16 agosto 2017

Estate 2017 – cosa è successo in quella estate del 1993


Rimozione. Io cosa ricordo di quei giorni del 1993? Ricordo di non vedere l'ora che fosse mattina per rileggere il mio articolo sul giornale come se non lo avessi scritto io. Ricordo arrivare sempre per primo alle conferenze stampa. Ricordo le bombe della mafia a Roma e a Milano. Ricordo un'estate interrotta. Ricordo non cenare mai a casa. Ricordo l'ultimo giro di telefonate questura-carabinieri-ospedale che toccava sempre al praticante nerista, cioè a me. Ricordo s'è sparato Gardini. Ricordo pomeriggi senza fine e niente mare. Ricordo un avviso di garanzia a Prodi, una notizia che fece il giro della redazioni per qualche giorno, ma non venne mai data perché era una bufala, cioè una di quelle cose che oggi verrebbero sparate direttamente su internet. Ricordo che il giorno dopo la scomparsa di Irene andai per la prima volta ad una festa con il teledrin. Lo ostentavo alla cintura con orgoglio, devo dire...La ragazza sbagliata – Giampaolo Simi Sellerio editore

Luglio 1993, una ragazza scompare in Versilia. Irene Calamai diventa il primo caso per il giornalista Dario Corbo.

Agosto 2016: 23 anni dopo lo stesso giornalista, che non è più la stessa persona si interroga su quella scomparsa, su quell'inchiesta, su quell'estate che cambiò la storia del nostro paese non solo la vita di Dario Corbo.  

13 agosto 2017

Estate 2017 - Storie da spiaggia

Amo andare in spiaggia alla mattina presto, quando nell'aria senti ancora l'odore del mare, quando l'acqua è più pulita e quando la spiaggia è più libera.
Senza gente che ti vuole raccontare a tutti i costi quello che ha mangiato ieri sera, cosa ha fatto ieri sera, etc etc
Capita a volte di arrivare sulla spiaggia libera e di trovare degli ombrelloni già aperti, senza nessuno sotto a prendersi l'ombra.
Avranno piantato il palo, novelli conquistadores della spiaggia, e se ne sono andati a spasso o a fare il bagno.
Questo quello che ho pensato ingenuamente la prima mattina.
La seconda mattina.
La terza mattina.

Dopo un po' ho scoperto che alcuni “bagnanti” (si dice così) pagavano 50-70 euro al gestore del lido, privato, per piazzare gli ombrelloni sulla spiaggia pubblica e occupare il posto.
Non si potrebbe, ma finché lo fa uno.
Il problema è che poi hanno iniziato a farli in tanti, finché una mattina una signora anziana, che si era alzata anche presto per prendersi il posto al sole, non ha preso e spostato tutto.
La rivoluzione liberale è durata poco, sono intervenuti i bagnanti affittuari (per modo di dire) e hanno trovato un accomodamento.
Che poi sono le persone che ti parlano di tutti questi immigrati che non rispettano le regole.
Eh già, gli altri.
Strana spiaggia, quella dove vado.
Due lidi, uno ufficiale, in concessione ad un privato poi andato sull'orlo del fallimento, finché non è subentrato il comune (quello del sindaco famoso per una storia di fritture di pesce..) con un amministrazione coatta.
Un lido dove fai fatica a trovare i giornali, che offre pochi servizi (per esempio non c'è niente per i bambini), e dove un ombrellone e una sdraio costano cari.
C'è un altro lido, sempre privato in concessione dal demanio pubblico, che una volta era solo un chioschetto.
Poi si è allargato andando a piazzare gli ombrelloni ai bagnanti che amano dormire la mattina.
Ora c'è un bar e uno spazio riservato coi suoi ombrelloni.

Risultato, la gente si ammassa nel poco spazio di spiaggia rimasto libero o si trova altri lidi dove magari offrono servizi migliori.
Perché le cose non vanno bene né al primo né al secondo.
Poca gente, pochi ombrelloni affittati.
Pochi ricavi.

Se fosse un privato sarebbero problemi, ma evidentemente qui c'è una diversa concezione di privato.
E anche di come gestire ed accogliere i turisti.

