28 marzo 2017

Lo sport preferito

Lo sport preferito di molti rappresentanti della classe politica consiste nel farsi (e farci male) da soli.
Il ministro gaffeur Poletti e il calcetto per trovare lavoro (più campi di calcetto e abbiamo rislto il problema della disoccupazione giovanile).
I 5S per come si sono difesi per le firme raccolte a Roma (e le date che non coincidono), tirando in ballo la legge.
L'appassionata difesa di Salvini del democratico Putin (è stato votato, no?), nonostante gli arresti, la scarsa stima del giornalismo indipendente e degli oppositori.
Le tesi dei vari Boccia e Madia, con qualche copia incolla di troppo (e le banali scuse dell'onorevole e del ministro).
Minzolini che si dimette sì, ma quando lo decido io.

Quanta benzina al fuoco del "sono tutti uguali".

27 marzo 2017

Report – sotto le stelle (e la storia del salmone di allevamento)

Prima puntata della stagione 2016 di Report, la prima senza Milena Gabanelli.
Puntata che si è aperta col servizio di Sabrina Giannini sui salmoni e sul pesce di allevamenti

Indovina chi viene a cena: sano come un pesce.
Il pesce sulle nostre tavole non arriva dai nostri mari, visto che l'abbiamo fatto tutto fuori: grazie alle deroghe, agli accordi tra partiti e pescatori, il pesce italiano è diventato scarso e, siccome è un mare chiuso, raccoglie maggiori inquinanti.

Il maggior consumo di pesce fa bene alla salute? Forse, se non contiene inquinanti. Non esistono prove che faccia aumentare l'intelligenza.
E nell'Omega 3 si accumulano tossine: proprio bene non fa.

In un ristorante che pesce mangiamo? Allevato o pescato? Non lo sappiamo, perché nei menù non è scritto (mentre è così quando lo compriamo).
Delle 700mila tonnellate di salmone che arriva nelle tavole europee è in buona parte allevato in Norvegia: solo a Bergen ci sono almeno 1000 allevamenti, dove i pesci hanno poco spazio per muoversi.
Come i polli, perché l'allevamento del pesce è un'industria redditizia, anche se ha un costo per l'ambiente.
L'acqua dei fiordi è ricoperta di vomito dei pesci, di sostanze chimiche che vengono spruzzate in acqua con delle mascherine.
Forse perché ci sono rischi per la nostra salute?

Una di queste sostanze è il Diflubenzomol, potenzialmente cancerogeno, ma le leggi europee ne consentono l'uso (il famoso peso delle lobby).
Cosa succede se un bambino assume questi contaminanti?
Ci sono rischi di cancro, di diabete, racconta un medico, alla giornalista.

L'Etossichina è un conservante nel salmone: è un antiossidante creato nei laboratori della Monsanto, l'uso è bandito nella frutta, ma le leggi consentono che sia addizionato al cibo nelle cisterne dei pesci.
L'Etossichina passa dal pesce a chi lo mangia? Le legge non obbliga questi controlli, così Sabriina Giannini ha fatto fare una analisi su un campione di salmoni di allevamento.
In questi, ha scoperto, erano presenti tracce di questa tossina.

Che diranno i ministri delle salute dei 27 paesi europei?
Claudette Bethune era una ricercatrice che lavorava nel governo norvegese, proprio nel settore dei mangimi dei pesci di allevamento: dopo aver scoperto i rischi di questi mangimi, è stata licenziata.
L'importante è che tutti stiano muti come un pesce.

Ma i pesci, oltre a soffrire, hanno anche delle malformazioni. Ma basta tagliare la testa e nessuno se ne accorge.
Anche in Italia sono stati scoperti casi di pesci con mutazioni genetiche: come quelli pescati nelle acque del Lambro, dove venivano scaricate i residui di attività industriali.
Al CNR hanno scoperto che alcuni pesci hanno subito delle inversioni sessuali.
Intersessualità nelle carpe e nei cavedani .. poi si sono fermati perché i fondi per la ricerca sono finiti.
Le sostanze chimiche che sono scaricate nelle acque inquinano le falde e avvelenano i pesci: acque che arrivano al Po e poi nell'Adriatico.
Dove si allevano le vongole che poi ci mangiamo: le autorità sanitarie le sterilizzano dai batteri, ma non si fanno controlli sugli altri inquinanti.

Risalendo la catena alimentare si arriva ai grandi predatori del Mediterraneo, come il pesce spada.
All'interno dei maschi del pesce spada è stato scoperto un principio di inversione sessuale.
Sarebbe un'emergenza sanitaria di livello nazionale, in molti iniziano a sconsigliare il pesce per i bambini e gli anziani.

Meglio il pesce piccolo che quelli grandi.
Quel pesce azzurro che oggi viene usato per i grandi allevamenti intensivi.
E l'Omega 3? Esiste nella Soia, nei semi di lino.

È una puntata storica, perché per la prima volta da vent'anni non sarà condotta da Milena Gabanelli …
Le prima parole di Sigfrido Ranucci non potevano che essere dedicate a Milena, cui non finiremo mai di dire grazie per l'impegno e il lavoro.
Ma il secondo pensiero è stato per i due giornalisti di Report, Chianca e Palermo, arrestati in Congo, mentre seguivano una pista sulla presunta tangente pagata dai vertici Eni, per la trattativa sul giacimento OPL 245 in Nigeria.
Un'inchiesta che farà ancora parlare …
I chef oggi sono delle star: fanno notizia, conducono trasmissioni, sono più importanti dei calciatori. Ma come si guadagnano le stelle i grandi chef?
Valerio Visintin è il giornalista che tiene una rubrica sui locali milanesi: è andato da Cracco (e non ha mangiato bene) come da altri ristoranti.
Lui è un critico che sa criticare e che non vuole farsi riconoscere, per non influenzare il suo giudizio.
Ma ce ne sono altri, di critici, che fanno “politica” nei giudizi , alimentando il business delle stelle e dei chef.
Sono in tanti scegliere il ristorante in base alle stelle (o cappelli o forchette): più stelle si hanno più è facile aumentare il fatturato, si diventa un personaggio che va in tv, si diventa ambasciatore del gusto..
Altri chef, come Berton, hanno anche uno sponsor.
Bernado Iovene ha cominciato il suo servizio con Bernardo La Mantia, cuoco siciliano: non ha stelle rispetto ad altri colleghi, blasonati. Ma non è un dramma.
Un vero ristorante stellato non può avere più di 40 coperti, visto che deve operare in modo chirurgico: pochi coperti serviti bene.
Altrimenti deve aprire più coperti con altre impostazioni di cucina: meno stelle e meno euro per una cena.

