22 febbraio 2017

La Parma di Soneri (la recensione di Fabrizio D'Esposito)

La recensione di Fabrizio D'Esposito sul Fatto Quotidiano di "Il commissario Soneri e la legge del Corano" di Valerio Varesi.
(In poche righe è riuscito ad esprimere impressioni che a me avrebbero richiesto pagine .. che invidia)
La Parma di Soneri, cupa metafora di un’Italia smarrita
Parma come metafora cupa e irrisolta di quest’Italia squassata dalla rabbia del popolo, con una classe dirigente impotente dinnanzi agli scenari della globalizzazione. È un incipit insolito per introdurre un giallo, ma Valerio Varesi non è solo un narratore di talento ma ha anche un acuto sguardo politico. Ecco l’imam Brahimi: “C o m m i ssario, non mi piace fingere: la maggior parte di noi vi odia, così come voi odiate noi. Va di moda illudersi del contrario, ma le ripeto che non mi piace fingere. Come dite voi? Ipocrisia?”. Ed ecco il professore Pellacini, guru accademico del fasciolepenismo: “Davvero crede che tutto finirà con una reciproca comprensione? Che tutti ci ritroveremo davanti all’altare della Costituzione a celebrare la santa convivenza? Che pusillanimi! I vecchi comunisti li avrebbero presi a calci ’sti musulmani con il loro oppio religioso. E i cattolici ci avrebbero mosso contro un’altra crociata.Né gli uni né gli altri hanno più un minimo di nerbo culturale”.DOPO DECENNI di salde convinzioni antifasciste, le certezze del commissario Franco Soneri, poliziotto democratico, vacillano nell’inchiesta sull’omicidio di un immigrato musulmano ospitato da un anziano e misterioso cieco italiano. Parma è cambiata come il resto del mondo e tutti i nodi del nostro tempo sono sviscerati in modo crudelmente lucido. L’esasperazione porta i poveri cristi onesti a votare destra perché la sinistra non c’è più. Soneri è uno degli investigatori più amati del giallo italiano. Ama la nebbia e ogni grasso della sublime cucina emiliana. In barba al colesterolo e ai vegani, che in quanto al maiale la pensano come i musulmani.

E i tassisti? E Uber? E la Raggi? .. E la politica?

Come se niente fosse, il governo prima ha fatto passare l'ennesima proroga al decreto attuativo su NCC (quello che li costringerebbe a rientrare in garage ad ogni fine corsa), facendo incazzare i tassisti (e gli ambulanti, per la Bolkenstein).
E poi, dopo le giornate di mobilitazione, le proteste, lo sciopero e le tensioni culminate nella giornata di ieri, l'ennesimo rinvio: il ministro Delrio ha garantito ai rappresentanti dei tassisti che entro 30 giorni ci sarà un decreto sul tema.
La giornata di ieri è stata raccontata un po' come faceva comodo: i fascisti in piazza, il m5s e la sindaca Raggi a fianco dei facinorosi, le sedi istituzionali lasciate un po' sguarnite, i saluti romani e il tirapugni.
Manca un pezzo a questa narrazione: c'è qualcuno al governo che si prenderà la responsabilità di quanto successo? Del milleproroghe, del rinvio del decreto attuativo e del rinvio del del rinvio?
Oggi, sul Fatto quotidiano, Carlo di Foggia ricostruisce la storia di questa norma, su tassisti, NCC e, a seguire, di Uber  (che usa i tassisti NCC per le sue corse): 
Quella andata in scena ieri a Roma è l’ultima tappa di una guerra lunga 8 anni: tassisti contro autisti a noleggio (Ncc).E ora contro Uber che li usa per la sua app. Nel 2008 Gianni Alemanno ricompensò i tassisti (7.600 a Roma) per il sostegno alle Comunali facendo infilare di notte da Maurizio Gasparri un emendamento al Milleproroghe che imponeva agli Ncc di tornare in rimessa dopo ogni corsa. Una stretta mortale pensata per colpire chi esercita in un Comune diverso da quello in cui ha l’autorizzazione. Il decreto che doveva attuarla, però, non è mai arrivato e l’entrata in vigore è stata sospesa. Da allora la politica sceglie di non scegliere e ogni anno prolunga la sospensione. Stavolta lo ha fatto l’emendamento Pd al Milleproroghe (a firma Linda Lanzillotta) che ha scatenato la rabbia. Ieri è passato con la fiducia al decreto, e al ministro Graziano Delrio non è rimasto altro che promettere alle sigle un “decreto ministeriale entro 30 giorni” che regolamenti gli Ncc. Quello atteso da 8 anni. Per i taxi la concorrenza di Ncc e Uber è motivo di rabbia. Le licenze da tassista sono assegnate gratis con i (rari) bandi a punteggio dei Comuni,ma poi sul mercato secondario il prezzo arriva finoa 180 mila euro. Sono ormai un assegno al portatore, e il valore è dato dal loro esiguo numero (50mila). Quello dei taxi è però un settore regolato e contiguo a quello degli Ncc: un tassista non può rifiutare una corsa, l’Ncc sì, per questo  e per la qualità del servizio  il secondo si rivolge alla fascia più alta di un mercato in calo. Nel 2006 Bersani tentò di dare ai Comuni la possibilità di vendere le licenze e indennizzare chi già le aveva, anche permettendogli di cumularle ma il tentativo fallì.L’effetto benefico di Uber, che paga le tasse in Olanda e in Italia impiega 15 persone, è tutto da dimostrare: si muove da monopolista e lavora in perdita per schiantare i rivali. La ragione sta nel mezzo, e la politica non sa che fare.

Già, è la politica?
I conducenti di Uber raccontano che i loro pagamenti sono tracciati, lo stesso non vale per i taxi. Che la norma nel decreto (di Alemanno, che li costringe a tornare in rimessa) sarebbe per loro un danno economico, per chi fa corse in città.
I conducenti dei taxi non accettano la concorrenza sleare di Uber e dei conducenti che arrivano fuori da Roma.
Un mondo tutto basato su conducenti pagati a corsa, da un'azienda che non paga le tasse in Italia (ma che qui fa affari, magari ora in perdita ma domani..) è sostenibile?

21 febbraio 2017

La scissione tra politica e paese

Prima hanno destrutturato il lavoro nei call center e io me ne sono fregato, perché è solo un lavoretto.Poi hanno destrutturato il lavoro alla catena di montaggio e non mi sono preoccupato, perché io faccio un lavoro di concetto.Poi hanno destrutturato i tassisti e ho esultato, così pagavo meno.Poi hanno iniziato a destrutturare il mio lavoro, di concetto e d'ufficio e allora era troppo tardi.

Ho cercato di riassumere, usando le parole del pastore Niemöller (o di Brecht), le profonde trasformazioni in corso nel mondo del lavoro e dei rischi che corriamo se lasciamo tutto in mano al mercato. Che, dovremmo averlo ormai capito, non è libero né democratico e nemmeno giusto (alla faccia dei signori del liberismo e poi vediamo come va a finire).
Già, la politica.
Oggi cavalca la protesta dei tassisti, per convenienza forse.
Mentre dall'altra parte politica (quella che si sta scindendo senza un perché) si dice(va) che uber è bello.