09 agosto 2017

Estate 2017 - Su Ong, immigrati, questione africana.

La più onesta delle Organizzazioni non governative, che si preoccupa solo di salvare vite umane, è all'interno di un processo migratorio, che passa attraverso organizzazioni criminali.
È corretto rispondere che, di fronte ad una persona che sta rischiando la vita in mezzo al mare, non ci sono troppe domande da fare, la persona va salvata.
Ma non ci si può sempre concentrare sull'ultimo passaggio di un flusso che parte da lontano, che dura settimane, migliaia di chilometri.
Perché oggi, specie in Italia, non si riesce a parlare di immigrazione se non facendo del tifo. Se non parlando della questione solo per gli aspetti per cui si parteggia.
Le ONG? Salvano vite umane.
Gli immigrati sui barconi? Tutti clandestini, tutti migranti economici (dunque che stiano a morire a casa loro), tutti ragazzotti che non fanno niente, che si prendono soldi che potremmo dare agli italiani .. e via discorrendo.

Oppure, possiamo iniziare a vedere queste persone nel loro lungo viaggio.
Che parte da paesi dove la speranza (di un futuro diverso, di un riscatto) è stata tolta.
Che attraversa paesi controllati da eserciti europei, come in Niger dove sono presenti soldati francesi.
O paesi che non hanno più un governo riconosciuto ma sono controllati da bande, da criminali, che si arricchiscono sul traffico di esseri umani.
Detto questo, noi ora possiamo regolamentare l'azione delle ONG che si occupano di salvare i migranti (al posto dei governi europei).
Possiamo anche pensare di fare dei pattugliamenti con delle nostre navi, in acque libiche, assieme a quelle motovedette che fino ad oggi han fatto finta di non vedere trafficanti e gommoni.
Possiamo anche, per il piacere di fare quattro chiacchiere da bar, discutere di blocchi navali.
Ma non stiamo risolvendo il problema di questo esodo di persone.

Nemmeno possiamo continuare a far finta di non vedere che l'azione delle ONG, anche quando è meritevole, è uno stimolo per i trafficanti a proseguire nel loro squallido lavoro.
Giusto per evitare di finire anche io nel novero dei populisti, ricordo che in Italia l'industria fiorente dei sequestri di persona ha arricchito le organizzazioni criminali, finché non si è legiferato creando lo strumento del blocco dei beni.
Cos'era l'azione della consegna del riscatto, da parte di persone di fiducia della famiglia, di avvocati, azione meritevole perché salvava una vita umana? Col senno di poi, si poteva considerare un'azione che finanziava i criminali.
Pronti a rapire altre persone.
Rapire le persone e farsi consegnare il riscatto è diventato poco conveniente quando alle famiglie sono stati bloccati beni e patrimoni.

Dovremmo ricominciare tutto da capo.
Partire dai paesi africani.
Dalla lotta ai trafficanti.
E poi (e non solo) dalle ONG (l'ultimo elemento delle filiera), per capire se queste non hanno dietro interessi poco nobili.
Perché, ripeto, pur salvando vite umane, sono all'interno di un meccanismo criminale, che non possiamo accettare.


Estate 2017 - Meridionalista da vicino (come si chiamano quelli che ci vedono bene solo da vicino?)

Divento un meridionalista convinto, quando sono lontano dal sud.
Cioè, intendo, dal sud vero, non quello degli stereotipi, da prime serate RAI: Una notte per Caruso, una notte per padre Pio ..
Il sud che mi fa diventare antimeridionalista quando ne sono lontano è quello dei bus che non ci sono, delle spiagge con gli impianti semi abusivi senza servizi da cui la gente scappa, del caos del traffico, delle campagne bruciate, delle strade strette, col serpentone di auto che procede a passo d'uomo, degli ospedali con gli annunci di chiusura come fossero annunci di sfratto..