E poi le stelle della cucina diventano anche stelle della televisione: finiscono a Che tempo che fa e anche a fare pubblicità.
La stella Michelin è un impegno: si devono curare i piatti, la cantina, il posto, ogni anno.
Piatti curati con prodotti di qualità, come il Grana Padano, dice Berton: ma questa azienda è “sensibile” alla qualità, organizzando eventi e sponsorizzando i grandi cuochi.
Peccato che il grana Padano non sempre, nei suoi tagli, sia un prodotto di qualità, racconta un nutrizionista a Iovene: ma se chi deve giudicare è anche uno chef sponsorizzato, quanto è imparziale?

Enzo Vizzari è uno di questi critici (che non si camuffa) che conosce bene Berton: dopo aver gustato una lasagna col grana ha confermato le tre stelle, le cinque no, ma tre sì.

Altro sponsor importante sono le acque della Nestlé, come San Pellegrino: sono sponsor della premiazione dei migliori 50 ristoranti del mondo, che però sono votazioni influenzate da giochi sottobanco.

Se vuoi avere visibilità, prendi l'acqua San Pellegrino: questo è stato proposto in modo sfacciato ad un cuoco campano.
Se compri la nostra acqua, hai visibilità nei nostri eventi: eventi significa giornalisti, entrare nel giro giusto.

Identità golose è una guida sponsorizzata da questi marchi: saranno liberi di giudicare cuochi a cui è stato chiesto di partecipare ad eventi della stessa Identità golose?
Sembra un mondo piccolo piccolo, dove tutti si conoscono.
Critici, sponsor, cuochi, grandi aziende.

E i ristoratori normali che volessero entrare in questo mondo? “Una mano lava l'altra ..”

Chi sono i critici delle guide: sono giornalisti spesati, con rimborso spese, ma a volte persone con un altro lavoro.
Alcuni fanno anche da rappresentanti di ristoranti: un conflitto di interesse?
Così fan tutti si giustificano al Gambero Rosso.

Edoardo Raspelli ammette: non c'è nulla di critico, in questo mondo. Gran parte di questi giornalisti fanno marchetta o sono macchiette..

Gli ambasciatori del gusto: portano l'eccellenza dei migliori prodotti in Italia, come prosciutto, pesce, formaggio, anatra.
Dovrebbero valorizzare la cucina italiana all'estero, ma spesso trattano prodotti provenienti dall'estero.
Pietro Parisi non fa così: i prodotti li compra al mercato di Sarno, non prodotti che danno maggiore visibilità (come quelli importati dai selezionatori).
“Oggi sono più felice di aiutare a loro, i contadini, per questo ho rinunciato alla stella ..”

La mattina al mercato e la sera al molo ad aspettare il pesce: il prodotto è preparato ancora con forchetta e cucchiaio, niente pinze come gli chef stellati.

Torniamo a Visentin: i critici stanno coltivando una elite della ristorazione, facendo male al settore e ai clienti. A Milano hanno chiuso mille ristoranti in un anno, perché c'è un investimento che non ha senso.
A questi investimenti ha contribuito il sistema Michelin: non fanno tutti i controlli, tutti gli anni.
A Livigno hanno confermato una stella ad un ristorante che aveva chiuso, perché il cuoco era morto.

I 334 ristoranti stellati fatturano milioni.
E anche gli chef guadagnano belle cifre: cuochi come Bastianich (1,2ml) , Cracco (1,2ml per consulenze..), Barbieri (299mila euro).

Poi ci sono i 600mila euro da attività extra ristorazione: nelle ospitate, come ambasciatori del cibo italiano (anche se poi comprano dall'estero) e poi ci sono i corsi di formazione.

Come i corsi agli stagisti che lavorano gratis nelle cucine dei grandi ristoranti: molti arrivano dalle scuole private, alcuni da scuole pubbliche come la Artusi a Roma.
Dove gli insegnanti cuochi devono trovare ricette alternative, con pochi ingredienti .. che scarseggiano.

Coquis è la scuola privata dello chef Troiani: i corsi costano qualche migliaia di euro e avviano alla professione gli aspiranti stellati.
E lo stipendio dei cuochi?
Non sempre è stellare: Iovene ha intervistato un ragazzo che, a 37 anni, guadagna 500 euro al mese.

Ci sono cuochi che fanno doppi turni, in ristoranti stellati, stipendi bassi o in nero.
La normalità, dice Leonardo Lucarelli: prendeva 900 euro al mese, più il nero. Nei ristoranti stellati si viene pagati meno, perché c'è il prestigio.

Non tutti ce la fanno a lavorare tanto, con stipendi bassi, anche in ristoranti di chef importanti, di quelli che si vedono in TV: uno di questi ragazzi ha raccontato la sua delusione al giornalista.
Il ristorante di cui parlava il cuoco è famoso a Milano: Lucarelli si è esposto per denunciare questo sistema, che non ammette pause, malattie, soste.

Le 40 ore settimanali sono rispettate (come da contratto nazionale)?
I turni di riposo sono rispettati?
E gli stipendi in nero?
Le associazioni dei cuochi, degli ambasciatori del gusto, sono consapevoli del problema?

Tra le prossime inchieste di Report: il fallimento del Sole 24 ore, i 20 miliardi alle banche popolari, il caso Consip..


Report – dalle stelle (degli chef), ai soldi del CNR (e altro ancora)

A fare il giornalista giornalista può succedere anche questo: finire in carcere perché sei andato a fare domande scomode alle persone giuste.
Come capitato a Luca Chianca e Paolo Palermo, due giornalisti di Report, fermati in Congo-Brazzaville dove erano andati per seguire un'inchiesta sulla (presunta) tangente ENI.
Ufficialmente erano sprovvisti del visto giornalistico, ma dietro potrebbe esserci la vicenda su cui sta già indagando la procura di Milano e dove sono indagati l’ex amministratore delegato Scaroni e l’attuale Claudio Descalzi.

Nonostante il fermo e i sequestri di telefoni, schede sim, computer, telecamere e soprattutto del girato con l'intervista all'imprenditore Fabio Ottonello: 
“ .. secondo l’ex dirigente Eni Vincenzo Armanna, diventato il super teste dell’inchiesta, avrebbe messo a disposizione un suo aereo privato per trasportare due trolley contenenti parte della tangente al sicuro in un caveau in Svizzera. Secondo Armanna si sarebbe trattato della parte destinata a Scaroni.”

La redazione di Report, la cui conduzione è affidata da quest'anno a Sigfrido Ranucci, assicura che comunque il servizio andrà in onda.

Come regolarmente in onda andranno i servizi di questa sera, prima puntata della stagione 2017.