Scrive Gilioli:
Occuparsi di politica oggi è pensare a come proteggere le persone che sono già state divorate, quelle che sono in procinto di esserlo, quelle che lo saranno domani o dopo. Occuparsi di politica è accompagnare le persone nel passaggio strutturale ed epocale che stiamo vivendo. Tutte.
Se non si saprà proteggerle - garantendone gli strumenti per un'esistenza decente e dignitosa dalla culla alla tomba, proprio come nelle vecchie socialdemocrazie scandinave - queste persone cercheranno inevitabilmente altro. Come un capo autoritario, ad esempio. Come la guerra agli altri popoli. Come la guerra interna a ogni popolo.
È paradossale, ma forse anche un po' criminale, che mentre dalla società si alza questo urlo di solitudine e disperazione - se volete, pure di follia, ma di causata follia - tutta la politica o quasi parli di se stessa e si occupi di se stessa: gruppi, cordate, correnti, voltafaccia, ambizioni, personalismi, litigi, ammiccamenti, posizionamenti e così via all'infinito. E non solo attorno al Pd, s'intende: dappertutto o quasi. Con poche, pochissime eccezioni.
Questa sì è una vera, drammatica scissione: quella tra il dibattito politicienne e l'urgenza di protezione delle persone sballottate dal reale, dai suoi mutamenti strutturali, dalla sua forza veloce e bulimica che non guarda in faccia a nessuno.
E allora forse questo è quello che ciascuno di noi dovrebbe chiedere al politico e al partito a cui si sente oggi più vicino: basta occuparvi di voi, occupatevi di noi. Senza alcun "populismo", senza alcun qualunquismo: ma occupatevi del reale, per favore, delle cose vere. E fatelo prima che sia tardi.

Presa diretta: genitori a tutti i costi

Gianni Cuperlo ha aperto la puntata di ieri sera: cosa succederà al PD? Si aprirà uno spiraglio per evitare la scissione? “Il Pd è il principale investimento che la sinistra ha fatto nell'ultimo quarto di secolo .. la scissione renderebbe la sinistra più fragile”.
Ma nonostante le parole di Boccia, di Veltroni, il segretario non ha parlato, non si è alzato a dire “ho capito le loro parole”: se ora si aprisse la diga (per usare la metafora di Delrio), non sappiamo cosa succederà.
Molti osservatori sono rimasti sbigottiti da questo suicidio del maggior partito della sinistra – ha commentato Iacona: cosa avrebbe dovuto fare Renzi?
Questi tre anni alle spalle non sono stati da buttare, ci sono state cose positive. Ma Renzi ha avuto la responsabilità di dividere il paese e il suo partito, arrivando al referendum.
Non ha lavorato per l'unione: questo è l'elemento che segna la sconfitta di questa stagione.
Avrebbe dovuto ascoltare le parole, ieri, Renzi: di fronte alla portata degli eventi che abbiamo attorno, alla destra sovranista aggressiva sul tema dei valori, il rischio di rompere la sinistra è una responsabilità grave.

Renzi dovrebbe alzare il telefono: le parole di Delrio fanno pensare che la scissione fosse preparata dai renziani. Se fosse vero sarebbe grave – la risposta di Cuperlo.
Si rompe una comunità, il PD senza quel pezzo di sinistra non sarebbe più lo stesso: vorrei giocare la partita dentor il mio partito, ma dobbiamo capire le ragioni di questo partito, se le ragioni che hanno gatto nascere questo partito ci sono ancora”.
Renzi potrebbe passare alla storia come il segretario che non ha saputo tenere unito il suo partito.

Cuperlo era dell'idea di fare un congresso accelerato già il 5 dicembre, il giorno dopo il voto: questa volta ci stiamo scindendo senza ragioni etiche, la gente fuori non capirebbe.
I renziani hanno criticato la minoranza di fare una guerra di logoramento, di non aver riconosciuto la leadership: vincere le primarie non significa smettere di confrontarsi – ha risposto Cuperlo.
Durante la discussione sul jobs act, abbiamo avanzato delle proposte, tese a migliorare la legge, ma queste erano liquidate come un tentativo di frenare le riforme, siamo stati chiamati gufi e rosiconi.”

Abbiamo accettato sempre di più di discutere solo tra i nostri, delle rispettive correnti: un partito è vivo se discute, anche se si divide. Ci si deve riconoscere in un perimetro comune: se si arrivasse ad una rotture è tutto il sistema politico che ne risente.
Rischiamo di apparire, come PD, come inadeguati a risolvere i problemi delle persone: serve anche un pizzico di generosità per mettere davanti alle correnti i problemi delle persone.
Io non mi arrendo: mi ostino a pensare che la sconfitta riguarderebbe tutti, non sarebbe più il PD ma qualche altra cosa, non penso di essere un indipendente in un partito di centro”.

La destra stappa bottiglie di champagne, esulta Berlusconi che forse ha incontrato Emiliano e anche Grillo.

I due servizi della puntata:
I sacrifici delle famiglie italiane che intendono adottare un bambino, nel mondo delle adozioni internazionali, e le coppie che sono state truffate da enti internazionali.
Cosa si deve fare per ridurre i flussi migratori, dall'Africa? Quelli di don Bosco hanno ideato il progetto “Stop tratta”, per fermare la tratta dei bambini, mandati a lavorare come schiavi nei paesi del golfo.

Genitori a tutti i costi.
Sono 62 le associazioni, quasi tutte private, che seguono l'adozione dei bambini in ambito internazionale.
Chi controlla il loro lavoro?
Peppe Laganà ha intervistato diverse famiglie che hanno raccontato le difficoltà nell'iter burocratico: il tempo e i soldi spesi per adottare un bambino.
Spese per i legali, per le carte, oltre che all'impegno psicologico e al tempo: si deve essere pronti a tutto.
E poi ci sono le spese economiche: è un business quello delle adozioni, si parla di 60ml di euro l'anno e molte associazioni di famiglie chiedono al governo di riformare le leggi in questo settore.
L'adozione sta diventando un qualcosa da “ricchi”: in questi anni, quando sono aumentati gli enti, sono aumentati anche i costi a carico delle famiglie.
Sono enti autorizzati dalla CAI (l'ente pubblico per le adozioni): tra questi anche l'associazione Airone che recentemente è stata rinviata a giudizio a Savona, per una truffa legata alle adozioni in Kirghizistan.
Una coppia ha raccontato la loro storia: il medico che li ha seguiti, in quel paese, considerava i bambini come merce da vendere alle famiglie.
L'Ente Airone aveva come referente questo medico, Anghelidi, oggi ricercato.
Persino le udienze nei tribunali kirghisi erano una farsa: erano attori che inscenavano l'udienza per una pantomima.
Fabio e Gessica hanno raccontato invece il loro incontro con Vladimir, un bambino di 3 anni: nel 2012, quando loro erano lì per incontrare il bambino viene arrestato il ministro per lo sviluppo kirghiso.
Scoprono così che tutti i documenti sono spariti, perduti, come i soldi spesi per l'adozione: “non è accettabile che l'adozione sia sofferenza, anche per il bambino”.

La Cai aveva già ricevuto una segnalazione su Anghelidi, prima che avvenissero i fatto raccontati da Fabio: ma nonostante la denuncia, ci sono state altre segnalazioni.
Il 19 marzo 2013 la CAI ha cancellato l'Airone mentre le famiglie si sono iscritte come parte civile al processo: accusano la Cai di non aver vigilato abbastanza.
Le coppie venivano spogliate e controllate ai raggi x, ma lo stesso non succedeva per gli enti.