Poi, ogni volta che scendo qui, al vero sud, capisco il perché. Il perché di quella cosa che spesso è scambiata per rassegnazione.
Forse bisognerebbe esserci nati qui per capire. Aver passato anni per cercare di cambiare cose, per arrivare alla conclusione che l'importante è vivere, o sopravvivere.
La mia conclusione è che ogni ministro, ogni amministratore che intenda anche solo parlare di questione meridionale dovrebbe viverlo veramente questo sud.
Farsi da pendolare la statale 18 da Vallo della Lucania a Battipaglia per lavoro.
Farsi curare a Roccadaspide.
E domenica trovare un posto per l'ombrellone alla spiaggia pubblica. 
Sperando che non gli succeda un accidente, visto che in questo posto turistico non c'è un vero pronto soccorso.


04 agosto 2017

Fahrenheit 451, di Ray Bradbury


Era una gioia appiccare il fuoco.Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell’antico scherzo, spingere un’altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall’incendio.Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma.

Cosa accadrebbe se le persone smettessero di guardare (e stupirsi) del mondo reale attorno a noi, del sole che sorge tutte le mattina, al tramonto, alle stelle?
Cosa accadrebbe se le persone smettessero di parlare tra di loro, viso a viso, per rinchiudersi nelle loro case, a guardare enormi televisori a muro, che raccontano di una realtà inventata?
Se smettessero di uscire all'aria aperta, passeggiare senza meta solo per star fuori, coi loro pensieri, per incontrare altre persone, avere un contatto “umano”?

Cosa accadrebbe alle nostre vite se, giorno dopo giorno, la televisione pompasse programmi stupidi, che offrono (anzi, impongono) una felicità a basso costo, come una droga portata gratis a casa tua (e dove le persone sono ingannate, pensando di partecipare a questi programmi)?
Sarebbe un mondo dove la gente vive al chiuso delle loro case, passando le serate al buio di fronte alla televisione; un mondo dove le persone smettono di avere propri pensieri, men che mai pensieri critici; un mondo dove le persone piano piano smettono di leggere i libri e dove la cultura smette di avere l'importanza che (almeno sulla carta) gli riconosciamo.

Il mondo e la società che viene immaginata dai romanzi distopici è il peggior mondo possibile: un mondo e una società senza libertà e dove vige il controllo del grande fratello, immaginato da George Orwell in 1984, che condiziona persino le parole usate dalla gente.
Un mondo e una società controllati dalle macchine come ne “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley.

Fahrenheit 451 (451 è la temperatura in gradi fahrenheit a cui brucia la carta) è un romanzo scritto negli anni '50 dallo scrittore americano Ray Bradbury. Non è un romanzo di fantascienza di astronavi e invenzioni strabilianti: è un romanzo in cui lo scrittore, partendo dalla società in cui viveva, enfatizzando alcuni cambiamenti in atto,si immaginava uno uno dei possibili mondi futuri (o presenti, se pensiamo che il libro è uscito negli anni '50).
Bradbury ci avvertiva di quanto avrebbe potuto succedere nel futuro, il nostro presente.
Ovvero una società basata sul controllo e sull'instupidimento delle persone, delle felicità a basso costo venduta attraverso trasmissioni televisive simili a reality, dove lo spettatore poteva sentirsi come a casa, come in famiglia. Come in Orwell, torniamo al tema del controllo governativo della vita delle persone, trattate come bambini, alle cui vite vanno tolte tutte le preoccupazioni, tutte le paure, tutti i dubbi.

Una società dove si vive di fretta, senza farsi domande, senza chiedersi troppe cose, senza porsi troppi dubbi. C'è qualcuno che ha pensato già per te, che ti da tutto quello di cui hai bisogno, un'auto veloce, un televisore a muro, una radio-conchiglia da infilare nelle orecchie con cui isolarsi dal mondo e sentirsi felice.

Una società dove non si leggono più libri e dove i pompieri, anziché spegnere gli incendi e salvare le persone e le cose, sono chiamati a bruciare i libri.
I libri e le idee, i libri e la cultura, ovvero gli strumenti con cui una generazione comunica i propri pensieri alle successive.
Una società dove vivono persone come Montag, di professione pompiere, e la moglie Mildred.
E come milioni di altre, tutte uguali.
O forse sarebbe meglio dire non persone, esseri tenuti in una sorta di vita artificiale, come i non esseri del mondo di Matrix (“pillola blu o pillola rossa”)....
«Ho diciassette anni e sono pazza» disse lei a un tratto.
«Mio zio sostiene che le due cose vanno insieme...»

