25 aprile 2017

Il leader del (non) partito

Quello di Macron potrebbe sembrare un mezzo miracolo.
Il giovane ministro dell'Economia di un governo in perdita di consenso e legato ad un partito in perdita di voti, è riuscito in pochi mesi a crearsi un movimento, a staccarsi dall'ombra di Hollande (di cui era consigliere) e del PS francese e a presentarsi agli elettori come il volto nuovo della politica.
Macron il rottamatore francese, quello che in Italia tutti guardano con interesse in Italia, con la solita domanda stupida, chi è il Macron italiano (ovvero il vincente) italiano?

Bene: Macron ha creato un movimento (EnMarche) raccogliendo finanziamenti privati (di cui non ha comunicato la lista, ponendo così un problema di potenziale conflitto di interesse) senza chiedere al momento finanziamenti pubblici (forse lo farà alle amministrative di giugno).
Con questo movimento si è presentato alle elezioni prendendo i voti anche dal suo partito socialista, che è finito al 6%.
Rottamatore (almeno dei partiti tradizionali) e anche Europeista convinto, Macron nelle sue interviste ha sempre avuto alle spalle la bandiera dell'Europa, non come quelli che se la mettono o tolgono per fare un capriccio con la matrigna UE (tipo minacciare di porre il veto all'Eurobilancio già approvato fino al 2021).
Europeista che intende rafforzare l'asse con la Germania (alla faccia dei Macron all'italiana) ed è pure favorevole ad una Europa a due velocità.
Macron, come Grillo e come altri nazionalisti, si dice né di destra né di sinistra: cosa voglia dire non l'ho ancora capito. Forse destra e sinistra sono posizioni vecchie, superate, ma ricchi e poveri sono categorie reali. Come anche sfruttati e sfruttatori.
Persone che hanno mille possibilità (di reddito, di non pagare tasse, di assistenza, di carriera) e persone tagliate fuori.

Il suo programma si chiama “Mon contract avec la nation” che ricorda un po' troppo il contratto con gli italiani: in questo si parla di accoglienza, di inventare nuove protezioni nel mondo del lavoro ma anche di tagli nella macchina dello Stato.
Macron parla di riformare l'Europa, cosa a mio avviso impossibile finché ci sarà il dualismo Commissione e Parlamento. Finché ci saranno persone come Juncker, il politico del Luxgate.
Nella sua visione, ci deve essere un bilancio comune per la difesa e una vera condivisione dei valori fondamentali sull'immigrazione.

Siamo tutti contenti (a sinistra) che ha vinto Macron e non Le Pen, Hamon o Melenchon?
Mah.
Sono spariti i partiti tradizionali, con le loro strutture, con la loro presenza sul territorio e sono stati sostituiti da altro.
Quanto questo altro sia capace di raccogliere le istanze del territorio, delle persone (quelle tagliate fuori, senza opportunità, con meno tutele) è tutto da vedere.
Non vorrei che, di fronte ad una crisi della sinistra e in generale del sistema dei partiti, ci trovassimo di fronte all'ennesimo Gattopardo, ad un cambio di verso che ha solo portato all'indietro nel tempo le lancette del paese.

Come tutta da capire la futura (eventuale) maggioranza parlamentare a cui dovrebbe appoggiarsi.


PS: della sua vita privata, della moglie, chiaramente tutto questo non ha alcuna importanza per un giudizio sulla sua politica.  

Pillole di memoria: storie di Resistenza e di eroi in Brianza

L'assessora Trevisani, l'avvocato Filippo Meda e il professor Corbetta


Ad Inverigo l'amministrazione comunale non si è dimenticata di ricordare anche quest'anno il 25 aprile, con una serie di iniziative sul territorio col compito di ricordare da dove arriva la nostra democrazia, la nostra Repubblica, da dove arriva la nostra libertà.

Un breve ripasso storico.
25 aprile 1945: il CLN dichiara l'insurrezione, a Milano parte lo sciopero generale, coi tedeschi e i fascisti ancora in città, armati e (in parte) incattiviti.
Mussolini, tradendo la parola data all'arcivescovo Schuster, scappa da Milano per andare a Como nell'ultimo disperato tentativo di una ridotta in Valtellina, con gli ultimi irriducibili.
In verità è solo una fuga per scappare dai partigiani, dalla morsa delle SS (che lo scortavano su ordine di Hitler) per consegnarsi agli americani.
Assieme ai gerarchi, alle sue carte e all'oro della patria che i ras del fascismo si erano tenuti..

La cattura di Mussolini, su un camion tedesco della colonna Fallmeyer, vestito da soldato tedesco, ultima vergogna del duce che aveva fatto sprofondare il paese nella vergogna (per il regime, per le leggi razziali) e nel disastro (la guerra, i dispersi, i morti...).
L'ultima raffica davanti il cancello di Giulino di Mezzegra, i cadaveri esposti a testa in giù, appesi ai tubi della pompa di benzina, un oltraggio ai morti dovuto anche all'eccezionalità del momento, per la folla che si era radunata in piazzale Loreto, per vedere il dittatore morte.

Dei venti anni di dittatura, di privazione delle libertà, di violenze, delle leggi razziali e delle morti ci si ricorda solo di quegli ultimi momenti, dei cadaveri di Mussolini e della Petacci sfigurati, violati.
E soprattutto ci si è completamente dimenticati dei lunghi mesi in cui in Italia si è combattuto per la liberazione del paese dalla dittatura, per scacciare l'invasore tedesco e per sconfiggere il governo fantoccio di Salò. Una guerra combattuta dagli eserciti, le truppe alleate che risalivano l'Italia e quelle tedesche verso il nord.
Ma c'è anche stata una guerra che ha messo uno di fronte all'altro italiani contro italiani e tedeschi: la guerra (di logoramento, di contrasto) condotta dalle formazioni partigiane formatesi a partire dal crollo del regime fascista. Due date importanti: il 25 luglio 1943, quando Il Gran Consiglio del Fascismo aveva di fatto sfiduciato Mussolini, poi arrestato dal Re che aveva dato a Badoglio la guida del governo.
La guerra continuava, diceva Badoglio, mentre si trattava la resa con gli alleati.
E poi la resa comunicata via radio agli italiani l'8 settembre: senza ordini ai soldati, senza ordini ai carabinieri, alla polizia, col re scappato a Pescara, si sfaldarono esercito, stati maggiori, coi soldati in fuga dalle caserme al grido di “tutti a casa” cercando di sfuggire alla cattura dei tedeschi.

Da qui partì la guerra di liberazione.
Da episodi singoli come la battaglia dei soldati italiani a Cefalonia.
Dalla scelta di parte di questi soldati di non consegnare le armi ai tedeschi ma di combatterli.
Dalla scelta di quella parte degli italiani che, in quell'8 settembre seppero prendere la scelta giusta.

