30 maggio 2017

Report - Poste futuro certo

L'inchiesta alimentare di Sabrina Giannini si è occupata dei pomodori, il nostro oro rosso: dimenticatevi i San Marzano, ora si producono pomodori di qualità Heinz, e degli altri marchi dell'industria dei semi dei pomodori.
Pomodori che crescono con qualunque clima, piovoso o con siccità, belli rossi e resistenti agli urti.

L'industria produce il pomodoro con buccia resistente, i consorzi impongono di fatto certe piantine che provengono da certe industrie sementiere.
Così i pomodori sanno di niente.
Anche se seguono standard prevedibili: standard difesi dalle leggi dei nostri paesi, nelle cui liste troviamo quasi solo semi ibridi.
Il cibo segue la logica commerciale, anche nei confronti dei paesi del terzo mondo costretti a pagare a caro prezzo alle multinazionali del seme, che hanno e mantengono un monopolio.

L'associazione Seed vicius cerca di abbattere questo monopolio usando il baratto.
E resistono poche specie in deroga, in poche regioni italiane: tra queste il San Marzano in Campania. Una regione che difende le biodiversità e il diritto dell'agricoltore di regalare modiche quantità di semi al vicino.

Certo, il San Marzano non si può lavorare nelle pelatrici industriali, non si presta allo sfruttamento, al profitto ora e adesso. Ma il sapore è diverso: gli ibridi,incrocio dopo incrocio, hanno perso tutto il sapore e questo lo dicono gli studi finanziati dall'Unione europea.

E le piantine ibride non sono nemmeno resistenti alle malattie: il vero affare è nei pesticidi (e i maturanti), prodotte dalle stesse aziende che producono i semi.
Il consorzio che segue la produzione di pomodori in Lombardia e Veneto sta dalla parte dell'industria e non dalla parte dei produttori: così raccontava un contadino, che ha scelto l'anonimato, nemmeno parlassimo di una banda criminale.
Se si parla si perde il posto nel consorzio: chi ci guadagna sono le aziende che vendono pesticidi.

Volete mangiare pomodori? Lavateli tanto e a lungo.
E vale per tutte le verdure.

Poste italiane: Poste futuro certo di Alberto Nerazzini

Poste italiane: oggi a consegnare le poste spesso c'è una società diversa, quando si è liberalizzato il mercato Poste Italiane ha scelto altre strade.
Quando Renzi ha deciso di mettere sul mercato parte delle azioni, si sono interessati i fondi di investimento, ingolositi dai quasi 500miliardi di risparmio che gestisce.

Il bilancio di Poste, presentato da Caio quest'anno, è positivo: la caravella PI naviga veloce, e il tesoro che ha in pancia fa gola a molti.
I piccoli azionisti sono delusi, forse, ma la signora Kung, rappresentante dei grandi fondi, era soddisfatta: Poste ha degli indirizzi strategici interessanti, ci sono opportunità, dice..

Quali sono?
Caio e Luisa Todini hanno declinato l'intervista.
Chi parla è Passera, ex AD di Poste, oggi contrario alla quotazione, alla spinta verso il profitto a breve.

Cosa fa poste: Gaetano Bellavia racconta che gran parte dei guadagni arriva dalla finanza. 20 miliardi di ricavi arriva da polizze, la consegna delle poste porta al 10% solo dei ricavi.
Il 90% di dipendenti è dedicato alla consegna delle poste, per un costo di 1 miliardo, di cui 260ml arrivano dallo Stato.
Poste, dice Caio, non è in grado più di consegnare le poste, di garantire il servizio universale: il sottosegretario Giacomelli invece racconta un'altra storia, di inefficienze, di costi superiori.
Anche AGCOM, autorità di vigilanza, parla di controllo dei costi: da quest'anno il mercato privato arriva anche nelle comunicazioni giudiziarie.
Abbiamo troppe licenze e troppi consorzi, aggiunge il responsabile di AGCOM: come a Vicenza dove Poste deve fare concorrenza ad una miriade di piccole società come Inbox.

Dove il postino di Inbox si porta la posta a casa e la smista: lavora da 10 anni con un contratto a chiamata, con pagamento ad ore.
Un altro lavoratore ha portato al giornalista le sue buste paga: lavora a cottimo, alla faccia del contratto, anche nei week end. Per guadagnare 500 euro al mese, senza nessun rimborso spese, anche se è costretto ad usare la sua macchina.
Senza ferie, senza permessi, senza rimborsi.

Smistare la posta a casa non sarebbe legale, come anche avere buste paga false.
L'imprenditore ha accettato qualche domanda, ma dopo pochi minuti si è spazientito: “perché devo dare retta a lei?”.
Nessun controllo, nessuna trasparenza e il solito ricatto del posto del lavoro: ti lamenti? E allora perdiamo il lavoro, che anche se sono 500 euro ..

Inbox è controllata da Hibripost: è questa a vincere l'appalto. Questo far west era noto ad Agcom e al dottor Lorenzi?
“Per noi il problema deriva da questa frammentazione.. che rende difficile il controllo”.
E chi ci tutela dalle truffe, allora?