Le inchieste sull'alimentazione di Sabrina Giannini “Indovina chi viene a cena” si occuperanno del salmone da allevamento:
"Sano come un pesce", un racconto di Adele Grossi, è il titolo della prima puntata. Venticinque chili di pesce a testa in un anno, tanto ne consuma in media un italiano. Il più amato è il salmone che non è esattamente quello che vediamo risalire la corrente nei documentari naturalistici. Le telecamere del programma sono entrate negli “allevamenti intensivi” della Norvegia per capire cosa ci ritroviamo nel piatto. E il salmone è stato anche analizzato. I risultati non sono rassicuranti. La cosa singolare è che non siano le autorità a ricercare sostanze contaminanti.Il viaggio continua nelle acque italiane non certo cristalline per affrontare il problema dei cosiddetti interferenti endocrini, che hanno trasformato la natura e il sesso dei pesci. Tanto da farci pensare davvero di non saper più che pesci prendere……

I servizi di Report: tutto quello che avreste dovuto sapere sulle stelle Michelin (e degli chef) e che nessuno vi ha mai detto.

SOTTO LE STELLE” di Bernardo Iovene
Una stella Michelin cambia la vita a un ristorante e allo chef, ma anche le forchette del Gambero Rosso e i cappelli dell’Espresso possono fare la fortuna di un cuoco, che da quel momento ha la possibilità di partecipare a trasmissioni televisive, eventi culinari nazionali e internazionali, avere sponsor, diventare consulente, docente e fondare scuole. Ma agguantare stelle, cappelli e forchette ha un prezzo. Qual è? L’inchiesta di Bernardo Iovene racconta come dietro il fantastico mondo della cucina ci sia in realtà un gioco delle parti e un intreccio promiscuo tra cuochi, fornitori e critici delle più prestigiose guide. Un indotto che porta soldi e notorietà a pochi e che crea un sogno: soltanto nel 2016 sono stati circa duecentomila i ragazzi che hanno frequentato gli istituti professionali alberghieri, il 21% in più rispetto al 2010. L’altra faccia della medaglia ci mostra un mestiere che non ha tutela sindacale, dove il doppio turno è la regola, e dove la metà dello stipendio è in nero.

Come sono gestiti i fondi del CNR? Il servizio di Report racconterà delle“spese pazze” fatte con i soldi destinati alla ricerca, finti progetti e di un filo nero che dal CNR porterebbe a fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro.

Collaborazione Ilaria Proietti e Cataldo Ciccolella
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche gestisce un budget di circa un miliardo e duecento milioni di euro. Ma come lo fa? Una parte dei soldi della ricerca sono stati spesi in gonfiabili, ortaggi, vino, tappeti orientali. Dalle carte di un audit interno del Cnr di cui Report è venuto in possesso, emergono convegni contabilizzati più volte, richiesta di finanziamenti con firme false e progetti di ricerca inesistenti. All'Istituto per l’ambiente marino costiero, uno dei più prestigiosi del Cnr, alcuni acquisti venivano fatti all'insaputa dei ricercatori responsabili dei progetti.

Le stelle luminose che hanno sostituito le candeline sulle torte.

“OSPITI INDESIDERATI” di Alessandra Borella
Hanno soppiantato le classiche candeline per torte. Si chiamano fontane luminose, stelline scintillanti o sparkler. In realtà sono petardi e sopra la panna, con le scintille, scende una pioggia di metalli pesanti tossici per la salute. Nella normativa europea sui fuochi di artificio non c'è alcuna deroga che possa far pensare al contatto con il cibo. E così ogni azienda di import-export sulle etichette scrive un po’ quello che vuole: inserire nella torta, in un terreno soffice, in posizione stabile, in verticale, usare solo all’esterno, usare ovunque anche all’interno. Questo perché c’è un vuoto normativo.

Infine, per la serie “Onore al merito”, la storia della decadenza del senatore Minzolini.

“LA DECADENZA” di Alessandra Borella

L’aula del Senato ha salvato dalla decadenza il senatore Augusto Minzolini, che però sarebbe interdetto dai pubblici uffici, dopo la sentenza definitiva per peculato per l’uso improprio delle carte di credito Rai, confermata in Cassazione il 12 novembre 2015.

Dalla ricerca ai ricercati (l'inchiesta di Report sui soldi per la ricerca del CNR)

Anziché ai ricercatori, i soldi del CNR (che gestisce un budget per 1,2 mld) sarebbero stati usati per altri fini.

Questi i risultati del servizio che andrà in onda questa sera per la prima puntata di Report: "Ricercatori e ricercati", di Giulio Valesini in collaborazione Ilaria Proietti e Cataldo Ciccolella..
sul Fatto Quotidiano di ieri, un'anticipazione da parte di Virginia della Sala


Sede vuota dell’Iamc è in una ex tonnara.
L’INCHIESTA DI REPORT Milioni di euro dal Cnr ottenuti falsificando firme e contratti, destinatia un istituto siciliano a Capo Granitola: lì potrebbe essere stato nascosto il boss Messina Denaro 
I soldi della ricerca spariti che portano a Cosa Nostra VIRGINIA DELLA SALA 
Milioni di euro sottratti al Cnr, il Consiglio nazionale delle ricerche, e spariti nel nulla, tra noleggi di giostre, tappeti orientali e viaggi. E poi, documenti che non si trovano, firme false, incarichi e consulenze per centinaia di migliaia di euro a società che collegano la direzione generale del Cnr all’Istituto Ambiente Marino Costiero, nella siciliana Capo Granitola, dove un collaboratore di giustizia aveva raccontato si trovasse  nel 2013  il latitante capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro (un dipendente giura di averlo visto) e dove l’ex direttore dell’istituto avrebbe affittato una foresteria a un ginecologo, ex socio dei fiancheggiatori dello stesso Messina Denaro.CO I N C I D E N Z E ? L’asse Roma –Capo Granitola non è proprio diritto. Anzi, non è un asse: è una matassa di intrecci, sovrapposizioni, vicoli ciechi e negazioni ricostruiti da Report nell’inchiesta “Ricercato ri e ricercati” che andrà in onda domani sera su Rai3 e vedrà l’esordio alla conduzione di Sigfrido Ranucci. Si parte da un’azienda di giostre gonfiabili, la Play Casoria. È qui che, almeno due anni fa, con i soldi del Cnr sarebbero stati noleggiati gonfiabili per 18mila euro. E, sempre per gonfiabili, sarebbero stati spesi altri 24mila euro giustificati come “Materiale per siluri per rilevare onde elettromagnetiche”. Ad autorizzare le spese, Vittorio Gragiulo, al tempo segretario amministrativo dell’Istituto Ambiente Marino Costiero, che dipende dal Cnr. Ma anche proprietario di un parco giochi dato alle fiamme, l’anno scorso.SPESE PAZZE. Affari irregolari per diversi milioni di euro vengono fuori durante un audit interno: lo chiede Laura Giuliano, a capo dell’Istituto siciliano dal 2014 al 2016 e nipote di Boris Giuliano (capo della squadra mobile di Palermo ucciso dalla Mafia). Prima di dimettersi per entrare a far parte della Commissione internazionale per ricerca nel Mediterraneo, la Giuliano ha consegnato alla procura i conti superstiti dell’istituto: “I documenti –racconta sparivano”. Ci sono i 700mila euro per smartphone e tablet, poi spariti,una vasca idromassaggio, di decine di migliaia di euro per vino, frutta, ortaggi e detersivi, per viaggi e alberghi di lusso e anche due tappeti orientali, giustificati come “s t r u m e n ta z i o n escientifica”.P RO G E T T I . I soldi arrivavano dal Cnr. Funzionava così: se l’Istituto firmava un contratto per un progetto di ricerca, poteva farsi anticipare i soldi dalla sede centrale. Ma se il contratto era falso, nessuno se ne accorgeva. Come nel caso del “progetto Report” da 450mila euro, che era destinato a studi sulla pesca e che risultava finanziato dalla regione Campania: il Cnr aveva anticipato quasi mezzo milione di euro, ma i tre ricercatori che risultavano esserne responsabili non ne sapevano nulla. O come i 170mila euro in bilancio, trasferiti a Capo Granitola su richiesta dell’ex direttore Salvatore Mazzola per potenziare la rete oceanografica, ma poi contabilizzati come spese per un convegno di tre anni prima a Napoli. “Non ho mai visto questi contratti  è la difesa di Mazzola  e mi hanno detto che le mie firme erano false”. Il bello è che il Cnr ha anche pagato un consulente, Paolo D’Anselmi, per analizzare la spesa. Peccato che risulti collegato a 12 società beneficiarie di commesse per 2,5 milioni di euro (quasi tutte con assegnazioni dirette) nonché coautore di pubblicazioni con l’attuale dg del Cnr, Massimiliano Di Bitetto, che per queste società ha firmato 27 contratti.LA FORESTERIA. E Sempre Salvatore Mazzola nel 2010 ha affittato per 4 anni una foresteria proprio a Capo Granitola, di cui non esiste contratto registrato e che, racconta Report, fu affittata a Riccardo Germilli, ginecologo ed ex socio della Habitat Eco Sistemi con i Risalvato: “Giovanni Risalvato spiega Report  è stato condannato a 14 anni per essere uno dei fiancheggiatori del capo di Cosa Nostra, vicino al punto da condividere con Messina Denaro anche il covo”.