A contribuire alla guerra partigiana furono studenti, operai, gente comune e futuri deputati, ex militari e perfino preti. Persone cresciute nell'Italia fascista che li aveva cresciuti nel conformismo e all'obbedienza del più forte, che finalmente poteva sperimentare l'ebbrezza di essere padrone del proprio destino, che poteva assumersi quelle responsabilità, diventare partecipe di un processo che avrebbe dovuto costruire un'Italia diversa, più libera, migliore.
Non siamo stati capaci di coltivare il ricordo delle loro gesta, di perpetuare fino in fondo la loro memoria se ancora oggi ci sono ragazzi che la guerra e il fascismo non l'hanno conosciuto e che alzano in braccio per il saluto romano.
Se ancora oggi sul fascismo girano delle verità edulcorate, dei finti sentimentalismi su un regime che seppe solo sopprimere le libertà, che defraudò le casse dello stato, che seppe solo occupare tutti posti dello stato (come avvenne più tardi nella repubblica della partitocrazia), che cinicamente portò l'Italia in guerra, speculando sui soldati morti per avere poi un posto al sole.

Fatta questa premessa, assumono un ruolo importante le iniziative come quelle portate avanti dalle del comune di Inverigo, per rinsaldare il ricordo di quei mesi di guerra, per tenere viva la fiamma, la passione, la voglia di libertà che infiammò tante persone in quegli anni difficili.
Per ricordare a tutti che la grande storia e i grandi personaggi si mescolano a storie meno note di persone sconosciute o persone comuni, che nel momento del bisogno non hanno rinunciato ad alzare la testa, come quel Fumagalli che si oppose all’arresto e successiva deportazione degli anziani nonni di Liliana Segre, avvenuto a Bigoncio.

A tu per tu con l’avvocato Filippo Meda” è stato il titolo della serata, introdotta dall'assessora Alessandra Trevisani, in cui il professor Daniele Corbetta, grazie alla viva memoria dell'avvocato Filippo Meda, figlio di Luigi Meda, ha raccontato ai presenti alcuni episodi significativi della nostra guerra di Liberazione.
E alcuni dei personaggi di questa storia, che hanno vissuto sul nostro territorio.

Il padre, Luigi Meda, figlio del ministro Filippo Meda, che non è stato un antifascista dell'ultima ora.
Lo scultore Angelo Casati.
Il partigiano Bruno, ovvero Bruno Ballabio, morto durante la battaglia in difesa della repubblica di Val d'Ossola.
Giancarlo Puecher, fucilato dai repubblichini per rappresaglia della morte dei fascisti Pontiggia e Pozzoli.

Luigi Meda, era il padre dell'avvocato Filippo (e nipote del ministro Filippo Meda); i mesi della guerra di liberazione li ha vissuti in pieno: volontario della prima guerra mondiale, si era poi battuto per i diritti dei contadini di Cremnago, quando il conte Perego intendeva vendere i suoi terreni all'istituto San Paolo.
Luigi si lottò per dare loro il diritto alla prelazione e mantenere terreni e lavoro: una battaglia che divenne poi la sua tesi di laurea.
Faceva parte di una cellula antifascista che si ritrovava a Milano nella casa della cultura, ben prima dell'8 settembre, assieme a Puecher, Casati e anche don Gnocchi.
Dopo l'8 settembre, Inverigo era un porto di mare, qui arrivavano quando intendevano scappare in Svizzera, come Edgardo Sogno.
Luigi Meda fu arrestato dai tedeschi il 26 novembre: i tedeschi avevano già cercato di arrestarlo prima, poiché pensavano fosse a conoscenza delle armi lasciate da una compagnia di Alpini che proprio ad Inverigo si era dissolta.
Le armi di questi alpini costituirono il primo nucleo di armamento delle formazioni partigiane locali: tra questi, il capitano Benis, che era ospite (nascosto), nella casa delle signore Rossi, mentre il resto dei soldati si trovava nel granaio di Villa Crivelli.

Nell'aprile del 44, a San Vittore Luigi Meda incontra in cella un giovanissimo Mike Bongiorno, arrestato in quanto staffetta partigiana: il nipote, il giornalista Luigi Meda ha ricordato questo incontro in un bel racconto, il giovanissimo italo americano a cui il maturo avvocato aveva cercato di dare conforto.
Fu successivamente scarcerato in scambio di un colonnello tedesco, preso dai partigiani: una volta liberato torna al suo paese, anche se poteva scappare in Svizzera.
Andava avanti indietro da Milano, come avanti e indietro da Macherio troviamo un altro di questi personaggi: il prete dei mutilatini, don Gnocchi, che curava il centro invalidi ad Arosio.

La sera del 24 aprile, prima dell'insurrezione, avvisò la moglie che non sarebbe tornato a casa per diverse sere: trattò una prima volta la resa col capitano Lutze, assieme al colonnello Donà, inutilmente.
Il giorno 25 ci fu una prima scaramuccia: furono sparati dei colpi di fuoco contro i tedeschi la cui sede era presso l'asilo, dietro la chiesa di Inverigo.
A sparare furono probabilmente membri della brigata Puecher di Lambrugo: i tedeschi, successivamente, si arresero e abbandonarono il paese.
L'avvocato Filippo Meda, che all'epoca aveva 16 anni, ricorda ancora che se ne andarono via cantando e inquadrati.
Furono poi catturati, nella strada verso Lurago: alla fine in prigione finì il capitano tedesco Lutze, la sua amante al seguito e pure il suo cane, un setter di nome Norman.

Meda ha citato un altro episodio di quelle settimane: lo scontro con una colonna fascista, lungo la strada per Lurago, che costò la vita a 37 partigiani e ad un contadino: sugli automezzi della colonna furono recuperati fogli interi di banconote, non tagliati, che furono raccolti e portati alla Cariplo di Como e regolarmente registrati.
Ci sono stati casi di beni o soldi requisiti finiti nelle tasche dei singoli?
Sono cose che possono succedere, ha ammesso l'avvocato, eravamo in guerra e molti avranno pensato a prenderseli, come preda bellica.

Immagine presa da Wikipedia 
Giancarlo Puecher era un sottotenente dell'aeronautica, figlio di un notaio milanese venuto qui in Brianza come sfollato: era una di quelle persone che avevano molto ascendente sugli altri, proveniva da una buona famiglia, era in contatto con Luigi Meda, di cui frequentava la casa, con Leopoldo Gasparotto (poi ucciso a Fossoli) del Partito d'Azione e col comunista Carlo Perasso.
Fu catturato per rappresaglia dopo l'attentato a due fascisti, il centurione della milizia Ugo Pontiggia e l'amico Angelo Pozzoli.
Il federale di Como Scassellati compilò la lista dei fucilandi, che sarebbe stata assai lunga se i carabinieri del luogo non l'avessero minacciato, facendo presente che se si fossero uccise tutte quelle persone sarebbe partita l'insurrezione ad Erba.
Persona intelligente e lucida fino alla fine: nella sua ultima lettera alla famiglia, il 21 dicembre 1943, elenca tutti gli oggetti e le somme di denaro da lasciare alle persone a lui vicine. Prima di essere fucilato, abbraccia uno ad uno tutti i componenti del plotone, perdonandoli. Un gesto dall'alto valore cristiano:

Muoio per la mia patria. Ho
sempre fatto il mio dovere di
cittadino e di soldato. Spero
che il mio esempio serva ai
miei fratelli e compagni.
Iddio mi ha voluto, accetto
con rassegnazione il suo volere.
Tutti i miei averi vadano ai
miei fratelli e a Elisa Daccò.
Vorrei che sul mio avviso mortuario
figurassero i miei meriti sportivi e
militari.
Non piangetemi, ma ricordatemi a
coloro che mi vollero bene e mi stima-
rono.
Viva l’Italia.

