02 maggio 2007

Il processo alla lobby mondiale dell’amianto

Devono rispondere della morte di duemila persone, operai che lavoravano alla produzione dei pannelli di Eternit, mogli e madri che lavavano i loro abiti da lavoro, semplici cittadini che avevano soltanto la sfortuna di abitare troppo vicino a uno stabilimento.

Ma non parliamo di Al Qaeda, di altre organizzazioni terroristiche, nè tantomeno di mafia o camorra.

Il procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello ha messo sotto inchiesta per
omicidio colposo e disastro colposo due grandi imprenditori svizzeri, i fratelli Stephan e Thomas Schmidheiny, terza generazione di una dinastia, e un loro collega belga, Jean-Louis de Cartier de Marchienne.
Parliamo della lobby mondiale dell'amianto.

Sempre dall'articolo del
corriere:
In Italia, l’amianto venne definitivamente proibito nel 1992. Negli stessi anni, mentre il sindaco di Casale Monferrato, la città più colpita dalle morti, aveva già provveduto a vietare ogni lavorazione, gli stabilimenti Eternit del Piemonte (Casale e Cavagnolo), di Bagnoli (vicino Napoli, presente con oltre 400 vittime nell’attuale inchiesta del procuratore Guariniello), di Rubiera (Reggio Emilia) e di Siracusa sceglievano la strada del fallimento volontario. «Ecco perché l’attuale inchiesta che indaga per la prima volta sulle responsabilità dei proprietari internazionali della Eternit e delle diverse società svizzere e belghe che a turno ne controllarono le azioni è particolarmente importante per noi—spiega l’avvocato Sergio Bonetto, uno dei legali che rappresentano le vittime piemontesi —. Si tratta dell’unica possibilità di ottenere risarcimenti congrui e non inaccettabili come quelli dei quali si è parlato informalmente fino ad ora.

La famiglia Schmidheiny, e in particolare Stephan, che ne è l’esponente più in vista, ha importanti interessi in Sudamerica (a lei si riconduce, tra l’altro, la proprietà in Honduras dove è stata realizzata l’ultima serie de «L’isola dei famosi») e si è da tempo affermata come portavoce di un’imprenditoria «ecocompatibile». Stephan Schmidheiny ha scritto anche un libro, Cambiare rotta, proprio sulla riconversione «ambientalista » dell’industria, mentre Forbes gli ha attribuito un capitale di 20 miliardi di euro, poi redistribuito in diverse fondazioni benefiche. Più delicato il problema del riconoscimento delle responsabilità collegate ai morti per amianto: il gruppo ha espresso «rammarico» per circa 50 decessi avvenuti in Svizzera, e ammesso che la sostanza si è rivelata «oggettivamente » nociva. Ma, informalmente, ha accettato un primo confronto su risarcimenti indiretti alle vittime italiane solo a condizione che non si arrivi al processo.

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