Sul sito del Corriere, l'anteprima del servizio:



Democrazia 2.0

Settimana scorsa eravamo tutti Voltaire, indignati per l'atteggiamento del sindaco di Napoli De Magistris che aveva cercato di bloccare il comizio di Salvini al museo del mare.
Anche uno come Salvini ha il diritto di parlare, viva la libertà di espressione.

Passa una settimana e invece siamo qui a congratularci col ministro Minniti perché sabato, per le manifestazioni pro e contro l'Europa (per l'anniversario sui Trattati di Roma), non ci sono stati scontri né altre devastazioni.
Merito degli arresti preventivi della polizia che, come ha spiegato il Questore "L'attività preventiva ha funzionato .. Abbiamo verificato non solo i precedenti penali, ma anche l'orientamento ideologico. Non tutte le persone fermate sono state allontanate".

Suona molto male, questa frase.
Forse erano tutti delinquenti, quelli fermati. Forse erano in procinto di armarsi con le spranghe sequestate e mettere a ferro e fuoco la città, come avevano scritto in tanti nei giorni precedenti.
Ma l'orientamento ideologico come indicatore di presunta colpevolezza fa pensare male.

Come è andato poi l'incontro dei leader europei? Tutti contenti per l'operato del ministro e tutti contenti per le dichiarazioni vuore e inutili dei presidenti europei, di Tusk, di Juncker.
Non una parola sui migranti, sui muri, sulle dichiarazioni di Dijsselbloem, sui partiti di estrema destra che stanno crescendo e su come questi condizionino l'agenda politica di un'Europa che, a parole deve essere unita ma anche a più velocità (e noi a che velocità andremo?).

E' la democrazia 2.0, questa?

A proposito: sono (siamo) tutti allarmati per populismi e populisti.
Come Trump.
I primi mesi della sua amministrazione ci hanno insegnato una cosa: a salvarci dai populisti e dai loro abusi è la Costituzione e il bilanciamento dei poteri.
Come in America.
E lo stesso vale in Italia.
A futura memoria per quanti pensano di poter modificare la costituzione a colpi di maggioranza.

26 marzo 2017

Giornate del FAI 2017 - Villa Ceriani ad Erba

Come ogni anno, ad inizio primavera il Fai (tramite i suoi volontari tra cui molti studenti), organizza la giornata coi "luoghi aperti": ville, borghi, chiese che normalmente non sono visitabili vengono per l'occasione aperte per il pubblico.

Quest'anno sono andato a Villa Ceriani (o Villa San Giuseppe) a Erba.
Una villa originaria sopra Erba del 1400, che nei secoli ha subito diverse modifiche, con un bel giardino all'inglese.








Come si puliscono i soldi delle mafie (da Alcuni avranno il mio perdono - Carrino, L.R.)

Alcuni avranno il mio perdono di Luigi Carrino è una storia di Camorra, in piena Napoli.
Della federazione di Acqua storta, che raggruppa alcune famiglie, con a capo Mariasole Simonetti che, in questo passaggio, spiega (per chi ancora non lo sapesse) come vengono usate le società di giochi online, le VLT per riciclare i soldi sporchi.