Raggiungo con cristiana rassegnazione la
mia mamma che santamente mi edu-
cò e mi protesse nei vent’anni
della mia vita.
L’amavo troppo la mia patria non
la tradite e voi tutti giovani d’Italia
seguite la mia via e avrete il compenso
della vostra lotta ardua nel ricostruire una
nuova unità nazionale.
Perdono a coloro che mi giustiziano, perché
non sanno quello che fanno e non pensano
che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai
la concordia.
Vorrei lasciare L 5000 alla mia guida
alpina Motele Vidi di Madonna di Campiglio.
L 5000 al mio allenatore di sci Giuseppe
Francopoli di Cortina. L 5000 a Luigi Conti
e L 1000 a Vanna De Gasperi, Berta Dossi, Rosa
Barlassina. Il mio guardaroba ai miei
fratelli e a Pussì Aletti, mio indimenticabile
compagno di studi.

L 1000 alla Chiesa di Lambrugo.
Il mio anello d’oro ricordo della povera mamma
a Papà il braccialetto a Gino e l’orologio
Universal a Gianni. Alla zia Lia Gianelli
una mia spilla d’oro con pietra. Un ricordo
delle mie gioie alle mie cugine e a Elisa.
Stabilite una somma per messe in mio suffragio
e per una definitiva sistemazione pacifica della
patria nostra.
A te papà vada l’imperituro grazie per ciò
che sempre mi permettesti di fare e
mi concedesti.
Elisa si ricordi del bene che le volli e forse
non sufficientemente apprezzò.
Ginio e Gianni sono degni continuatori delle
gesta eroiche della nostra famiglia e non si
sgomentino di fronte alla mia perdita, i martiri
convalidano la fede in una vera idea.
Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la
sua volontà.
Baci a tutti
Giancarlo Puecher Passavalli

Angelo Casati era invece uno scultore, amico dei Meda: di lui, l'avvocato Filippo Meda ha citato due episodi particolari.
Quando attaccarono un deposito militare dei tedeschi in località Fornaci: la sentinella fu disarmata puntandole alla schiena un dito. Col suo fucile furono disarmate le altre .. Come in un film.
Casati fu uno degli esponenti del comitato partigiani a trattare la resa col comandante tedesco, come si è già detto.

L'altro episodio riguarda invece un diverbio col gruppo partigiano di Arosio, quando qui fu fermata una colonna tedesca in fuga da Monza.
Avevano il lasciapassare del CLN per andarsene in Svizzera, con la promessa di non compiere azioni contro la popolazione: Casati faceva parte della delegazione che da Arosio andò a Monza per controllare le carte di questa colonna, per verificarne la veridicità.
Nel mentre, il gruppo arosiano procedeva ad arrestare i tedeschi per portarli in località Bosco Marino, dietro Inverigo, mettendo a rischio la popolazione.
Cosa che fece infuriare il Casati.
Era un antifascista “perché amo la libertà”, così diceva.

Bruno Ballabio è stato un eroe della Val d'Ossola, dove per un breve periodo, cacciati fascisti e tedeschi si sperimentò una forma di repubblica partigiana.
Nella battaglia del Premosello, nel giugno 44, morì, colpito da diversi d'arma da fuoco e anche da diverse coltellate. Si vede che il nemico voleva proprio essere certo della sua morte.

Il compagno partigiano Scalabrini ha ricordato quella battaglia, quando tedeschi e repubblichini circondano il paese di Premosello
«quando Bruno si accorge che l'accerchiamento sta per completarsi, si rivolge, sotto l'uragano di fuoco, a me e mi dice: «tengo io, salvati»! Bruno, da solo, con le scarse munizioni, ma con grande coraggio, tiene testa, per quasi mezz'ora, ai tedeschi e ai fascisti. Cessa il fuoco, si sentono ancora per qualche minuto le urla degli assalitori, poi ricade il silenzio nella grande valle. Quando i nazifascisti se ne vanno, la popolazione va alla ricerca di Bruno. Eccolo! Numerose sono le ferite al petto, ma ha pure tre pugnalate nella schiena».

Oggi è sepolto al cimitero di Torino, assieme ad altri eroi di quelle battaglie: i suoi parenti ad Inverigo l'hanno riconosciuto, dopo un servizio giornalistico che parlava del partigiano Bruno, il partigiano ignoto, senza nome.
Era partito da Inverigo proprio l'8 settembre, per andare in montagna a combattere: dopo la sua partenza si erano perse le tracce, fino al 1969, con quell'articolo.
Successivamente i suoi parenti, a Bigoncio, si sono prodigati per dare un cognome e “Bruno il partigiano ignoto”: in futuro il comune di Inverigo dedicherà una via a questo ragazzo, uno dei tanti che seppero fare la scelta giusta, sebbene cresciuti nel fascismo e anche benestanti.
Ma riuscirono a distinguere il bene dal male.
Mutuando le parole di Italo Calvino: il più onesto, il più idealista dei repubblichini si batteva per la causa sbagliata, la dittatura. Il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato si batteva per la causa giusta, la democrazia.

Cos'è il fascismo.
Ho sentito tanta gente urlare là sotto”: questo diceva Angelo Casati quando passava davanti il comune di Inverigo. Nelle sue celle, nello scantinato, la gente veniva torturata.
La cugina del Ballabio, riferiva uno dei parenti che è intervenuto, era costretta a portare da bere ai torturati e anche ai torturatori.
Vedeva gente scendere in quelle stanze e uscirne fuori coi capelli bianchi. Si ricorda delle lunghe tavolate di legno e il muro, particolare scolpito nella memoria, sforacchiato di colpi ad altezza d'uomo o sopra le teste dei carcerati.
Questo era il fascismo degli ultimi mesi: gente che, senza più scrupoli morali e senza freni sfogava la sua violenza contro persone inermi, contro persone accusate di essere contro il fascismo.
Gente come il maresciallo di ps Bruschi di Como, il fucilatore di Giancarlo Puecher: si scoprì poi, a guerra finita, che aveva il vizio di requisire beni per tenerseli.

25 aprile 1945 – 25 aprile 2017: 72 anni dopo, la forza di questi racconti (come la memoria di Filippo Meda) è ancora viva.