Finché un giorno, anzi una sera, al ritorno dal lavoro, al protagonista Guy montag non succede qualcosa: incontra una ragazza, Clarisse McClellan, che scombussola tutto il equilibrio, mette in discussione tutte le sue certezze.
«A volte penso che i guidatori non sappiano cosa sono l’erba o i fiori, perché non li guardano mai lentamente»

La famiglia di Clarisse non guarda la tv, non vanno ai parchi dell'evasione, passano le serate a parlare tra di loro, magari proprio sotto il portico delle case.
Montag, stupito, osserva il volto della ragazza (“la faccia luminosa come neve sotto la luna”) mentre gli parla di fiori, delle stelle, delle farfalle, dei libri.
«È vero che molto tempo fa i pompieri spegnevano gli incendi invece di appiccarli?». «No, le case sono sempre state a prova di fuoco. Glielo assicuro.»

Una ragazza a cui piace osservare la gente, per strada, dentro la metropolitana:
«La gente non parla di niente.»
«Ma diranno pure qualcosa!»
«No, niente.»

E' la scintilla che incendia la sterpaglia nella prateria: Montag, incuriosito e forse anche innamorato di questa ragazza, che sembra più adulta della moglie (nel film di Truffaut sono interpretate dalla stessa attrice, Julie Christie) commette un atto di ribellione grave per la società in cui vive. Inizia a pensare con la sua testa.

Forse il processo di ribellione era già dentro Montag: nonostante fosse vietato, aveva già conservato dei libri, presi dalle case che la sua unità (dietro segnalazioni anche anonime dei bravi cittadini) andava a bruciare. Il seme del dubbio era già dentro di lui e l'incontro con Clarisse non fa che anticipare un processo che era già in atto.

Montag si mette a leggerli questi libri, altri ne prende di nascosto da una casa cui sta dando fuoco: la casa di una signora anziana che preferisce lasciarsi bruciare tra le fiamme piuttosto che abbandonarli, i suoi libri, una morte che lo sconvolge, un altro passo in più verso la ribellione.
«Nei libri dev’esserci qualcosa, non possiamo immaginare cosa, che spinge una donna a bruciare con la sua casa. Dev’essere così, non ti fai ardere vivo per niente.»
«Era una sempliciotta.»

Clarisse uscirà presto di scena, dal racconto: ma Montag non può più fermarsi: decide così di parlare al suo capo, il capitano Beatty:
«Vuoi sapere quando tutto è cominciato, da dove ha origine il nostro lavoro, come è stato concepito…»

E il racconto del capitano costituisce il cuore della storia: perché si bruciano i libri? Perché la televisione manda in onda film e programmi banali che parlano solo di vite felici?

E' il controllo delle masse, un'esigenza nata dalla “Tecnologia, sfruttamento economico delle masse e pressione delle minoranze”.
E dunque tutti gli uomini devono essere uguali:
“ .. non tutti nati liberi e uguali, come dice la Costituzione, ma tutti resi uguali. Ogni uomo deve essere l’immagine degli altri, perché allora tutti sono felici..”

E in che modo rendere uguali le persone? Omologando pensieri livellandoli verso il basso, rendendo le persone uguali nella loro ignoranza, felici come gli uomini della caverna di Platone senza nemmeno l'immaginazione di capire cosa sono le figure che vedono.
Una finta felicità ottenuta togliendo dalla vita il disagio, gli imbarazzi, le frustrazioni.
I bianchi provano un certo disagio a leggere La capanna dello zio Tom e noi lo bruciamo.

Bruciare tutto e nascondere tutto, anche le cose tristi (i funerali che sono scomparsi, come i corpi delle persone che muoiono)
«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce.»

Tolti di mezzo i dubbi, i perché, la cultura, i libri, ecco arrivare la felicità finta: con i “concorsi a premi in cui basta conoscere le parole”.
E, ancora:
Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch'è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza”.