L'Ente Ciai di Milano è il più vecchio, un punto di riferimento nel settore: la Cai controlla poco gli enti – dicono qui al giornalista.
In 15 anni hanno avuto solo il controllo, all'estero non risultano altri controlli sul campo: ma è qui che si possono verificare pratiche poco corrette.
Controllare i referenti, come vengono pagati, controllare i passaggi di denaro per le adozioni, non dovrebbero esserci mai passaggi non tracciati, chiede Paola Crestani, di Ciai.

L'Etiopia ha quasi bloccato le adozioni internazionali, per questi rischi: eppure pochi anni fa, nel 2011, una coppia è stata indirizzata proprio in Etiopia, per l'adozione, dall'ente EnzoB.
Nonostante siano passati anni dal 2011 e i 11mila euro spesi in documenti, il bambino non è arrivato.
Le coppie non hanno mai avuto risposte, in questi anni, dall'ente e dalla Cai, in questi sei anni: la cosa più grave è che quel bambino sia rimasto là.

Cai aveva fatto una verifica su EnzoB nel 2013: accettava tante richieste senza portarne a termine, dopo l'esposto di una famiglia, la procura di Torino sta indagando.

La storia dei bambini congolesi: la senatrice Della Monica ha denunciato una serie di fatti gravissimi, legati al meccanismo dei bambini da adottare in Congo.
Bambini separati con l'inganno dalle famiglie, bambini con una famiglia alle spalle.

Il giornalista di Presa diretta è andato in Congo per seguire la storia dei bambini adottati, dalle famiglie che li aspettavano e che li hanno attesi per anni.
Come mai tutti questi anni di attesa? Nel 2014 si è resa necessaria una telefonata di Renzi al premier Kabila, per sbloccare l'iter adottivo. Nonostante le famiglie avessero speso già migliaia di euro per questo percorso.

Il Congo aveva fatto partire delle verifiche, sulle adozioni: ma le famiglie si ritengono abbandonate dal governo e dalla commissione adozioni.
Famiglie che non hanno ricevuto comunicazioni sui bambini e che, al tempo in cui è stato girato il servizio, ancora non lo avevano visto.
L'onorevole Kyenge nel 2013 era presidente del Cai: racconta della corruzione in Congo, per avere prima i documenti necessari per l'adozione.
L'estate passata tutti i genitori adottivi, tutti e 151, hanno poi raggiunto le loro famiglie: ma dietro questi bambini ci sono storie strane.
Ci sono bambini arrivati come fratelli che invece non lo erano, che hanno mentito sull'età.
L'ente ha imbrogliato le famiglie, se queste storie fossero vere.
Il Congo è un paese ricco di materie prime, eppure i due terzi delle persone sono povere, perché i profitti dell'estrazione di queste materie finiscono all'estero.
Così la vera ricchezza sono i bambini: i minori di 18 anni nella capitale sono il 65%.

Molti bambini finiscono negli orfanotrofi, abbandonati dai genitori perché non hanno i mezzi per prendersi cura dei figli: molti di questi accettano anche l'adozione per dare loro un futuro migliore.
Un futuro, quello delle famiglie di questo sfortunato paese, difficile anche per il crollo del prezzo delle materie prime.
La crisi colpisce anche gli orfanotrofi, che ricevono meno soldi dagli enti, per il blocco delle adozioni: eppure i bambini continuano ad arrivare, abbandonati, lasciati al comune.
In questi istituti trovi bambini per cui è difficile risalire alla loro storia pregressa: solo quelli totalmente abbandonati possono essere adottati. Ma ci sono stati assistenti sociali che hanno fatto in modo superficiale il lavoro, facendo adottare bambini con una famiglia dietro.
C'è il rischio che ci sia un commercio dietro le adozioni: il meccanismo delle adozioni non è ancora trasparente, e questa servirebbe per evitare il fenomeno del commercio sui bambini e quello, ancora peggiore, dei bambini soldato.
Il giornalista Fabrizio Gatti ha firmato un'inchiesta su Aibi, un ente di adozione: Aibi ha chiesto un risarcimento al giornalista per 20mila euro.
La senatrice Della Monica aveva posto, in commissione per le adozioni, il problema dei controlli su Aibi: la commissione non accetta traffici sui minori che, purtroppo ci sono state.
Ci sarebbero stati dei bambini spariti a Goma, grazie all'Aibi: il suo giro d'affari nel 2015 è pari a 6ml di euro.
Il presidente dell'Aibi ha risposto che si sono fidati delle autorità del Congo, non potendo fare ulteriori controlli.

C'è un'altra brutta storia su Aibi: una storia di abuso su minori in un orfanotrofio in Bulgaria, dei bambini più grandi nei confronti di quelli più piccoli, e Aibi non avrebbe denunciato le violenze alle autorità.
Le indagini del governo, racconta il giornalista Stejanov, sono state lacunose: le conclusioni della commissione hanno negato le violenze, peccato che questa non abbia sentito alcun bambino.

Bambini maltrattati, minacciati con delle pistole, abusati. Fotografati seminudi e picchiati se si rifiutavano.
Una gang di pedofili.
Racconti che sono emersi anche grazie ai genitori adottivi, che avevano avvisato via lettera l'Aibi, che si difende tirando in mezzo le autorità bulgare e il fatto di aver saputo tardi di quelle violenze.

L'unico ente pubblico si trova in Piemonte, si chiama Arai: qui puntano sulla preparazione della coppia sia prima che dopo l'adozione. La qualità dell'adozione è preparare le coppie e i bambini: i primi ai nuovi genitori, i secondi al fatto che i genitori che li stanno crescendo non sono quelli naturali.
Ma è uno sforzo che premia, che ha un valore per la collettività.


Le famiglie chiedono una revisione della legge per l'adozione, la possibilità di poter parlare con la Cai (cosa che spesso non è possibile), di calmierare i costi per le adozioni.

20 febbraio 2017

Presa diretta: Il business delle adozioni e il traffico di bambini

Questa sera a Presa diretta altre due inchieste su temi importanti (e che non troverete sulle prime pagine dei giornali, oggi troppo occupati con la scissione fredda del Pd..).
Le adozioni internazionali: chi sono gli enti privati che mettono in contatto le famiglie e i bambini e chi le controlla.
I ladri di bambini e bambine in Ghana: come si alimenta il traffico di adolescenti verso l'Europa e i paesi arabi.

Ma prima dei due servizi, il consueto appuntamento con le intervista di "Iacona Incontra": questa volta tocca al presidente dell'Inps Tito Boeri.
L'attuale meccanismo pensionistico è sostenibile, ha spiegato il presidente, ma pesano le baby pensioni degli anni 80-90: come a dire, cari politici state attenti alle scelte (elettorali) che fate. Perché potrebbe aumentare il debito del nostro paese (in aumento nonostante le promesse fatte all'Europa): il rischio è che si crei una discriminazione tra i pensionati di oggi (tutelati dalla Consulta anche per i tagli alle super pensioni) e quelli di domani
"Uno scambio a tutto campo tra Riccardo Iacona e il presidente dell’Inps Tito Boeri. Sul tavolo i temi più attuali: la riorganizzazione dell’Istituto di Previdenza portata avanti dal presidente Boeri, una riflessione sulle strade per rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, le novità sull’Anticipo pensionistico e le domande ancora aperte sul futuro delle nostre pensioni".