E' questo che ancora oggi, da fastidio a quanti ogni anno aprono polemiche strumentali sulla guerra di Liberazione e sul ruolo effettivo dei partigiani: non accettano che in quei mesi si sia creata una coscienza civile in questo paese, si siano messe le basi per una democrazia “diretta”, in cui ciascuno individuo è partecipe, non più suddito o schiavo di un regime che ti dice cosa devi fare.
E' quell'ebrezza di libertà, di sentirsi padroni del proprio destino di cui ha scritto Beppe Fenoglio nel “Partigiano Johnny”, quando decide di farsi partigiano:
Nel momento in cui partì, si sentì investito in nome dell’autentico popolo d’Italia, ad opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare, a decidere militarmente e civilmente. Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più inebriante la coscienza dell’uso legittimo che ne avrebbe fatto. Ed anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava il vento e la terra”.

Buona festa della Liberazione a tutti!  

24 aprile 2017

Il vadevecum per le risposte da dare a Report

Sul Fatto Quotidiano, la giornalista Alessia Grossi, scrive del servizio di Giovanna Boursier di questa sera, sul Sole 24 ore, raccontando un dettaglio che descrive bene il clima che si respira nel quotidiano di Confindustria
Questa volta nessuno ha tentato di impedirne la messa in onda. Ma anche la puntata di Report in tv questa sera – dopo quella su Eni e gli affari intorno al’Unità, quasi incappata nella censura, l’altra su cui incombeva la querela di Roberto Benigni, e le polemiche sui vaccini –è stata fonte di preoccupazione per qualcuno.LA PUNTATA condotta da Sigfrido Ranucci la vedremo tutti e con un’inchiesta di Giovanna Boursier si occuperà dello scandalo del Sole 24 Ore: l’indagine della procura per “falso in bilancio, falsificazione delle copie sia digitali che cartacee che, invece di andare in edicola, prendevano la strada del macero”. Per questo sono indagati l’ex direttore del quotidiano di Confindustria, Roberto Napoletano, l’ex amministratore delegato Donatella Treu e l’ex Presidente,cavalier Benito Benedini. Sentito dalla giornalista, il presidente di Confindustria (proprietaria del quotidiano,ndr), Vincenzo Boccia, si dice ancora fiducioso che “Napoletano possa dimostrare che non ha fatto niente”.Tutto questo mentre “sui quotidiani escono anche le spese personali di Napoletano addebitate a Il Sole”racconta il servizio di Report e “l’assunzione di Raffaella Votino, sorella di Isabella, portavoce di Maroni nella struttura di Ticket 24 che fa parte di 24 Ore Cultura con un contratto di 6 mesi che poi diventa di un anno per un importo di 167 mila euro”. La Votino ha già risposto a Report che “ha un contratto per 60 mila euro e che va a lavorare tutti i giorni”. Ma “resta un grosso danno di immagine causato a Confindustria” come spiegherà in studio il conduttore Ranucci.Sarà per questo che“mentre per anni, i vertici non si sono accorti di nulla, neppure quelli che facevano parte del board del sole, si sono invece preoccupati preventivamente della puntata di Report”, spiega il giornalista.INFATTI “la direttrice generale Marcella Panucci, prima della messa in onda ha scritto un documento interno, una sorta di manuale delle istruzioni su come rispondere, in caso di domande sulle responsabilità di Confindustria”. “E si risponde da sola – conclude Ranucci – che non hanno responsabilità”. Il documento con domande e risposte sarà sul sito di Report da questa sera.

Lo scandalo al Sole (24 ore), gli influencer e le banane bio


Lo scorso marzo la Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici milanesi del Sole 24 ore: l'ipotesi di reato è falso in bilancio, ipotesi in cui sono coinvolti i recenti vertici del giornale, dal direttore Napoletano, l'AD Donatella Treu, al cavaliere Benadini (presidente).
Cosa è successo al quotidiano di Confindustria? Chi ha truccato le carte del giornale, chi ha gonfiato il numero copie vendute?
I giornalisti del Sole hanno scioperato (proprio loro, i casi della storia) finché l'ex direttore Napoletano non si è sospeso dalla carica: non si fidavano più della passata gestione e ora, probabilmente come tutti, vorrebbero capire quale futuro li aspetta.
L'inchiesta sul Sole è indice di una situazione generale nel mondo dei giornali, dove non è chiara la separazione tra editori e imprenditori (spesso padroni dei giornali): questo vale a maggior ragione per Confindustria. Il Sole 24 ore è uno dei più importanti quotidiani economici, le sue valutazioni su finanza, mercato, aziende pubbliche e private, sono autorevoli se provengono da una fonte indipendente.
Negli ultimi anni, racconta il servizio di Giovanna Boursier, il quotidiano è diventato sempre più organo di Confindustria, ovvero delle grandi aziende.

Possiamo fidarci ancora del Sole 24 ore quando parla di occupazione, di Euro e di Europa, della crescita e della crisi? Il Sole 24 ore significa il quotidiano, ma anche l'agenzia Radiocor, Radio 24, la Business School ..

La giornalista ha intervistato anche l'attuale presidente di Confindustria Boccia, chiedendo se vorrà prendere delle iniziative di “responsabilità” nei confronti della passata gestione.
Valuteremo, in base a quello che dirà la magistratura .. Un risposta che suona molto in politichese.

La scheda del servizio: SCANDALO AL SOLE Di Giovanna Boursier
Il Sole 24 Ore è in crisi da anni e adesso perde 90 milioni di euro. Per risanarlo Confindustria deve fare senza indugio l'aumento di capitale, ma anche l’associazione degli industriali non naviga in buone acque, e non è detto che riesca a mantenere la sua quota del 67%. La procura di Milano sta indagando per falso in bilancio l’ex amministratore delegato Donatella Treu, l’ex presidente Benito Benedini e anche l’ex direttore, Roberto Napoletano, come amministratore di fatto. E indaga anche su Di Source, la società inglese blindata in un trust che doveva distribuire gratuitamente migliaia di copie digitali all'estero, e invece erano false. Tra gli indagati anche il deputato Stefano Quintarelli, per appropriazione indebita. Giovanna Boursier intervista il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia per capire perché a settembre ha deciso di sostituire l’allora amministratore delegato Gabriele Del Torchio che stava facendo chiarezza nei conti. Chi e come ha truccato le carte nel più importante quotidiano economico italiano?In democrazia l’informazione economica è un bene di tutti, ma deve essere indipendente anche dal suo azionista di maggioranza, che nel caso del Sole 24 Ore è Confindustria, determinata a non perderne il controllo. In Italia mai come in questo periodo abbiamo avuto bisogno di capirci qualcosa di economia e finanza. In banca ci rifilano le obbligazioni subordinate, su internet ci bombardano di bufale su cosa comporterebbe uscire dall’euro, in televisione il governo di turno ci può raccontare che l’occupazione è aumentata o che il debito pubblico calerà e noi gli dobbiamo credere e votare di conseguenza.


Il secondo servizio riguarda i food influencer, i personaggi sui social e i siti che consigliano questo o quel locale, questo o quel prodotto.
Ce ne sono tanti e il problema è che spesso queste persone sono anche consulenti delle aziende che recensiscono.