Cosa succederà al ribelle Montag, al pompiere modello che abbandona il lavoro, la moglie, per diventare un nemico della società?
L'autore ha voluto lasciarci un filo di speranza, alla fine di questo libro che, è giusto ripeterlo, è soprattutto un ammonimento a noi che lo leggiamo.

Perché Fahrenheit 451 è un romanzo sull’indipendenza e la necessità di pensare con la propria testa, ci parla dell’importanza di conservare i libri e difendere le voci di dissenso e i dubbi che emergono dalle loro pagine. Dal rischio che si corre, quando si comincia col bruciare un testo sgradito, che fa sorgere troppi dubbi, e poi si finisce col bruciare le persone.

La speranza per la salvezza del mondo arriverà dalla comunità presso cui Montag, braccato dalla polizia e da un mostruoso segugio meccanico, aiutato dal professor Faber, troverà rifugio.
Quando ci chiederanno cosa facciamo, dobbiamo rispondere: Noi ricordiamo. È così che vinceremo, alla fine.

Una comunità di professori, intellettuali, persone che hanno letto e che hanno imparato i libri a memoria.
Custodi della memoria, di quanto hanno scritto per noi i grandi scrittori del passato e delle vite passate:
Questo libro ha dei pori, ha dei lineamenti. Può sostenere l'indagine di un microscopio: troverebbe la vita, sotto il vetrino, e in gran profusione. Più i pori sono numerosi, più consistente è la quantità di particolari vitali che possiamo affidare ad un centimetro di carta, più letterario sarà il risultato. E' la mia definizione, in ogni caso.
Particolari vitali. Particolari inediti. I grandi scrittori sfiorano la vita molto spesso, i mediocri si limitano a passarci sopra una mano veloce. I cattivi la stuprano e la lasciano alle mosche.Quindi ora vede perché i libri sono odiati e temuti? Perché mostrano i pori sulla faccia della vita.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

03 agosto 2017

Reato di eccesso di umanità

Non hanno bucato il canotto ai migranti una volta accolti.
Non hanno sparato né aggredito gli scafisti.
La colpa imputata alla ONG tedesca Jugend Rettet è quella di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sulla base di dichiarazioni di altre ONG che operano nelle stesse zone, riferite ad operazioni di salvataggio avvenute nel 2016.
Ma il sequestro della nave Iuventa è avvenuto ieri, dopo che la ONG non ha firmato il codice di condotta.
Un caso forse.

L'obiettivo è scoraggiare le ONG a salvare gli immigrati (i taxi del mare), sperando che i trafficanti impietositi dalle morti non li trasportino più sui gommoni.
Può darsi che andrà a finire veramente così, sebbene non scommetterei molto sul buon cuore degli scafisti.
Sicuramente i flussi migratori dai paesi centro africani verso le coste libiche non si interromperanno: il codice di condotta e le fregate che manderemo a pattugliare le coste non interromperanno le carestie, la fame e la corruzione dei governi africani. E nemmeno il saccheggio delle risorse di questi paesi.

Come ai tempi del regime di Gheddafi, si spera che la Libia diventi un'enorme centro di detenzione per migranti (come in Turchia per i siriani).
Così la nostra coscienza di bravi occidentali, difensori dei valori cristiani, può rimanere immacolata.
Tra questi valori, dovrebbe esserci anche l'essere umani, la solidarietà.

02 agosto 2017

Bologna, 37 ani dopo quella bomba

Chi ha messo la valigia nella sala d'aspetto della stazione di Bologna quella mattina del 2 agosto 1980, facendo esplodere la bomba, voleva entrare nella storia.
Nella storia dell'infamia, perché quella bomba inizialmente scambiata per una caldaia, uccise 85 persone e causò 200 feriti.

Perché la storia del nostro paese, della nostra giovane democrazia, è stata costellata anche da queste infamie.
Banche che saltavano per aria, bombe sui treni, nelle stazioni, nelle piazze gremite di gente che intendeva partecipare alla vita politica.
O in uno spiazzo di campagna, come a Portella, colpiti da banditi, mafiosi, sicari.