Genitori a tutti i costi.


L'Italia è il secondo paese al mondo per adozioni internazionali, un giro d'affari di 30 ml di euro l'anno gestito per lo più da enti privati: un sistema in cui i genitori devono aspettare anche anni in attesa di poter adottare un bambino, generando delle sofferenze e delle fatiche nei confronti dei genitori adottivi.
Il servizio di Presa diretta cercherà di far luce sul sistema dei controlli su questi enti.
Controlli che, alla luce delle inchieste internazionali, si sono rivelati molto carenti: nell'anticipazione del servizio si raccontava la storia di Gessica e Fabio (due di questi genitori), che hanno speso 15mila euro per adottare un bambino dal Kirghizistan e sono strati truffati.
Nel racconto, Fabio spiegava come l'udienza per l'adozione sia stata una farsa, che i giudici erano solo dei figuranti.
Per l'adozione la coppia si era rivolta all'associazione Airone, che nel 2012 gli dice che c'è un bambino pronto per l'adozione: sono così andati in Kirghizistan per incontrarlo e per passare del tempo con lui, come fossero una famiglia.
Ma a luglio del 2012 viene arrestato il ministro per lo sviluppo economico kirghiso e scoppia così lo scandalo delle adozioni internazionali.
Si scopre così che venivano promessi a più genitori gli stessi bambini, alcuni dei questi già adottati: Fabio e Jessica scoprono anche che tutto quello che avevano fatto non aveva alcun valore legale, i documenti erano spariti o inesistenti e la maggior parte dei bambini non erano nemmeno adottabili.
Non avevano cioè nemmeno un certificato di adottabilità, una famiglia d'origine.
"Non è accettabile che l'adozione sia sofferenza" - il commento di Fabio, "ce n'è stata già abbastanza di sofferenza nel bambino prima, l'adozione è gioia, è un incontro, è l'inizio di una nuova vita, un bambino che trova una famiglia e una famiglia che viene accolta da un bambino".

Sul sito de La Stampa un'anticipazione, con la storia di una seconda coppia di genitori che ha cercato di adottare un bambino dal Congo:
Alba e Alessandro sono i genitori di Angel una bimba congolese di 3 anni. Hanno aspettato 2 anni e mezzo l’arrivo della loro figlia adottiva. Durante il Blocco del Congo hanno ricevuto pochissime informazioni dalla CAI sull’evoluzione delle vicenda. E anche dal loro ente. Nonostante avessero già pagato 14 mila euro, quando Presadiretta li ha intervistati, avevano ricevuto solo cinque fotografie della bambina.  

Qui invece il comunicato dell'associazione nazionale famiglie adottive, a commento delle inchieste e degli articoli usciti su l'Espresso a firma di Fabrizio Gatti.

La scheda del servizio:
GENITORI A TUTTI I COSTI di Giuseppe Laganà. Quanto ci costa, in termini emotivi ed economici, intraprendere la strada dell’adozione internazionale?PresaDiretta entra nel complesso mondo delle adozioni internazionali all’indomani della denuncia della vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali sulla controversa vicenda dei bambini bloccati per quasi tre anni in Congo.Un’inchiesta che ha portato le telecamere di PRESADIRETTA tra l’Italia, il Congo e la Bulgaria, per raccontare quanto può essere difficile il percorso delle coppie che vogliono adottare un bambino che arriva da un altro paese.E sono tanti, l’Italia infatti è il secondo paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per numero di adozioni internazionali.Se si vuole adottare un bambino di un altro paese, ci si deve rivolgere obbligatoriamente a un Ente autorizzato dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, che è l’organo di controllo che fa capo alla Presidenza del Consiglio. Il nostro è il paese con il più alto numero di Enti autorizzati, forse troppi. Sono 62, quasi tutti privati e dovrebbero assistere la coppia in tutte le fasi dell’adozione. Ed è proprio sulla qualità dei referenti esteri che si gioca la grande partita. Una partita che ha un bel valore economico se pensiamo che il giro d’affari delle adozioni internazionali è di circa 30 milioni di euro l’anno ed è un calcolo a ribasso, perché tiene conto solo dei costi per le procedure.Qualità, serietà e trasparenza sono requisiti fondamentali affinché l’esperienza unica dell’adottare un bambino che viene da un altro paese sia positiva per tutti. Ma non è sempre così.

Ghana stop tratta.


Il Ghana è diventato il punto di transito dei trafficanti di bambini: li prendono anche dai paesi confinanti, li preparano e li portano all'estero per sfruttarli come forza lavoro, molto spesso nei paesi musulmani, come Kuwait, Arabia Saudita, Qatar.
Questi trafficanti di bambini convincono i genitori dicendo che troveranno un lavoro per i figli, ma in realtà vengono solo sfruttati, lavorano dalla mattina alla sera come schiavi, un solo pasto al giorno, i loro passaporti sono distrutti così non possono scappare.
Queste le storie che raccontano quelli che sono riusciti a tornare dai paesi del golfo.
Le bambine invece finiscono nell'inferno dello sfruttamento sessuale, usando delle agenzie per il lavoro come schermo, che preparano loro dei falsi documenti.

A spingere le famiglie a lasciare i bambini nelle mani di queste persone c'è anche l'estrema povertà di questo paese africano, composto in maggior parte da contadini: il 75% delle persone praticano un'agricoltura di sussistenza che è l'anticamera della povertà. Quando il raccolto va male, anche a causa dei cambiamenti climatici, soffrono la fame e allora scappano e finiscono della capitale Accra a fare gli ambulanti o a lavorare nella mega discarica dei rifiuti elettronici che arrivano dall'occidente (di cui si era occupano un precedente servizio di Presa diretta).
Da qui partono poi verso l'Europa: Accra è infatti il principale centro di raccolta dei migranti per il viaggio verso l'Europa.
Un viaggio che, quando si conclude, può durare anche diversi mesi: un viaggio costellato di sfruttamento e di sofferenze.
Se vogliamo fermare l'emigrazione di massa da questi paesi africani, dobbiamo iniziare a capire come fermare la tratta dei bambini e come risolvere i problemi di fame e di povertà.
GHANA STOP TRATTA di Riccardo Iacona. Uno straordinario viaggio per capire come si può fermare o ridurre l’emigrazione e abbattere la tratta in uno dei paesi più poveri del continente africano, diventato uno dei principali hub da cui partono ogni anno centinaia di migliaia di migranti, il Ghana.La sfida di aiutarli “a casa loro”, senza distruggere il loro ambiente e senza sfruttarne le risorse, è l’obiettivo del VIS, il Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, una ONG che insieme alle missioni Don Bosco dell’ordine dei Salesiani hanno messo in piedi il progetto STOP TRATTA.Il Ghana oggi è un paese dove la vita è sopravvivenza, intere zone sono senza acqua, senza corrente elettrica, senza strade, scuole, ospedali. Un paese dove ogni famiglia ha due o tre figli che sono dovuti andare via, che sono fuggiti per cercare un lavoro e aiutare i parenti. Le telecamere di PresaDiretta sono andate a raccogliere la testimonianza e l’esperienza di chi sta cambiando le cose.GENITORI A TUTTI I COSTI”, “GHANA STOP TRATTA”, sono un racconto di Riccardo Iacona con Giuseppe Laganà con la collaborazione di Marco Della Monica, Elena Marzano, Raffaella Notariale, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali

Sceneggiata democratica

Come nelle telefonate tra fidanzatini:
- Chiudi tu?
- No, dai chiudi tu ...
(e alla fine tiran avanti la telefonata per ore).

