palazzi valutino se inserirle nel fascicolo contro Woodcock. Non solo. Lunedì prossimo la solita prima commissione del Csm presieduta dal solito Giuseppe Fanfani convocherà i due pm di Napoli, Giuseppe Borrelli e Alfonso D’avino, che si sono occupati del’indagine sulla pubblicazione da parte del Fatto dell’intercettazione Renzi-Adinolfi.
In pratica il presidente della commissione del Csm convoca i procuratori aggiunti di Napoli e trasmette carte alla Procura di Roma perché finalmente si indaghi a fondo nella direzione del collegamento tra i due scoop del Fatto, proprio la direzione auspicata dal leader Matteo Renzi nel suo libro.