Perché la storia del nostro paese, della nostra giovane democrazia, è stata costellata anche da queste infamie.
Banche che saltavano per aria, bombe sui treni, nelle stazioni, nelle piazze gremite di gente che intendeva partecipare alla vita politica.
O in uno spiazzo di campagna, come a Portella, colpiti da banditi, mafiosi, sicari.

La strage di Bologna, diversamente da altri episodi della strategia della tensione, ha avuto dei colpevoli riconosciuti tali anche dalla magistratura: tre giovani estremisti di destra appartenenti ai NAR, filiazione di altri gruppi criminali della galassia neofascista degli anni '70.
Valerio Fioravanti, Giovanna Mambro, dopo una doppia sentenza di appello sono stati riconosciuti colpevoli del delitto di strage, altri neofascisti che pure erano entrati nel processo, sono stati prosciolti.
Sono stati condannati, per un filone collegato alla strage, due ufficiali dei servizi, Musumeci e Belmonte, assieme al collaboratore del Sismi Francesco Pazienza e Licio Gelli.
Condannati per il reato di depistaggio, un despitaggio messo in atto per allontanare i magistrati dalla pista nera, tutta italiana. I depistaggi sono stati un altro tratto comune delle stragi.

Ad ogni anniversario della strage scoppiano le (solite) polemiche: le altre piste su presunti altri responsabili ("I segreti di Bologna" uscito l'anno scorso per Chiarelettere), i due terroristi condannati all'ergastolo che oggi sono già liberi (e che non pagheranno altro dazio per quelle morti). Ultima, la scelta (spero sofferta) della procura di Bologna di archiviare l'inchiesta sui mandati della strage: chi c'era dietro Fioravanti e gli altri neofascisti (tra questi tornano anche i nomi della terra di mezzo di Roma)?
L'inchiesta avrebbe puntato in altro: non si organizza un depistaggio da parte del Sismi, se non per proteggere un segreto compromettente.

«Se si sapessero come sono andate veramente le cose si innescherebbe un effetto a catena che a molti farebbe paura» afferma il presidente dell'associazione vittime, Paolo Bolognesi. 

E da queste considerazioni nasce la vera domanda: perché? Perché quella strage? Perché quelle morti?


Patrick Fogli, scrittore bolognese, nel suo bel libro "Il tempo infranto", aveva raccontato della strage, del contesto politico, di questo gruppo di potere (il cerchio più interno secondo la teoria di Guerzoni) che vede all'interno massoneria, politica, servizi, finanza dentro cui matura l'idea di un ultimo atto, che serva a creare paura e tensione nel paese.
Sia per spostare l'interesse delle persone dai nuovi equilibri in corso (la fine delle larghe intese, l'inizio dell'era repubblicana in America), sia per rinforzare il consenso degli stessi cittadini nei confronti dello stato. Stato che avrebbe dovuto difenderli.