Dietro gli influencer le stelle del web, dietro le recensioni di Tripadvisor c'è un giro d'affari importante, oltre che un problema di concorrenza: come nel passato servizio fatto dallo stesso Bernando Iovene sugli chef stellati (dove non è tutt'oro quel che luccica e dove è emerso un certo miscuglio tra chef e aziende del cibo) l'obiettivo è fare chiarezza.

Qui un'anticipazione su Raiplay: la prima ricetta messa online sul sito Giallozafferano.it da Sonia Peronaci, i locali aperti nel mondo da Gino Sorbillo (e le sue apparizioni dalla Clerici sulla Rai), le pizzaiole Iorio (“la pizza è femmena” dicono). Come hanno raggiunto quella visibilità, come hanno raggiunto il successo col pubblico? La risposta è nell'uso dei social: foto su istangram: follower, like, condivisioni, la forma più veloce e oggi funzionante, di pubblicità (e reddito).

Sul fronte trip advisor, Iovene ha sentito alcuni ristoratori “no-trip advisor” che contestano il metodo delle recensioni anonime fatte, così sostengono queste persone, da gente che nemmeno si è seduta nel ristorante.
Ci sono infatti agenzie che fanno recensioni (positive si presume) a pagamento: Adam Medros, vice presidente di Trip advisor, racconta al giornalista come anche loro stiano combattendo queste agenzie, fornendo supporto alle autorità, perché danneggiano anche la loro immagine..

La scheda del servizio: FOOD INFLUENCER Di Bernardo Iovene
Nel 2006 Sonia Peronaci e suo marito fondano Giallo Zafferano, è un sito dove pubblicano ricette. Nel 2016 è letto da sei milioni e mezzo di utenti unici al mese e viene incorporato dalla Mondadori, dove pubblicano ormai 9000 food blogger. Sonia invece è diventata un personaggio e ha aperto la strada a un fenomeno: gli influencer.Oggi l’influencer più seguita è Chiara Maci, ha un milione di follower, numerose grandi aziende investono sui suoi social dove pubblica foto di ricette ma anche momenti privati con sua figlia. Anche Gino Sorbillo è diventato un influencer, tracciando la strada a migliaia di pizzaioli che tentano di diventare a loro volta “personaggi”. Ma qual è la strategia con cui si riesce a creare il "pizzaiolo-personaggio”? Ce la svelerà il presidente di Rossopomodoro, che deve far marciare una catena di 135 pizzerie.
Il problema però è: cosa succede quando l’influencer o il giornalista di settore è anche consulente delle aziende di cui scrive? Naturalmente ci occuperemo anche di TripAdvisor, il servizio che è riuscito a saltare la mediazione del giornalista raccogliendo direttamente i giudizi che i consumatori esprimono sui ristoranti. Questo provoca malumore nei ristoratori che si sentono vittime di giudizi pretestuosi, di insulti e diffamazione e si vedrà come per difendersi alcuni ricorrano a recensioni false, spesso vendute da agenzie in modo illegale.


Il servizio di Sabrina Giannini, per “Indovina chi viene a cena” riguarderà le banane col bollino biologico: ma possiamo veramente fidarci del bollino bio, e della sostenibilità vantata dalle aziende?

23 aprile 2017

I guardiani, di Maurizio De Giovanni

L'incipit:
Il panorama. La vista.Forse, sa, la differenza è tutta lì.Lo penso spesso, anche quando mi ritrovo a cercare di ricostruire ogni cosa, a scavare nei dati e a elaborare la miriade di notizie e di numeri. Per capire il cammino che è stato fatto e quello che resta da fare. Quando mi chiedo il perché, anche se Dio sa quanto e come io cerchi di evitare di pormi questa terribile domanda....

Alla presentazione di Serenata senza nome, Maurizio De Giovanni aveva annunciato che, a breve, avrebbe iniziato a scrivere su un nuovo filone, lasciando temporaneamente da parte i suoi personaggi storici, Ricciardi e I Bastardi di Pizzofalcone.
Vorrei raccontare del rapporto tra Napoli e l'esoterismo, della Napoli che non si vede, quella sotto terra, la città legata ad antichi culti.
Una bella sorpresa, anche se poi, a bene vedere, già con Ricciardi, aveva raccontato di un personaggio condannato a vedere vivi e morti. I morti nei loro ultimi istanti prima di morire.
Anche qui, con questo primo romanzo di una serie, I guardiani, ci troviamo di fronte al mistero, alla morte e a persone che hanno attraversato indenni secoli della nostra storia, continuando a morire e risorgere a nuova gioventù.

Chi sono i Guardiani che danno titolo a questo romanzo? Chi sono i protagonisti di questa storia, un mix di Dan Brown, Valerio Massimo Manfredi (mi viene in mente Chimaira) e Asimov? Quale mistero si nasconde questa volta, tra le pagine del libro? Se ne I Bastardi si raccontava delle mille anime della Napoli di sopra, quella dove si vive e si muore per odio, per amore, per invidia (e non solo per Camorra, come ha spiegato De Giovanni in Pane), qui andremo a fare un lungo viaggio nella Napoli di sotto.
Quella dei cunicoli, dei mille percorsi sotterranei, delle caverne: una Napoli rovesciata rispetto a quella che vediamo alla luce del sole.
La Napoli che nasconde antichi culti, come quello di Iside o di Diana cacciatrice.
Ma sarà anche un viaggio nel tempo, oltre che nelle profondità della terra.
Un viaggio alla scoperta delle nostre origini, forse: da dove ha origine la nostra specie, quale Dio ha eletto l'uomo a specie superiore alle altre, dandole intelletto e capacità per costruirsi un suo mondo. Governando le sue scoperte con la curiosità e la paura?

Spero di avervi fatto incuriosire abbastanza.
Sebbene debba aggiungere anche una mia impressione personale, ora che sono arrivato all'ultima pagina di questo primo capitolo del filone che mette assieme fantasy e fanta archeologia.
Manca qualcosa a questo romanzo: qualcosa nel modo in cui sono delineati e mostrati i personaggi (del mondo vero) al lettore.
Manca qualcosa nel modo in cui il lettore è introdotto nel mistero del libro, che si arriva ad intuire a fine pagine.

Partiamo dalla trama.
Come ne I Bastardi, anche qui ci troviamo di fronte ad un gruppo inedito di persone, costrette volenti o nolenti, a fare squadra. Cominciando dall'antropologo Marco Di Giacomo, di cui l'autore ci dà subito un quadro esteriore: quarant’anni, trasandato, interessato più ai suoi studi personali che non all'insegnamento, per seguire la sua teoria, quella teoria sulle religioni antiche (e quel qualcosa che le lega tutte assieme) che l'ha di fatto isolato dal mondo accademico:
Quell'idea, quella singola idea lo aveva bloccato. Zavorrato. Affondato. Col passare del tempo la ricerca di elementi a conforto della teoria che aveva elaborato lo aveva allontanato dal resto del lavoro, e soprattutto dai contatti che gli altri accademici mantenevano; e n po' alla volta gli aveva attirato disistima, maldicenze, ironie. Aveva perso amicizie e considerazione professionale, e più questo avveniva, più cocciuto lui diventava nell'intestardirsi nel dimostrare quello che aveva in mente. Una volta, prima di abbandonarlo al suo destino, un collega gli aveva chiesto la ragione di tanta ostinazione. «In fondo» gli aveva detto, «non siamo certo ricercatori di oncologia. Studiamo religioni antiche, siamo archeologi delle idee. Non dobbiamo sentirci come se dovessimo cambiare la storia del genere umano».Invece sì, pensava Marco. Invece sì.