L'incontro nella masseria, la stessa dove Mariasole prese il potere, la stessa dove puntò la pistola alla testa di Aldo Musso e gliela fece saltare dopo che lui aveva contestato la sua incoronazione a capo di Acqua Storta.
E' una riunione operativa, considerati i segnali che arrivano dai suoi centri scommesse di tutta Napoli e provincia, le RightBet, messe in piedi per riciclare gran parte del denaro che arriva dallo spaccio.La prima proposta di Mariasole, nel momento in cui prese il comando nel 2008, fu quella di attivare un meccanismo per riciclare i soldi che arrivavano dalle attività della Federazione,un modo per evitare sequestri dei beni e mettere al sicuro il patrimonio di ogni famiglia, smarcare il fisco che vuole toglierti anche il cazzo che tieni sotto.Nel primo anno del suo insediamento Mariasole costituì una società con sede a Malta, la BetSun s.r.l. Costituire una società a Malta che si occupava di giochi online dava la possibilità di evitare le rigide e avide leggi del nostro monopolio. Era un meccanismo a matrioska che dislocava i server in posti come Panama o la Romania, o Malta appunti, in questo modo si aggiravano le leggi italiane che regolano il settore, si evitavano limitazioni e tasse, nessuna tracciabilità, quote più alte per le scommesse e pagamenti cash.Centri di trasmissione dati li chiamano. In realtà lavorano come agenzie vere e proprie con siti punto com, piattaforme di gioco on line al di fuori del regolamentato, cioè siti punto IT, senza che autorità possano effettuare i controlli previsti. Ogni tanto chiudono per un periodo ma una schiera di avvocati, forti delle direttive europee, li rimette in pista in meno di dieci giorni.Il fatto di usare le scommesse e il gioco come canale di riciclaggio non era un'idea nuova, non se l'era inventata Mariasole. Per un periodo, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, si utilizzavano “fisicamente” casinò o sale da gioco titolari di concessioni rilasciate dall'agenzia delle dogane e dei monopoli.In ratica si compravano fiches in contanti, non si mettevano in gioco le somme, si ricambiavano le fiches facendosi rilasciare gli assegni. In questo modo la somma consegnata risultava una vincita e quindi giustificabile ai controlli del fisco. Si utilizzavano anche metodi alternativi, come le schedine del Totocalcio, che venivano acquistate a prezzo maggiorato dai vincitori per dimostrare la provenienza di un reddito. O anche le vincite risultanti del gioco del Lotto. Poi le cose sono cambiate, peggiorate direi.Il meccanismo delle scommesse online è davvero quanto di più sicuro si possa pensare per ripulire soldi.Le scommesse possono essere fatte al banco, ma il cliente le può fare anche sul proprio conto, registrandosi su un sito scommesse con un conto gioco online accedendo a tutta la piattaforma. A questo punto i passi da compiere per riciclare i soldi sono precisi.Una volta raccolti, i capitali vengono trasferiti materialmente o virtualmente facendoli rimbalzare da un conto gioco all'altro. Si scaricano i soldi da questo conto vincitore e si ha denaro pulito da poter poi investire in attività legali.
Ci fu un momento, verso i primi anni del Duemila, che il poker online faceva numeri da capogiro. In questo caso, il meccanismo per far rimbalzare le somme, ancora in auge ma più monitorato e quindo oggi più rischioso, è detto chip dumping. In pratica, due avversari si accordano facendo finta di giocare, ma sistematicamente c’è un solo perenne dumper, ossia un perdente. Fai la puntata, si apre il gioco, il dumper esegue il suo all-in, rinuncia alla partita, i soldi passano al conto del secondo giocatore. I conti, intestati spesso a ignari clienti o collegati a documenti contraffatti, vengono ricaricati in contanti direttamente in agenzia o con carte di credito, a volte rubate, a volte clonate, senza contare che alcuni siti si prendono un periodo di tempo per verificare i documenti inviati e nel frattempo il conto è operativo.[..]Alla BetSun venne legato il marchio RightBet e in meno di due anni Mariasole sparse sul territorio della Campania, ma anche nel basso Lazio, in alcune città della Calabria e qualche cosa in Puglia, una cinquantina di punti che operavano con scommesse su eventi sportivi, casinò e poker online, slot machine e videolotterie, le VLT.[..]Più che centri scommesse, sono delle vere e proprie lavanderie finanziarie.
Alcuni avranno il mio perdono L.R. Carrino (Edizioni E/o)

Ma non ci sono solo affari sporchi, riciclaggio, denaro, potere e conflitti.
Conflitti tra le famiglie per il controllo del territorio.
Ma l'amore che ne sa di questi conflitti, di questo odio.
Così, come qualche centinaio di anni prima a Verona, anche qui troviamo un Romeo e una Giulietta che si amano ma che sono costretti a vedersi di nascosto.

Perché sangue di due famiglie che si odiano .. “O Romeo Romeo, perché sei tu Romeo ...”

Fausto e Iaio – La speranza muore a diciotto anni, di Daniele Biacchessi

Nel 1978, Milano è una città di frontiera. Carica uomini, merci, idee dal sud del mondo e la trasferisce in Europa, nella grandi metropoli del nord.Borsa, affari, traffici, legali e illegali.È così da sempre, anche in quell'anno. Milano è il luogo dove i soldi sono un mezzo per comprare la felicità, non certo i valori.Frontiere che si snodano all'interno della città.
Non c'è filo spinato, nessuno chiede un documento d'identità, la cortina di ferro prooprio non esiste, nemmeno i cavalli di Frisia.Sono i binari della ferrovia, quelli che dalla stazione Centrale portano a Lambrate.Un groviglio di traversine, e ponti, e sottopassaggi, quasi inestricabile.Ma nel 1978, per noi ragazzi dei quartieri, era una frontiera.Da una parte le potevi scorgere quelle ville, con dentro parcheggiata la macchina sportiva rossa, difese da cancelli già telecomandati a distanza.Ci viveva gente arricchita da un benessere fittizio, foortuna create in poco tempo, magari sulla schina di chi non riusciva neppure a comprarsi un televisore in bianco e nero.Duecento metri.Non di più.[..] Dall'altra parte le case erano scrostate, sui balconcini c'erano cianfrusaglie, vecchie biciclette arruginite dal tempo. Ci vvivevano per lo più operai delle grandi industrie di Sesto San Giovanni, gente che anni prima aveva attraversato l'Italia dal sud al nord per un pezzo di pane.

Ci sono duecento metri a separare questi due mondi. Due mondi, quartieri diversi dove eri catalogato per come ti vestivi, per quali giornali avevi in tasca, per il taglio dei capelli.
Se avevi gli stivaletti a punta, gli occhiali a goccia, il soprabito grigio, i capelli corti.
Oppure se indossavi le clark, l'eskimo, se leggevi Lotta Continua o l'Unità e avevi i capelli lunghi.
Come Fausto Tinelli e Lorenzo Jannucci. Fausto e Iaio.
Due ragazzi del quartiere Casoretto, due come tanti, che in una sera del 18 marzo 1978, mentre attraversavano quelle strade tra i quartieri di centro e periferia, furono uccisi da un commando di killer professionisti.
La storia di Fausto e Iaio è diventata così un pezzo della storia di Milano, sicuramente un pezzo importante della storia milanese dei quegli anni difficili, di lotta, di passione e di sangue.
Volevano uccidere due ragazzi, quei killer professionisti in via Mancinelli, venuti probabilmente da fuori. Non hanno ucciso la memoria e non hanno ucciso il loro ricordo che hanno dopo anno si tiene vivo, grazie ai ricordi dei loro amici, dei genitori, degli storici e dei giornalisti come Daniele Biacchessi, che hanno seguito la loro vicenda. Un ricordo che è anche compito nostro tenere vivo, anche se non abbiamo conosciuto le loro passioni e le loro speranze: perché usando le parole dell'intellettuale Matvejevic, “bisogna voltare pagina [..] Prima di voltarla, però, bisogna leggerla”.


I funerali di Fausto e Iaio (e l'enorme folla di sindacati, lavoratori, studenti, amici ...).

Leggiamola, questa pagina della nostra storia.
Siamo nel 1978, l'anno maledetto (o che noi ricordiamo come maledetto): l'anno del rapimento di Aldo Moro (due giorni prima della morte di Fausto e Iaio, un caso?) e dell'omicidio degli agenti e carabinieri della sua scorta. Aldo Moro fu poi ucciso al termine dei 55 giorni di prigionia, dalle Brigate Rosse.
Ma è anche l'anno della morte di un giovane ragazzo siciliano, Peppino Impastato, ucciso dalla mafia il 9 maggio, proprio lo stesso giorno in cui il cadavere di Moro viene fatto trovare in via Caetani.
Strano il destino a volte.
Il presidente della DC, fautore della politica delle convergenze parallele tra i due grandi partiti di massa, ucciso dopo un rapimento e una prigionia che ancora oggi sollevano tanti dubbi.
Una storia piena di depistaggi, amnesie, verità ufficiali che fanno acqua da tutte le parti.