La sceneggiata democratica andata in onda ieri a diffusione nazionale ha seguito questo copione: Renzi aveva bisogno di ricandidarsi e che la minoranza PD se ne andasse di sua scelta (per poi incolparli di dividere il partito etc etc..).
La minoranza invece pretendeva che fosse Renzi a cacciarli, in modo da avere l'alibi: abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, per tenere insieme il partito ma ci hanno mandato via ..
Erano due istanze inconiliabili: i renziani puntavano ad un mandato bis, da fare in fretta, per arrivare in fretta alle elezioni.
Si erano preparati i discorsetti, i tweet e tutto.
La minoranza voleva tempo per il congresso, per preparare le candidature da cui Renzi doveva rimanere fuori.

E' andata a finire che hanno cercato di usare Emiliano per spaccare i tre candidati della minoranza, facendogli pure fare la figura di quello che cambia idea da un giorno all'altro.
E così scissione sarà: ci dobbiamo preparare ad altri mesi di discussioni inutili, come quelle che giravano ieri in rete: Renzi è stato fermato perché stava facendo le riforme (quelle che il paese aspettava ..), il 40% al referendum è di Renzi, la sinistra sa solo dividersi.
Come se il 4 dicembre non fosse successo nulla.
Come se la maggioranza del paese non avesse detto no a quelle riforme e a quel leader che voleva rottamare il paese assieme ad Alfano, Verdini, De Luca e i suoi fedelissimi.
Sappiamo ora che il governo Gentiloni terminerà (a meno di altri cambiamenti ad oggi difficilmente prevedibili) prima della scadenza del 2018, che da questo governo dobbiamo aspettarci poco.

Renzi tira dritto, scrivono giornali ed agenzie stampa, con uno scarso senso del ridicolo.
Ha, dalla sua, la fortuna di non avere rivali all'altezza, politicamente parlando, per questo sono (almeno dalle apparenze) tranquilli.
Meno tranquilli stiamo noi, che assistiamo alla sceneggiata da un altro punto di vista, i problemi, i piccoli e grandi drammi, lo scivolamento verso il basso.
Dentro questa sceneggiata, che può appassionare o meno, manca del tutto la politica. Il lavoro, l'istruzione, la sanità, l'ambiente, i diritti ..

19 febbraio 2017

La natura di Patre carnazza - da La mossa del cavallo

La mossa del cavallo: l'incipit 
"Dominivobisco." 
"Etticummi spiri totò" risposero una decina di voci sperse nello scuro profondo della chiesa, rado rado punteggiato da qualche lumino e da cannìle di grasso fetente.
"Itivìnni, la missa è."
 
Ci fu una rumorata di seggie smosse, la prima messa del matino era finita. Una fìmmina ebbe una botta di tosse, patre Artemio Carnazza fece una mezza inginocchiata davanti all'altare maggiore, scomparse di prescia nella sacrestia dove il sacrestano, morto di sonno com'era sempre, l'aspettava per aiutarlo a spogliarsi dai paramenti. I fedeli abituali della prima messa lasciarono tutti la chiesa, cizziòn fatta di Donna Trisìna Cìcero, la fìmmina che aveva tussiculiàto, la quale se ne ristò in ginocchio, sprofondata nella preghiera. 
Donna Trisìna s'appresentava alla prima messa da una quindicina di matine, non era difatti canosciuta come chiesastrica, in chiesa compariva solamente la domenica e le sante feste comannàte. Si vede che le era capitato di fare piccàto e ora voleva farsi pirdonare dal Signiruzzo. Donna Trisìna era una trentina mora, con gli occhi verdi sparluccicanti e due labbra rosse come le fiamme dell'inferno. Mischineddra, era rimasta vìdova da tre anni. Da allora si vistiva tutta di nìvuro, a lutto stretto, lo stesso però gli òmini quando che la vedevano passare facevano cattivi pinsèri, tanta grazia di Dio senza che ci fosse un màscolo a governarla. Ma in paìsi c'era chi sosteneva che quel campo era stato invece arato e abbondantemente seminato da almeno due volonterosi: l'avvocato don Gregorio Fasùlo e il fratello del delegato, Gnazio Spampinato. 
Donna Trisìna aspettò che il sacrestano se ne niscisse dalla chiesa, poi si fece la croce, si susì e s'avviò verso la sacristìa. Trasì cautelosa. La luce primentìa del giorno le bastò per assicurarsi che nel locale non c'era anima criàta. Proprio allato al grande armuàr di pscipàino dove stavano i paramenti, una porticina s'apriva su una scala di legno che portava al quartino in dove che il parrino ci aveva abitazione. 
Patre Artemio Carnazza era un omo che stava a mezzo tra la quarantina e la cinquantina, rosciano, stacciùto, amava mangiari e bìviri. Con animo cristiano era sempre pronto a prestare dinaro ai bisognevoli e doppo, con animo pagano, si faceva tornare narrè il doppio e macari il triplo di quello che aveva sborsato. Soprattutto, padre Carnazza amava la natura. Non quella degli aciddruzzi, delle picorelle, degli àrboli, delle arbe e dei tramonti, anzi di quel tipo di natura egli altissimamente se ne stracatafotteva. Quella che a lui lo faceva nèsciri pazzo era la natura della fìmmina che, nella sua infinita varietà, stava a cantare le lodi alla fantasia del Criatore: ora nìvura come l'inca, ora rossa come il foco, ora bionda come la spica del frumento, ma sempre con sfumature di colore diverse, con l'erbuzza una volta alta che sontuosamente oscillava al soffio del suo fiato, un'altra volta corta corta come appena falciata, un'altra volta ancora fitta e intrecciata come un cespuglio spinoso e sarvaggio. Sempre si maravigliava quanno che ne vedeva una nova, perché nova novissima era veramente con tutto il suo particulare da scoprire, da percorrere centilimetro appresso centilimetro fino alla grotticella càvuda e ùmita dintra alla quale trasìre a lento a lento, adascio, che doppo era la grotticella istessa ad afferrarti stretto, a inserrarti le sue pareti intorno, a portarti fino al fondo più fondo in dove che stimpagna l'acqua di vita.
Da La mossa del Cavallo, Andrea Camilleri, Sellerio editore 

Il commissario Soneri e la legge del Corano

Una premessa: le città (e una società) in cambiamento.
Ultimamente mi sono capitati tra le mani due bei libri: quest'ultimo di Valerio Varesi e “Torto marcio” di Alessandro Robecchi.
Parma e Milano, due città all'apparenza agli antipodi: la capitale morale del paese, la città che spesso ha anticipato le mode e le politiche per il paese (Mussolini e il fascismo, Craxi e il pentapartito, la discesa in campo di Berlusconi e la Lega..). E la piccola Parma, la piccola Parigi, ex grande squadra di serie A sprofondata poi in una crisi amministrativa, ai limiti della bancarotta, per le ruberie di una classe politica incapace e famelica (che Varesi stesso ha raccontato nel romanzo Il commissario Soneri e la strategia della lucertola).
Cosa hanno in comune allora?
La Milano che racconta Robecchi è una città in cui le differenze sociali, quasi antropologiche le vedi a colpo d'occhio, passando dai quartieri del centro, dove trovi la Milano bene che sente la crisi, fino alle periferie, come piazza Selinunte.
Da una parte famiglie che abitano in case che sono musei, che guidano auto che sembrano carro armati, che sanno che lo stato proteggerà sempre il loro status sociale, il loro benessere. Dall'altra parte ritrovi persone che devono fare a meno dello stato, del welfare, delle tutele.
Milano, una città spaventata per i tre omicidi che suscitano una reazione scomposta di sindaci, prefetti e ministri.