Il suo assistente, Brazo Moscati, ne fa le veci per quanto riguarda l'insegnamento e i rapporti coi dottorandi.
Lo protegge soprattutto da sé stesso.
Ad entrambi, il capo dipartimento Fusco, l'odioso Fusco, dà il compito di accompagnare la giornalista tedesca Ingrid Shultz per la città. Un compito ingrato per Di Giacomo, che deve distogliere la sua attenzione dagli studi, ma proprio per questo, Fusco, che non ha stima dei due, glielo impone.
Ingrid Shultz forse è qualcosa di più che una giornalista esperta di archeologia e storia antica: apprezza e conosce Napoli molto di più di quanto Marco e Brazo, i suoi accompagnatori, si aspettano, avendo nei suoi confronti molti pregiudizi.
.. non potè fare a meno di riflettere su quanto fosse stretta quella città in rapporto alla gente che ospitava. Sembrava un liquido, un flusso inarrestabile che brulicava attorno a quei palazzi incoerenti fra loro, tutti diversi e belli allo stesso modo, che se ne stavano un po' in bilico in attesa di crollare rovinosamente.

Infine Lisi, la nipote di Marco, figlia della sorella, di cui di fatto, ne è stato padre.
Anche lei studiosa di religioni antiche a Napoli e nel mondo, dei riti e dei loro misteri: come lo zio, anche lei ha preso la malattia di quell'assurda teoria, secondo cui esiste un legame tra i diversi luoghi storici, dove si celebravano riti di culto, in tutto il mondo.
Assieme ad un gruppo di amici, hacker e cacciatori di notizie nel mondo, sta mettendo assieme tutti i fatti, per comprovare questa sua teoria:
Rudy annuì, ma sembrava un po' perplesso: «Quello che non capisco è .. Insomma, ammettiamo di aver ragione e che in certo luoghi si tengano ancora riti di religioni e culti antichissimi. E immaginiamo che questi fedeli siano in contatto fra loro, secondo qualche forma di associazionismo che non conosciamo. Ora la mia domanda è ..».Lisi concluse per lui: «Quale rito, culto o religione prevede una celebrazione comune e contemporanea ogni trent'anni, all'alba del solstizio d'inverno?»«Precisamente. E soprattutto: dove si tengono le assemblee comuni di questi sacerdoti o fedeli? Per coordinarsi con tale precisione a distanza di trent'anni esatti devono per forza organizzarsi, no?»

Questa squadra improvvisata inizia la sua ricerca, partendo negli antichi siti dove venivano celebrati i culti delle delle divinità femminili: il tempio di Iside cui si accede da sotto una friggitoria, il culto di Diana, il triangolo egizio e il dio persiano Mithra.

Cappella San Severo
La chiesa di San Domenico Maggiore

È questa la Napoli nascosta, sotterranea, poiché questi luoghi sacri si trovano sotto chiese storiche, come la cappella di San Severo nella chiesa di Pietrasanta, la chiesa di San Domenico Maggiore. Un viaggio che terminerà ai campi Flegrei, altro luogo importante perché in contatto con l'energia del pianeta (e che viene considerato “il cielo sottoterra”, ovvero la discesa agli inferi).
Lungo questo viaggio, i nostri incappano in strane morti, apparentemente per cause naturali, di persone legate tra loro solo dal fatto che vivevano attorno a questi posti.

C'è qualcuno che sta seguendo da vicino la loro indagine. Occhi interessati come quelli dei Guardiani, i custodi dei luoghi sacri, il “padre” che li ha scelti per questo compito e che da loro la vita perenne, coi cicli di resurrezione ma anche la morte ..
I Guardiani hanno un compito. I Guardiani devono salvaguardare i Luoghi ...”

E altri occhi, più lontano (o più vicino) che seguono proprio Lisi, perché una ragazza speciale.
Occhi che osservano “il panorama”, capaci di seguire le mappe della vita, attraversare cicli ed ere storiche.
E poi, un terribile rischio per l'umanità, la fine del mondo come nemmeno ai tempi di Hitler o Stalin, l'essere “madre” e “l'essere padre” in un contrasto ineludibile...
Un romanzo che mescola storia, fantascienza, religione (il Dio o il superuomo sceso sulla terra a plasmare l'uomo ….), suscitando forti suggestioni, che però non sempre tiene vivo il ritmo e la tensione nella lettura. Come anche i personaggi, troppo stereotipati, anche per gli scontati legami sentimentali.
Viene voglia di visitare Napoli e di scendere nelle sue viscere.
Ma questo romanzo, primo della serie, non mi ha convinto come gli altri di De Giovanni.
Aspettiamo i prossimi, nel frattempo buona lettura!

La scheda sul sito dell'editore Rizzoli.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

21 aprile 2017

Sarebbe stato bello se questo 25 aprile ..

Mi sarebbe piaciuto se, almeno a questo giro, fosse stato possibile raccontare la storia della guerra di liberazione: quella guerra che ha messo eserciti uno contro l'altro ma anche italiani contro italiani.
Quelli che l'8 settembre (e anche nei mesi successivi) fecero la scelta giusta di combattere il regime e l'occupazione nazifascista, in tutte le forme possibili.
Quelli che, magari in buona fede, ma scelsero la strada sbagliata della Repubblica di Salò e che consideravano traditori gli altri (il Re che era scappato in primis).

In mezzo i tanti che rimasero a guardare e che poi andarono ad ingrossare le fila dei partigiani del 26 aprile.
Sarebbe stato bello raccontare degli anni difficili della guerra, la guerra in cui Mussolini ci aveva infilato dentro: mi bastano qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo dei vincitori, aveva cinicamente detto a Badoglio.
Gli anni delle fame, delle bombe, dei diritti che non c'erano, della polizia di Stato che ti spiava, che origliava a quello che dicevi, che pensavi.
E poi l'otto settembre.
La guerra di liberazione, con l'esercito alleato che risaliva a fatica la penisola, le prime forme di resistenza, i primi episodi di eroismo (come la Quattro giornate di Napoli), le prime rappresaglie, vigliacche di nazisti e fascisti.
La scia di sangue sull'Appenino: S Anna di Stazzema, Civitella, Marzabotto,.. l'armadio della vergogna e l'oblio nei confronti dei responsabili di queste stragi.
Le violenze da parte dei militari marocchini sotto bandiera francese.
E le violenze dei soldati italiani nell'allora Jugoslavia.