Destino comune a quello di Peppino, che dalla sua radio denunciava apertamente la mafia, il boss Gaetano Badalamenti. Ucciso lungo i binari della ferrovia dopo un agguato: delitto fatto passare (con complicità anche dentro chi nell'arma, doveva investigare sul delitto).
Per anni si è detto e scritto che Peppino fosse morto mentre preparava un attentato, fino a che le rivelazioni del boss Badalamenti, pentito, non gli hanno reso giustizia.
Ecco, Fauto e Iaio ancora la devono aspettare quella giustizia.
Per quei due ragazzi appena diciottenni, uno schivo e timido, l'altro ridente e solare, nemmeno una sentenza che dica perché sono stati uccisi.
Ma, come per le storie raccontate prima, tante false piste, disseminate per sparigliare le carte, tante piste non seguite, tanti particolari cui gli investigatori non hanno dato peso.
I pedinamenti che, da mesi, i due avevano notato. Una moto e una Mini Minor.
I due ragazzi col soprabito bianco, visti sul luogo dell'agguato, che parlavano con un accento romano.
Quella ragazza venuta a chiedere informazioni su Fausto, nel suo stabile, presentatasi come una sua amica.
A fare una vera indagine, più che la Questura, è stata la Controinformazione, i “pistaroli” come venivano chiamati in quegli anni i giornalisti che non si fermavano alla versione ufficiale.
Giornalisti come Camilla Cederna, come Giorgio Bocca, come Marco Nozza. O come Mauro Brutto, giornalista de l'Unità.
Sono i giornalisti che per primi avevano tirato fuori le responsabilità dello Stato nella strage di Piazza Fontana. Che avevano fatto le prime indagini sulla mafia di Liggio al nord.
Mauro Brutto, in particolare, aveva seguito una pista particolare, sulla morte dei due ragazzi del Casoretto: stava lavorando sul connubio tra trafficanti di eroina, fascisti milanesi e romani, apparati dello Stato.
A Danila, la mamma di Fausto, aveva detto che la verità di Fausto e Iaio non era poi così chiara come qualcuno voleva farla apparire.
Non erano morti, come disse il capo di Gabinetto della Questura, per una storia di spaccio o per una faida da dentro il mondo degli spacciatori.

Fauto Tinelli e Lorenzo Iannelli, avevano collaborato alla scrittura di un un libro bianco sullo spaccio della droga a Milano. Per cercare di capire chi fossero gli spacciatori e chi i grandi trafficanti che avevano in mano le redini del traffico.
Mauro Brutto non ha fatto in tempo a finire il suo lavoro: è stato investito da un auto pirata il 25 novembre 1978. Un altro di quegli strani incidenti che ogni tanto capitano alle persone che fanno domande che non si devono fare.
Il libro bianco uscì, però, anche se con qualche pagina in meno, senza i nomi degli spacciatori con forti legami internazionali, di bande in contatto con narcotrafficanti sudamericani ed europei.
Altri misteri che si aggiungono.

Ma, oltre a misteri, piste non seguite e depistaggi, c'è anche altro. C'è la pista nera, quella che porta al mondo del neofascismo milanese e dei suoi contatti con quello romano.
La prima inchiesta, condotta dal magistrato Armando Spataro, punta già su alcuni nomi, ma porta a ben poco.
Maggiore fortuna ebbe, a fine anni '80, l'inchiesta del giudice Michele Salvini, che si avvale delle testimonianze dei pentiti della destra fascista.
Testimonianze da prendere con le pinze, certo, quelle di Angelo Izzo, Walter Sordi, Valerio Fioravanti.
Ma che concordano tutte nel dire che quell'omicidio era cosa nota a tutti che era roba loro. E che ad uccidere i due ragazzi erano implicati (presumibilmente) gente come Massimo Carminati e Mario Corsi.
Massimo Carminati ora lo sappiamo tutti chi sia: è la persona che, nelle intercettazioni dell'inchiesta mafia capitale (per cui è stato arrestato) parla del “mondo di mezzo” di persone in contatto tra la politica e la criminalità, per affari sporchi (il business dell'accoglienza dei migranti).
Nel libro Daniele Biacchessi racconta chi fosse stato, Carminati, tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80: la cerniera tra la Banda della Magliana (la holding criminale a servizio di mafia, Loggia P2..) la loggia P2 e i servizi deviati (nel Sismi).
Se una persona come Carminati si muove da Roma a Milano per fare un delitto come questo, significa che dietro ci sono questioni ben più importanti dello spaccio.

Forse c'entra qualcosa il fatto che i due ragazzi stavano seguendo una pista sul traffico di droga nel quartiere che portava a Ettore Cichellero, esponente del “Noto Servizio”, che nell'inchiesta veniva definito come uno dei padrini del narcotraffico (si legga quanto scritto in proposito da Aldo Giannuli nel libro “Il noto servizio”).

Noto Servizio, Brigate Rosse, servizi deviati e rapimento Moro: è questa la pista molto suggestiva che sembra venir fuori, mettendo assieme ipotesi, supposizioni secondo una pista che abbia una logica.
Fausto Tinelli abitava in via Monte Nevoso 9, il suo letto era proprio sotto la finestra di fronte allo stabile al numero 8. Via Monte Nevoso 8 è dove, nell'ottobre del 1978 prima e nel 1990 poi, è stato ritrovato il memoriale di Aldo Moro (e la madre di Fausto racconta anche della mansarda del loro stabile affittata a carabinieri e a uomini dei servizi, in quei mesi, per osservare i brigatisti).
Era un covo delle Brigate Rosse (per un approfondimento “Doveva morire” di Sandro Provvisionato).

Forse un caso. Come forse un altro caso è il fatto che le stesse BR, nel comunicato numero due, avessero citato proprio Fausto e Iaio
Onore ai compagni Lorenzo Jannucci e Fausto Tinelli assassinati dai sicari del regime”.

Cos'è stato quell'omicidio, allora? Un messaggio (da parte di qualche componente dello stato) alle Br, per far loro comprendere che qualcuno sapeva dove fossero le basi dell'organizzazione ed era disposto a ricorrere a forme di contro-terrorismo di tipo argentino?
E, di conseguenza, il comunicato numero due, era un “messaggio ricevuto”?