La Parma raccontata da Valerio Varesi è una città attraversata dalla paura per gli immigrati, con una politica che da una parte non è in grado di dare risposte che non siano le solite parole di circostanza, dall'altra capace di cavalcare l'onda emotiva, la pancia della gente, le loro paure.

Sono due e due microcosmi che hanno mutato pelle, che sono cambiate e che, all'occhio dei protagonisti dei protagonisti dei due libri, sembrano quasi irriconoscibili.
Così, per affrontare i due casi, Robecchi ci racconta dell'indagine parallela, non autorizzata e molto casalinga dei poliziotti non poliziotti, costretti ad entrare dentro il mondo delle periferie, del welfare alternativo e della giustizia che, in questi posti, non significa rispetto delle leggi.
Alla stessa maniera, anche l'investigatore di Varesi, il commissario Soneri, si trova di fronte ad un delitto di cui non riesce a trovare il filo, di cui non riesce a comprendere le ragioni, che sfuggono, risultano incomprensibili coi parametri che conosceva.
Come Milano, è diventata una Milano a molte facce alcune delle quali sconosciute e impenetrabili a meno di non voler scoperchiare un vaso di Pandora, anche Parma, per il nostro Soneri è un mistero nel mistero.

E' in atto un cambiamento nelle nostre città che ci sta sfuggendo di mano, a cui la politica sembra disinteressata, se non per speculare sopra qualche voto, con le ronde e con l'esercito.

L'incipit del romanzo:
Gatti che ronfano nei pomeriggi d'inverno: sono così le città di pianura. Neghittose e morbide nella loro indolenza festiva, conservano un cuore crudele e scattante.”

A Parma, in una casa in via XX settembre, viene trovato ucciso un ragazzo di origine nordafricana, Hamed Kalimi. Il cadavere è stato scoperto per caso: un agente della Polfer aveva notato una persona anziana, Gilberto Forlai, pensionato e cieco, che vagava per i binari della stazione, come se fosse smarrito.
E' stato quando lo hanno accompagnato a casa che gli agenti, insospettiti dall'atteggiamento dell'anziano, che è stato scoperto il cadavere.
Hamed è stato ucciso con un colpo alla testa: era ospite del Forlai, lo accompagnava in stazione, dove passava i pomeriggi a guardar passare i treni (come il personaggio di Simenon..).
Non è stato un furto, questo è certo. Ma se il furto è da escludere, quali ragioni si celano dietro la sua morte? Il commissario Soneri questa volta, per sbrogliare la matassa, lo gnommero, deve andare ad indagare dentro la comunità islamica di Parma.

Per la prima volta, Soneri non può sfruttare la sua conoscenza della sua città e dei suoi abitanti. Tanto l'inchiesta, quanto le persone che incontrano, si dimostrano sfuggenti, sconosciute.
C'è un brutto clima, poi, nei quartieri: il problema della spaccio, la presenza della microcriminalità, hanno portato per reazione alle ronde dei cittadini solerti che, girando per la notte, dimostrano alle brave persone che si affacciano alle finestre, chi veramente si prende cura della sicurezza. Sperando poi in una notorietà che farà comodo al momento delle elezioni:
«Li conoscete?» chiese poi ai due agenti una volta partiti.«Le ronde, commissario. Sono bravi diavoli. Girano fino alle tre di notte e ci segnalano i sospetti. Su dieci che ce ne dicono va bene se ce n'è una giusta.»«E' così scesa la fiducia nelle forze dell'ordine?»«Dottore, c'è da capirli: ormai i politici hanno insegnato a rubare a tutti. Sono arrivati i ladri anche dall'estero! Sbarcano già imparati, ma qui hanno il master!» sghignazzò il poliziotto alla guida.Soneri tacque intuendo la deriva del discorso.

Al delitto, seguono altri episodi che portano ad un crescendo di tensione: oltre alle ronde, ci sono strani personaggi che attraversano i quartieri sul rombo delle jeep, come nelle immagini le milizie dell'Isis con le loro bandiere nere.
Qualcuno inizia a sparare, solo per aria al momento.
E cominciano gli accoltellamenti: a finire infilzati dalla lama di un coltello due altri nordafricani, all'apparenza persone lontane dal mondo del crimine.
Chi sta dietro a questi altri delitti? L'estrema destra che sta alzando il livello dello scontro, nella sua caccia all'uomo?
Oppure è una guerra per bande, per il controllo delle piazze dello spaccio?

E come catalogare la reazione delle persone a questa sequenza di episodi delittuosi? A Parma c'è un'amministrazione (di centro sinistra, nel romanzo) sotto assedio da parte della gente inferocita e da una destra che questa paura la cavalca per fini elettorali.
«I vecchi sessantottini si sono convertiti al mercato e per allontanare il ribrezzo che provano verso sé stessi professano un credo dottrinario ringhiando sdegnati e bigotti contro chiunque coltivi il dubbio. Sono come i cinesi che assommano i difetti del capitalismo a quelli del comunismo: l'inferno»

Ma a questa esasperazione, per i furti, per gli scippi, non si può sempre rispondere con l'accusa di razzismo. Lo scopre lo stesso Soneri in un confronto, uno dei tanti in questo racconto, con la compagna Angela, che di professione fa l'avvocato.
«Mori [uno dei componenti delle ronde notturne] ha sparato ad un ladro che tentava di entrargli in casa. Uno che gira con la giacca mimetica cosa poteva fare?»«Io non so sparare né possiedo una pistola, ma forse avrei sparato anch'io», fece lei.Il commissario la fissò sorpreso. «Ho sempre creduto che pensassi il contrario».«Ultimamente ci ho riflettuto e ho cambiato idea».«Stà a vedere che la destra è riuscita a colonizzare anche i miei affetti.»«Macché destra! Al contrario, il mio è un pensiero libertario. In questi anni mi sono sfilate di fronte tante di quelle vittime! Un esercito di schiavi si questa nuova dittatura della violenza. Anziani, derubati, picchiati, scippati. Donne violentate e minacciate, famiglie ostaggio dei prepotenti.. Centinaia a migliaia di persone che vivono nel timore e nel terrore. Che hanno la libertà limitata, che lavorano e vengono derubate. Il prezzo del lassismo lo pagano loro per permettere alle belle anime di discettare in televisione di tolleranza e delle vecchie idee frustrate di Beccaria».