In Sicilia c'è stata una truffa, per mano della Servizi Postali di Monreale, che riscuoteva anche i pagamenti dei bollettini, che anziché essere riscossi venivano intascati.
L'imprenditore Giangrande scarica le colpe su Poste Italiane e ha scelto di non rilasciare alcuna intervista.
I dirigenti di Poste italiane, poi licenziati, dicono che Giangrande è una persona perbene.
L'ispettore che ha scoperto la truffa è stato allontanato dalla struttura ispettiva: per un anno intero non ha fatto niente, poi spostato in un call center.
Anche se servirebbero molti ispettori in più: questo avrebbe evitato le multe prese dalla Guardia di Finanza.

Il mercato deve essere libero, ma il controllo deve esserci e deve essere deciso: ad indagare in AGCOM ci sono una decina di funzionari soltanto.

Nel 1998 Passera è stato chiamato per salvare Poste Italiane: ha investito nella logistica e nei servizi, con l'acquisto di SDA, migliorando i conti.
Trasformandola in uno strumento di “banco posta”, la più grande banca che non fa la banca con una grande rete in Italia.
L'idea era di diventare il leader nella consegna dei pacchi: Sarmi, AD fino al 2014, aveva invece un'altra idea.
Non ha investito nella gestione dei pacchi, anche se in tempi di e-commerce è il futuro.
Poste potrebbe diventare una grande Amazon, per la consegna di pacchi nell'ultimo miglio: avremmo potuto farlo, ammette Sarmi ..

C'è poi la storia dell'accordo tra Poste e Mediolanum, alla faccia del conflitto di interesse tra l'azienda pubblica di servizi, diventata sportello bancario e la banca dell'ex presidente del Consiglio.
Oggi Poste vende polizze e altri prodotti finanziari: Poste è stata usata anche dalla criminalità organizzata per il riciclaggio, visto la gran mole di denaro contante per quelli che agli sportelli pagano i bollettini.
Parliamo di decine di migliaia di sportelli e controllarli tutti quanti è difficile, per la famosa polverizzazione di cui si è parlato prima: esistono strutture antiriclaggio a livello gerarchico, ma non sempre hanno funzionato.

Nell'inchiesta Aemilia, è coinvolta anche una ex direttrice di una agenzia, che ha denunciato i rapporti di un boss Floro Vito con una agenzia.
Nonostante le segnalazioni e le telefonate alla filiale, alla centrale antiriciclaggio, ha avuto come risposta che non poteva rifiutarsi di far girare quei soldi.

Le segnalazioni che potevano anticipare le indagini venivano cancellate da qualcuno in altro: la GDF contesta alla società mancate segnalazioni per 133 ml.

Nel napoletano due imprenditori vicini alla Camorra prelevano dai loro conti postali: per poste italiane andava tutto bene, è dovuta intervenire la polizia ferroviaria.
Il direttore della filiale, Armanno, è stato licenziato: il problema sta sopra al direttore, ai vertici che hanno obbligo di vigilare.

Il tema dell'antiriciclaggio è così importante che alla Leopolda per gli sportellisti, insegnano a cantare.
E allo sportello trovi una persona che sa consegnarti il prodotto di risparmio migliore: come i prodotti assicurativi che, assicura, danno ottimi rendimenti, come Poste Vita.
Che però garantisce lo zero.

Poste Vita investe nei titoli di stato dell'area euro: ma nascosto c'è scritto anche di derivati, ha un costo ogni anno di 0.90 del rendimento.
C'è un costo per il caricamento del capitale all'ingresso, non è nemmeno a costo zero.

Insomma, ci si fida dello sportellista perché non sembra di trovarsi in banca, ma non sempre è un professionista di investimenti.
Consob ha sanzionato Poste perché rifilava prodotti non profilati correttamente al cliente (non compilando sempre correttamente il questionario MIFID): è stata multata con 60mila euro.

Oggi Poste è una grande rete commerciale, dove gli sportellisti si lamentano, in anonimo per paura delle ritorsioni, degli obiettivi difficili, stipendi bassi e un grande stress per vendere prodotti assicurativi.
20 miliardi di euro la raccolta premi di PI l'anno scorso: in dieci anni siamo a +400%, un risultato che nemmeno le assicurazioni vere e proprie.

Un altro paese: il Canada.
Qui esiste ancora un servizio postale che offre servizi anche nelle piccole comunità rurali del paese.
Trudeau ha rafforzato il mandato pubblico di Canada Poste: offre servizi per poste e pacchi, nessun prodotto finanziario, fa meno utili, ha meno dipendenti.
L'obiettivo non è fare utili ma inseguire un servizio sociale: non si privatizza un servizio pubblico, ma si deve mantenere un sistema coi conti in pari.
Il sindacato si è battuto per questo: ora l'idea è trasformarla in una banca sociale, un'idea che sa tanto di utopia.
Anche una banca può avere una funzione sociale, se è in grado di dare servizi anche nelle zone più distanti dalle grandi città.

Karin Trudel, parlando dei grandi fondi di investimento nelle Poste, ha le idee chiare: puntano solo al profitto senza occuparsi del servizio o delle persone.
In Francia le Poste fanno anche servizio per occuparsi delle persone anziane.
In Germania le Poste usano mezzi elettrici per lo più, inquinando di meno.
Il Canada deve decidere quale missione seguire: di questo dovrebbe occuparsi anche la nostra Poste italiane.
Dare assistenza a chi ha bisogno, dare energia pulita.


E invece Poste ha bruciato soldi per il fondo per le banche in difficoltà.

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