E per questo che sono morti questi due ragazzi, uccisi da killer professionisti una sera di marzo di tanti anni fa? Perché avevano visto cose che non dovevano vedere? Perché stavano arrivando a persone che non dovevano essere scoperte?
Uccisi in nome di quella ragione di Stato per cui è stato sacrificato anche il presidente Moro?
Di questo è convinta la madre di Fausto Tinelli, che in una intervista al Corriere dice esplicitamente «Fausto e Iaio uccisi dai servizi segreti». Danila non è mai stata interrogata (nemmeno dal GUP Clementina Forleo, l'ultimo magistrato ad occuparsi del caso)
Vengono in mente le parole di Corrado Guerzoni, collaboratore di Aldo Moro, la sua teoria dei cerchi concentrici, sulle responsabilità politiche nelle stragi e nei misteri d'Italia:

Per cerchi concentrici ognuno sa che cosa deve fare.
Non è che l’onorevole X dice ai servizi segreti di recarsi in Piazza Fontana e mettere una bomba. Non accade così.
Al livello più alto della stanza dei bottoni si afferma: il Paese va alla deriva, i comunisti finiranno per andare presto al potere.
Poi la parola passa a quelli del cerchio successivo e inferiore dove si dice: sono tutti preoccupati, cosa possiamo fare?
Si va avanti così fino all’ultimo livello, dove c’è qualcuno che dice “ va bene, ho capito ”.
Poi succede quello che deve succedere.
Una strage in una banca, in una stazione, in una piazza, sopra un treno.
Oppure, come nel nostro caso, un omicidio di due ragazzini [si riferisce all'omicidio di Fausto e Iaio a Milano nel 1978].
Così nessuno ha mai la responsabilità diretta.
E se vai a dire all’onorevole X che lui è il mandante della strage di Piazza Fontana, ti risponderà di no. In realtà, è avvenuto questo processo per cerchi concentrici.
Non è che l’onorevole X dice ai servizi segreti di recarsi in Piazza Fontana e mettere una bomba. Non accade così.Al livello più alto della stanza dei bottoni si afferma: il Paese va alla deriva, i comunisti finiranno per andare presto al potere.Poi la parola passa a quelli del cerchio successivo e inferiore dove si dice: sono tutti preoccupati, cosa possiamo fare?Si va avanti così fino all’ultimo livello, dove c’è qualcuno che dice “ va bene, ho capito ”.Poi succede quello che deve succedere.Una strage in una banca, in una stazione, in una piazza, sopra un treno.Oppure, come nel nostro caso, un omicidio di due ragazzini [si riferisce all'omicidio di Fausto e Iaio a Milano nel 1978].Così nessuno ha mai la responsabilità diretta.E se vai a dire all’onorevole X che lui è il mandante della strage di Piazza Fontana, ti risponderà di no. In realtà, è avvenuto questo processo per cerchi concentrici.

La scheda del libro sul sito di Baldini e Castoldi.
Il sito dell'autore Daniele Biacchessi (che aveva già raccontato ne “Il paese della vergogna” la storia di Fausto e Iaio).

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

24 marzo 2017

Nordisti - Cinque domande a Sala sulla guerra Atm-Ferrovie

Da utente dei mezzi pubblici regionali e milanesi, ho molto a cuore il futuro di Atm e di Trenord.
Su queste due aziende si sta giocando una partita (politica) che non ha al centro il servizio pubblico o i pendolari.
Sulla nostra pelle (sempre di pendolari) si creano carriere, gruppi di potere, scalate.

L'articolo di Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano di oggi: 
Ormai lo scontro è aperto. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha abbandonato i toni fintamente amichevoli e attacca direttamente, non senza contraddizioni tra quello che dice e quello che fa. Il presidente di Atm Bruno Rota, dal canto suo, sa che tra un mese avrà finito la sua avventura al vertice dell’azienda milanese e dunque si prende la soddisfazione di dire chiaro quello che pensa. “Bisogna lavorare, basta con i protagonismi a mezzo stampa”, dice il sindaco. “Tranquilli, in Atm si lavora eccome”, replica Rota. “Sono stato attaccato personalmente dal presidente di Fs, Renato Mazzoncini, che ha detto falsità. Gli ho risposto come penso fosse mio diritto, replicando con una nota di poche righe”. Segue Ps: “Ah, il tempo che ho impiegato per stendere questa nota, dalle 13.30 alle 13.33, è stato di tre minuti”.
Lo scontro, ormai diretto, è sul destino del trasporto pubblico a Milano. Il Comune ha un’azienda, Atm, che è una ricchezza per la città. Non solo garantisce un buon servizio a Milano, ma ha le carte in regola per crescere e diventare un polo d’aggregazione italiano ed europeo (già ora gestisce, per esempio, i trasporti a Copenaghen). Sala sta mandando, in forme contraddittorie, segnali che vanno in direzione opposta, con il risultato finale di deprimere il ruolo di Atm e favorire le Ferrovie dello Stato, che hanno già iniziato la campagna di conquista di Milano.
Per questo ci permettiamo di rivolgere al sindaco Sala alcune domande, restando in attesa delle sue risposte.
1. Perché ha fatto passare settimane lasciando intendere che Atm avrebbe potuto esercitare il diritto di prelazione sulle azioni Astaldi di M5, che sarebbero state rilevate da F2i, la quale avrebbe comprato anche gran parte del 20 per cento ora in mano ad Atm, sgravandola da tutti gli oneri connessi? Ha poi invece dato un improvviso stop a un’operazione già pronta e già concordata con Rota, lasciando la quota di Astaldi alle Ferrovie, che così sono entrate ufficialmente sulla piazza milanese.
2. Perché ha dato mandato a Rota di sondare le disponibilità di F2i e perfino degli indiani di Marubeni a fare cordata con Atm (risulta dal carteggio Rota-Sala reso pubblico da Palazzo Marino), per poi aprire le porte a Fs, dicendo il 6 marzo che “Atm deve fare andare i tram, non fare finanza”?
3. Perché ha dichiarato per settimane di non avere trattative con Regione Lombardia e Fs sul progetto di fusione fra Fnm e Atm, per poi essere seccamente smentito dal presidente di Fnm, Andrea Gibelli (“Sono in corso analisi e valutazioni” ed esiste da mesi “un tavolo per lo studio dell’operazione, che coinvolge il Comune di Milano, a cui fa capo Atm, e Ferrovie dello Stato, azionista di Trenord”)?
4. Che ruolo ha assegnato in questa partita a Roberto Tasca, assessore al bilancio? Tasca non ha alcuna delega sui trasporti, eppure è proprio lui ad attaccare Rota in commissione partecipate a Palazzo Marino e a bloccare l’operazione con F2i. Tasca è spalleggiato da Arabella Caporello, direttore generale del Comune che in un documento sostiene che Rota avrebbe perseguito strategie non concordate con il Comune, che avrebbe sovrastimato il valore delle azioni di Astaldi e che i timori del presidente Atm sulla futura gara per il contratto di servizio “appaiono palesemente irricevibili”.
5. Con Fs che intrecci e contropartite ci sono, tra l’operazione Atm e l’operazione scali ferroviari?
La partita è ancora aperta, ma in pochi mesi potrebbe concludersi con la vittoria dell’espansionismo di Fs ai danni non di Atm, ma della città. Se ci fosse un’opinione pubblica a Milano, il dibattito sarebbe intenso e la partita non ancora persa.