Eppure furono tanti i giovani che con tanta passione, decisero che dovevano fare qualcosa. Non potevano stare a guardare: volevano combattere per un paese libero, dove nessuno potesse essere rinchiuso per le sue idee e parole.

Ecco, sarebbe stato bello raccontare la storia degli scugnizzi napoletani, di Irma Bandiera, di Carla Capponi.
Della battaglia di Montecassino, dell'insurrezione milanese del 25 aprile quando, con ancora i tedeschi in città, si decise lo sciopero generale.
Degli eroi di Cefalonia.

Sarebbe stato bello.
E invece le miserie del nostro presente vengono e verranno fuori.
La polemica sull'Anpi romana divisiva, perché, dice la comunità ebraica di Roma, ha invitato i palestinesi (gli eredi del gran Muftì, come se noi italiani fossimo tutti eredi di Mussolini, i tedeschi di Hitler).
La polemica su chi protesterà per i negozi aperti, le persone costrette a lavorare (senza svolgere un servizio essenziale) e quanti chiederanno il diritto di fare shopping il 25 aprile.
Dei risultati delle imminenti elezioni in Francia col rischio attentati.

Essere antifascisti è divisivo e lo si è di più se si conosce la storia: una conoscenza che rende immuni da tutti i fascismi, dalle finte nostalgie del quando c'era lui, che rende consapevoli delle strade che hanno portato ai regimi del novecento.
Avremo perso nuovamente un'occasione. 

Il convitato di pietra


Lo sapevamo già, ma è bene che ci prepariamo anche per le prossime elezioni, a gestire come convitato di pietra, i terroristi dell'Isis, quelli che pianificano con cura i luoghi e le date dei loro colpi. Non è una novità, già nel 2004 le elezioni spagnole furono anticipate dalle bombe alla stazione di Atocha.
Ieri, i colpi di Kalashnikov sugli Champs-Élysées, con la rivendicazione dello Stato Islamico.

Votano anche loro e infuiscono sulle elezioni.

20 aprile 2017

Dove si creano lavoro e PIL

A marzo, in visita a Torino, l'ex segretario ed ex presidente aveva rivendicato la sia vicinanza a Marchionne, rispondendo a chi lo criticava per questo:
"Il fatto che ci siano degli investimenti e dei programmi vuol dire che ci sono uomini e donne che sono tornati in fabbrica a lavorare Pomigliano, uomini e donne che sono tornati in fabbrica a lavorare a Melfi e uomini e donne che sono tornati a lavorare a Mirafiori. Se volete difenderlo il lavoro bisogna crearlo, non fare convegni. Io difendo chi crea lavoro"

E in effetti i numeri per FCA sono buoni, come utili, lavoro e PIL: lo confermano i vertici di FCA all'assemblea degli azionisti ad Amsterdam.


Ma stanno parlando di una multinazionale che paga le tasse all'estero e crea (nuovo) lavoro fuori dall'Italia. Furio Colombo sul FQ di oggi:

Infatti tutte le buone notizie di Elkann e Marchionne non riguardano l’Italia, riguardano le tasse altrove, il lavoro altrove, il profitto altrove, il made in altrove, salvo frammenti di limitate produzioni locali, qui (Italia) o in Messico, o in Brasile. Naturalmente ci possono essere mutamenti e anche variazioni improvvise sull’uso delle filiali. Per esempio, in Italia, improvvisamente, è stata portata via la produzione della Panda (che naturalmente richiede lavoro di massa) ed è stato annunciato l’arrivo di produzioni di lusso, grandi automobili non Fiat estranee a impianti, a lavoratori e a distribuzione locale, e comunque in sospeso. Il lontano quartier generale americano vede e non vede l’urgenza di ciò che accade lontano (Torino) e, soprattutto, sente il fiato pesante della vita politica americana, persino se non fosse Trump il presidente. Tutto ciò non è fuori legge e non è immorale. È una scelta poco patriottica ma conveniente per gli azionisti. È una scelta che governo, Parlamento e fisco italiani hanno scelto di non notare. Ma perché non dovrebbero farlo notare i giornalisti, quando riferiscono dei buoni risultati di Detroit, e fingono invece di parlare della “casa di Torino”, del Lingotto, dove comincia a crescere l’erba fra i sassi del selciato?

Essere divisivi

In un paese conformista dove si tende sempre a stare dalla parte del più forte e a seguire il branco, a costituire un problema sono le persone e gli enti "divisivi".
Divisivi come l'Anpi, l'associazione partigiana accusata di non rappresentare più i veri partigiani.
Divisivi come come il 25 aprile, giornata in cui si festeggia la liberazione dal nazifascismo, nel giorno dell'insurrezione generale del 25 aprile 1945.
Ma anche la giornata in cui si deve consentire ai fascisti di manifestare con bandiere e simboli e sfilare nella sezione del cimitero di Milano dedicata ai loro morti.
Vietare la loro manifestazione sarebbe da fascisti, dicono i sedicenti liberali all'italiana.
Quelli che guai a manifestare contro il gasdotto TAP o, peggio ancora, contro il TAV in val di Susa.
Quelli che guai a manifestare contro le aperture nei centri commerciali la domenica di Pasqua.

Essere antifascisti, dunque dalla parte della Costituzione e delle Istituzioni e dalle loro radici che affondano nella Resistenza significa sì, essere divisivi.
Vietare i raduni fascisti è illiberale? E cosa diremmo se a radunarsi fossero nostalgici del terrorismo (una delle tante sigle nate negli anni settanta)?
E perché allora si vietano gli inchini delle processioni religiose sotto casa dei mafiosi?
Forse perché così si manifesta, in pubbilco, l'autorevolezza del mafioso, lo si rende uguale e superiore agli altri cittadini.
E lo stesso vale per questi gruppi, gli stessi che appiccicano manifesti per boicottare negozi di stranieri a Roma.

Non possiamo stare dalla parte dello Stato e dire che vigileremo con le forze dell'ordine ..
Non rimane altra strada, visto che si è scelto di non insegnare la storia, di non spiegare alle persone cosa è stato il fascismo veramente.
L'assenza di diritti, delle libertà di pensiero e di espressione, di radunarsi in associazioni.
Di poter raccontare il paese, quello che si vede sui giornali.

Come voleva fare Gabriele del Grande in Turchia e Siria. Due paesi dove immagino che i nostri liberali non vorrebbero vivere, o sbaglio?

19 aprile 2017

Il gioco della guerra

NINNA NANNA DELLA GUERRA
Ninna nanna, nanna ninna,er pupetto vò la zinna:dormi, dormi, cocco bello,sennò chiamo FarfarelloFarfarello e Gujermoneche se mette a pecorone,Gujermone e Ceccopeppeche se regge co le zeppe,co le zeppe dun imperomezzo giallo e mezzo nero.

Trump si è congratulato con Erdogan dopo la vittoria del suo referendum che trasformerà la Turchia in repubblica presidenziale (di Erdogan).
Putin si era già congratulato col presidente (sultano) turco.
Insomma, ora Erdogan non ha nulla di cui temere per il riconoscimento della sua leadership, del suo potere.