Seguendo la scia di sangue, Soneri si imbatte in strani personaggi: un medico, anche lui di origini nordafricane, che spesso cura immigrati clandestini.
Uno che chiamano “il professore” e che coi suoi discorsi contro l'invasione degli immigrati è diventato il simbolo di una certa parte politica.
Una citroen grigia che è stata vista tante volte sotto casa del Forlai, con dentro due tipi minacciosi che forse hanno a che fare col delitto.
Tutti elementi che complicano l'indagine anziché aiutarla: quale direzione prendere, per trovare l'assassino di Hamed? Che matrice hanno gli accoltellamenti? Sono aggressioni dei gruppi di estrema destra contro lo spaccio? O c'è qualcosa d'altro?
«Mettiamola così», riprese quest'ultima «prima abbiamo creduto che fosse solamente una questione di violenza politica tra xenofibi e stranieri e tra gli spacciatori e i collettivi giovanili di sinistra. Adesso abbiamo capito che c'è anche una guerra per il controllo del mercato della droga».

L'indagine ufficiale diventa entrare dentro questi conflitti, queste tensioni, per cercare di comprendere: parlando col “professore” che usa la metafora del crollo dell'impero romano, debole, sopraffatto dall'invasione anagrafica delle popolazioni “barbare” che arrivavano dai confini.
«Lei semplifica»«Lasci stare! Tutte 'ste teorie sulla complessità delle cause della caduta dell'impero.. Alla fine si riducono a quelle che ho appena detto. Il resto è fuffa da studiosi. Da una parte popoli ignoranti e bellicosi animati da ubna furia biologica del testosterone e dall'altra romani ridotti a mezzeseghe dal frantumarsi della loro virile cultura pagana e dal benessere. E' lì che la storia è scivolata indietro di secoli.»

All'estremo opposto, l'Imam della moschea di Parma, che pure Hamed frequentava, cita Marx e la lotta di classe. Solo che al posto del Capitale, c'è ora la Legge del Corano che indica una strada per i giovani: ma non per un discorso religioso che negli estremisti è del tutto assente, perché qui è solo un discorso di egemonia
«Quella che Marx chiamava lotta di classe, in noi si condensa in un'identità religiosa che è una visione del mondo rivoluzionaria rispetto alla vostra vuota stanchezza. Il riscatto, per i nostri giovani, passa per la legge del Corano. Il disagio sociale è la spinta verso una vita spirituale che li affranca. I vostri giovani non possono appigliarsi a niente. Tutt'al più spaccano qualche vetrina e arraffano quegli oggetti che diversamente non possono avere. Il vostro è il mondo del demonio: riempite la testa di tante tentazioni e impedite di soddisfarle. Finirete per scannarvi l'un con l'altro. Ma forse saremo noi a indicarvi la strada.»«Sgozzando la gente», sbottò un'alrta volta Soneri.«Vi basterà inchinarvi ad Allah.»

Ad unire tutti, destra, estremismo neofascista ed estremismo islamico è solo questa forma d'odio verso l'altro, verso i diversi. Un odio che si basa sull'ignoranza del prossimo e delle sue idee, che si basa sull'indifferenza dell'altro, sull'assenza di qualsiasi base culturale, sul culto del bello e del bene comune.
Un odio che è destinato a sfociare verso una guerra sociale, una guerra tra poveri:
Non potremo nemmeno più combattere perché non ci sarà più un fronte. Il fronte sarà ovunque.

Un delitto in cui tutti tradivano tutti.
L'indagine di Soneri si sposterà dai quartieri di Parma, alle zone che testimoniano di un passato industriale ora diventati zona di spaccio, dalla città immersa nella bolla della nebbia ai borghi sulle colline imbiancati dalle colline.
Era stata una stilettata. In quella storia tutti tradivano tutti. [..]Per quanto si sforzasse di essere cinico, finiva sempre per scoprirsi ingenuo.

La scoperta della verità sarà così un duro colpo per il commissario: scoprire quanto sono profonde e pericolose le radici dell'odio, dentro le nostre città. Ma anche la crisi valoriale, dei rapporti tra le persone diventati precari e falsi. E infine l'assenza di una politica capace di raccogliere queste tensioni per saperle indirizzare e gestire in una alveo democratico: la politica che non ha saputo gestire l'impatto tra la nostra cultura laica e quella islamica, anche su temi semplici come il consumo del cibo (il maiale, che i musulmani odiano) o su temi complessi come le discriminazioni sessuali contro le donne.
Una politica che ha sinistra si è cullata su una visione tollerante e aperta che però non affrontava questi problemi di integrazione, lasciando alla destra tutti gli argomenti per le loro campagne xenofobe.
Su Repubblica Valerio Varesi racconta la crisi della sua città, del conflitto tra culture, dei problemi di integrazione.
Sono i temi che nel libro pone un intellettuale di destra. Sono le questioni che Varesi vorrebbe vedere affrontate da quel mondo di sinistra, che per troppo tempo le ha lasciate ai margini: “Né le forze politiche che si richiamano alla cultura cattolica né quelle della sinistra ‘terzomondista’ si sono poste il problema dell’integrazione. Chi oggi si spende per un’idea di società aperta non fa i conti con la realtà dei fatti. È già capitato che nella storia, partendo dai buoni sentimenti, si arrivi a produrre una visione intollerante, che si finisca con offrire legna da ardere alle destre e a quelle persone che urlano slogan xenofobi. La politica dovrebbe operare con realismo”.
È un mondo di diffidenza, d'odio, di paure che si nutrono di paure, quello in cui è costretto a muoversi Soneri.
 
Un mondo dove i deboli soccombono, sono in balia dei forti, perché le regole non ci sono più. “Nella realtà senza legge s’installa la dittatura dei prepotenti e finisce che le persone si fanno giustizia da soli, come a Vasto. Il procuratore della Corte d'Appello di Bologna ha detto che le pene nel nostro Paese sono così lievi, che la criminalità straniera sceglie l’Italia per i suoi affari”. 
Il commissario si sente sbigottito ed estraniato nell’esplorare questo cuore di tenebra della città, uno sbigottimento che sembra corrispondere a quello dei parmigiani. Eppure Soneri sembra intuire che questo lato oscuro alberga dentro Parma. Lo si coglie fin dalla prima pagina del romanzo: “Gatti che ronfano nei pomeriggi d’inverno. Sono così le città di pianura. Neghittose e morbide nella loro indolenza festiva, conservano un cuore crudele e scattante. Per mimetismo, come a caccia, stanno acquattate nella cova dei loro palazzi dove si predica caritatevoli e si progetta l’agguato”. 
Quando la nebbia si dirada la città scopre gli scandali e forse se stessa. “Siamo sempre stati double-face. Non girano più idee e progetti, non si discute dei problemi. Tutto ribolle a fuoco lento, fino a che le questioni esplodono. Soneri affronta una Parma che non riconosce più. Il feeling s’è interrotto, perché alcuni quartieri sono scomparsi, come il San Leonardo, ridotto a una miscela di etnie e interessi spesso non leciti. Era un quartiere operaio, non dormitorio, perché aveva grandi fabbriche al suo interno, come la Bormioli. Oggi, al suo posto, c’è l’ennesimo, inutile centro commerciale”.