Serve un atto, l'ultimo atto della stagione della strategia della tensione, l'ultimo colpo: utile anche per fare pulizia poi di tutti quei personaggi, semplici pedine di questo gioco del terrore, che nel nuovo corso politici sarebbero stati troppo ingombranti. Testimoni pericolosi da eliminare.
Un pezzo di un colloquio tra l'onorevole (un uomo che conosce le soluzioni) e un colonnello dei servizi:
L'onorevole resta in silenzio. Il pensiero arriva in un istante. Ogni volta che succede qualcosa, tutti quelli che lo devono sapere lo sanno.“Sa anche lei come vanno certe cose colonnello.”“Certo. E a questo punto bisogna prendere una decisione, a vari livelli. Possiamo fermarli prima che lo facciano, rendere impossibile che il fatto avvenga, cercare di ridurre l'impatto. O restare semplicemente a guardare, aspettando il dopo.”L'onorevole si alza. Riempie con cura il bicchiere di brandy. Lascia la bottiglia sul tavolo. Il passato che ritorna è un'onda che ti colpisce alle spalle e ti lascia sdraiato con la faccia nell'acqua, ad aspettare che la risacca faccia il suo corso.“Potrebbe essere l'occasione che aspettiamo” dice una voce nella sua testa. Una frase che non ha sentito pronunciare da nessuno dei suoi amici. Non da un politico, non da un industriale, non da un banchiere. Nemmeno Richard è arrivato a tanto. Nemmeno Stella [il capo dell'istituzione, loggia massonica P2] quando hanno affrontato l'argomento, due giorni fa.Nessuno fra tutti quegli uomini che da molto tempo fanno quadrato perchè ogni cosa resti esattamente come deve stare è riuscito a pronunciare un sì o la frase che ha appena attraversato i suoi pensieri.Eppure è esattamente quello che hanno in mente tutti. Oggi che quel tipo di strategia sembrava messa da parte. Non c'è più aria da colpo di Stato, la democrazia non è in discussione. Potrebbe essere l'occasione che aspettano, lo sa. Usarli ancora una volta e poi renderli innocui, per sempre.Dopo lo scandalo alla Genevieve [la banca di Sindona]. Dopo lo scandalo del petrolio e della Guardia di Finanza. Dopo lo scandalo dell'Istituto delle Casse e la caduta del governo. All'inizio della nascita di una nuova stagione politica e subito dopo il tentativo del partito comunista di rialzare la testa. Dopo un aereo sprofondato nel Tirreno che nasconde l'atto di guerra con cui, sul territorio italiani, di un paese alleato ha tentato di uccidere un capo di stato straniero, la guida di uno dei migliori partner commerciali dell'Italia.Polvere alla polvere, pensa. E polvere nella polvere.
Beve un altro sorso, Ancora con il bicchiere in mano fa la domanda che aspetta di fare da troppo tempo.“Quanto sarebbe pesante, Colonnello?”Il carabiniere tira il sigaro. Fissa il padrone di casa, una goccia di sudore che gli accarezza la tempia.“Non credo che lei possa immaginarselo.”

01 agosto 2017

Chi di golf ferisce

"Le proteste e l'opposizione della Lega fanno saltare il regalo da cento milioni al torneo di golf, il Ryder Golf Cup del 2022! Restano le vergogna delle liste dei furbetti non pubblicate e dei bonus e benefit confermati anche ai banchieri responsabili dei disastri. La Lega continua a combattere in Parlamento dalla parte dei risparmiatori, gli unici che pagano il prezzo per colpe non loro". 
Il segretario della Lega Matteo Salvini in un post del febbraio 2017

Salvini ce l'aveva con un emendamento del governo che stanziava 100ml per la Ryder Cup di golf.

Che direbbe oggi, sapendo che la regione Lombardia, la regione virtuosa, ha stanziato 500ml di euro per gli Open Golf a Monza?
Se ne è discusso ieri in consiglio regionale, in una seduta molto tesa dove è dovuta intervenire la Digos per allontanare dall'aula la consigliera del M5S Carcano.

Chi di golf ferisce ...


La missione e la trasparenza

Ci stiamo per lanciare in una missione militare dai contorni poco chiari, ufficialmente a supporto di un governo che non esiste (Serraj) e non ben vista dall'altra componente politico-miiltare (il generale Haftar).
Non potremo fare respingimenti, perché vietati e perché richieremmo una sanzione dall'Europa, la stessa che poi se ne frega se i paesi dell'est non accolgono le loro quote, se la Francia chiude le frontiere, se l'Austria minaccia di schierare i carri armati, se l'Austria innalza un muro ai confini...
Però, con una formulazione tipicamente all'italiana: i nostri militari risponderanno al fuoco se attaccati, una frase che ricorda il proclama di badogliana memoria

"Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza"

Ecco perché ci si torna ad occupare delle ONG che operano nel mare di fronte alla Libia, come MSF che non ha accettato il codice di comportamento del Viminale.
Avranno qualcosa da nascondere - la reazione della brava gente che MSF non ha accettato la regola della polizia a bordo e del divieto di trasbordo dei migranti.
MSF non accetta persone armate a bordo delle loro navi come anche Emergency non accetta militari nei loro ospedali, dove vengono curati tutti, a prescindere dalla religione o dal fronte di appartenenza.

E in quanto alla trasparenza, cosa c'è di trasparente in un paese in cui non sono trasparenti nemmeno i finanziatori ai partiti e alle fondazioni?
In una Europa che tollera la poca trasparenza delle multinazionali?