Trump che fa finta di litigare con Putin e che manda missili (alcuni dei quali mancano il bersaglio) contro Assad, protetto da Putin.
Putin che racconta che i "Rapporti Usa-Russia peggiorati con Trump". Ma chi ci crede..
Erdogan che tutti guardano con sospetto ma su cui nessuno in Europa ha il coraggio di dire alcun che.

Nei giorni passati si sentiva aria di guerra, per le tensioni tra USA (e Trump, che ha dietro la lobby delle armi) con la Corea.

Il mondo sta per andare in guerra e stiamo qui a parlare dello sciopero dei dipendenti dell'outlet Serravalle .. Il mondo è in guerra e parliamo di Consip .. della tesi del ministro .. dei vaccini .. 

Perché non parliamo di questa nuova classe di leader che oggi siedono sui posti di comando, nelle grandi nazioni.
Leader come Trump, Putin, Erdogan che dietro non hanno ideologie, non hanno politiche e visioni del mondo diverse ma solo interessi economici (come il gasdotto TAP, di cui ha raccontato l'Espresso in un bel servizio di Biondani e Sisti).
Forse sbaglio, ma fanno finta di farsi questa guerra. 

Mi è tornata in mente la poesia di Trilussa, Ninna nanna della guerra
Ninna nanna, pija sonnoché se dormi nun vedraitante infamie e tanti guaiche succedeno ner monnofra le spade e li fucilide li popoli civili 
Ninna nanna, tu nun sentili sospiri e li lamentide la gente che se scannaper un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazzaa vantaggio de la razzao a vantaggio d'una fedeper un Dio che nun se vede,ma che serve da riparoar Sovrano macellaro.
 
Ché quer covo d’ assassiniche c'insanguina la terrasa benone che la guerraè un gran giro de quatriniche prepara le risorsepe li ladri de le Borse. 

Fa la ninna, cocco bello,finché dura sto macello:fa la ninna, ché domanirivedremo li sovraniche se scambieno la stimaboni amichi come prima.
 
So cuggini e fra parentinun se fanno comprimenti:torneranno più cordialili rapporti personali.
E riuniti fra de lorosenza l'ombra d'un rimorso,ce faranno un ber discorsosu la Pace e sul Lavorope quer popolo cojonerisparmiato dar cannone!

La guerra all'informazione

Quando Di Maio aveva fatto l'esposto all'Ordine dei giornalisti, lamentandosi di diversi articoli critici (secondo la sua valutazione) col movimento si era parlato di censura, di lista di proscrizione.
Che diranno ora che si è aperta la caccia a Report, dopo il servizio sui rischi correlati ad un vaccino, quello contro il papilloma virus?

Su molti giornali leggo titoli di critica e sdegno: sul servizio pubblico una trasmissione contro i vaccini, vergogna..
Eppure Sigfrido Ranucci, ad inizio del servizio di Alessandra Borella, aveva scelto con cura le parole:
Allora, la prima cosa importante che diciamo è che questa inchiesta non è contro l’utilità dei vaccini, si tratta in tema di prevenzione probabilmente della scoperta più importante degli ultimi 300 anni. Parliamo però di farmacovigilanza. Cioè che cosa accade quando ti inietti il vaccino e hai una reazione avversa. La legge prevede che il medico, appena venuto a conoscenza, debba informarel’ufficio di farmacovigilanza entro 36 ore. Ma in quanti lo fanno? 
Il servizio trattava degli effetti collaterali di un vaccino, dell'assenza di trasparenza sulle reazioni avverse al vaccino, sulla discordanza dei dati sulla farmaco vigilanza tra Aifa e Regioni, dell'assenza di studi indipendenti su questi, come ammette la stessa Aifa nel servizio.
Studi che oggi sono redatti dalle industrie farmaceutiche che, tra l'altro finanziano anche l'EMA, l'agenzia europea per i medicinali.
La giornalista ricordava (anche alla ministra Lorenzin, anche lei critica contro la trasmissione) come nei comitati di valutazione anche di elementi condannati per favori alle case farmaceutiche e alle loro lobby:
ALESSANDRA BORELLA FUORI CAMPODurante il processo di revisione sono emerse anomalie. I nomi di alcuni consulenti sono oscurati dai report. Impossibile capire chi è stato critico nei confronti del vaccino. Nel rapporto confidenziale del Comitato, mai pubblicato, c’è l’ipotesi della correlazione con due sindromi diagnosticate ad alcune pazienti vaccinate. Ma nelle conclusioni divulgate l’Agenzia dice soltanto: “Non c’è prova che il vaccino sia la causa: non sulla base dei dati a disposizione, che però, riconosce, sono limitati”.Troppe incongruenze, dunque, secondo i ricercatori danesi, che si sono rivolti a ottobre al Mediatore europeo, che giudica sulle denunce contro gli enti dell’Unione. Nel dossier, accolto l’8 novembre, la prima accusa è: mancanza di trasparenza.ALESSANDRA BORELLAIl punto cruciale è proprio la mancanza della possibilità di consultare quello che è accaduto, o il disaccordo.ENRICA ALTERI – DIRETTORE RICERCA E SVILUPPO MEDICINALI A USO UMANO (EMA)Ci sono dei rapporti iniziali del relatore, che sono stati a seguito chiarificat,i discussi nel comitato, in questo caso il PRAC, il comitato della farmacovigilanza e il rapporto finale eraconsensuale… ALESSANDRA BORELLA FUORI CAMPOSulle modalità di valutazione dell’EMA è critico anche Silvio Garattini, direttore dell’istituto di ricerca farmacologica Mario Negri di Milano. C’è anche la sua firma sul reclamo al Mediatore europeo. 

Di questo si è parlato nel servizio, se si vuole entrare nel merito e non fare la solita speculazione contro una trasmissione come Report, parliamo di questo.
Della scarsa trasparenza nel settore della farmaco-vigilanza: girano molti soldi attorno ai farmaci e alla salute.

L'accusa del ministro Lorenzin a Report, di aver dato spazio a tesi antiscientifiche è dunque sbagliata. Non solo, i giornalisti avevano contattato per avere il loro parere il virologo Roberto Burioni (che il giorno dopo ha pubblicato un  post su Facebook contro la trasmissione), l’Aifa, l’Iss e il ministero che però non hanno accettato di intervenire.
Oggi Sebastiano Messina su Repubblica parla di bufale, di salvare Report da se stessa, di una imboscata tesa a Benigni..
Povero Roberto, gli han fatto una domanda.

L'informazione piace solo quando fa comodo, quando attacca l'altro magari la Casaleggio o i pasticci della giunta romana facendo pure delle imboscate al sindaco Raggi, ma in quel caso va bene.

PS: ieri il GUP di Potenza ha rinviato a giudizio 57 persone tra cui dirigenti Eni, per l'inchiesta sul centro Oli di Viggiano.
Se ne era occupato un servizio di Presa diretta due anni fa, anni in cui sono continuati gli sversamenti..