La scheda del libro  sul sito di Frassinelli editore.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


18 febbraio 2017

Una forma degenerata di lotta di classe

«Quelli che si fanno esplodere uccidendo cercano disperatamente una ragione e un senso. Sono poveri, diversi per religione e cultura. Inoltre la crisi li esclude anche dalla possibilità di riscatto con il lavoro. Tu che faresti?» 
«Non mi farei di certo esplodere. Piuttosto protesterei in piazza, lotterei.» 
«Noi siamo di un'altra generazione Franco», ricordò pazientemente la compagna. 
«Siamo cresciuti con la politica, ma oggi non c'è più. Se ci fosse, questi ragazzi forse voterebbero per un partito di sinistra che offrisse loro una prospettiva di riscatto. A loro non resta che la religione per dimostrare di esserci. Se vuoi, questo nuovo terrorismo piuttosto vigliacco, è una forma degenerata di lotta di classe. E non essendoci più le classi organizzate, si nutre di episodi isolati ed eclatanti fatti su misura per i media.» 
«Lo stesso modo d'agire degli anarchici del Novecento», constatò Soneri. 
«La storia si ripete, e non migliora», concluse Angela. 
[Il commissario Soneri e la legge del Corano, Valerio Varesi Frassinelli editore]

Questo è uno dei passi più importanti dell'ultimo giallo di Valerio Varesi che, meglio di qualunque saggio sull'argomento, illumina sulle tensioni che covano dentro le nostre comunità tra italiani e immigranti.

Sulle origini del terrorismo, sulle contraddizioni dentro la nostra società e, quello che è più importante, dell'assenza di una politica (e del mondo dei partiti) capace di raccogliere e contenere queste tensioni, questi problemi.
A questi ragazzi, rimane solo la religione a dare un significato, una specie di risposta, un senso. 

17 febbraio 2017

Come è cambiato il paese

Come è cambiato il paese, come è cambiata la classe dirigente, come è cambiata la politica?
A 25 anni dalla stagione di "mani pulite" dovremmo essere in grado di dare una risposta a queste domande, che indicano il grado di maturità di una democrazia.
Siamo stati capaci di imparare la lezione, abbiamo capito cosa è successo, il paese (la classe politica, i partiti) ha rinforzato le sue difese immunitarie?

Col rischio di passare per la solita Cassandra, sembrerebbe di no.
Il ministro degli esteri che ad Hammamet a ricordare l'anniversario della morte di Craxi.
Le inchieste che toccano la classe politica che vengono usate come armi per colpire l'avversario, senza che si riesca ad arrivare ad una regolamento interno su finanziamenti, comportamenti da evitare per opportunità politica senza dover aspettare (e trincerarsi) la magistratura..

Le polizze del sindaco Raggi (e la chat, e la nomina del fratello del suo ex capo di gabinetto Marra) da una parte.
E le inchieste sula Consip, sugli appalti Expo e sul Mose. Su mafia capitale sul Cara di Mineo.
Un lungo elenco di inchieste che occupano giornali e che poi finiscono nel dimenticatoio, proprio mentre si celebrano i processi.

E' un argomento delicato questo, che tocca la selezione verso il basso dei nostri rappresentanti, di come sia tutto diventato troppo veloce e troppo autocelebrativo.
Molto più semplice chiedersi cmoe è cambiata Milano in tutti questi anni.

Ieri sera alla Feltrinelli di Milano Alessandro Robecchi presentava il suo ultimo libro "Torto marcio", assieme a Gad Lerner.
Un giallo sociologico, lo ha chiamato il giornalista, in cui si attraversano tutti gli strati sociali della capitale morale (?) per scopre chi sia l'assassino che mette delle pietre sulle sue vittime.
Milano è cambiata in questi ultimi 10 anni: una volta se passavi dal centro alla periferia, le differenze non le coglievi a colpo d'occhio.
Oggi, se passi da corso Magenta, dove la gente è ricca sin dai tempi di Manzoni, a piazza Selinunte, nella casbah di Milano, cogli delle differenze anche antropologiche - spiegava lo scrittore.
Ci sono persone che vivono, si vestono, parlano in modo diverso.
Posti dove esiste un altro welfare che non è quello dello stato.
Posti dove la guistizia la danno persone e gruppi che sono al di fuori dalle leggi dello stato. E dove le leggi dello stato non assicurano la giustizia per tutti.

Giustizia, uguaglianza, contrastare la forbice che separa ricchi e poveri.
Chi sta sopra e chi sta sotto, senza diritti e tutele.
Anche così è cambiato questo paese.

16 febbraio 2017

Maledette bufale

Peggio il tribunale del popolo di Grillo o il tribunale del palazzo per filtrare le bufale? 

Nel mirino della proposta di legge della senatrice Gambaro chi pubblica notizie "false e tendenziose":
 Nel mirino blog e forum, non le testate giornalistiche. Più nel dettaglio, l'articolo 1 dice che chi pubblica o diffonde "notizie false, esagerate o tendenziose attraverso social media o siti, che non siano espressione di giornalismo online, è punito con l'ammenda fino a 5mila euro". La situazione peggiora se il fake "può destare pubblico allarme", o "recare nocumento agli interessi pubblici". In questo caso sono previsti: l'ammenda fino a 5mila euro a cui si aggiunge la "reclusione non inferiore a dodici mesi". Chi, invece, si rende "responsabile di campagne d'odio contro individui" o "volte a minare il processo democratico" è punito con la reclusione non inferiore a due anni e l'ammenda fino a 10mila euro.
Per questo, chi scrive un blog deve registrarsi presso apposita autorità dando nome e cognome.
E se scrivi qualcosa di falso e tendenzioso, multa e perfino il carcere.
Chi lo stabilisce?

Piccoli feudi

In Lombardia, la regione virtuosa, la locomotiva che potrebbe competere con i paesi del nord, dei successi di Expo, succede anche questo.
Che la Corte dei Conti contesti un danno erariale di 1ml di euro alla regione, per alcuni incarichi dirigenziali affidati a persone che non ne avevano i titoli.
In particolare, una di queste persone era la collaboratrice del consigliere leghista Galli, quello che si era fatto rimborsare dalla regione (cioè noi tutti) anche il pranzo di nozze della figlia.
Unico titolo, aver lavorato per la Lega: per questo è arrivato un incatico per l'Arpa da 111 mila euro (e un bel incarico da inserire in cv).

Nessuno contesta alla politica di fare le sue nomine, è un così fan tutti dal comune (Sala che volevano nominare il socio), alla regione (gli amici della Lega) a Palazzo Chigi (gli amici di Renzi).
Il punto è che così si creano carriere che non sempre sono basate su merito o competenze, ma solo sulla fedeltà al capo, tagliando fuori persone capaci ma con meno relazioni.
E queste persone, oltre a prendere stipendi più che onorevoli, prendono pure decisioni che impattano sulla collettività: un doppio peso dunque.

Così si inquina la politica e non c'è inchiesta penale che tenga, che possa mettere freno a questo problema, finché i dirigenti dei partiti non smetteranno di considerare i palazzi come dei loro feudi.

PS: se in regione si viene sanzionati, nemmeno in comune sono messi meglio.
Ieri, all'inaugurazione della nuova sede di Microsoft, il giornalista del FQ ha chiesto conto all'AD dell'assessora che non vuole comunicare il proprio reddito (come chiesto dalla legge).
"Rimarrei concentrato sulle cose che dobbiamo fare oggi .." la risposta.