Un tranquillo week end di paura



La prima pagina de Il tempo è eloquente: chi ama Roma sta coi poliziotti.
Oggi siamo tutti sbirri, siccome è prevista la calata dei barbari dei centri sociali e black bloc (in collaborazione con i jihadisti), in occasione dell'incontro dei leader europei per i 60 anni dell'Europa.
Europa unita dai muri, dalle contestazioni e dalla paura.
Oggi siamo tutti dalla parte della legge. Settimana prossima possiamo tornare a farci i fatti nostri, nel piccolo e nel grande.

Perché, come hanno scritto sui muri a Locri, basta sbirri e più lavoro.


Perché ogni volta che gli sbirri e la magistratura si mettono a ficcare il naso negli affari sporchi di qualche azienda (a Taranto, al Sole 24 ore, negli appalti Expo, a Vado Ligure ..) non siamo più dalla parte degli sbirri e della legge.
Passerà anche questo week end.

23 marzo 2017

Forma e sostanza

A Londra l'ennesimo attentato ci ricorda quanto siamo vulnerabili, a prescindere da quanti soldati piazziamo sulle strade, dalle telecamere che ci riprendono, da quanto siamo spiati.
L'attentatore di cui è ancora ignota l'identità, ha investito delle persone, aggredito dei poliziotti davanti la sede del Parlamento: armato di un auto e di un coltello.

Mentre nella capitale economica (e forse anche del riciclaggio) dell'Europa succedeva questo in Italia ci si azziffava su pensioni e vitalizi dei deputati, sul salvataggio in Senato di Augusto Minzolini, delle nomine del ministro dello sport, di una trasmissione dai contenuti stupidi (non l'unica e nemmeno l'ultima). Un bel clima, dove si dibatte più sulla forma che non sulla sostanza delle cose.

Su vitalizi, pensioni e stipendi il punto non è solo economico.
Ma riguarda quello che deputati, senatori fanno in Parlamento e fuori: li meritano quei soldi per quello che fanno?
A grandi responsabilità, quali i problemi che i nostri rappresentanti dovrebbero affrontare, devono corrispondere grandi stipendi.
Se poi vogliamo tagliare il privilegio della pensione dopo nemmeno una legislatura, a 60 anni, ben venga, come segnale al paese.

Sulla decadenza da Senatore di Minzolini: il Senato non si deve sostituire al giudizio (passato in giudicato) della magistratura.
Se avesse ragione il senatore Ichino, tanto vale togliere di mezzo la Severino: ogni processo ad un loro collega d'aula potrebbe nascondere il fumus ..
Qui chi parla di garantismo, di rispetto delle regole, ci sta solo prendendo in giro: esiste una legge e degli articoli della Costituzione che tutelano l'insindacabilità di certe affermazioni, l'arresto, la perquisizione le intercettazioni, l'eleggibilità di un deputato. 
Il segnale che arriva al paese è quello di una casta: un senatore non è un cittadino come gli altri (in parte è vero) senza avere responsabilità maggiori degli altri.

La TV spazzatura: il fatto che esistano altre trasmissioni piene di contenuti volgari che continuano ad andare in onda, non giustifica affatto la Perego e i suoi autori.
E non assolve nemmeno i vertici Rai, dalle loro responsabilità nel mandare in onda certo chiacchiericcio da bar che non è servizio pubblico.
E non assolve nemmeno i politici, che quei vertici li hanno nominati.

Si fa un gran parlare, in questi mesi, del pericolo populista.
E poi basta un presidente dell'Eurogruppo, ex ministro dell'economia in Olanda, per comprendere come populismo sia un problema anche dentro le istituzioni.
Le bufale, le balle, le finte promesse non vengono rilanciate solo da hacker o account specializzati: vi ricordate quando dicevano che si doveva metter mano alla legge elettorale?
Beh, la discussione è salata a data da destinarsi.
E quando dicevano fuori la politica dalla Rai e dalle partecipate?

22 marzo 2017

I navigli di Milano (da Milano fa paura la 90)

Vicolo dei Lavandai (immagine presa da Wikipedia)
Zona dei Navigli, nel film Milano odia la Polizia non può sparare (1975)
Niente come uno scrittore bravo, è capace di trovare le parole per descrivere i luoghi delle città, come cambiano col tempo, che impronta hanno dato.
Come i Navigli di Milano, le vie d'acqua della locomotiva d'Italia, ricoperte negli anni 30 e nascoste ai milanesi da una colata di asfalto.

Qui gli scrittori sono tre e sono il trio delle meraviglie del giallo anni '70 meneghino: Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone.
Il libro è "Milano, fa paura la 90".
Una storia di brutte morti, di uomini in maschera, di incontri notturni con mostri e di strani personaggi che ruotano attorno all'istituto Rizzoli. In via Botticelli.
Sulle strade di Sant'Ambrogio.I navigli di Milano. Un sistema di canali navigabili che dal baricentro della Darsena collegava la città ai laghi Maggiore e Ticino, oltre ovviamente a quello di Como. Una via d'acqua sulla quale sono transitati i materiali che hanno costruito la città, che ne hanno sviluppato il commercio, che hano irrigato e resi fertili i campi, che le hanno fatto pensare addirittura di aprire un porto commerciale, sotto Corvetto, di doks di Milano.E invece i Navigli son diventati innavigabili. E puzzavano. E allora han deciso di coprirla, quella ragnatela di canali. Milano ha smesso di rare il verso a Venezia, come poteva sembrare ai piloti dei biplani nella Grande Guerra. Ora i navigli sono altro. L'acqua c'è, ma non è quella che si beve. Si beve la vita, l'ottimismo, il futuro. Si beve una gioventù rampante, che vuole un mondo migliore, una vita migliore. Nel vicolo delle lavandaie sono rimaste poche donne a lavare ancora i panni, e qualcun altro in un covo d'ombra, si droga.Il Naviglio scorre placido e sui suoi margini  si vive la vita, ci si inebria, ci si incontra. E alle idi di marzo, anche se l'umidità fa venir freddo, ferve il popolo, sulle rive, in un avanti e indietro che è quasi la litania di preghiera, per un'esistenza speciale. Perché i Navigli sono un flusso d'acqua, e niente di meglio che un flusso d'acqua può rappresentare la vita. E' per questo, che la maggior parte Milano l'ha cementificata. Una colata d'asfalto. Tu sei qui per morire, lavorare, pagare, obbedire e morire, cittadino.
Milano, fa paura la 90 - il delitto di via Botticelli di R. Besola, A. Ferrari e F. Gallone

Buona lettura!